E-participation e comunità locali/1.4

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
La rete come luogo di ricostruzione dell’opinione pubblica

../1.3 ../1.5 IncludiIntestazione 6 gennaio 2012 50% Da definire

1.3 1.5

Già Habermas in “Storia e critica dell’opinione pubblica” intravede nei modelli dell’industria culturale e delle sue modalità di consumo, uno dei principali fattori di decadimento del discorso razionale nella sfera pubblica.

l’opinione pubblica, come ci ricorda Ida Dominijanni (Golem 2004), nelle riflessioni sul testo di Habermas, ha le sue origini nel dibattito letterario settecentesco dei salotti e dei caffè tra i borghesi colti e agiati.

Opinione pubblica come luogo di una potenziale dissoluzione del potere stesso e superamento sia del concetto liberale che di quello democratico, che vedevano nell’opinione pubblica rispettivamente una forma di limitazione al potere e l’origine di tutti i poteri.

Con il crescere, l’opinione pubblica diventa “l’unico metro di legittimità” del potere politico, che deve giustificarsi solo sul piano razionale portando avanti le idee migliori.

Questa ipotesi di spazio del razionale così strutturata, dove le idee e la diverse visioni del mondo si incontrano liberamente, ha dei limiti intrinsechi dati dalla contraddizione inscritta nella stessa origine borghese dell’opinione pubblica, che risulta di per sé elitaria, ponendo problemi di accesso sia di natura socio-economica che culturale: uno spazio pubblico che media interessi di un’élite orientata al mantenimento e all’accrescimento del potere acquisito.

Le barriere d'ingresso nello spazio pubblico rimangono una questione di fondamentale importanza anche con l’avvento dei mezzi di comunicazione di massa e la nascita dell’industria culturale.

l’accesso di un vasto numero di individui ad una produzione culturale di rapido consumo non ha incrementato gli apporti critici e dialogici all’interno della sfera pubblica. Qui si incontrano anche diversi aspetti della strutturazione del pubblico dibattito, come lo studio dei meccanismi sulla formazione dell’agenda setting, le dinamiche di produzione dei contenuti e la tipologia dei flussi nei canali mediali.

Rispetto all’agenda setting, che semplificando possiamo considerare l’insieme degli argomenti che dominano la discussione pubblica, sembra interessante identificare il ruolo dei nuovi media ed in particolare della rete, sia come agenti di interazione delle rappresentazioni prodotte dai media tradizionali che di costruzione di nuove realtà socialmente mediate.

Le diverse teorie sugli effetti dei mezzi di comunicazione di massa hanno spesso oscillato tra una concezione forte ed una debole, cercando di valorizzare o minimizzare la funzione di alcuni agenti di mediazione.

Secondo un certo aspetto si può considerare l’apporto dei media nel processo di rappresentazione sociale della realtà, ricollegandosi anche al concetto di McLuhan, dei media come estensione sensoriale dell’uomo.

Il processo cognitivo di formazione della rappresentazione del reale, essendo multifattoriale, ha sempre all’interno stati di elaborazione e mediazione tra credenze, valori, rappresentazioni sociali ed elementi provenienti dall’esperienza sensoriale. Nelle teorie che mitigano l’effetto dei media si tende ad evidenziare il ruolo di altri agenti sociali ed istituzionali come la famiglia, la scuola, il gruppo di appartenenza amicale, gli opinion leaders, nell’elaborazione dei messaggi veicolati dai mass media e la possibilità che questo processo generi dei feedback che a sua volta influenzino l’agenda setting.

Questo tipo di mediazione e rielaborazione dei messaggi è evidente ma ciò che qui interessa è il rapporto dei media come estensione sensoriale.

Per esaminarlo tentiamo di separare il monolite dell’opinione pubblica sezionandolo in più componenti. Prendendo un argomento di discussione possiamo posizionare la discriminante geografica (g-locale) sull’asse orizzontale, il livello d'interesse della cittadinanza in quello verticale e l’esposizione raggiunta nell’agenda dei media, suddivisi in base alla diffusione geografica, nella terza dimensione.

I vari livelli sono interdipendenti, in modo non simmetrico, con possibilità di influenzare e riposizionare gli argomenti a vicenda.

Potremmo in questo modo immaginare una mappa tridimensionale dell’opinione pubblica per argomento (Grafico N.1).

[[Image:|thumb|Grafico 1 ]]


Possiamo chiederci a questo punto in che modo la mediazione, la selezione e composizione del reale veicolata nei media entri in rapporto con l’esperienza personale.

Considerando i media come estensione sensoriale, per la percezione di un problema non riscontrabile attraverso l’esperienza diretta da parte del cittadino, si può intuire come la forza della rappresentazione mediata non trovi spesso l’occasione di essere contrastata da una possibile incongruenza rispetto all’esperienza reale del singolo.

Il livello critico e la diversificazione nell’argomentazione proposta dai mezzi di comunicazione di massa diventa allora fondamentale per poter costruire più rappresentazioni sociali della realtà all’interno delle quali interagire.

I media mainstream, come la televisione, anche per loro esigenze di audience, nel loro lavoro di selezione e ricomposizione della realtà rappresentata tendono a valorizzare gli elementi d'impatto sul pubblico e quelli che abbiano funzione d'intrattenimento. In base a questo orientamento spesso, nel costruire l’agenda setting svolgono una funzione di memoria selettiva e a breve termine sulle realtà rappresentate.

A livello locale, per l’opinione pubblica diventa più semplice avere una rappresentazione ed un’esperienza diretta delle problematiche sia sotto la prospettiva individuale che socialmente mediata, capacità che si disperde man mano che l’ambito di riferimento aumenta insieme alle dimensioni degli aggregati umani.

Avere un esperienza diretta, cioè sia individuale che sociale, di un problema che entra nella sfera di interesse pubblico a livello locale può implicare il coinvolgimento di meccanismi sia causali che risolutivi attraverso riferimenti esterni all’ambito locale.

Per fare un esempio prendiamo il problema della mobilità.

Un pendolare, che usufruisce ogni giorno del servizio di trasporto pubblico, può avvertire un disagio individuale rispetto alle sue esigenze di viaggio nell’inadeguatezza dele frequenze e degli orari del servizio offerto, nel comfort di viaggio e nei tempi di percorrenza. Questa percezione emerge in rapporto alle esigenze personali ma anche rispetto ad un’esplorazione e rappresentazione nel campo del possibile, come l’esistenza di soluzioni scientifiche, tecniche, politiche, amministrative e nell’ambito dell’azione personale che permettano la risoluzione del problema.

Sul piano dell’azione personale, esaminando lo spazio del possibile, l’individuo può trovarsi di fronte ad un varietà di scelte, ognuna delle quali comporta determinati “costi” economici, psicologici e sociali.

Per esempio potrebbe iniziare ad utilizzare un mezzo di trasporto privato, cercare un lavoro più vicino alla propria abitazione o viceversa. Ma nel momento in cui più persone prendono coscienza che al stanno vivendo lo stesso problema, ecco che esso incomincia ad assume una rilevanza sociale. Da qui può incominciare il percorso che inserisce la questione all’interno del dibattito di una sfera pubblica (autonoma) locale.

Nel procedere della discussione e dei contributi di altri pendolari si può arrivare a orientare un’azione di pressione sociale sui diversi livelli politico amministrativi (Comune,, Provincia, azienda dei trasporti locali) ritenuti responsabili di una gestione sbagliata o di un insufficiente stanziamento delle risorse dedicate al trasporto pubblico. Le Amministrazioni dal canto loro potrebbero giustificarsi evidenziando la mancanza di fondi da destinare al servizio a causa di una riduzione generale dei trasferimenti da parte dei livelli amministrativi e politici superiori. Nel momento in cui questa tematica approda sui media locali, anche in seguito a qualche azione intrapresa dalla cittadinanza, diventa difficile che una rappresentazione distorta del problema non si scontri con la consapevolezza socialmente maturata.

Per alcune persone non interessate all’argomento, come per chi non ha necessità di viaggiare per lavoro o studio, i media potrebbero risultare l’unica fonte di rappresentazione del problema, anche se in una comunità ristretta rimane difficile escludere la mediazione sociale del problema. Naturalmente le potenzialità di analisi, critica e competenza da una parte e la diffusione e qualità dei rapporti tra gli individui dall’altra, sono le caratteristiche salienti di una rete sociale orientata ad affrontare problemi emersi nella sfera pubblica.

Ribaltando i ruoli, i sistemi di produzione editoriale potrebbero focalizzare l’attenzione su un problema specifico, inserendo un argomento in agenda, non percepito dai cittadini come un tema rilevante e non strutturato, quindi come elemento di consapevolezza della rete sociale.

Qui entrano in campo, oltre alle esigenze di intrattenimento che abbiamo accennato, anche i problemi dei rapporti che le élite politiche ed economiche stabiliscono con l’imprenditoria editoriale nelle modalità con le quali questi soggetti influenzano il processo di costruzione dell’agenda: nella scelta di argomenti, interpretazione dei fatti, allocazione dello spazio (di esposizione) e del tempo (longevità) degli argomenti veicolati attraverso i mezzi di comunicazione.

l’imposizione di un tema da parte dei media al di fuori della percezione sensoriale implica che le informazioni rappresentative del tema abbiano come principale fonte i media stessi.

È naturale che qualsiasi interpretazione veicolata debba fare i conti con pratiche sociali e culturali consolidate ma dal punto di vista della nascita di un processo critico nei confronti del messaggio spesso possono mancare gli elementi di valutazione e messa in discussione di norma presenti per le problematiche di percezione sociale diretta.

Con questo non vogliamo affermare che nelle piccole comunità sia semplice avere elementi valutativi delle problematiche emerse di interesse pubblico mentre per aggregati di dimensioni più grandi questo sia impossibile.

Riprendendo l’esempio del problema della mobilità a livello locale, le risorse umane presenti nella rete sociale della comunità potrebbero non arrivare a conoscere gli strumenti e le procedure di intervento nei meccanismi di determinazione e gestione della spesa di trasporto. Nel momento in cui queste competenze di accesso ai meccanismi di gestione della spesa siano evidenti soltanto agli amministratori pubblici ecco che la rete sociale, che discute intorno ad un argomento emerso nella sfera pubblica, non ha più elementi conoscitivi diretti per valutare il problema.