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E io che ancora nun ho mmai possuto

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Giuseppe Gioachino Belli

1847 Indice:Sonetti romaneschi V.djvu sonetti letteratura E io che ancora nun ho mmai possuto Intestazione 28 aprile 2025 75% Da definire

La vedova aringalluzzita L'ordinazzione p'er carnovale
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1847 e 1849

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. . . . . . . . . . . . . .[1]

     E io che ancora nun ho mmai possuto
Ingrannì ll’ostaria sott’a la torre?
Nu’ l’arrivo a spuntà cco’ cquer cornuto,
Compaggno de Nabbuccodonosorre![2]

     Me traccheggia, lo so, pporco futtuto!
Ma cco st’omaccio vacce un po’ a discorre:
T’arisponne cór zolito irre-òrre,[3]
E tte stracca a minuto pe’ mminuto.

     E ll’antra de volé cche cce se parli
Sempre pe’ la trafila de la mojje,
Piena de zzaganelle e zzirlivarli?[4]

     Ch’io je darebb’un carcio, Iddio ne guardi,
Propio indóve je pijjeno le dojje
Quanno popola er monno de bbastardi!

14 febbraio 1847.

Note

  1. [Senza titolo.]
  2. [Il quale “faenum ut bos comedit.„ Dan., IV, 30.]
  3. [Con le solite chiacchiere inconcludenti.]
  4. [“Zirlivarli: girandole di parole e di condotta.„ Cosi, altrove, lo stesso Belli. E il medesimo significato ha qui zaganella, che, propriamente, equivale a quel che i Toscani chia-
    mano “salterello.„]