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Edizione completa degli scritti di Agricoltura, Arti e Commercio/Appendice II

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Appendice Indice delle cose notabili
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APPENDICE

II.

BENEDICTUS Pp. XIV.


M
otu proprio etc.
Per quanto giovevole sia a render florido il commercio in sollievo de’ sudditi l’introduzione delle arti e manifatture, non è però mai stabile di esse il profitto, ove una superior vigilanza col freno delle leggi o statuti, detti volgarmente consolati, non provegga alla loro perfezione, ed alla sincerità delle loro maestranze. Fra queste essendo una delle più considerabili quella dei drappi, che da qualche tempo in qua si vedono accresciuti nel nostro stato, indicibile fu il contento, allorchè sentimmo, che il Reverendiss. Card. Valenti nostro segretario di stato e camerlingo, s’era con lodevol cura applicato ad ordinare, e stabilire in questa nostra metropoli l’erezione del nuovo consolato dell’arte della seta. Al qual oggetto avendo egli stimato tra il numero de’ mercanti indrappatori presceglierne dodici più esperti, commise ai medesimi di trattar seriamente l’affare in reiterati congressi, disporre con buon ordine i capi tutti delle materie, riconoscere in pratica le dif[p. 402 modifica]ficoltà e gli abusi, provvedere i rimedi, e formare il corpo degli statuti per la buona direzione dell’arte; avendoli perciò forniti di ottime istruzioni, e de’ migliori statuti e Tegolamenti, che dalle piazze estere l’istesso Reverendiss. Card. Valenti avea, senza risparmio di diligenze, procurati. In seguito di che gli stessi indrappatori avendo tutto maturamente considerato in più sessioni, e disposte con esattezza le materie, anche sul modello degli accennati statuti e regolamen ti de’ consolati esteri; sentiti eziandio i tessitori di Roma, ed alcuni fogli di proposizioni da questi conferite, vennero dopo lungo e diligente studio all’ultimazione dell’opera, con aver compilato un piccolo volume de’ suddetti statuti o consolati dell’arte della seta, esibiti poscia, come dovevansi, al prelodato Reverendiss. Card. Camerlingo, il quale dopo averli con somma attenzione esaminati, e tenuti sopra di ciò reiterati congressi con varj prelati e persone pratiche; e quelli in alcune cose riformati e corretti, ha creduto potersi in tal forma approvare; al qual effetto sono stati a voi presentati del tenore seguente. [p. 403 modifica]

III.

[1]Memoriale presentato al senato di Bologna l'anno 1653, per l'arti di seta, di lana, di merciaria e di canape assai stimate, e protette da varj sommi pontefici, come dalle bolle e privilegi de’ medesimi si legge.

ILLUSTRISSIMI SIGNORI.


Quella pietà e prudenza, virtudi che risiedono ne’ cuori delle SS. VV. Illustrissime (costituite da Dio padri della patria, protettori de’ poveri, e promotori del ben pubblico) ha dato animo ad alcuni cittadini (li quali particolarmente informati toccano con mano le miserie estreme della città) di rappresentar loro in questo memoriale agli occhi del loro purgato giudicio, ed implorare l’efficace impiego della loro autorità, per conseguire il sospirato ed opporuno rimedio. E perchè in effetto tutto il male deriva dalla mancanza delle arti, che già molto tempo fa sono indebolite e snervate, [p. 404 modifica]conviene far ricorso alle SS. VV. Illustrissime, le quali in varie assonterie hanno per istituto di rimetterle e mantenerle; supplicandole a degnarsi d’applicare il pensiero, ed adoprare, bisognando, il braccio della loro autorità e giustizia; che altro in vero non può spettarsi dalla loro autorità più che paterna.

S’egli è vero, come è verissimo, che il popolo faccia le cittadi, e non le cittadi facciano il popolo; e che le arti siano il sostentamento, le ricchezze ed il decoro di quelle, e de’ proprj cittadini; deve ogni buon principe e qualunque ben regolata repubblica sempre cooperare a questa utile e necessaria impresa d’ajutare, sovvenire e mantenere le arti; che così si conservano con ottima politica i popoli, e le cittadi insieme. L’essersi da alcuni anni in qua permesso, che vengano drapperie di seta, ed altre robe forastiere, le quali tutte si facevano qui, e la nostra medesima città ne provedeva le altre, ha quasi del tutto sterminata la povertà, talchè gli operaj sono stati costretti andarsene in dispersione; essendone in pochi anni mancati più di trentamila, morti di puro stento; e per ovviare a simili disastri, è necessario provvedere che non si [p. 405 modifica]introducano di quelle merci, che si possono fabbricare colla nostra propria industria, e che non si estraggano di quelle che non siano prima lavorate da’ nostri propri cittadini. Non si pone in dubbio che le ss. VV. Illustrissime non abbiano la medesima cognizione; ma la nostra città non apprezzando le cose proprie (ingannata troppo facilmente da una mascherata apparenza) non ama altro che robe forastiere, ancorchè fossero pessime; ed in questa maniera arricchiamo gli stranieri, e i nostri poveri cittadini se ne muojono di fame: si vuota la città di moneta, e si perde il modo di farne; in guisa tale che, continuandosi a fare in questo modo, si vedrà in pochi anni il totale esterminio delle arti, e spopolata questa nobilissima patria, ch’è stimata una delle più riguardevoli di Europa, ed ammirata da tutte le genti, come con certissimi argomenti viene pronosticato; non trovandosi forse città in tutto il mondo, che per l’abbandonamento delle arti sia divenuta così derelitta, come la nostra, non essendo mai stata in peggiore stato di questo, nel quale si trova al presente.

L’arte della seta poi, che comprende in sè molte arti, è la maggior di tutte per l’util grande che apporta alla povertà; giovan[p. 406 modifica]dole più che non fanno tutte le altre arti insieme; ed è facilissimo il ravvivarla, e sempre mantenerla, poichè in questa nostra città si lavorano ogni anno circa trecentomila libbre di sete reali, oltre le sete doppie; ed altrettanto, e più se ne lavoreriano per l’introduzione di esse, che qui farieno i mercanti, quando in ciò fosse l’incontro dello smaltimento; e cesserebbe a loro l’occasione di spedirle da questa dogana per transito per altre parti, come fanno di presente.

Di queste sete cosi lavorate Bologna ne manda non solo per l’Italia, ma per la Spagna, Francia, Alemagna, Fiandra, Olanda, Inghilterra, ed altrove, in orsoj, velami e drapperie, le quali sono stimate più che non sono quelle di qualsivoglia altro paese; come testificano li biglietti stampati in Amsterdam, principalissimo porto di mare di tutto il mondo, vendendosi le robe di Bologna a maggior prezzo dell’altre; e perciò vi sono città in Italia, che per accreditare le loro drapperie, le spacciano fabbricate alla Bolognese; ed essendo questo verissimo, non discreditiamo, per grazia, la nostra città, con appigliarci alle robe e drapperie forastiere, tanto più che molte di esse robe sono fabbricate colle nostre proprie sete lavorate in [p. 407 modifica]Bologna, le quali dopo d’averle spedite, sono introdotte di nuovo qui in altre qualità di lavori, li quali tutti si potriano fabbricare appresso di noi, non essendovi robe di seta, nè drappo tanto unico e pregiato che non si possa, e sappia fare in Bologna; poichè in questo genere di seta la nostra città ha il pregio tra tutte le altre, come asserisce Sisto V. nel suo Breve li 5 settembre 1589, confermato ed ampliato da Paolo V. li 11 agosto 1609; quando questi santissimi proibiscono che non si possa introdurre in Bologna alcune sorte di lavori di seta, o siano con bavelle, o altra materia; calzette, drapperie e sete lavorate fuori di questa città, cioè in orsoj, trame, terzarole; ed in qualsivoglia altro modo, tanto crude, come cotte o tinte; e rivocano e annullano, cassano, e levano ogni vigore alle licenze, che per alcun tempo fossero impetrate; non volendo che possano aver effetto alcuno, riservando alle Santità loro, ed a’ loro successori il concederle. E da questo si vede quanta stima facevano quegli ottimi Pontefici di questa nostra patria; onde il trascurar queste ottime provvigioni, ed il lasciare radicar abusi tanto dannevoli, è la ruina del pubblico. Aggiungono tutti i sopraddetti Ponte[p. 408 modifica]fici ne’ Brevi sopra accennati, che altramete facendo si cade nella disgrazia di Dio. E pur troppo si veggono gli effetti di tal disgrazia, avendo provati tanti flagelli dell’ira sua, continuandosi il detrimento delle facoltadi nei cittadini, e più che mai va seguendo tal disgrazia con varj disordini e mancamenti enormissimi, che qui non si possono esprimere, fra’ quali non si tace, ch’essendo le zitelle di tenera età, corrono pericolo di divenir pubbliche meretrici; e tutti questi eccessi e peccati derivano dall’abbandonamento delle arti. Il mandar fuori di questo stato ovadelle, o semi di vermi da seta, si fa contro le Bolle de’ suddetti Pontefici Sisto V, e Paolo V; poichè questi vietano che non si possa mandar fuori di questo stato seta Bolognese, se prima non sia lavorata in orsojo o drapperia; e maggiormente vengono ad essere proibite le ovadelle, o semi di vermi da seta; poichè ogni anno in Bologna si sfarfallano, o sparpagliano tanti follicelli, per far di dette ovadelle (per estraerle dallo stato) che si fariano forse dięcimila libbre di seta, la quale si ridurrebbe o in orsojo, o drapperia, e daria utile e guadagno a qualche migliaja di povere persone; sicchè il rimedio, che le SS. VV. Illustrissi[p. 409 modifica]me hanno, quando vogliono, in pugno, non si deve lasciar perire fra i discorsi, ma venire all’esecuzione, sperimentandosi, che diversi potentati non perdonano ad industria o fatica, per introdurre arti nuove, e particolarmente l’arte della seta ne’ loro stati; e noi che l’abbiamo in tanta eccellenza, permetteranno le SS. VV. Illustrissime, che resti abbandonata? Non è credibile. E come queste miserie ebbero principio, da che s’incominciò a contravvenire alla giusta mente di quei santissimi Pontefici, per l’estrazioni delle robe non lavorate proibite, e per l’introduzione in Bologna de’ drappi, e robe forastiere di seta, ed altre merci proibite; così, si crede, termineranno, quando si ritornerà ad osservarla; vietando tali estrazioni ed introduzioni.

Le suddette Bolle de’ sopraccitati Pontefici furono sempre in grandissima stima tenuto ed esattamente osservate, e da molti legati riferite ne’ loro bandi sopra di tale materia pubblicati; e sebbene l’arte del tessere di seta pare quasi estinta, per essere la maggior parte degli operaj di quella morti di disagio, esercitandosi già in questa più di ventimila persone, concorrendo a tal lavoriere le famiglie intere; e vi erano tali ca[p. 410 modifica]se, che vi si numeravano 50 e più telaj da drapperie; nondimeno, quando le SS. VV. Illustrissime vigileranno, perchè vengano osservate le suddette provvigioni, bandi e Bolle Pontificie, concorreranno in Bologna tessitori, ed operaj di varie nazioni colle intiere famiglie, com’è succeduto sotto le legazioni di Giustiniano, Barberino, Capponi ed altre. Le merci nostrane si possono comprare con assai più vantaggio, pagandole con frumento, vino e simili robe; essendo facile al mercante il distribuirle a’ suoi facitori ed operaj; il che non riesce comprando merci forastiere, convenendo prima fare il danaro, e forse per alcuni con isvantaggio; e se in quel tempo che la città era in grandezze maggiori, per essere più numerosa piena di popolo, si praticava, e per lunghissimo tempo si è praticato il non voler delle suddette robe straniere, perchè non si può far di presente, che vi è forse più della metà minor numero di popolo? Tanto più che la città resta lesa grandemente ne’ dazj e sue entrate; ed il nobile e cittadino ancor egli gravemente patisce. E sarà dunque possibile, vedendosi che questo è un interesse proprio e particolare di ciaschedun nobile e cittadino, e di tutta Bologna, che [p. 411 modifica]e’ pon vi si porga il rimedio, toccandosi e palpandosi questa verità? Da qui avanti a chi vorranno vendere i cittadini medesimi le robe delle loro entrate? E chi le consumerà? chi abiterà le case e botteghe? Si osservino un poco per la città, quante case si veggono disabitate, quante botteghe spigionate ne’ più cospicui luoghi della città, dove talvolta è convenuto adoprar favori dei principi per ottenerle, ed ora stanno vuote.

Siamo certi, che facendo le SS. VV. Illustrissime riflessioni a queste miserie, ed al loro pronto rimedio, non sopporteranno che continuino queste calamitadi, le quali giornalmente vanno più crescendo, riducendo la città in esterminio; mentre tanto nelle introduzioni, quanto nell’estrazioni delle sopraccennate merci proibite, col profitto di pochissime persone si ruinano tante migliaja di famiglie di poveri artigiani; ancorchè l’intenzion di tanti Pontefici sopraccitati sia sempre stata, di giovar universalmente a tutto questo popolo, e specialmente alla povertà delle sopraddette arti, come consta ne’ Brevi Apostolici, spediti a favore di quelle, non essendo questo il servizio di Dio, nè del principe, nè della patria. Stava assai meglio il povero artigiano l’anno 1590, quando pa[p. 412 modifica]gava 15 e 20 scudi la corba del frumento, che non fa di presente; perchè le arti erano riconosciute, ajutate e protette, ma ora sono tutte oppresse ed abbandonate talmente, che stanno agonizzando, ed alcune quasi del tutto sono abolite, ed altre vanno per la medesima strada, come l’unica singolar arte dell’opera bianca di seta, cioè del fabbricar veli ed orsoj, non vi essendo altro che questa, che di presente sostenga in qualche parte la povertà, per lo singolar vantaggio di questa nostra città in fabbricare orsoj in tanta eccellenza, che in ogni grado superano quelli di qualunque altro paese, e parimente una prerogativa, e singolarissima dote di fabbricar veli che non si fabbricano in niun altro luogo; non essendo sin qui stato paese alcuno, ch’abbia saputo o potuto imitarli.

Le sopraddette arti se fossero efficacemente ajutate, non solo dariano vigore a tutte le altre arti della città, ma renderebbero tutto il paese opulento di moneta, che si acquisteria da diverse parti del mondo, onde ritornerebbe questa piazza vivace di commercio, come ne’ tempi andati; e notabilmente accrescerebbero i dazj ed entrate del pubblico, le rendite de’ nobili e cittadi[p. 413 modifica]ni, e risulterebbe grande sollevamento anche a tutti i luoghi pii, e particolarmente all’opera de’ mendicanti, nè si vedriano tanti spettacoli di miserie per la città. Sono pertanto supplicate le SS. VV. Illustrissime, a voler applicare prontamente l’animo e la esecuzione alle cose suddette, essendo parer comune, che la felicità ed infelicità di questa patria pregiatissima (in questo particolare) dipenda dalla mera volontà, e risoluzione delle Illustrissime SS. loro, che del tutto ec. Quas Deus etc.

Per beneficio dell’arte della seta, ed in virtù della Bolla del Pontefice Sisto V. delli 5 settembre 1589, confermata poi da Paolo V. li 11 agosto 1609, il card. Benedetto Giustiniani legato di Bologna fece pubblicar un bando sotto li 20 giugno 1609, che niuno potesse introdurre nella città e territorio sorta alcuna di drapperie forastiere, nè altro lavoro di seta straniero, e diede facoltà al massaro ed officiali, o suoi ministri dell’arte de’ tessitori di seta di sopraintendere per l’osservazione di detto bando; dando loro autorità, che, scoprendo contrabbandi, potessero fermar e far fermare ogni sorta di persone, e levar da ogni casa, bottega, nave, carrozze, carrette, bolzette de’ corrieri, e [p. 414 modifica]da ogni altro luogo tanto nella città, quanto nel territorio ogni sorta di drapperia, o altri lavori di seta, come sopra proibiti: comandando a tutti i giudici, ed esecutori della città e legazione, che dovessero eseguire e far eseguire per occasione di fermar detti contrabbandi, quanto loro sarà chiesto dal suddetto massaro, ed ufficiali, o suoi ministri della suddetta arte de’ tessitori di seta, alla qual arte il medesimo legato concede la terza parte delle pene, che dalli trasgressori saranno pagate per cagione delli suddetti contrabbandi; come appare per patente del suddetto card. Giustiniani sotto li 20. agosto 1609., confermata dagli altri legati suoi successori, cioè dal card. Maffeo Barberini sotto li 26 ottobre 1611., dal card. Luigi Capponi li 25 settembre 1614., e dal card. Ruberto Ubaldini li 30 giugno 1625.

IV.

1762. 24 marzo in Pregadi.

Enumera con virtù ed esattezza il magistrato de’ cinque savj alla mercanzia le varie cause, che si combinano oggidì a ridurre a maggior languore ed angustia il veneto se[p. 415 modifica]tifizio; riconoscendo principalmente per dannose, quelle che provengono dall’arenamento de’ consumi delle seterie nostre nel levante, dalla introduzione nella Turchia di altre estere manifatture, non che dalli consumi che fa de’ propri lavori la suddita Terra-ferma, indicando con ciò, che le opere de’ veneti fabbricatori si riducono al di presso al solo smaltimento della città dominante.

Quindi passando a mostrare il benemerito magistrato essere massima costante di ogni ben regolato governo l’incoraggiare, quanto si possa il più, le manifatture nazionali, il riscaldare l’industria de’ sudditi, e promuovere il consumo dei propri lavori, d’onde può unicamente derivare allo stato felicità e potenza; pone in vista la necessità in cui si è in presente di dover procurare nuovi territorj allo spaccio de’ lavori del veneto setificio, e però dietro i suggerimenti di Antonio Zanon addita, che le piazze di Cadice e Lisbona, le quali non hanno mai vedute le nostre manifatture di seta, che sono li magazzini e le scale conducenti all’Indie, non che l’oggetto universale dell’industria di ogni nazione Europea, ponno essere unicamente quelle sole, che nelle circostanze presenti facciano risorgere coi lo[p. 416 modifica]ro provedimenti le seterie di questa città capitale.

Rilevandosi pertanto che il detto Zanon si esibisca di venirne all’esperimento, qualora dall’autorità del senato vengano nell’uscita per li porti del Ponente sollevate per un decennio le venete manifatture dall’aggravio, cui soggiacciono in presente di un quarto e mezzo per cento, si assente che i lavori soli di podissuè, manti, cambelloti, rasi e calze di seta, che dentro lo spazio predetto verranno diretti da’ Veneti a quelle scale, abbiano dalla cassa donativi a godere della suggerita esenzione di soldi 40 per ogni libbra di seta ridotta in manifattura, computata in assortimento del valore di ducati sette; vale a dire di sei soldi e mezzo per braccio in monte, onde possano i nostri lavori mercè un tale alleggerimento porsi in qualche modo in parità, e reggere alla competenza ed emulazione di quelli di tutte le altre nazioni.

Nel mentre pertanto si commette al magistrato de’ Cinque Savj alla mercanzia di raccogliere chiaramente in capitolata terminazione tutti quei metodi di disciplina che troverà utili e necessarj, onde il proposto ed assentito rilascio non cada che a solo benefi[p. 417 modifica]cio delle venete fabbriche, fisserà poi quegli ordini che troverà egualmente convenienti rispetto a’ ministri e governatori, in vista particolarmente che le pannine di seta sieno di quella perfetta qualità, che soprattutto è necessaria al contemplato oggetto; e trovate poi tali, siano bollate, e scortate all’imbarco dall’officio della seta, com’è stato lodevolmente proposto.

Nell’atto poi che il magistrato estenderà la predetta terminazione, che dovrà per l’approvazione sua essere accompagnata ai riflessi di questo consiglio, si darà il merito di esaminare e riferire, se a parte del proposto sollievo dovranno intendersi indistintamente tutti li veneti fabbricatori, oppure quelle sole persone che avranno particolari condizioni, ed un fisso numero di telaj, con l’oggetto di non avventurare la riuscita di una tanta impresa alle ristrette e miserabili circostanze d’ogni più infelice operatore.

Animati in tal guisa i lavori del veneto setificio, come non senza utilità si è praticato per alcuni di lana, e per alcuni particolari prodotti dello stato, diretti appunto alle scale del Ponente, ben conosce la maturità di questo consiglio, quanto necessaria [p. 418 modifica]si renda la spedizione da questa parte per Cadice, di persona fedele, destra ed intelligente, cui poter opportunamente affidare le commissioni della piazza, e però resta commesso al magistrato di rinvenire persona tra il ceto mercantile, che intraprenda sollecitamente il viaggio per quella parte, disposto il senato per così fatta spedizione di contribuire con qualche largizione a quelle esigenze che fossero convenienti ed opportune.

Se oltre a tutte le predette commissioni dirigerà poi la virtù ed esperienza del magistrato i propri studj ed esami per suggerire anche nuovi mezzi, onde impinguare la estenuata Cassa Donativi, e renderla atta a reggere a quei pesi, per i quali con provido consiglio fu istituita; questo aggiugnerà gradi di merito a quel particolar zelo che lo distingue, e per il quale se gli spiega in distinto modo il pieno pubblico aggradimento.

Tratta dalla Filza decreti P. esistente nella segretaria del magistrato eccellentissimo de’ Cinque Savj alla mercanzia.

fine del vol. secondo.

  1. Masini Bologna perlustrata P. II. a c. 249, e 292.