Edizione completa degli scritti di Agricoltura, Arti e Commercio/Argomenti delle Lettere
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ARGOMENTI
DELLE LETTERE
di questo secondo volume, le quali contengono
la Storia della Seta
LETTERA I.
Si esaminano le diverse opinioni degli antichi intorno l’origine della seta. Il primo a scriverne fu Aristotele, il quale però non parla che della seta di Coo, celebre isola dell’Arcipelago. Accordasi Plinio con Aristotele nella descrizione de’ filugelli di Coo; ma parla inoltre della seta d’Assiria, o sia della seta de’ Chinesi, chiamati allora Seri. Differenza che passava tra la seta di Coo e quella della China, distinta anche da Ulpiano; dalle cui espressioni si conghiettura, con fondamento preso da Aristotele, che la prima si lavorasse come tra noi la bavella. Si notano parecchi sbagli commessi da Giulio Cesare Scaligero intorno alle notizie della Seta che avevano gli antichi; intorno alla situazione della città di Seras e della Taprobana. Provasi contro il medesimo, esser falso che nella Siria e nell’Egitto i filugelli vengano nodriti con le foglie del sicomoro, o fico selvaggio: e dimostrandosi, che le qualità di questa pianta son l’umido ed il freddo; si conchiude esser falso l’argomento, con cui lo Scaligero, prendendo le difese degli Arabi filosofanti, vuole che la seta abbia facoltà di porgere ristoro e vigore al cuore, per questo solo motivo, che i filugelli, da’ quali è lavorata, si nodriscono delle foglie del sicomoro. Dichiarasi per fine che non s’intende di negare ad altri bachi, che forse lavorano seta, per alimento le foglie di questa pianta, le quali assolutamente si negano al baco da seta nostrale.
LETTERA II.
Si difende Aristotele dalla taccia di vaneggiante data a lui da certuni, perchè la descrizione del filugello di Coo non si confà al nostro baco da seta; e si accennano diverse specie di bruchi, i quali lavorano bozzoli di materia che potrebbe chiamarsi col nome di seta. Esperienze del celebre Redi sopra certi bruchi cibatisi per accidente delle carni d’una vipera da lui uccisa. Specie di seta che nasce nella China di grigio colore e senza lustro, lavorata da certi bachi sugli alberi. Dopo i filugelli nostrali, i ragnateli sono quegli animali ch’ebbero più nome per rispetto al lavoro della seta. Storia delle sperienze fatte dal sig. Bon e dal sig. Reaumur, per commissione della Società Reale delle scienze sopra le tele de’ ragnateli, per trarne la seta; della quale il primo avea presentato alla società suddetta alcune manifatture ridotte a perfezione. Dopo molti esami e diligentissime sperienze, la difficoltà nel nodrire ed allevare i ragnateli; la qualità della loro seta inferiore a quella de’ filugelli; le spese eccedenti, ed il numero immenso de’ ragnateli, che sarebbero necessarj a questo lavoro, furono le cagioni, per cui fu deciso da quella illustre società in favore del lavoro de’ nostri bachi da seta.
LETTERA III.
Origine della seta Chinese, chiamata da Plinio seta d’Assiria. Esposte alcune conghietture intorno all’industria dapprincipio usata da’ Chinesi, rispetto all’alimento dei filugelli, ed all’uso che fecero de’ loro bozzoli, si passa a darne la storia. Il modo di nodrire questi animaletti, e l’artifizio delle manifatture di seta era nella China assai imperfetto prima del regno di Yao, innalzato al trono 2357 anni prima dell’Era Cristiana. La moglie di lui ammaestrò le femmine Chinesi in questi esercizj, che furono per lo spazio di molti secoli coltivati in quell’impero. Sotto il governo crudele dell’imperatrice Lieu-Heva ricevette con la decadenza dell’Agricoltura un notabile nocumento l’arte della seta. Fu rimessa nel primiero stato, e fece maggiori progressi sotto l’imperadore Vennio di Licupango, mercè anche la cura che ne prese l’imperatrice Hieva sua moglie. Tesori acquistati da’ Chinesi col commercio della seta. Maniera tenuta da essi nel vendere a’ forestieri le loro mercatanzie, senza introdurne alcuno nel loro paese. Pregio in cui furono sempre dappertutto tenute le manifatture di seta, le quali servirono lungo tempo solo ornamento de’ principi e de’ personaggi di conto. Regali che questi soleano farne ad altri principi. Le più colte nazioni dell’Asia, dell’Africa e dell’Europa si valsero de’ drappi di seta, senza saper cosa essa fosse. Acquistavano questi diversi nomi dai diversi paesi ne’ quali se ne faceva il commercio, Erano usati con parsimonia e con moderazione anco dagl’imperatori Romani. Sotto Tiberio, essendone giunto l’uso all’eccesso, furono proibite le vesti di seta agli uomini. Vennero in Roma perciò sempre giudicate lusso eccessivo, e solevano i principi ornare di seta gli orli soltanto delle lor vesti. Eliogabalo fu il primo che usò vesti tutte di seta. Vanità sua nel vestire. Tentativi inutili di Mesa sua avola per indurlo a moderazione. Ripiego usato da lui per avvezzare i Romani a vederlo vestito con tanto lusso. Due qualità di vesti anticamente in uso, una chiamata Oloserica, l’altra Subserica. Alessandro Severo non usò mai la prima, e di rado la seconda. Al tempo d’Aureliano il prezzo della seta equivaleva all’oro; e a peso d’oro continuò questa a pagarsi fino a’ tempi di Giustiniano.
LETTERA IV.
LETTERA V.
Dalla Sicilia passa l’arte delle manifatture di seta in Italia. I primi a profittarne sono i Lucchesi, indi i Fiorentini. Ser Borghesano Lucchese, abitante in Bologna, inventa ivi il filatojo o mulino da seta l’anno 1272. I Bolognesi custodiscono con gelosia questa macchina per lo spazio di circa tre secoli. Vien usata in tutta l’Italia l’anno 1538. Privilegj conceduti a quest’arte da Sisto V, e da Paolo V. I monaci umiliati introdussero verso il secolo xii le manifatture di lana, e poscia quelle de’ drappi d’oro e d’argento. Origine di questa religione, e suo abolimento. Prima del secolo xiv sembra che fossero in Venezia introdotte le manifatture di seta; ma l’epoca più certa della loro introduzione in Venezia è l’anno 1309, in cui fu trasportata quest’arte da molte famiglie Lucchesi della fazione Guelfa, rifuggite in questa città dominante. Sotto Ferdinando I furono introdotte in Napoli, e n’ebbe tutta la direzione Marino di Cataponte Veneziano. Tribunale chiamato della nobil Arte della Seta, instituito in Napoli dai successori di Ferdinando. Grandi progressi di quest’arte nel regno suddetto. Introduzione delle manifatture di seta nel regno di Francia sotto il regno di Luigi XI. Da Carlo VIII fu introdotto in questo regno il prodotto della seta, avendo ordinato che ivi si piantassero i mori. I maggiori progressi che fece la seta in quel regno fu sotto la monarchia d’Enrico IV. Numerosa piantagione di mori ordinata da questo gran re in tutte le provincie della Francia. Commissioni da esso date pe’ maggiori progressi della seta al sig. Olivier de Seres. Digressione sopra i bozzoli de’ filugelli della Calabria e della Spagna. Altre industrie d’Enrico IV per la dilatazione del piantamento de’ mori, e per promuovere le manifatture di seta.
LETTERA VI.
Opposizioni fatte ad Enrico IV da’ proprj sudditi e ministri a’ progetti di lui circa il prodotto della seta. Conferenza particolare intorno a questo soggetto tra il re ed il suo ministro Rosny. Lodi date ad Enrico da uno storico ad esso contemporaneo. Felici successi del grande impegno del re per questo prodotto. Quanto sia importante che i principi, dove trattasi degli affari del commercio, abbiano ministri fedeli, interessati pel pubblico bene, ed instrutti nella materia che hanno a discutere.
LETTER A VII.
Pregiudizj recati al maggiore progresso dell’arte della seta nel regno di Napoli da alcune eccessive gravezze sopra la seta, imposte da Inico di Mendozza, vicerè. Per colpa di lui il commercio della seta ivi ritrovasi alquanto illanguidito. Quanto sia cresciuto il prodotto della seta, ed il commercio di essa negli stati della serenissima Repubblica di Venezia dopo la riforma del dazio, seguita l’anno 1736. Enrico IV rivoca un suo decreto, con cui avea vietato nel 1599 le manifatture straniere. Dopo la di lui morte venne alquanto trascurata nella Francia l’arte della seta. Cinque anni dopo la morte di lui, Antonio di Montchretien presentò a Lodovico XIII, ed alla regina madre un Trattato di Economia Politica. Saggio di quanto scrive quest’autore intorno alla seta. Riflessioni sopra il discorso di lui. Per qual ragione i di lui consigli non abbiano avuto sotto il regno di Lodovico XIII il loro effetto. Si dà una chiara e giusta idea di ciò che veramente deve chiamarsi lusso, rispetto al vestire. Al grande consumo di seta che fassi nell’Europa non bastano le sete europee. Vantaggi che traggono i Francesi dal comperare la seta dagl’Italiani.
LETTERA VIII.
Trattasi del commercio delle calze di seta. I più curiosi investigatori degl’inventori delle cose non seppero ritrovar l’origine delle calze fatte ad aguglia. Di che cuoprissero i Romani le gambe. I Francesi e gl’Inglesi attribuirono alla Scozia quest’invenzione. In Italia ebbero probabilmente origine dalla Cotta di maglia. Origine del telajo da tesser calzette, attribuito da alcuni all’amor d’un Inglese verso una giovane. Utilità di fare delle osservazioni, e di prendere informazione anco sopra i più bassi mestieri. Quanto di ciò fosse vago il celebre Locke. I Francesi attribuiscono ad un loro compatriota l’invenzione di questa macchina. Gelosia degl’Inglesi perchè non uscisse questa invenzione fuori del loro regno. L’anno 1614 ne fu comunicato il modello a’ Veneziani, mercè la cura che prese il N. U. E. Antonio Correr di condurre seco nel suo ritorno dall’ambascieria d’Inghilterra, due professori Inglesi a tal effetto. Riuscì alla forte memoria ed immaginazione d’un Francese di fabbricare in Parigi uno di questi telaj coll’averne soltanto esaminato diligentemente in Inghilterra la manifattura. Lo stesso fece un fabbro di Gemona (nel Friuli) dopo di aver esaminati sifatti telaj in Venezia. Grandi progressi che fecero nel regno di Francia le manifatture delle calzette con l’introduzione di queste macchine. Luigi XIV pubblica una legge, in cui dichiara, che l’esercizio della mercatura non pregiudica punto alla nobiltà di coloro che la esercitano. Instituisce un consiglio di commercio; e per promuovere singolarmente le manifatture di seta, propone di entrare a parte delle diligenze, de’ frutti e del risico di così fatto commercio.
LETTERA IX.
Introduzione delle manifatture di seta nella Fiandra e nell’Olanda. Qual fosse una volta il commercio della città di Bruges, e quali le ricchezze. Fu questo trasferito ad Anversa l’anno 1566. Dopo l’assedio di questa città nel 1584 la maggior parte degli operaj e de’ mercatanti passarono in Olanda, ed alcuni in Inghilterra. Prima dell’anno antidetto 1584 non erano in questo regno state introdotte le manifatture di seta. Dopo la metà del secolo xvii fecero esse colà i maggiori progressi, singolarmente perchè fu preso, che uscissero dal regno libere da ogni dazio. Gli ultimi fra gl’Italiani a coltivare l’arte della seta furono i Piemontesi. Impegno del re di Sardegna, Vittorio Amadeo, per promuovere quest’arte ne’ suoi stati. Consiglio di commercio da lui stabilito. Gl’Inglesi attribuiscono ai progressi di quest’arte nel Piemonte l’ingrandimento della potenza del re di Sardegna. Elogio fatto a questo re dal marchese Maffei. Scach-Abas, sovrano della Persia, accrebbe la ricchezza e la potenza degli stati suoi col pro muovere il prodotto della seta.
LETTERA X.
Per dimostrare che la moltiplicazione de’ mori nel Friuli, e l’aumento del prodotto della seta non deve farci temere, che venga di essa avvilito il prezzo, si dà evidentemente a conoscere quanto sieno ristretti i confini dalla natura prescritti al buon riuscimento di questo prodotto nelle diverse regioni della terra. Inutili sforzi di molti principi per introdurre la seta ne’ loro stati. Le produzioni straniere possono con l’industria umana riuscire, e rendersi naturali anche ad altri paesi. Anzi possono alcune in qualche parte acquistar perfezione. Quanto più ci andiamo scostando dalla linea equinoziale, ed avvicinando al nostro polo, tanto riesce migliore la seta, fino a’ gradi 46 in circa di latitudine settentrionale, ch’è l’ultimo confine in cui può la seta considerarsi come naturale prodotto del clima. Enrico IV tenta in vano di rendere universale a tutte le provincie della Francia questo prodotto. Saggio delle osservazioni, e delle sperienze fatte a tal effetto dal sig. Olivier de Seres. Fra tutte le provincie della Francia, diverse parti solamente della Provenza, della Linguadoca, del principato ď Orange, e soprattutto della contea di Venassain e dell’arcivescovado di Avignone, sono adatte alla coltura de' mori ed al prodotto della seta. Riflessioni dell’autore sopra le osservazioni del sig. de Seres. A Tours fiorirono le manifatture di seta, ed il loro commercio; ma non mai per essere alimentate dal prodotto di quella provincia, dove sembra che non possa riuscire. Motivi della declinazione delle manifatture di seta nella città di Tours. Non può riuscire la seta nella Normandia, benchè in questa, come in altre provincie, possa allignare il moro. Non è stata dalla natura destinata questa pianta al solo alimento de’ filugelli, ma anco ad altri usi. Parlasi tra gli altri particolarmente dell’uso che può farsi della scorza del moro per farne del lino, ed altre opere. Non è vero che dovunque nascono e crescon le viti, ivi possa anche aversi il prodotto della seta. Conchiudesi che, fuori del nostro clima, la seta può essere oggetto di curiosità e di piacere, ma non mai prodotto di commercio.
LETTERA XI.
Al duca di Würtemberg, circa la metà del secolo XVII, non riusci di poter introdurre e propagare i mori nel suo ducato. Impegno del re d’Inghilterra Jacopo I per la coltivazione de’ mori, non ha verun effetto. Nuovi sperimenti ivi fatti inutilmente in questo secolo da Giovanni Appletree e dal sig. Barckam. Computi mal fondati di questo. Lettera del sig. Giuseppe Cavassi scritta all’autore da Londra intorno gl'infelici progressi del prodotto della seta del regno d’Inghilterra, dove quegli fece degli sperimenti in questo proposito.
LETTERA XII.
Doppio vantaggio derivato alla seta negli stati della serenissima Repubblica di Venezia, dopo la riforma del dazio di essa, fatta l’anno 1736. Malgrado le lusinghe che gľ Inglesi aveano di trarre dall’America settentrionale grosse somme di seta, furono necessitati a confessare con un atto del Parlamento, che non poteano fare a meno delle sete italiane. Seta che nella Virginia si trae da certe erbe. Osservazioni di Eduardo Diges sopra l’educazione de’ filugelli nella Virginia. Sperienze di lui intorno la piantagione de’ mori, ivi medesimo fatte. Infelici progressi della seta nella Carolina. Sunto delle relazioni scritte dal gazzettiere di Londra intorno alle sete della Carolina e della Giorgia. Riflessioni dell’autore sopra le relazioni suddette. Quali progressi possa sperarsi che faccia la seta nella Lovisiana.
LETTERA XIII.
Il czar Pietro tenta inutilmente d’introdurre il prodotto della seta nell'Ukrania. Fin dal 1743 si piantarono de' mori nella contea d’Hanau; ma non è ancora fra i mercatanti noto il nome della seta che ivi si sperava di raccogliere. Due anni dopo si cominciarono a piantare de’ mori, ed a nodrire de' filugelli ne’ contorni di Vienna. Lettera di colà scritta all’autore da un di luiamico sopra la poca riuscita di quest’impresa. Tentativi del Margravio di Brandenburg-Barayt, e del regnante re di Prussia. Non ebbe alcun successo nella Sassonia il progetto di Augusto re di Polonia, fin dal 1703, per introdurre in quell’elettorato la seta. Impegno della regina di Svezia per avere questo prodotto negli stati suoi. Si lodano il co. Tessin ed il celebre Linneo. Trasporto nella Svezia d’altri prodotti stranieri. Osservazioni esposte dall’autore in una lettera al sig. Leonardo Sesler intorno alla difficoltà del riuscimento della seta nel regno di Svezia. Fu inutilmente tentato d’introdurre questo prodotto nel territorio di Bolzano. Si eccitano gli accademici di Udine a disaminare il problema: se fosse util cosa ristrignere l’agricoltura nei paesi dove riesce la seta, per dilatare queslo prodotto.
LETTERA XIV.
Si propongono alcune difficoltà sopra la dissertazione de Bembyce, pubblicata dal sig. Giovanni Lyman nel tomo IV delle Amenità Accademiche di Upsal, e singolarmente si tratta l’argomento: se il prodotto della seta possa nella Svezia riuscire come un prodotto da porsi in commercio, ovvero se abbia solo a servire di ricreazione alla regina ed alle persone nobili e ricche di quel regno.
LETTERA XV.
Difficoltà di raccogliere gran quantità di seta dall'Ungheria. Dimostrasi che le sete Siciliane, le Spagnuole, quelle della Turchia Europea, anzi le Chinesi ancora, le Persiane e le Bengalesi servono solo per tramare: e che quanto è maggiore la copia di queste, tanto maggior copia è necessaria di sete Italiane, che sono le più atte per ordire. Prezzi della seta d’Italia in Amsterdam. Osservazioni sopra le sete di Venezia, di Milano e di Modena; sopra quelle di Bologna; sopra quelle di Torino; sopra quelle di Bergamo; e finalmente sopra le sete di Cartigiano, cioè a dire del Territorio Bassanese.
LETTERA XVI.
Cercasi la cagione, per cui le sete del Friuli, che sotto il nome di Venezia e di Cartigiano passano in Amsterdam, sieno vendute al di sotto di venti per cento di quelle di Bologna e di Torino. Abuso di caricare i fornelli di maggior somma di bozzoli, di quello che possono lavorare; e pregiudizio che quindi deriva al prezzo della seta. Metodo Torinese di filare le sete, lodato. Il maggior vantaggio delle produzioni naturali di ciascun paese è de' proprietarj e de’ lavoratori de' campi. Leggi prescritte, e metodo tenuto nel Territorio Bolognese nella vendita de bozzoli e nel lavoro de fornelli. Dal vantaggio che tirano i Bolognesi dal canape si animano gli accademici Udinesi ad esaminare in qual parte del Friuli possa questo più felicemente riuscire. Magistrato e compagnie de mercatanti da seta in Bologna. Notizie dell’antico e moderno stato politico della suddetta città, rispetto al commercio. Cagione della ricchezza del Territorio Bolognese, e paragone di esso con la provincia del Friuli.
LETTERA XVII.
Le nostre sete sono uguali ed anco migliori delle sete Chinesi. Sciogliesi l'obbiezione presa dalla finezza e dal prezzo d’alcuni drappi che di colà ci vengono. Forse i Chinesi hanno modo di nodrire i bachi e di filare e lavorare la seta con risparmio maggiore di noi; ed hanno forse delle macchine più semplici delle nostre. Varj tentativi dell’autore per esserne informato precisamente. Si conferma lo scioglimento dell'antica obbiezione, che la piantagione dei mori e l’educazione de’ filugelli pregiudichi alla coltura de’ campi. La seta non é un nuovo ritrovamento de’ mercatanti per arricchirsi e per alimentar l'altrui lusso. L’educazione de’ filugelli può accordarsi benissimo con le altre faccende della campagna.
LETTERA XVIII
Mostrandosi esser certo e non apparente il guadagno tratto da’ contadini e de’ padroni delle terre, dalla coltivazione de’ mori e dall'educazione de’ filugelli; confermasi non essere la moltiplicazione del prodotto della seta una invenzione de’ mercatanti per profittare sopra l’altrui lusso. Le presenti lettere sono atte a smentire tutte le obbiezioni che possono esser fatte a questo prodotto. Danno che recarono a’ loro posteri i nostri maggiori, che, comperando dal principe i beni, detti da noi comunali, ne fecero diverso uso da quel che doveano. Origine di sì fatti Beni Comunali. Doveano essere fin da principio coltivati come conviene a’ prati. Per essersi ciò trascurato, i nuovi acquisti di tali beni non accrebbero punto le rendite de’ compratori. Il minor numero delle persone che comprano i bozzoli de’ flugelli, è quello de’ mercatanti. Differenza che passa fra’ mercatanti ch’esercitano il commercio attivo, e quelli ch’esercitano il passivo. Si accennano alcuni traffici, ne’ quali il nostro paese perde sempre; alcuni ne’ quali ora perde ed or guadagna; e si dimostra che il negozio, in cui sempre si guadagna, è quel della seta.
LETTERA XIX.
S’animano i Friulani a promuovere il prodotto della seta nella loro provincia. Con la dilatazione di questo prodotto, se ne dilata anche l’uso, e ne cresce il commercio. Ampiezza e ricchezza di questo negozio. Consumo grande di seta nella città di Lione. Quantità di seta che dalla Persia viene portata a Smirne, e di colà si sparge per tutta l’Europa. Gli Olandesi, che prima dai Persiani comperavano gran copia di seta, circa il 1664 incominciarono a comperarne solo la metà, avendo conosciuto di qualità migliore le sete italiane. Differenze tra la Francia e gli Olandesi, per rispetto all’accrescimento de’ dazj nel 1658 sopra le merci che questi trasportavano da quel regno, e singolarmente sopra la seta. Trattato di commercio tra queste due nazioni, segnato nel 1662. Vien rotto da’ Francesi cinque anni dopo. Guerra fra queste due nazioni per tal motivo. Col trattato di pace di Nimega, conchiuso nel 1678, viene abolita la tariffa del 1667, e ristabilita quella del 1662. Varie altre vicende di queste due tariffe. Lasciano gli Olandesi a’ Francesi le loro manifatture, e ne introducono d’altre ne’ propri stati. Circa quel tempo conobbero gli Olandesi la qualità delle sete del Trivigiano e del Friuli. Progressi del prodotto della seta nel Friuli circa lo stesso tempo, mercè l impegno di Giambattista Zamparo. Seta del Bengala migliore di tutte le sete che vengono dall’Indie. Vien trasportata la maggior parte nel Giappone. Consumo grande di seta che fassi in questo regno. Si tenta di togliere con molti forti argomenti la falsa opinione d'alcuni, che temono non forse la seta che può raccogliersi nel Friuli, giunga ad avvilirne il prezzo. Si sciolgono varie altre obbiezioni. Osservazioni sopra i prodotti d’un paese, semplici e naturali, e sopra le produzioni dell’umana industria. Se mancasse al Friuli la seta, non potrebbe sostituir a questo prodotto, che la lana, ma con poco felice successo. Si giustificano i Friulani dalla taccia di bevitori. Sciogliesi l’obbiezione che potrebbe fare il clero alla piantagione de’ mori; e con l’occasione di riferire una lettera d’un parroco del Friuli, si esamina se l’ombra de’mori possa pregiudicare ai seminati.
LETTERA XX.
Con l’autorità di Cicerone e di Giovanni Hoffmanno dimostrasi quali sieno i varj caratteri del commercio, perchè sia utile. Le riflessioni di questi due autori non convengono meglio ad alcun traffico, che a quello della seta. Confermasi questa proposizione con l’impegno di tutti i principi dell’Europa nel promuovere questo prodotto. Si mostrano con nuove riflessioni i grandi vantaggi che deriverebbero a tutto il Friuli dal coltivare la seta in tutta la provincia. Quanto il nostro serenissimo principe favorisca questo prodotto. Poco o niun impegno per esso delle persone particolari. Necessità che vi sarebbe d’una compagnia a tal effetto, la quale fosse con ottime leggi diretta. Si propone l’esempio della compagnia dell’Indie Orientali; e quello delle due compagnie degli Stapultarj e degli Avventurieri Inglesi. Vantaggio che avrebbe fra noi una compagnia, per più agevolmente promuovere il commercio della seta. Obbligo che hanno tutti di cercare i vantaggi della propria lor patria. Tra’ Friulani fiorirono sempre in gran numero degli uomini illustri nelle scienze e nelle belle arti. Si eccitano gli accademici Udinesi a far sì, che nel Friuli s’accordino gli studj suddetti con quelli dell’agricoltura, delle arti e del commercio.
LETTERA XXI.
Lettera scritta dall’autore al sig. Claudio Alstroemer, gentiluomo Svezzese, in cui gli chiede informazione de’ progressi del prodotto della seta nel regno di Svezia. Risposta dell’Alstroemer all’autore, dalla quale si raccolgono le difficoltà grandi, che in quel regno s’oppongono alla riuscita di questo prodotto. Altra lettera dello stesso Alstroemer a Carlo Gustavo Liedbek professore di Storia Naturale a Lund nella Svezia, e direttore delle piantagioni de’ mori in quel regno. Riflessioni sopra le relazioni date all’autore dall’Alstroemer, dalle quali si forma il pronostico, che non possa riuscire agli Svezzesi d’introdurre il prodotto della seta per farne commercio, ma solo per ricreazione. Deplorasi la disgrazia degli uomini, che tra le produzioni della natura s’impegnano a coltivare le più difficili, e forse impossibili a riuscire dappertutto, e cercano di opporsi a coloro che studiano di promuovere le più facili e le più adatte all’indole de’ terreni e de’ climi.
APPENDICE
I.
Statuti della nobile arte della seta, stabilita in Bologna.
II.
Breve di approvazione degli statuti suddetti di papa Benedetto XIV.
III.
Memoriale presentato al senato di Bologna l’anno 1653 per le arti della seta ec.
IV.
Decreto dell’eccellentiss. Senato, in cui s’accorda, secondo i suggerimenti dati dall’autore delle presenti lettere, l’esenzione di soldi 40 per libbra alla seta ridotta in manifatture, che si trasporterà a Cadice ed a Lisbona, che sono le scale conducenti all’Indie. !