El libro dell'amore/Oratione II/Capitolo VI

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Oratione II - Capitolo VI

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Delle passioni d’amore.

Di qui adviene che lo impeto dello amatore non si spegne per aspecto o tacto di corpo alcuno, perché egli non desidera questo corpo o quello ma desidera lo splendore della maiestà superna refulgente ne’ corpi, e di questo si maraviglia. Per la qual cosa gli amanti non sanno quello che si desiderino o cerchino, perch’e’ non cognoscono Idio, del quale l’occulto sapore misse nell’opere sue uno dolcissimo odore di sé, pe ’l quale odore tutto dì siamo incitati e sentiamo questo odore, ma non sentiamo el sapore.

Con ciò sia adunque che noi alectati pe ’l manifesto odore appetiamo el sapore nascoso, meritamente non sappiamo che cosa sia quella che noi desideriamo. Ancora di qui sempre adviene che gli amanti hanno timore e reverentia allo aspecto della persona amata, e questo adviene etiandio a’ forti e sapienti huomini in presentia della persona amata, benché sia molto inferiore. Certamente non è cosa humana quella che gli spaventa, occupa e frange, perché la forza humana negli huomini più forti e sapienti è sempre più excellente; ma quel fulgore della divinità risplendente nel corpo bello constrigne gli amanti a maravigliarsi, tremare e venerare decta persona come una statua di Dio. Per la ragione medesima l’amatore sprezza per la persona amata ricchezze e onori: egl’è ben dovere che le cose divine alle humane si preponghino. Adviene etiandio spesse volte che l’amante desidera transferirsi nella persona amata, e meritamente, perché in questo acto egli appetisce e sforzasi di huomo farsi iddio. O quale è quello che non voglia essere idio più tosto che huomo? Accade ancora che quegli che sono presi dal laccio d’amore alcuna volta sospirano, alcuna volta s’allegrano: e’ sospirano perché e’ lasciano sé medesimi e distrugonsi, rallegransi perché in migliore obiecto si transferiscono. Sentono scambievolmente gli amanti or caldo or freddo, a exemplo di coloro che hanno terzana errante: meritamente sentono freddo quegli che il proprio caldo perdono; ancora sentono caldo essendo dal fulgore del superno razzo accesi. Di frigidità nasce timidità, di calidità nasce aldacia; però gl’innamorati altra volta timidi sono e altra volta aldaci. Gli huomini etiandio d’ingegno tardo amando diventano molto acuti: quale è quell’occhio che per celeste razzo non vega? Infino a qui basti avere tractato della diffinitione dello amore e della pulchritudine che è sua origine, e delle passione degli amanti.