Elogio della vecchiaia/VIII/Libro vivo e parlante

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Capitolo ottavo: Libro vivo e parlante

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Capitolo ottavo: Libro vivo e parlante
VIII - La poltrona IX

Un’altra gioia del vecchio è quella di raccontare le vicende della sua vita.

Egli è quasi sempre un felice e facondo narratore, e quand’anche la natura non gli avesse concesso il dono dell’eloquenza, egli racconterebbe bene; perché ha ripetuto tante e tante volte le stesse storie, da abbellirle e adornarle di nuovi fronzoli.

Sia egli un uomo del volgo o un uomo grande, egli ha sempre veduto molto, e nessuna vita, per quanto pedestre, manca di una lunga storia di avventure, di accidenti e di incidenti.

È un cacciatore o un pescatore o un viaggiatore o un soldato o un marinaio. Ha in ogni modo nella gerla cento aneddoti curiosi, cento storie piccanti o meravigliose. E poi in ogni caso ha raccolto dalla bocca degli altri aneddoti e storie. Egli è un libro vivo e parlante, e aprendolo a caso, in qualunque pagina, ha sempre qualcosa di nuovo e di interessante da narrarvi.

Anche senza genio alcuno, anche senza aver viaggiato, combattuto battaglie o navigato oceani; come uomo avrà sempre avuto avventure amorose ed egli, pur tacendo nomi e luoghi, avrà il suo piccolo almanacco erotico, qualche conquista di cui potersi vantare, qualche piccola bricconata, di cui egli fu il fortunato briccone.

Come allora diventa giovane quel vecchio narratore! Come gli sfavillano gli occhietti stanchi, come gli corrono sulle labbra i baci non obbliati, come gli scintilla e gli accende la parola; e come gli si rizza il capo curvato, quasi ad ogni episodio, volgendo lo sguardo agli ascoltatori, volesse dir loro:

Eh! Non c’è male, per Dio! Avete voi altri avuto la stessa fortuna?

Rossini e Mamiani, quasi coetanei e compaesani, quando si trovavano assieme al caffé o nel fido asilo della loro casa, si narravano a vicenda le loro passate fortune amorose, quasi sfidandosi a chi dei due più meritasse la fama di Don Giovanni.

Rossini nato bello e spiritoso e con l’aureola divina del primo genio musicale del suo tempo, pareva dovesse stravincere il filosofo nato brutto e con un genio alato, ma che pochissimi potevano intendere ed apprezzare.

E invece Rossini doveva confessare di dover cedere il primo posto al filosofo nelle fortune d’amore.

Ma come dovevano godere quei due grandi vecchi, narrandosi a vicenda le loro imprese dongiovannnesche e come è da rimpiangere che un indiscreto ascoltatore non abbia serbato ai posteri quei fidati colloqui.

Fra le tante e belle cose avremmo potuto avere un nuovo capitolo dell'Ars amandi, che Ovidio non seppe scrivere. Avremmo potuto imparare come e perché un filosofo, poeta fin che si vuole, ma bruttino anzi che no, abbia avuto presso le donne maggior fortuna dell’olimpico cigno pesarese, che innondava il mondo di tante e sublimi armonie e melodie, che delizieranno l’umana famiglia fino alla fine dei secoli!