Epistolario di Renato Serra/A Luigi Ambrosini - 21 ottobre 1904

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Luigi Ambrosini - 21 ottobre 1904

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Luigi Ambrosini - 21 ottobre 1904
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Cesena, 21 ottobre 1904.

Mio carissimo,

tornando ieri sera da Bologna, ero in forse di scriverti io; ma la tua carissima di stamattina è poi venuta a purgare insieme ogni macchia che avesse potuto oscurare la nostra amicizia; e a empirmi di dispiacere per quello ch’io mi son lasciato tirare a scriverti l’altro giorno, in un momento di malumore.

Su la cosa passata è meglio non tornare; io ti ringrazio con tutta l’anima di aver voluto rispondere alle mie parole agre, con tanta quiete e cortesia. Del resto anche io posso esser giustificato dall’increscioso equivoco, che m’aveva fatto credere a proposito di quei libri, che tu avessi mancato in qualche modo di franchezza verso di me; ciò che più mi turbava perchè non sapevo trovare proprio nessun motivo per che tu non m’avessi dovuto avvertire della cosa. Ed io stesso sono così avvezzo a dimenticare o trascurare certe ammissioni - seccanti insieme e di non troppa importanza, com’era la mia, - che non mi sarei stupito affatto se tu avessi fatto altr’e tanto.1

Però, turbato e addolorato forte, non per la cosa in sè stessa insignificante, ma per aver trovato, in un amico che ho sempre amato con tanto affetto, una faccia che non gli avevo mai conosciuto, ti scrissi quella cartolina; dove mi lasciai trasportare ad aggiungere quel poscritto, che fin d’allora, e senza bisogno di tue spiegazioni, io avrei dovuto capire essere ingiustamente offensivo - e di cui ora ti chiedo scusa.

E stringiamoci la mano, e non pensiamo più a queste miserie. Quanto al tornare, o restare, amici; via, non c’era bisogno di parlarne. Da troppo tempo e in troppo modi io ho potuto sentire, e significare anche alcuna volta, una stima e un affetto per te che non mi potrebbero venir meno più mai.

Scusami senon ti scrivo oggi più lungamente come farò tra qualche giorno; e ti manderò notizia dei giorni passati a Bologna lavorando come un cane per recare a termine la tesi, che m’è riuscita oltre la speranza, e di tante altre cose.

Ti ringrazio del giornale con l’articolo su Panzacchi2; un pò disuguale, ma bellissimo e signorile - fra tanta volgarità di elogi funebri. E dammi notizia anche di quel che hai fatto e farai - agli esami hai tempo a pensare, che saranno a dicembre, - e mandami cose tue; ma sopra tutto, non dirmi più cose che sai che mi rincrescono - perchè non son vere, e non vorrei che tu "credessi ch’io creda che tu creda" vere. Il vero è che tu hai ingegno più felice del mio; il che non toglie che ci possiamo amare e stimare l’un l’altro, ugualmente - Coma faccio io, abbracciandoti.

Note

  1. Serra credeva che Ambrosini avesse dimenticato di restituire alla libreria circolante Brugnoli di Bologna alcuni libri da lui Serra presi a prestito? Così annota Ambrosini stesso in calce a questa lettera. Se ben ricordo, i due amici avevano un’unica associazione alla Biblioteca Circolante. Si legge infatti in una lettera di Serra alla madre del 12 ottobre 1904 da Bologna £che Ambrosni secondo il solito, a cui toccava, non aveva regolato da 4 mesi".
  2. Necrologio di Enrico Panzacchi (nato a Ozzano di Bologna nel 1840 e morto nel 1904 a Bologna, ove era professore di Storia dell’arte [estetica] all’Università), uscito sulla "Bandiera liberale", settimanale di Torino diretto da FONTANA. L’Ambrosini era dunque alunno anche del Panzacchi; aveva fatto il 3° anno di Lettere.