Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 103

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Al medesimo (Raimondo da Capua) - Lettera 103
Lettera 102 Lettera 104

[p. 96 modifica]96 / AL MEDESIMO (-4 I. Li notifica una visiono o rivelazione che aveva avuto la domenica della sessagesima intorno ai bisogni di santa Chiesa, per li quali voleva Iildio ehe ella pregasse e s’alìaticasse appresso il sommo pontefice e i suoi cardiuali.

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I. *4tfssetuio io «mietala di dolore per crociato desiderio, il quale s’ era nuovamente concepulo nel cospetto di Dio, perchè il lume dell’intelletto s’era speculato nella Trinità eterna, ed in quello abisso si vedeva la dignità della creatura che ha in sè ragione; e la miseria nella quale l’uomo cade per la colpa del peccato mortale, e la necessità della santa Chiosa, la quale Dio manifestava nel petto suo; e come neuno può tornare a gustare la bellezza di Dio nell’abisso della Trinità, senza il mezzo di questa dolce sposa; perocché lutti ci conviene passare per la porla ili Crislo crocifisso, e questa porta non si trova altrove che nella santa Chiesa; vedeva che questa sposa porgeva vita, perchè tiene in sè vita tanta, che neimo ò cli

la possa uccidere, e che ella dava fortezza e lume, e che neuno è che la possa iiulebilire e darli tenebre quanto in sè medesima; e vedeva che il frutto suo mai non manca, ma sempre cresce. Allora diceva!


Dio eterno, tutta questa dignità la quale lo intelletto tuo non potrebbe comprendere, è data a voi da me!

ragguarda dunque con dolore ed amaritudine, e vedrai che a questa sposa 11011 si va se non per lo vestimento [p. 97 modifica]. 97 ili fuore, cioè per la sustanzia temporale; ma tu la vedi bene vola di quelli che cerchino il mirollo d’essa, cioè il frullo del sangue, il quale frutto chi non porla li prezzo della carità con vera umilità, e col lume della santissima fede noi participarebbe in vita, ma m morte, e farebbe come il ladro che tolle quello che non è suo; perocché il frutto del sangue è di coloro che poitano il prezzo dell’amore, perocché ella è fondata in amore, ed è esso amore e per amore voglio, diceva Dio elerno, che ognuno le dia, secondo che io do a ministrare a’servi miei in diversi modi, siccome hanno ricevuto; ma io mi dolgo che io non trovo chi ci ministri, anco pare che ognuno l’abbia abbando-’ naia; ma io sarò remediatore. E crescendo il dolore e il fuoco del desiderio, gridava nel cospetto di Dio, dicendo: che posso fare o inestimabile fuoco? e la sua benignità rispondeva: che tu di nuovo offerì la vita tua, e mai non dare riposo a te medesima. A questo esercizio t’ ho posta, e pongo te e tutti quelli che ti seguitano o seguiteranno, Attendete voi adunque a mai non allentare, ma sempre crescere i desiderj vostri, perocché attendo bene io con affetto d’amore a sovvenire voi della grazia mia corporale e spirituale, ed acciocché le menti vostre non siano occupale in altro, ho proveduto, dando uno stimolo a quella che io ho posto che vi governi, e con misterj e con nuovi modi la tratta, e posta a questo esercizio, unde ella con la sustanzia temporale serve la Chiesa mia; e voi con la continua, umile e fedele orazione, e con quelli esercizj che saranno necessarj, i quali saranno poati a te ed a loro della mia bontà ad ognuno secondo il grado suo. Dispone dunque la vita, ed il cuore e 1’ affetto tuo solo in questa sposa per me senza te. Ragguarda in me, e mira lo sposo di questa sposa, cioè il som- t mo pontefice, e vedi la santa e buona intenzione sua, la quale intenzione è senza modo, e come è sola la sposa, così è solo lo sposo, lo permetto, che con modi, e quali elli tiene senza modo e col timore (Z) [p. 98 modifica]die elli dà a’ sudiliLi, elli spazzi la santa Chiesa; ma altri verrà (C), che con amore l’accompagnerà e riempirà, e addiverrà di questa sposa, come addiviene dell’anima, che in prima entra in essa il timore, è spogliata de vizj-, poi l’amore la riempie e veste di virtù.

Tutto questo sarà col dolce sostenere, dolce e suave a quelli che in verità si notriearanno al petto suo; ma fa questo che tu dica al vicario mio, che giusta al suo potere si pacifichi, e dia pace a chiunque la vuole ricevere; ed alle colonne della santa Chiesa di’, che se vogliono remediare alle grandi ruine, faccino questo:’che essi s’uniscano insieme e siano uno mantello a ricoprire i modi che appajono difettuosi del padre loro; e pongansi una vita ordinata, ed allato a loro, che tenni no ed amino me, e ritrovinsi insieme; gittando a terra lóro medesimi; e facendo così, io, che son lume, li darò quello lume che sarà necessario alla santa Chiesa; e veduto che hanno fra loro quello che si debba fare con vera unità, prontamente, arditamente, e con grande deliberazione il referiscano al vicario mio. Egli allora sarà costretto di. non resistere alle loro buone volontadi, perocché egli ha santa e buona intenzione (D). La lingua non è sufficiente a narrare tanli misterj, nè quello che lo intelletto vide e l’affetto concepette; e passandosi il dì, piena d’ammirazione venne la sera, e sentendo io che il cuore era tratto per affetto d’ amore, tanto che resistenzia non gli potevo fare, che al luogo dell’orazione io non andasse, e sentendo venire quella disposizione che fu al tempo della morte, posimi giù con grande reprensione, perchè con molla ignoranzia e negligenzia io serviva la sposa di Cristo, cd ero cagione che gli altri facessero quello medesimo, e levandomi con quella impronta, che era dinanzi all’occhio dell’intelletto mio di quello che detto è, Dio poscmi dinanzi a sè, benché io gli sia sempre presente, perchè contiene in sè ogni cosa; ma per uno nuovo modo, come se la memoria, lo intelletto e la volontà non avessero a fare [p. 99 modifica]99 caveìle coi corpo mio, e con tanto lume si speculava questa verità, die in quello abisso allora si rinfrescavano i misterj della santa Chiesa, e tutte le grazio ricevute nella vita mia, passate e presenti; ed il di che ili sè fu sposata l’anima mia (E), le quali tutte si scordavano da me per lo fuoco che era cresciuto, éd attendevo pure a quello che si poteva fare, che io facessi sacrifizio di me a Dio per la santa Chiesa, e per tollere la ignoranzia e la negligenzia a quelli che Dio m’aveva messi nelle mani. Allora le dimonia con esterminio gridavano sopra di me, vedendo impedire ed allentare col terrore loro, il libero ed affocato desiderio; unde questi percuotevano sopra la corteccia del corpo, ma il desiderio più s’accendeva, gridando!

O Dio eterno, ricevi il sacrifizio della vita mia in questo corpo mistico della santa Chiesa: io non ho che dare altro, se non quello che tu hai dato a me (F). Tolle il cuore dunque, e premilo sopra la faccia di questa sposa. Allora Dio eterno voltando 1’ occhio della clemenzia sua divelleva il cuore, e premevalo nella santa Chiesa, e con tanta forza l’avcva tratto a sè, che se non che subito non volendo cbe’l vasello del corpo mio fusse rotto, il ricerchiò della fortezza sua, uè sarebbe andata la vita. Allora le dimonia molto maggiormente gridavano, come se esse avessero sentito intollerabile dolore, sforzavansi di lassarmi terrore, minacciandomi di tenere modo, che questo così fatto esercizio non potessi fere; ma perchè alla virtù dell’umillade col lume della santissima fede, l’inferno non può resistere, più s’univa e lavorava con ferri di fuoco, udendo parole nel cospetto della divina maestà tante attrattive e promesse per dare allegrezza; e perchè in verità era così in tanto misterio, la lingua oggimai non è più sufficiente a poterne parlare. Ora dico: grazia, grazia sia all’altissimo Dio eterno che ci ha posti nel campo della battaglia (G) come cavalieri a combattere per la sposa sua con Io scudo della santissima fede.

Il campo è rimaso a noi libero con quella virtù e po[p. 100 modifica]100 tenzia che fu sconfitto il dimoino che possedeva l’umana generazione, il quale fu sconfitto, non in virtù dell’umanità, ma in virtù della deità. Non è dunque, nè sarà sconfitto il dimonio per lo patire de’corpi nostri, ma nella virtù del fuoco della divina ardentissima ed inestimabile carità. .

r ’ / % [p. 101 modifica]101 Annotazioni alla Fletterà 103.

(J) Questa lettera è come una continnazione della precedente, ed a cagione delle rivelazioni che in essa si contengono, è in buona paite rapportala e spiegata da Fra Ambrogio Politi, dello Caterino, nel compendio che scr.ase della vita di questa.Tergine.

(/) lo permeilo, che con modi e quali elli tiene senza modo e col timore, ec. Delle maniere aspre tenutesi per Urbano, favellano tutti gli autori, onde anche dalla santa r’ebbe amorevole correzione -, come può vedersi dalla lettera ventura.

(C) Ma altri verrà, ec. Di questo pontefice, cbe con maniere piacevoli era per dare alcnn rimedio alle gravi infermità della Chiesa, favella il Caterino al luogo accennalo di sopra. Questi potè essere il pontefice Paolo III, per cui opera ni die’ principio al s^gro concilio di Trento; per le cni sante ordinazioni, tolti via i diversi abusi, la Chiesa e la pontificia dignità fu tornata all’antico decoro. (D) Perocché egli ha santa e buona intenzione. Da queste parole ben ve desi non essere stato Urbano VI, almeno ne primi anni del pontificato, qnale cel dipingono gli antori del partito di Clemente; tua di ciò più a luogo ad altro luogo favelleremo.

(E) Il dì che in sè fa sposata /’ anima mia. Di qnesto celeste sposalizio favellasi a disteso dal beato Baimondo. Ciò accaddt.le il giorno ultimo di carnovale, come s’avrerte nella seconda parte del primo tomo.

(F) Io non ho che dare nitro, se non quello che tu hai dato a me. Favella del cuor toltole prodigiosamente da Cristo Signor nostro, che altro le ne dette, come s* ha nella citata leggenda.

(G) Che ci ha posti nel campo della battaglia. Cioè a combattere e dare la fuga a’demonj, che a tntto potere sommovevano i Romani, accendendoli a sedizione e a dar morte al pontefice, come fu detto. ’ S. Caterina. Opere» T. V.

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