Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 111

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A frate Bartolomeo Dominici - Lettera 111
Lettera 110 Lettera 112

[p. 125 modifica]125 A FRATE BART0L031E0 DOMINICI DELl/oRDttE DE’PREDICATORI IN ASCIANO.

I. Desidera vederlo inebriato col sangue di Gesù Cristo alla aieosa della santissima croce, dimostrando qnal lume e qnal ardore di carità in esso s’acquisti, la quale carità ài dimostra nel procurare la salnte dell’anime.

II. Gli raccomanda alcune sorelle e figliuoli, ed in particolare un prete, che desiderava vestirsi dell’abito di Moni’Uliveto.

ni.

Al nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. ^dilettissimo e carissimo mio figliuolo in Crislo Jesù. Io Catarina, serva e schiava de servi di Dio, vi benedico e conforto nel prezioso sangue di Jesù Cristo.

Con desiderio ho desiderato di fare pasqua con voi prima che io muoja. Questa è la pasqua che io voglio che noi facciamo, cioè, di vederci alla mensa dell’Agnello immacolato, il quale è cibo, mensa e servitore.

In su questa mensa sono i frutti delle vere e reali virtù, ogni altra mensa è senza frutto; ma questa è con perfetto frutto, perocché dà vita. Questa è una mensa forata piena di vene che germinano sangue, e tra gli altri v ha un canale che gitta sangue e acqua mescolato con fuoco, ed ali occhio che si riposa in [p. 126 modifica]I 26 su questo canale gli è manifestalo il secreto del cuore.

Questo sangue è uno vino che inebbria l’anima, del quale quanto più beve, più ne vorrebbe bere, e non si sazia mai, perocchè’l sangue e la carne è unita con 10 infinito Dio. 0 figliuolo dolcissimo in Cristo Jesù, corriamo con sollicitudine a questa mensa: adempite 11 mio desiderio in voi, sicché io faccia la pasqua come detto è, e fate come colui che molto beve, che inebbria e perde sè medesimo, e non si vede, e se’l vino molto gli diletta, anco ne beve più, intanto che riscaldato lo stomaco dal vino noi può tenere, e sì il vomica fuore. Meramente, figliuolo, che in su questa mensa noi troviamo quésto vino, cioè il costato aperto del Figliuolo di Dio: egli è quello sangue che scalda e,caccia fuore ogni freddezza, rischiarala voce di colui che beve,

letifica l’anima.ed il cuore: perocché questo sangue è sparto col fuoco della divina carità, e scalda tanto l’uomo che gitta sè fuore di sè, e quinci viene che non può vedere sè per sè, ma sè per Dio, e Dio per Dio ed il prossimo per Dio; e quando egli ha bene bevuto, ed elli il gitta sopra il capo de’ fratelli suoi, ed ha imparato da colui che continuamente in mensa versa non per sua utilità, ma per nostra. Noi dunque, che mangiamo alla mensa predetta, conformandoci col cibo, facciamo quello medesimo non per nostra utilità, ma per onore di Dio e per la salute del prossimo, e per questo sete mandato. Confortatevi dunque, perocché questo fuoco vi darà la voce e torrà la fiocaggine.


Se’io potrò, vi verrò molto volentieri: richiàmalevene a Cristo che mi faccia venire.. ’ s t - IL Dite a missere Biringhiere (A), che si conforti in Cristo Jesù, e ragguardi la brevità del tempo ed il prezzo che è pagato per lui: io il verrò a vedere, se iò potrò. Dite a frate Simone, che io tonò la fune della ’carità, e terrollo legato al pclto suo, siccome la madre il figliuolo.» Sono consolala di’questo prete., perocché pare che abbi buona volontà: menitelo a’frati di monlo Olivelo. e sbrigatelo da conciare il più tosto [p. 127 modifica]1 2^ che voi potete. Siate, siate sollicito. Monna Giovanna (B) vi conforta e benedice. Ricordovi di Giovanna pazza ed invasata nel fuoco deU’Agnello smiraldato (C).

Lisa | D) e monna Alessia, e Cecca, cento inigliaja di volte vi si raccomandano. Laudato sia Jesù, Jesù, Jesù. [p. 128 modifica]128 ; Annotazioni alla Lettera 111.

(J) Dite a missere Biringhiere. Messere Beringbieri de^li Arzocchi nobile sanese e piovano della terra d’Asciano, di cui »i favellò nelle annotazioni alla lettera /t4.

(B) Monna Giovanna. Questa fu facilmente Giovanna moglie di Corrado Maconi nobile sanese e madre del bealo Stefano, cbe ricevè alcune lettere dalla santa; e d’ essa si favellerà nelle annotazioni alla lettera 356.

(C) IS et fuoco dell’Agnello smiraldato. La voce smiraldato, se non v’è fallo degli scrittori, è propria della santa; nè è gran fatto cb

a spiegare i non ordinar) sentimenti del suo cuore vaglhsi talora di nnovi vocaboli) jon essendo i costumati valevoli a poterli esprimere.


(D) Lisa, ec. Queste sono le solite compagne disanta Caterina