Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 119

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A frate Niccolò da Monte Alcino - Lettera 119
Lettera 118 Lettera 120

[p. 156 modifica]156 A FRATE NICCOLÒ DA MONTE ALCINO dell’órdine DE* FRATI PREDICATORI.

i * I. L’esorta a seguitare la croce e la via di Gesù Critto cbe sono ’ ■ i patimenti e’1 disonore patiti per amor suo; e come il crocifisso ci serra di scala per arrivare alla perfetta carità.

II. Lo prega ad aver cura delle sue pecorelle e singolarmente gliene raccomanda alcune qui nominate.

H9., Al nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I* voi, dilettissimo e carissimo figliuolo mio in Cristo Jesù, io Catarina, serva e schiava de* servi di Jesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi posto in su la mensa della santissima croce, dove si trova l’Agnello immaculato che se fatto a noi cibo, mensa e servitore. Considerando me, che d altro cibo non si può dilettare, nè saziare l’anima, dico che ci conviene andare per la via: egli è essa via: qual fu la via sua? fu quello che egli mangiò in essa via; pene, obrobrii, strazi! e villanie, ed ialino l’obrobriosa morte della croce. Convienci salire, poiché siamo giunti all’obietto nostro: veramente così fa 1* anima, poiché ha veduta la via che ha fatta il maestro suo. O che è a vedere tanto consumato amore, che di sè medesimo, cioè del corpo suo ha fatto scala per levarci della via delle pene e [p. 157 modifica]l57 ponerci in riposo. 0 figliuolo carissimo, chi dubita che nel principio della via li pare fadigosoj ma poiché gli è gionto a’ piei dell affetto, dell’ odio e dell’amore, ogni cosa amara li diventa dolce, sicché il primo scalone nel corpo di Cristo sono i piei. Questa fu la regola eh’ egli insegnò una volta a una sua serva, dicendo: Levali su, figliuola, levati sopra di te e sali in me; ed acciocché tu possa salire, io t’ho fatta la scala, essendo chiavellato in croce: fa che in prima tu sagli a’piei, cioè l’affetto ed il desiderio tuo; perocché come i piei portano il corpo, cos’. l’affetto porta 1 anima. A questo primo cognoscerai te medesima, poi giognerai al lato del costato aperto, per la quale apritura ti mostro il segreto mio, che quello che io ho fatto, ho fallo per amore cordiale: ine si inebria l’anima tua; in tanta pace gustarete Dio ed uomo: ine si trovarà il caldo della divina carità: cognoscerete la infinita bontà di Dio; poiché abbiamo cognosciuto noi, e cognosciuto la bonlà sua, e noi giugneremo alla pace della bocca: ine gusla tanta pace e quiete, che come cosa levata in alto, neuna amaritudine che veglia li può aggiugnere: egli è quello letto pacifico dove si ripesa 1 anima, e però dissi che io desideravo di vedervi posto in su la mensa della santissima croce.

II. Orsù, figliuolo, non stiamo più in negligenzia, che il tempo de’ fiori ne viene: abbiate buona sollicitudine delle pecorelle vostre: fate che se l’obedienzia non ve ne manda, che voi non vi partiate. Dite a coteste donne, che si riposino in su la croce collo sposo loro Cristo crocifisso. Dite a frate Giovanni che si sveni, ed aprasi in su la croce per Cristo. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesù amore. [p. 158 modifica]i58 Annotazione alla Lettera 119.

Frate Niccolo da I\Ion falcino cui è indirizzata questa lettera, Tu religioso di non ordina» a Tirtù, e suoi pregi singolari furono l’amore alla solitudine e l’odio santo di sè. Morì l’anno 1^98, e nei fasti della religione domenicana è arrotato a! catalogo de’ beati.