Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 120

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Lettera 119 Lettera 121

[p. 159 modifica]IDI) A FRATE RANIERI IN CRISTO DI S. CATARINA DE* FRATI PREDICATORI IN PISA (A).

I. Avendo inteso esser egli passato al giogo della santa obedieuza, procara animarlo alla perseverane e fortezza nel combattere contro de’ propri nemici ad esempio di Gesù Cristo fino alla morte, e singolarmente contro le tentazioni del demonio, dimostrando doversi perciò provedere delle armi dell’umiltà e carità, dell’odio di noi medesiir’ e dell’amore alla virtù.

II. Iikcsorta ad unirsi con tutte le sue potenze alla santa croce ed a Cristo crocifisso, animandolo colla speranza dell’eterna beatitudine.

J2D, Al nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. voi, reverendo padre in Cristo Jesù, per reverenzia’ di quello dolcissimo sacramento., io Catarina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi vero cavaliere e combattitore contra ogni vizio e tentazione per Crislo crocifisso, con una santa e vera perseveranzia; perocché la perseveranzia è quella che è coronata: sapete, che con la perseveranzia e con la battaglia si riceve vittoria. Noi siamo in questa vita posti come in uno campo di battaglia,

dobbiamo combattere virilmente,

[p. 160 modifica]i6o e non schifare i colpi, ne voliere il capo a dietro, ma ragguardare il nostro capitano Cristo crocifisso, che sempre perseverò, e non lassò per detto’ de’ giudei, quando dicevano!

discende della croce; nò per dimonio, neper nostra ingratitudine, ma persevera, e non lassa però di compire l’obedienzia del padre e la salute nostra infino all’ ultimo, che torna al Padre Eterno con la vittoria, che gli ha avuta d’aver tratta Kumana generazione dalle tenebre, e rendntali la luce della grazia, vincendo il dimonio ed il mondo con lutte le^ delizie sue, e n*è rimaso morto. Questo Agnello ha dato la morte a sè per render la vita a noi: colla morte sua distrusse la morte nostra; il sangue e la perseveranzia di questo capitano ci debba fare inanimare a ogni battaglia, portando pene, strazio, rimproverio e villania per lo suo amore: avere povertà volontaria, umiliazione di cuore, obedienzia compiuta e perfetta: a questo modo, quando sarà distrutta la nuvila del corpo suo, tornarà colla vittoria alla città di vita eterna: arà sconfitto il dimonio, il mondo e la carne, che sono tre perversi nemici, e singularmente la carne, che sempre ci stimola ed impugna contro lo spirito: conviencela domare e macerare col digiuno, vigilie ed orazioni, e le cogitazioni che vengono, cacciarle colle continue e sante imaginazioni, imaginando e cogitando quanto è il fuoco dell ardentissima carità; quanto elli ha fatto per noi per grazia e non per debito; che il padre ci ha dato il Verbo deH’unigeiiilo suo Figliuolo ed il Figliuolo ha dato la vita, che per amore ha svenato ed aperto il corpo suo, che da o^ni parte versa sangue: elli ha lavate le macchie delle nostre iniquità di sangue: quando l’anima ragguarda tanto amore, ^consumasi per amore, e non h pare potere fare tanto, nè potrebbe, se desse il corpo suo ad ogni pena

tormento: non gli pare potere, nò può satisfare a tanto amore, c a tanti bcnefizii, quanto riceve dal suo Creatore: egli è il dolce Dio nostro, che ci amò senza essere amato. Or con questo modo cacciarclc le cogitazioni del dimonib; ina

[p. 161 modifica]I(il voi mi potreste dire: poiché tu vuoi, ch’io sia cavaliere virile, ed io sono nel campo della battaglia combattuto da molti nemici, arme mi conviene avere, dimmi, che arme io prenda? rispondovi, ch’io non voglio che siate disarmato; ma voglio, che abbiale l’arine di Pauluccio (B), che fu uomo come voi, cioè la corazza della vera e profonda umilità, la sopravesle della ardentissima sua carila (C), che come la corazza è unita colla sopraveste, e la sopraveste colla corazza, così l’umililà è balia e nutrice della carità, eia carità nutrica l’umilila. Questa è l’arme, che io vi do, perocché ella riceve i colpi che assai può gittare il dimonio, il mondo e la carne, saette tanto avvelenale, che ce ne coglia neuna, perocché l’anima innamorata di Cristo crocifisso non riceve in sè saetta di peccato mortale, cioè per consentimento di volontà: egli è di tanta fortezza, che nè dimonio, nè creatura il può costringere più che si voglia: anco vi conviene avere in mano il coltello per difendervi da’nemici vostri; ed abbi due tagli, uno taglio di odio di dispiacimento di voi medesimi, e del tempo passalo speso con poca sollicitudine di virlè, e con molta miseria ed iniquità ed offese del nostro Salvatore.

Dobbiamo odiare questa offesa, e noi medesimi, che abbiamo offeso, perocché la persona, che ha concepulo uno odio, vuole fare vendetta della vita passata, e sostenere ogni pena per amore di Cristo, e scontamento di peccati suoi, vendicando la superbia coll’umilità;la cupidità ed avarizia con la larghezza

carità; la libertà delle proprie sue volontà coll’obedienzia. Queste sono le sante vendette che noi dobbiamo fare, quando portiamo quello coltello dell’odio e dell’amore: ma io godo ed esulto delle gloriose novelle che io ho udite di voi, che mi pare che abbiale fatta la vendetta della libertà, essendo andato al giogo dell’obedienzia santa.


Non potevate fare meglio, che d’avere renunziato al mondo ed a’ diletti e delizie sue, ed alla propria volontà.

» II. Pregovi per l’amoie di Cristo, crocifisso, che vi[p. 162 modifica]162 rilmente con una santa perseveranzia stiate in questo campo della battiglia, e non volliate mai il capo a dietro a schifare niuna colpa di molestia e tentazione, ma fermo armato dell’arme detta: coll’arme sostenete e riparate a’ colpi che vengono; col coltello di due tagli, di odio e d’amore, vi difendarete da’ Vostri nemici.

L’arbore della croce voglio che sia piantalo nel cuore e nell’anima vostra. Conformatevi con Cristo crocifìsso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifìsso; bagnatevi nel sangue di Cristo crocifìsso: inebriatevi e vestitevi di Cristo crocifìsso: come dice Paulo!

gloriatevi nella croce di Cristo crocifìsso: satollatevi d’obbrobrii, di vergogne e di vituperii, sostenendo per amore di Cristo crocifisso: conficcatevi il cuore e l’affetto in croce con Cristo, perocché la croce n’è falta nave e porto, che vi conduce a porto di salute: i chiodi vi sono fatti chiave per aprire il reame del cielo.

Orfù, padre e fratello carissimo, non dormite più nel letto della negligenzia, ma come cavaliere virile e non timoroso combattete contra ogni avversario, che Dio vi darà la plenitudine della grazia; sicché consumata la vita vostra, dopo le fadighe giugnercte al riposo ed a vedere la somma eterna bellezza e visione di Dio, dove l’anima si quieta, e riposa finita ogni pena e male, riceve ogni bene, sazietà senza faslidio, e fame senza pena. Finite la vita vostra in croce. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesù amore. [p. 163 modifica]i63 Annotazioni alla Lettera 120.

(A) L’impreosione d’Aldo che pone il nome di questo religioso di questa maniera a Fra Ranieri di santa Cristina, fu corretta dal Farri, ìd cui leggesi di santa Caterina. Quale di queste due leiiont »ia la giusta e sincera, non so indovinarlo. La Chiesa c’hanno ia Pisa i padri di s. Domenico, è titolata della vergine e martire santa Caterina; onde da essa sembra più probabile aver tolto ii copiome per sua divozione questo religioso. Ha pure qoella citta la chiesa di santa Crisima, divenuta famosa per avervi la nos-tni santa ricevale le sacre stimmate.

(B) Che abbiate T arme di Paulttccio. Per tenerezza partirle d’affetto dì la santa questa espressione maggrore ai nome dell a* postolo s. Paolo.

(Q La sopraveste della ardentissima sua carità. Della sopravesta accennata qui dalla santa favellasi nelle annotazioni alla lettera 280.

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