Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 121

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A frate Lazzarino da Pisa - Lettera 121
Lettera 120 Lettera 122

[p. 164 modifica]164 » A FRATE LAZZARINO DA PISA DE FRATI MINORI (A).

I. Dell’ardentissimo desiderio cbe ebbe Iddio di patire per nostra salute, e della gran carità verso di noi.

II. Che dobbiamo segnire la via insegnataci dal Crocefisso che è l’amore verso Dio e l’odio di noi medesimi, sopportando con fortezza, e con rassegnazione a! divino volere, ogni tribolazione) per la quale saremo iu‘eterno remunerati.

Al nome di Testi, Crislo crocifisso e di Maria dolce.

I. voi, dilettissimo e carissimo padre, e fratello e figliuolo in Cristo Jesù. Io Catarina, serva inutile, scrivo, sovvenendomi di quella dolce parola che disse Cristo, cioè; con desiderio ho desiderato di fare la pasqua con voi prima che io muoja. Di questo santo desiderio, secondo che mi dà la divina grazia, che io per me non so, ma solo Dio ò quello che è; secondo dunque che Dio ha vulnerala l’anima, ardisco di dire quello che disse Cristo. Con desiderio io ho desiderato che noi facciamo la pasqua prima che noi muojamo.

Questa sarà la nostra dolce e santa pasqua, cioè quello che dice David nel salterio. Gustate e vedete; ma non pare che possiamo vedere Dio, se in prima non fac[p. 165 modifica], i65 ciamo questa santa pasqua di gustarla: di gustarla dico per amore della sua inestimabile dilezione della carità, cognoscendo e gustando, cbe la bontà di Dio non vuole altro che il nostro bene; come dice quello innamorato di Paulo. Dio è nostra santificazione e giustizia, ed ogni nostro riposo; e la volontà di Dio non vuole altro che la nostra santificazione. 0 inestimabile dilezione e carila ! tu dimostri questo affocato desiderio, e corresti come ebbro e cieco all’obbrobrio della croce.

Il cieco non vede nè l’ebbro quando è bene avvinacciato!

così elli quasi come morto perdette sè medesimo, siccome cieco ed ebbro della nostra salute, e noi ritrasse la nostra ignoranzia, nè la nostra ingratitudine, nè 1’ amore proprio che noi abbiamo a noi medesimi. 0 dolcissimo amore Jesu: tu ti hai lassato accecare all’amore, che non ti lassa vedere le nostre iniqui tadi, e perduto n’hai il sentimento: o Signor dolce, e’parmi che l’abbi voluto vedere e punire sopra al corpo dolcissimo tuo, dandoti al tormento della

croce; e stando in su la croce come innamorato a mostrare che non ci ami per tua utilità, ma per nostra santificazione.


II. E drittamente elli sta come nostra regola,.come nostra via e come libro sciitto, nel quale ogni per-, sona grossa e cieca può leggere. Il primo verso del» libro è odio ed amore, cioè amore dell’ onore del padre ed odio del peccato. Adunque, dilettissimo e ca-, rissimo fratello e padre, per revcrenzia del Sacramento seguitiamo questo dolce libro che così dolcemente ci’ mostra la via. E se avvenisse che questi tre nostri nemici si parassero nella via, cioè il mondo, la carne ed il dimonio, e noi pigliamo 1’ arme dell’ odio, sic* come fece il padre nostro santo Francesco, unde perchè il mondo non li gonfiasse lo stomaco, elli elesse la santa e vera estrema povertà, e così voglio che facciamo noi; e se il dimonio della carne volesse ribellare allo spirito, ci unga il dispiacimento ed affligga, S. Cotenna, Opere. T. V. 11 [p. 166 modifica]166 e maceri il corpo nostro, siccome fece esso nostro padre; il quale sempre con sollicitudine e non con negligenzia corse per questa santa via. E se il dimonio giognesse con le molle illusioni e variate fantasie, e col timore servile, e volesseci occupare la mente e l’anima nostra, non temiamo, perocché queste cose sono diventate impotenti per la virtù della croce. 0 amore dolcissimo, poiché non possono più, se non tanto quanto Dio li dà, e Dio non vuole altro che ’l.nostro bene, adunque non ci darà p-j.che noi possiamo portare.

Confortatevi, confortatevi, e non schifate pena,: conservando sempre la santa volontà, sicché ella non si riposi in altro che in quello che Cristo amò ed in quello che Dio odiò, e così armata la nostra volontà di odio ed amore (B), riceverà tanta fortezza, che come dice santo Paulo, nè il mondo, nè il demonio, nè la carne ci potrà ritrarre da questa vita. Portiamo, portiamo, fratello carissimo, perocché quanto più pena portaremo quaggiù con Cristo crocifisso, più’ricéveremo gloria, e neuna pena sarà tanto remunerata, quanto la fadiga del cuore e la pena mentale, perocché sono le maggiori pene che sieno, e però sono degne di maggiore frutto. In questo dunque modo ci conviene gustare Dio, acciocché possiamo vedere. Altro non vi dico, se non che siamo uniti e trasformati in quella dolce volontà di Dio. Corriamo, corriamo, dolcissimo fratello, legati tutti coKvincolo della carità con Cristo crocifisso in sul legno della croce. Io Catarina, serva inutile di Jesù Cristo, mi vi raccomando, e pregovi che pregate Dio per me, sicché io vada in verità. Jesù, Jesù, Jesù.

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i *. »n#ò.ini. » i M ‘ .’m . [p. 167 modifica]167 Annotazioni alla Lettera 121.

(J) Questo Fra Lazzarino da Pisa He’ padri conventuali di s.

Francesco legò amicizia con santa Calelina alla occasione, che fu a predicare in Siena nella chiesa dell’ Ordine suo. Alle esortazioni fervorose della santa riordinò egli il suo ’ivere a forma migliore di religiosa osservanza, onde, pieno di santo zelo, oprò gran cose a prò dell’anime nel! ’ufficio del predicare. Sì preso egli renase della santità di questa Tergine, che mai fioiva di celebrarla, onde da alcuno de’ suoi per ischcrno era appellato col nome di Caterinalo.

(B) E così annata la nostra volontà cT odio ed amore. L’impressione dell’Aldo area questo passosi guasto da non potPisene rilevare il senso. Anche il Farri Cavea adulterato. Ro. l’abbiamo composto con ricomporre due voci, che stimo essere state guaste o da’eopiatoj, o dallo stampatore, con soltiliisima mutazione, ponendo armata per ornata, ed oidio per Dio, come sembra richiedersi al Tero sentimento della santa.