Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 123

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A maestro Giovanni Terzo - Lettera 123
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  • ?4 A MAESTRO GIOVANNI TEIIZO dell’ordine de’FRATI EREMITI DI S. AGOSTINO (A).

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1 * ’ i’..,.

). Lo prega ad annegarsi nel sangue di Gesù, mostrando come in esso resta uccisa la propria volontà, ed il venne della co» scienza, mediautè il fuoco della carità cbe li trova in detto .. ’! i i sangue. .

f. ‘ ’ ’ ’ ’.. “.

II. Cbe per conseguir tulio questo c? conviene conoscere Iddio sommo bene, c’I peccato somma miseria, per concepire amore di quello e odiò verso di questo, e cbe fuou del peccato niuna cosa può dirsi male.

III. Della pazienza,. fortezza ed altre virtù cbe »’acquistano col suddetto conoscimento.,. « IV. Lo prega a partirsi, e venire ad essa per ottener ciò cbe desiderava, senza’ pero offendere I’ obbedienza.

123» Al nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. Ilarissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de*servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo,, con desiderio di vedervi bagnato ed annegalo nel sangue dello svenato Agnello, il quale sangue lava ed annega, cioè uccide la propria perversa volonlà. Dico, cli

lava la faccia della coscicnzia ed uccide il vermine d’essa coscienza, perocché il sangue e’ è fatto bagno; e perché il sangne non è senza fuoco, anco è intriso col fuoco della divina carità, perocché In sparlo per amore; sicché il fuoco col sangue lava e consuma la ruggine

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della colpa che è nella coscienzia, la quale colpa

uno vermine che rode in essa coscienzia; unde morto che è questo vermine, e lavata che è la faccia dell’anima e privata del proprio e disordinato amore; perocché mentre che 1’ amore proprio é nell’ anima, questo vermine non muore mai, nè si leva la lebbra della faccia dell’anima. Poniamo che’l sangue ed il fuoco del divino amore ci sia dato, ed a tutti è dato questo sangue e fuoco per nostra redenzione, e nondimeno da tutti è non participato; e questo non è per difetto del sangue, nè del fuoco, nè della prima dolce Verità che ce l’ha donato, ma è difetto di chi non vota il vasello per poterlo empire d’esso sangue; nude il vasello del cuore, mentre che egli è pieno del proprio amore, o spiritualmente, o temporalmente non può empire il divino amore, nè participare la virtù del sangue, e però non si lava la faccia e non s’ uccide il vermine. Dunque c è bisogno di trovare modo di votarsi e d’empirsi, acciocché noi giognamo a questa peifezione d’ uccidere la propria volontà, perocché uccisa la volontà è’ucciso il vermine.


II. Che modo ci è dunque, carissimo figliuolo? dicovelo; che noi ci apriamo l’occhio dell’intelletto a cognoscere uno sommo bene ed uno miserabile male!

il sommo bene è Dio, il quale ci ama d’ineffabile amore, il quale amore ci è, manifestato col mezzo del Verbo unigenito suo Figliuolo, ed il Figliuolo ce l’ha manifestato col mezzo del sangue suo; unde nel sangue cognosce l’uomo l’amore che Dio gli porta, ed il suo proprio miserabile male, perocché la colpa ò quella che conduce 1’ anima alle miserabili pene eternali; e però è solo il peccato quello che è-male, il quale procede dal proprio amore, perocché veruna altra cosa è che sia male, se non questa: e questo fu cagione della morte di Cristo, e però dico che nel sangue cognosciamo il sommo bene dell’amore che Dio ci ha, ed il miserabile nostro male, perocché altre cose non sono mile se non solo la colpa, come detto è; unde nè tribolazioni, nè [p. 176 modifica]I i j6 persecuzioni del mondo non sono male, ne ingiurie, nè strazj,-nè scherni, nè villanie, nè tentazioni del dimonio, nò tentazioni degli uomini; le quali tentano i servi di Dio nelle tentazioni, nelle molestie, che dà r uno servo di Dio all’ altro; le quali Dio tutte permette per tentare e per cercare se trova in noi fortezza e pazienzia, e perseveranzia infino all’ultimo, anco conducono l’anima a gustare il sommo ed eterno bene. Questo vediamo noi manifestamente nel figliuolo di Dio, il quale essendo Dio ed uomo, e non potendo volere veruno male, non l’averebbe elette per sè, che tutta la vita sua non fu altro che pene, e tormenti, e strazj, e rimproveri, e nell’ultimo l’obbrobriosa morte della croce, e questo volse sostenere, perchè era bene, e per punire la colpa nostra, che è quella cosa che è male.

? III. Poi dunque che / occhio dell’intelletto ha così ben veduto e discernuto chi gli è cagione del bene e chi gli r.è cagione del male, e quale è quello che:è bene e quello che è miserabile male, l’affetto, perchè va dietro all’intelletto, corre di subito ed ama il suo Creatore, cognoscendo,nel sangue l’amore suo ineffabile, ed ama tutto quello che vede che’l taccia più piacere ed unire con lui; unde allora si diletta delle molte tribolazioni, e priva sè medesimo delle consolazioni proprie per affetto ed, amore delle virtù; e non elegge lo strumento delle tribolazioni, che provano le virtù a suo modo, Nma a modo di colui che gli’l dà., cioè Dio,.il quale non vuole altro, se non diesiamo santificati in lui, e però gli’l concede come egli ha tratto l’amore daH’amoie (B); e perchè l’occhio delI stelletto in esso amore ha veduto il suo male, cioè la sua colpa, odialo, hitanbochè desidera vendétta di quella cosa che n’è stata; cagione. La cagione/del pec** cato è il proprio, amore, il quale nutrica la pcrveisa volontà che ribella alla ragione, e mai non resta di crescere e di mulliplicare 1’ odio dell* amore sensitivo inlnio che l’ha morto: e però diventa subito paziente [p. 177 modifica]e non si scandclizza in Dio, nò in sè, nè nel prossimo suo; ma ha presa l’arme a uccidere questo perverso sentimento, il quale conduce 1’ anima a tanto miserabile male che li lolle l’essere della grazia, e dalli la morte, tornando a non caselle, perchè è privata di colui che è. Tolie dunque il coltello, che è 1 arme con che si difende da’nemici suoi, e con quello uccide la propria sensualità; il quale coltello ha due tagli, cioè odio ed amore, e menalo con la mano del libero arbitrio, il quale cognosce che Dio gli ha dato per grazia e non per debito, e con esso coltello taglia ed uccide. Or a questo modo, figliuolo, partecipiamo la virtù del sangue ed il calore del fuoco, il quale sangue lava, ed il fuoco consuma la ruggine della colpa ed uccide il vermine della coscienzia: non uccide propriamente la coscienzia, la quale è guardia dell’anima, ma il vermine della colpa che v* è dentro. In altro modo, nè per altra via non potremo giognere a pace ed a quiete, nè gustare il sangue dell’immacolato Agnello. E però vi dissi, ch’io desideravo di vedervi bagnalo ed annegato nel sangue di Cristo crocifisso.

Dunque levatevi su, e destatevi dal sonno della negligenzia, ed annegate la propria perversa volontà in questo glorioso prezzo, e non vi ritragga timore servile, nè amore proprio, nè detto delle creature, nè mormorazione, nè scandalo del mondo; ma perseverale con virile cuore, e guardate che voi non facciate come i matti; e se voi l’avete fatto, sì ve ne dolete di scandalizzarvi nei servi di Dio, o mormorare delle loro operazioni, perocché questo è uno de segni che la volontà non è morta: e se ella è morta nelle cose temporali, non è anco morta nelle spirituali. Vogliate dunque che in tutto muoja ad ogni suo parere, e viva in voi la dolce eterna volontà di Dio, e di questa siate giudice, siccome dice la nostra lezione. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

IV. Scriveslemi che il figliuolo non poteva stare senza il latte ed il fuoco della mamma, mule se ne [p. 178 modifica]178 nverete volontà, non tardate a venire per esso. Dite die non vorreste offendere l’obedienzia: venite per la licenzia., e non l’offenderete, ed ecci di bisogno, perchè Nanni s è partito (C) per buona necessità, sicché se potete venire 1’ averò molto caro. Jesù dolce, Jesù amoreRaccomandateci al baccelliere (D) ed a frate Antonio, ed a misser Matteo, e all’abbate, e a tutti gli atri. [p. 179 modifica]Annotazioni a lift Lettera 123.

(A) Tra molli religiosi, che con parzialità d’affetto furono lavoriti dalla serafica tergine, non ebbero l’ultimo luogo gli ereuiitaui «li san Agostino; e singolarmente quei del convento di Lecceto, di cui favelleremo nelle annotazioni alla lettera ia5; uno d’ossi fa fra Giovanni Tanlucci nobile sanese, dello Ferzo a cagione d’essere succeduto nella carica di priore del convento di Lecceto a due altri religiosi del nome medesimo, cioè al beato Giovanni Incontri ed al beato Giovanni Chigi della patria stessa amendùe. Fu il Tantucci maestro in divinità, onde per lo più appellasi dalla santa col nodo titolo di maestro, dottore della università di Cambridge.« Inghilterra, e molto adoperato uè’governi dal generale dell’Ordine, Non era appo di questo religioso in molto credito la virtù, che di per tutto celebrivasi della santa; che anzi togliendo in sinistro ciò che da essa operavasi, si pose in cuore di confonderla portandosi da lei a tal line instetne con Fra Gabriele da Volterra provinciale de’ Francescani, che sentiva con esso delle operazioni di questa vergine.

3Ia il contrario a ciò, che eran-ii figurati, avvenne loro; poiché di tal maniera furono presi dal parlare della santa, che convinti rimasero del loro errore; onde da indi innanzi condussero più santamente la vita, e’1 Tantucri volle essere de’discepoli d’essa nella scuola dello spirito, e compagno iti varj de’suoi viaggi, e singolarmente in quei d’ Avignone e di Roma, e fu gran panegirista delle sue virtù. Egli fu l’uno de’ tre, che da Gregorio XI ebbe facoltà di confessare in ogni luogo quei che conduceanst a penitenza per-l’opera di questa santa. Di quest’uomo fa menzione santa Caterina in alcune sue lettere, e singolarmente nella quinta a Gregorio XI e nella decimasesla, ch’è ad Urbano VI. Scissegli la santa altra lettera, cb’è comuoe ad esso ed a Fra Raimondo, cbe di qoei giorni erano in Avignone. 3Ior questo sant’uomo onoralo del titolo di bealo a \ d’ottobre dell’anno 1391, cioè ondici anni dopo hi morte della santa, e non prima d’essa, come s’avvinarono i continuatori dell’opera del padre Bollando. D’esso favellano monsignor Landucci e gli autori Agostiniani, cbe hanno scritto de’fatti del loro Ordine.

(B) Come egli ha tratto P amore daWamore. Cioè dire Iddio concede le tribolazioni altrui giusta la misura dell’amore cbe altri porta a Dio, natogli in cuore dall’amore, con cui vedesi amato!

onde la particella come è come se dicesse a quella misura, o a quella maniera; e’I pronome egli si riporta non a Dio, ma a colui, eh è tribolato. D’altra maniera uon parmi potersi intendere le parole della santa.

(C) Nanni s’è partito. Nanni è lo stesso che Giovanni. Fra’di[p. 180 modifica]i8o scepoli della santa trovasi registrato da ser Cristofano Gnidini un tal Giovanili di Bartolomeo, che forse è quegli, che qui accennasi.

(D) Raccomandateci al baccelliere, ec. Tutti discepoli della santa, ed a’quali scrisse alcuna lettera. Il baccelliere è Fra Guglielmo d’Inghilterra; Frat’ Antonio fu compagno d’esso, amendoe Agostiniaui; jnesser Matteo era il rettore dello spedale della fliìsericordia; e l’abate o quello rii sant’Antimo, di cui altrove s’è favellato, come pure si favellerà degli altri. *