Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 124

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A frate Guglielmo d'Inghilterra - Lettera 124
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[p. 181 modifica]GUGLIELMO D’ItNGHILTElUU De’pRATI EREMITI DI 3. AGOSTINO (A).

J. Desidera vederlo illuminato eoo vero lume; e dimostra come tì sono due lumi, ano più imperfetto, necessario n tatti comunemente per vìvere in grazia; l’altro più perfetto, che conviene a quelli che vogliono arrivare alla perfezione.

II. Dell’amor proprio spiutuaie; e cbe non dobbiamo porre tatto lo stadio nel mortificare il corpo, an nel mortificare la propria volontà, anco circa le cose spirituali; non cercando di servire a Dio secondo la nostra consolazione, ed il nostro modo, ma secondo cbe più richiede la gloria di Dio; «ni cbe smarrita col mezzo p ù perfetto accennato di sopra; onde esorta il suddetto padre a non volere offendere la propria perfezione abusandosi dei lami ricevati da Dio.

ìfittUtix J24.

Al nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. N^Éarissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi con vero lume, perocché senza il lume non potremo andare per la via della verità, ma andaremo in tenebre.

Due lumi sono necessari d’avere. Il primo è, che noi siamo alluminati in cognoscere le cose tranS.

Caterina. Opere. T. V. 2 [p. 182 modifica]182 sitorie del mondo, le quali passano tutte come il vento; ma non si cogtìosce bene questo, se noi non cognosciamo la nostra propria fragilità quanto ella è inchinevole con la legge perversa, che è legata nelle membra nostre, a ribellare al suo Creatore. Questo lume è necessario a ogni creatura che ha in sè ragióne, in qualunque stato si sia, se vuole avere la divina grazia e participare il frutto del sangue ’ dell’immacolato Agnello. Questo è il lume comune, cioè, che comunemente ogni persona il debba avere; perocché chi rio ri T ha sta in stato di dannazione; e questa è la cagione che egli non è in stato di grazia non avendo il lume; perocché chi non cognosce il male della colpa,‘

chi n’ è cagione non il può schifare, nè odiare la cagione: così chi non cognosce il bene e la cagione del bene, cioc la virtù non può amare nè desiderare esso bene; e poiché l’anima è venuta ed ha acquistato il lume generale, non debba stare contenta, anco debba andare con ogni sollicitudine al lume perfetto; perocché essendo in prima imperfetti che perfetti, col lume si vuol andar alla perfezione. Due maniere di perfetti vanno in questo perfetto lume, cioè sono alcuni che perfettamente si danno a gastigare il corpo loro, facendo aspra e grandissima penitcnzia; ed acciocché la sensualità non ribelli alla ragione, tutto hanno posto il desiderio loro più in mortificare il corpo, che in uccidere la propria volontà. Costoro si pascono alia mensa della penilenzia, e sono \buoni e perfetti; ma se essi non hanno una grande umiliti, e tutti confortinsi a essere giudici della volontà di Dio e non di quella degli uomini, spesse volte.offendono la loro perfezione, facendosi giudicatori di coloro che non vanno per quellar medesima via che vanno egli; e questo gli addiviene, perchè hanno posto più studio e desiderio in mortificareil corpo che uccidere la propria volontà.


Questi colali vogliono scegliere sempre i tempi, e luoghi e le consolazioni della mente a loro modo, e anco le tribolazioni del mondo e le battaglie?del dimonio, [p. 183 modifica]183 dicendo per inganno di loro medesimi ingannati dalla propria volontà, la quale si chiama voluntà spirituale.

Io vorrei questa consolazione e non queste battaglie, nè molestie del dimonio, non già per me, rua per più piacere ed avere Dio; perchè meglio melo pare avere in questo modo che in quello. E per questo modo spesse volte cade in pena ed in tedio, e diventane incomportabile a sè medesimo, e così offende il suo stato perfetto, e giacevi dentro l’odore della superbia e non se ne avvede; perocché se elli fusse veramente umile e non presuntuoso, vedarebbe bene che la prima dolce Verità dà lo stato, il tempo, il luogo e consolazione e tribolazione, secondo che è necessità alla salute nostra, ed a compire la perfezione nell’anima alla quale è eletto; e vederebbe che ogni cosa dà per amore, e però con amore e con riverenzia debba ricevere ogni cosa, siccome fanno e secondi che sono in questo dolce e glorioso lume, e quali sono perfetti in ogni stato che sono, ed in ciò che Dio permette a loro, ogni cosa hanno in debita reverenzia, reputandosi degni delle pene e delli scandali del mondo, e d’essere privati delle loro consolazioni; e come si reputano degni delle pene, così si reputano indegni del frutto che seguita della pena: costoro nel lume hanno conosciuta e gustata l’eterna volontà di Dio, la quale non vuole altro che lo nostro bene e che siamo santificati in lui; e però le dà, e poiché l’anima l’ha cognoscinta, se n è vestita, e non attende ad altro, se non a vedere in che modo possa crescere e conservare lo stato perfetto suo per gloria e loda del nome di Dio; e però apre l’occhio dell’intelletto nell’obietto suo Cristo crocifisso, il quale è regola, via e dottrina a’perfetti ed all imperfetti, e vede lo innamorato Agnello che gli dà dottrina di perfezione, e vedendolo se ne innamora. La perfezione è questa, che il Verbo del Figliuolo di Dio si notricò alla mensa del santo desiderio dell’onore del padre e della salute nostra, e con questo desiderio corre con grande sollicitnd’ne [p. 184 modifica]i84 all’obbrobriosa morte elei In croce, non schifando, nè fadiga, nè labore, non ritraendosi per nostro ingratilodine ed ignoranzia di non cognoscere il beneficio suo, nè per persecuzione de’, giudei, ’nè per persecuzione, nè per scherni, nè villanie

mormorazioni del popolo, ma tutte le trapassa come nostro: capitano e vero cavaliero, il quale era venuto per insegnarci la via e la dottrina e,la regola sua, giognendo alla porta con la chiave del suo prezioso sangue sparto con fuòco d’amore, e con odio e dispiacimento del peccato; quasi dica questo dolce ed innamorato Verbo: Ecco, che io vi ho fatta -la via ed aperta la porta col sangue mio: non siale voi dunque negligenti a seguitarla, ponendovi a sedere con amore proprio di voi, e con ignoranzia di non cognoscere la via, e con presunzione di volerla eleggere a vostro modo e non di me che l’ho fatta. Levatevi dunque suso e seguitatemi j perocché neuno può andare al Padre, se non per me; Io so’ la via e la porla. ».


II. Allora l’anima innamorata ed ansietata d’amòre corre alla mensa del santo desiderio, e non vede.sè per sè cercando la propria consolazione, nò spirituale, nè temporale,’ ma come persona, che alitutto in questo lutile e cognoscimento ha annegata la propria volontà non rifiuta nessuna fadiga da qualunque lato ella si viene, anco con pena con obbrobrio e molte molestie del dimonio, e mormorazione delti nomini mangia in su la mensa della croce il cibo dell’onore di Dio e della salute dell’animé, e non cerca alcuna remunerazione nò da Dio, nè dalle créature, cioè, che non servono a Dio per proprio diletto, nè al prossimo per propria volontà ed utilità, ma per puro amore perdono loro medesimi, spogliandosi dell’uomo vecchio, cioè della propria sensualità, e veslonsi dell’uomo nuovo Cristo dolce Jesù, seguitandolo virilmente. Questi sono che si pascono alla mensa del santo desiderio, e cli

hanno posto più la sollicitudine in uccidere Ja propria volontà, clic in uccidere, o in mortificare il corpo: essi hanno

[p. 185 modifica]i So bene mortificato il corpo, ma non per principale effetlOj ma come strumento, che egli è ad ajutare e ad uccidere la propria volontà, perocché il principale effetto debba essere, ed è da uccidere la volontà, che non cerchi, nè voglia altro, che seguitar Crislo crocia .fisso, cercando l’onore e la gloria del nome suo, e la salute dellJ anime. Costoro stanno sempre in pace ed in quiete, e non hanno chi li scandalizzi, perocché hanno tulio via quella cosa che lo’ dà scandalo,- cioè, la propria volontà: tutte le persecuzioni che il móndo può dare, ed il dimonio, tutte corrono sotto i piei suoi; sta nell’acqua attaccato a tralci dell affocato desiderio, e non si immolla. Questi gode d’ogni cosa, e non è fatto giudice de’ servi di Dio, nè di neuna creatura che ha in sè ragione, anco gode d’ogni stato e d’ogni modo che vede, dicendo: grazia sia a te, Padre Eterno, che nella casa tua hai molle mansioni; e pia gode de’ diversi modi che vede, che di vederli andare tutti per una via, perchè vede manifestare più la grandezza della bontà di Dio: d’ogni cosa gode e trae l’odore delia rosa, ed eziandio quella cosa che vede spessamente che è peccato, non piglia per giudicio, ma piuttosto con santa e vera compassione, dicendo!

Oggi tocca a te e domane a me, se non fusse la divina grazia che mi conserva. O menti sante, mangiatori alla mensa del santo desiderio, che con tanto lume sete gipnli a nutricarvi del cibo santo, vestili del vestimento dolce dell’Agnello, cioè, dell’alletto e carila sua. Voi non perdete il tempo a ricevere t falsi gindizii, nè de’servi di Dio, nè de’servi del mondo: voi non vi scandalizzale per veruna mormorazione, nè per voi, nè per altrui: l’amore vostro è ordinalo in Dio e nel prossimo, e non disordinato; e perchè elli è ordinato, non pigliano, carissimo figliuolo, questi colali mai scandalo in coloro che essi amano, perocché il loro parere è morlo, e non hanno preso giudizio, che siano guidali da uomini, ma solo dallo Spirilo Santo. Or -vedete dunque che costoro guatano l’arra di vita eterna [p. 186 modifica]i86 in questa vila. A questo lume, vorrei die voi e li altri figliuoli ignoranti giognessero, perocché vedo, che questa perfezione manca a voi ed a li altri, perocché se egli non vi mancasse, non sareste gionti a tanti scandali e mormorazioni, e falso giudicio, cioè, di’credere e dire che altri sia guidata e tenuta per la volontà della creatura e non del Creatore: dolmene il cuore e l’anima di vedervi offendere la vostra perfezione, alla quale Dio v*ha chiamato sotto specie d’amore e colore di virtù; e nondimeno ella è quella zizzania che lo diinonio ha seminata nel campo del Signore, e questo ha fatto per affogare il grano de* santi desiderii e della dottrina, che è stata seminata ne’ campi vostri. Non vogliate dunque fare più così, poiché Dio v’ha dato di grazia più lumi, il primo di spregiare il mondo, il secondo di mortificare il corpo, il terzo di cercare 1* onore di Dio: non offendete questa perfezione con la volontà spirituale, ma trapassate dalla mensa della penitenzia e giognete alla mensa del desiderio di Dio, dove l’anima è morta in tutto alla propria volontà, notricandosi senza pena nell’ onore di Dio e nella salute dell’ anime, crescendo la perfezione, e non offendendola.

Unde considerando me, che senza il lume questo non 51 può avere, e vedendo che non c* era, djssi, ch’io desideravo e desidero di vedervi con vero e perfetto lume, e così v) prego per l’amore di Cristo crocifisso voi e frate Antonio, e tutti gli altri, e singulannente voi, che v’ingegnate d’acquistarlo, acciocché siate nel numero de* perfetti e non degli imperfetti.

Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. A tutti mi vi raccomando. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Jesù dolce, Jesù Amore. [p. 187 modifica]i8; thtnotazione aliti Lettera 121.

(J) Questo Fra Guglielmo d Inghilterra la ano de’pih chiari lumi che abbiano illustrato il sacro eremo di Lecceto. Scrissegli la santa sei lettere, e di lui favella iu assai altre appellandolo or Baccelliere dal grado d’onore che tenea nelle scienze; or Guglielmo da Lecceto dal luogo di sna dimora, e talora pare Guglielmo d’ Inghilterra dal regno ov’ era nato. Della costui virtù ci lasciò illustre memoria ser Cristofano di Gano Gii dini statogli condiscepolo nella scuola di questa serafica maestra. Il Landucci registrò aver lui per ispirilo veduta l’apostasia dcH’Inghillerra dalla fede cattolica accaduta indi ad nn secolo e mezzo. Del resto è noto quanto egli s’adopcrasse a tener quella nazione al partito di Urbano, e quanta forza avessero le di Ini pratiche in quel fatto per l’altra stima in cui era, lo dichiararono gl. stessi Inglesi nel manifesto che pubblicarono a favore di Urbano, fondandosi, fra le altre ragioni, anche sulla provata virtù di questo religioso. Distese poi E ra Guglielmo una vita della santa a foggia di discorso, e mancato poco dopo la santa, lu pe suoi religiosi onorato col titolo dì beato.

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