Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 126

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
A frate Guglielmo Lecceto - Lettera 126
Lettera 125 Lettera 127

[p. 193 modifica]% I ..

A FRATE GUGLIELMO A LECCETO ESSENDO ESSA CATARINA A FIORENZA (/4).

I. Lo prega ad annegarsi nel «angne di Gesù Cristo, mostrando come esso ci dà lume |er conoscere l’eterna veriià cioè la divina volontà intorno al Gnu delia nostra creazione e passione di Ge»ù Crislo.

II. Dell1 amore Terso Iddio, e desiderio di patire, che concepisce l’anima dopo aver conosciuto tal verità col lume predetto.

III. Delia speranza che si concepiva da santa Chiesa circa la ri* forma di molti abusi correnti, vedendo che il popolo s’e mendavn; onde prega detto padre insieme cogli altri padri a fare speciale orazione per ^stabilire la pace, tbizitztx J2G, Ai nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. ilarissimo figlinolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi bagnato ed annegato nel sangue dell’umile e dolce ed immacolato Agnello, il quale sangue ci ha tolta la morte e data la vita: tolse la tenebre e diecci la luce; perocché nel sangue di Cristo crocifisso cognoscemmo la luce della somma eterna verità di Dio; il quale ci creò alla imagine

similitudine, ma per amore e per grazia,

[p. 194 modifica]’94 e non per debito. La verità fu questa, cbe ci creò per gloria e loda del nome suo, e perché godessimo e gustassimo il sommo ed eterno bene suo; ma dopo la colpa di Adam s’era offuscala questa verità: unde quello amore ineffabile, che costrinse Dio a trarre noi di sè, cioè creandoci alla sua imagine e similitudine sua, questo medesimo amore il mosse, non che Dio si muova in sè, che egli è lo Dio nostro immobile, ma l’amor suo inverso di noi a darci il verbo dell’unigenito suo Figliuolo; ponendoli la obedienzia, che sopra lui punisse le colpe nostre, e nel sangue suo si lavasse la faccia dell’anima, la quale con tanto amore aveva creala tanto nobile, e nel sangue suo volse che ci manifestasse la sua verità: bene lo vediamo manifestamente, che se in verilà non ci avesse creati per darci vita eterna, perchè godessimo il suo sommo ed infinito bene, non ci averebbe dato sì fatto ricomperatore, nè da lo sè medesimo, cioè tutto sè Dio e tulio nomo. Adunque bene è la verità, che ’l sangue di Cristo ci manifestale fa chiari d’essa verità della dolce volontà sua; e se io considero bene, veruna virtù ha in sè vita, sè non è fatta ed esercitala nell’anima con questo lume della verità.

II. 0 verilà antica e nuova, 1 anima che ti possiede è privata dalla povertà della tenebre ed ha la ricchezza della luce; non dico luce per visioni mentali nò per altre consolazioni, ma luce di verità, cioè, che cognosciula la verità nel sangue, l’anima s’inebria, gustando Dio per affetto di carità col lume della santissima fede, con la quale fede debbono essere condilo tutte le nostre operazioni; dilettandoci di mangiare il cibo dell anime per onore di Dio in su la mensa della santissima croce, non in su la mensa del diletto, nè della consolazione spirituale e temporale; ina in su la croce, stirpando erompendo ogni nostra volontà, portando strazii, scherni ed obhrobrii e villanie per Cristo crocifìsso, e per meglio conformarsi con la dolce volontà sua. Allora gode l’anima, quando si vede falla una cosa con lui per af[p. 195 modifica]igj Petto d’amore, e vedesi vestita del vestimento suo; e tanto si diletta il sostenere pene per gloria e loda del nome suo, che se possibile li fusse d’avere Dio e gustare il cibo dell’anime senza pena, più tosto il vuole con pena per amore del suo creatore: unde essa ha questo desiderio ? dalla verità: con che la vide e cognobbe ? col lume della fede. In su che si pose quest’occhio per vederla? nel sangue di Cristo crocifisso.

In che vasello il trovoe? nell’anima sua, quando cognobbe sè. Questa è la via a cognoscere la verità, e veruna altra ce ne veggo, e però vi dissi eh io desideravo di vedervi bagnato ed annegato nel sangue dell’umile ed iminàculato Agnello.

III. In questo sangue godiamo e speriamo, che per amore del sangue Dio farà misericordia al mondo ed alla dolce sposa sua: dissolverà la tenebre della mente degli uomini; e già mi pare che un poca dell’aurora cominci a venire, cioè, che l nostro Salvatore ha illuminato questo popolo d’essersi levato dalla perversa ciechita dell’ offesa, che facevano, facendo celebrare per forza. Ora per la divina grazia tengono l’interdetto (B), e cominciansi a drizzare verso l’obedienzia del padre loro: unde io vi prego per l’amore di Cristo crocifisso, che voi e frate Antonio (O, il maestro, e Fra Felice e li altri facciate speciale orazione, strignendo la divina bontà, che per amore del sangue mandi il sole della sua misericordia, acciochò tosto si faccia la pace, che veramente sarà uno dolce e soave sole. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce. dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesù amore. [p. 196 modifica]Annotazioni alla Lettera 126.

j * (.’/) Questa lettera per isbaglio o dello stampatore, o di cbi si tolse in cura di darla alla luce, era tutta quanti a disteso posta due volle, e col lifolo stesso essendo la 77 e la 137 nella impressione d’Aldo

raddoppiata pure la dà il Farri, laonde in quella edizione si è posta solamente una volta.


(/?) Ora per la divina grazia tengono V interdetto. Era la santa in Firenze portataci da’comandi di Gregorio XI a ripigliare il filo (er l’accomodamento delle differenze tra la Chiesa e quella repubilica.

Come già s’avvertì nelle annotazioni alla lettera a5, aveà quella città lasciato d’ osservare l’interdetto in cui era incorsa, tornando per» dopo alquanti mesi alla ubbidienza degli ordini del pontefice, e con quest’alto fecesi per essa il primo passo per tornare in grazia del pontefice. Che ella avesse tutta la parte in ridurre quel popolo alla ubbidienza dovuta al sagro divieto, ce n’assicura il beato Stefano Maconi che le tenne compagnia; il quale in alcune annotazioni cbe ha lasciate per la leggenda della santa, favellando della sua andata a Firenze, e come il primo dì che vi giugnesse, facessevi tre bellissime orazioni, soggingne: Et grafia divina tanta est per eam operata, tjuod libi cum inaxmto contempla sedis apostolica? fregerant interdìctiim, ad ipsius virgmis exortationem iterimi assumpserunt, atipie servaverunt.

(C) Frate Antonio, ec. I qui nominati sono frate Antonio da Nizza, maestro Giovanni Tantucci e Fra Felice da Massa, tutti eremitaiK ed uomini segnalali di virtù.