Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 128

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A frate Guglielmo d'Inghilterra - Lettera 128
Lettera 127 Lettera 129
[p. 201 modifica]201 Al venerabile religioso frate Guglielmo 1* Inghilterra,, il quale era baccelliere dell* Ordine de Irati Eremitani di s. Agostino a Selva di Lago (A), I. Desidera vedere sé e lui infhmmati d! vera carità per unirsi cou Dio,

seguitarlo ne’suoi patimenti; e perciò spogliarsi del* l1 amor propiìo, che c’impedisce quest’unione con Dio.


II. (/esorta a sottomettersi alla volontà del priore, si ligularmente nel celebrare ogni giorno, III. Lo prega n non voler cercare le proprie consolazioni, ma la sola gloria di Dio nel procurare la salute de prossimi, e finalmente a volere udir volentieri le ucccssità di Fr. Antonio per non dar luogo alle discordie.

128» Al Nome di Jcòu Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. voi, reverendissimo e carissimo padre in Cristo Jesù. lo Calanna, serva e schiava de’servi del Figliuolo di Dio, vi conforto e raccomando nel prezioso sangue suo, cou desiderio di vedervi uniti e*trasformati nella sua inestimabile carità, sicché noi, che siamo arbori sterili ed infruttuosi senza neuno frutto, siamo innestati nell arbore della vita; così rapportiamo uno saporoso e dolce frutto, non per noi, ma per lo maestro della grazia, cli

c in noi; siccome il corpo vive per l’anima, così l’anima vive per Dio. Questa parola incarnata non ci poteva in quanto uomo restituire la

[p. 202 modifica]’ 202 vita della grazia, ma in quanto Dio per amore la divina essenzia volse, e pnolelo fare. O fuoco, abisso di carità, perche non siamo separati da te hai voluto fare un innesto di te in me: questo fu quando seminasti la parola tua nel campo dr Maria. Adunque bene è vero che l’anima vive per te, il prezzo dell’abondantissimo sangue spartò per me valse per l’amore della divina essenzia. Non mi maraviglio, carissimo padre, se la sapienzia di Dio, parola incarnata, dice: Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me. 0 cuori indurati, e stolti figliuoli di Adam: bene è misero miserabile cuore, se non si lassa trarre a sì dolce padre!

dice, se io sarò levalo: egli perchè? solo perchè noi corriamo. Non ci veggo, carissimo padre, altro peso, se 11,011 I amore e la. ignoranzia che noi abbiamo a noi medesimi, e poco lume e cognoscimento di Dio!

chi non, cognosce uon può. amare, e chi cognosce si ama: non voglio ch^ stiamo, più in questa ignoranzia, che non saremo innestati nella vita, ma voglio che l’occhio dell’inlelletto sia levato sopra di noia vedere e cognoscere quella somma ed eterna vita: non ne può altro volere che la nostra santificazione: ogni luogo ed ogni tempo, o per morte, o per vita, o per persecuzioni, o per gli uomini, o per li dimonii, ci dà solo a questo fine, perchè abbiamo la nostra santificazione.

Dicovi, che subito che l’anima ha aperto lo intendimento, diventa amatore dell’onore di Dio e delle creature: divenla amatore di pene, e non si diletta altro che in croce con lui; non è grande fatto che già ha veduto che la bontà di Dio non può volere altro che bene, cd ogni cosa viene da lui; già è privato dell’amore proprio, che gli dàr tenebre, e però non vede lume. O padre, non stiamo più, ed innestiamoci nell’arbore fruttuoso, acciocché ii Maestro non si levi senza noi. Tolliamo il legame, il vincolo delT ardentissima sua carità, la quale ii tenne confitto e chiave Hat© in sul legno della santissima croce: percoliamo, percoliamo con affetto, perocché lo infinito [p. 203 modifica]ao3 bene vuole infinito desiderio: questa è la condizione dell’anima, perchè ella ha infinito essere (2?), e però ella infinitamente desidera, e non si sazia mai, se non si congiogne con lo Infinito. Levisi adunque il cuore con ogni suo movimento ad amare colui, che ama senza essere amato. O amore inestimabile per fabbricare le nostre anime facesti ancudine del corpo tuo (C), siedi è il corpo satisfa alla pena, e l’anima-di Cristo ha dispiacimento del peccato, e la natura divina colla potenzia sua. Guardate come fedelmente Siamo ricomperali!

e perchè? perchè fu levato in alto. Sottomettiamo adunque la nostra volontà perversa sotto il giogo della volontà di Dio, che non vuole altro che il nostro bene, ricevendo con riverenzia ogni fadiga, che noi non siamo degni di tanto bene. » II. Dicovi da parte di Cristo crocifisso, che non tanto che alcuna volta la settimana il priore volesse che voi diceste la messa in convento (D), ma voglio, che se vedete la sua volontà, Oi,ni dì voi la diciate; perchè voi perdiate le consolazioni, non perdete però lo stato della grazia, anco l’acquistate, quando voi perdete la vostra volontà.

III. Voglio, che acciochè noi mostriamo d’essere mangiatori dell anime e gustatori de’ prossimi, noi non attendiamo pure alle nostre consolazioni, ma dobbiamo attendere ed udire, ed avere compassione alle fadighe de’ prossimi, e specialmente a coloro che sono uniti a una medesima carità, e se non facente così sarebbe grandissimo difetto, e però voglio che alle fadighe e necessità di frate Antonio voi prestiate J’orecchie ad udirle, e frale Antonio voglio, e prego, che egli oda voi, e così vi prego da parte di Cristo, e mia, che facciale!

a questo modo conservarete in voi la vera carità, e se non faceste così, dareste luogo al dimonio a seminare discordia. Altro non dico, se non che io vi prego e stringo, che siale unito e trasformalo in questo arbore di Cristo crocifisso. Jesù dolce, Jesù amore. [p. 204 modifica]204 n v «l f1.

" Annotazioni aliti Lettera 128.

. t (A) A Selva di Lago. Questo Inogo in cui dimorava Fra Gii» glielmo, credo essere il convento di s. Leonardo detto già d’ or* dinario «. Leonardo della Solva ù Lago, eh’è pare de* padri roinitani di i. Agostino, e di cui si favellò nelle annotazioni alla lettera 65, ed a quel tempo era unito al convento di Lecceto, da cui è discosto un solo miglio, correndovi tra questi due conventi lunga selva di lecci. Questo convento è antichissimo come ben mostra l’edificio, onorato pur esso da molti de’beati di quest’Ordine, ed anticamente doven essere abitato da molti religiosi. Al presente n’è il numero scarso a cagione singolarmente dell’aria poco sana nella state per la vicinanza delfacque che menano le vicine colline, e fermate nella pianura foimano come un lago, che dicesi per ognuno il Piano del Lago.

(B) Perche ella ha infinito essere. Non sarà eh voglia prendere a rigore «fi scuoio questo essere injuitio che la santa attribuisce al1’ anima; ma per tal modo di esprimersi volle qui ella significare la potenza del volere che non ha limite," com’ella soggiunge a’suoi desideri, giusta il sentimento di sant’Agostino. Inquitlum est cor nostrum done

requiescat in te.


, (C) O amore inestimable, per jalbricare le nostre anime facesti cincudine del corpo tuo, ec. Questo medesimo sentimento leggesi in parte nel Libro del Dialogo al capitolo 26. Qui però il periodo sì rimane men chiaro, e sembra aver mancanza d’alenn verbo, che però non s* è voluto aggiugnere a capriccio, onde s’è riputato per 10 migliore lasciarlo tale quale s’è trovato, che volendolo correggere andare a rischio di torcerlo dalla mente della santa.

., (Z) Il priore volesse che voi diceste la messa ’ti convento. Dimorava per lo più questo religioso nel bosco, come s* avvisò di sopra snl testimonio di ser Cristoforo di Gano, fuori di convento, ove dovea d’ordinario celebrare il santo sagriGcio io alcuna delle grolle che molte ve n’ erano, come già fu detto. Di queste fa menzione 11 pontefice Martino V nel discorso che tenne in occasione di tra* sportar

a Roma le ceneri di santa Monica.