Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 134

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A un frate che uscì dall'Ordine - Lettera 134
Lettera 133 Lettera 135

[p. 231 modifica]A UN FRATE CHE USCI DELL ORDINE FATTA 15 ASTIUZIOnF (A).

I. Del lame della santa fede, che ci é necessario per conoscere ed amare la Tenta, cioè, la volontà di Dìo circa la nostra salate!

dell’amor proprio, chi impedisce questo lame, e del modo di spogliarsi di detto amor proprio coll’odio e conoscimento di noi medesimi, ed amore della dinna bontu.

II. Della fortezza, umiltà ed altre virtù che nascono da detto conoscimento ed amore.

Ilf. Che s dere procurare di concepire detto odio di sè medesimo almeno dopo il peccato, per poter presto risorgere; e quanto perversa cosa sia perseverar nel peccato; con ciò l’esorta a ritornare all’ovile della religione, animandolo colla speranza del perdono

della dm na misericordia, se egli si leverà sopra di sè con umiltà e dispiacimento del suo erroreStati**» 134» I. ilarissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi alluminato della verità, acciocché cognoscendola la potiate amare, perocché amandola ve ne vestirete ed odiarete quelta che è contra la verità, e che ribella a essa, ed amarete. quello che è nella verità, e che la Verità ama. O carissimo figliuolo, quanto c’è necessario questo lume, * perocché in esso si contiene la salute nostra. O carissimo figliuolo, io non veggo che noi potiamo avere il delto lume dell’intelletto, senza la pupilla della santissima fede, la quale sta dentro nell’oc-

[p. 232 modifica]232 chio; e se questo lun?e è offuscalo, o intenebrilo dall’amore proprio di noi medesimi, 1’ occhio non ha lume, e però non vede, unde non vedendo non cognosce la verità, Convenci dunque levare questa nebula, acciocchè’l vedere rimanga chiaro: ma con che si dissolve e leva questa nebula ? con l’odio santo di noi medesimi; cognoscendo le colpe nostre, e cognoscendo la larghezza della divina bontà, come adopera verso di noi. i II. In questo cognoscimento s’acquista la virtù della pazienzia, perocché colui che cognosce il suo difetto, e la legge sensitiva che impugna contra allo spirito, s’odia ed è contento, che non tanto le creature che hanno in loro ragione, ma li animali ne facciano vendetta.

Questi dell’ingiurie, scherni, villanie e rimproverj ingrassa, e delle molte persecuzion» e pene si diletta, e tienlo per suo refrigerio. Questo cognoscimento che l’uomo ha di sè, germina umilità prolonda, e non leva il capo per superbia, ma sempre più s’umilia, e per lo cognoscimento della bontà di Dio in sè’si notrica e cresce nell’affettuosa carità, la quale carità 110tricala dalla umilità, ha il figliuolo della vera discrezione, unde discretamente rende il debito suo a Dio, rendendo laude e gloria al nome suo, ed a sè rende odio e dispiacimento della propria sensualità, ed al prossimo rende la benivolenzia, amandolo come si debba amare con carità fraterna, libera ed ordinata e non finita, nè senza ordine, perocché la virtù della discrezione ha la radice sua nella carila, e non è altro che «ino vero cognoscimento che 1’ anima ha di sè e di Dio, unde a mano a mano rende a ciascuno il debito suo, ma non senza il lume, perocché se non avesse il lume, ogni suo principio ed operazione sarebbe imperfetta, ed il lume non può avere senza il vero cognoscimento di sè, onde trae l’odio; e della bontà di l)io in sè, unde trae l amore, ma quando la si trova allora è servò fedele al suo Creatore, e stando nella notte di questa tenebrosa vita, va col [p. 233 modifica]233 lume, ed essendo nel mare tempestoso, gusta e riceve in sè pace, e sempre corre alla perfezione con oostanzia e perseveranzia infino alia morie, e con fortezza passa l’assedio delle dimoimi, e non viene meno nella battaglia in qualunque, stato si sia; unde se elli è secolare, egli è buono secolare, e s’egli è religioso, è perfetto religioso, e navica nella navicella della vera obbedienzia, e non se ne stolle mai: il suo specchio dove si specchia è l’ordine, ed i costumi e le osservanzie sue, le quali sempre s’ ingegna di compirle m sè, e non dà luogo al dimonio, quando coi timore servale gli volesse dare battaglie, dicendoli: Tu non potrai portare le pene dell’Ordine e le persecuzioni de1 tuoi fratelli, uè le penitenzie che ti saranno imposte, e le obbedienzie gravi; ma questi che ha il lume, di tutte si fa beffe, rispondendo come morto alla -propria volontà e come alluminato dal lume della santissima fede, ogni cosa potrò per Cristo crocifisso, perocché so veramente, che elli non pone maggiore péso alle sue creature che possino portare; unde io le voglio lassare misurare a lui, e vogliole portare con vera pazienzia, perocché in verità cognosco la verilà, e che ciò che mi permette e dà, elli il fa per mio bene, acciocché io sia santificato in lui.

III. 0 quanto è beata questa anima, che per lo dolce cognoscimento della verilà è Venula a tanto lume e perfezione che vede e si dà a cognoscere, che ciò che Dio permette, egli il fa per singulare amore, perocché colui che è esso amore, non può fare che 11011 ami la sua creatura che ha in sè ragione, il quale ci amò prima che noi fossimo, perchè voleva che participassimo del sommo ed eterno bene, e però ciò che egli ci dà, cel dà per questo fine, ma i miseri che sono privati di questo lume della fede santa, non cognoscono la verilà; e perchè non la cognosce il misero questa verilà ? perchè non ha levala la nuvila dell’amore proprio, unde non cognosce sè, e però non si odia e non cognosce la divina bontà, e però non [p. 234 modifica]234 r ama; e se egli ama alcuna cosa, l’amore suo è imperfetto, perocché tanto ama quanto si vede trarre diletto o consolazione da Dio ed utilità dal prossimo, e però non è forte nè perseverante nel bene che egli lia cominciato, perocché a mano a mano che il latte della grande consolazione se li leva di bocca, elli viene meno e volle il capo indietro a mirare 1’ aratro, ma se in verità avesse cognosciuta la Verità, non gli additerebbe così, ma essendo.imperfetto, sè pur gli addivenisse di voltarsi in diètro, quello che non ha fatto, cioè d’ avere ordinato sè col lume della fede, elli ha materia di farlo dopo il cadimento, e debbalo fare, perocché più è spiacevole a Dio e danno a lui la longa perseveranzia nel peccato che il proprio peccato; perocché umana,cosa è il peccarè, ma la perseveranzia nel peccato è cosa di dimonio, unde non si debba giltare tra morte, mentre che egli ha il tempo, nè sostenere lo stimolo della coscienzia che’l chiama, rodendolo continuamente. Nè debba dire, io aspetto forse che non è anco matura questa pera acerba. 0 quanto è matto e stolto colui che aspetta il tempo che elli non ha e non risponde in quello che elli ha, e fa nè più nè meno, come se egli fusse sicuro d’avere il tempo. O quanta pena e ghiado è quando e’sono veduti così malli a servi di Dio. O quanto male fa costui!

elli offende Dio, che è somma ed eterna verilà, ed offende 1’ anima sua facendosi male di colpa, e contrista i servi di Dio, i quali stanno come affamali dell’ onore del loro Creatore e della salute deH’anime.

() figliuolo carissimo, tornivi un poco la memoria in capo, e aprite l1 occhio deH’intelletto a cognoscere le colpe vostre con speranza di misericordia. Vediate, vediate questa verità, e tornate al vostro ovile, perocché in altro modo non la potreste cognnsciare, che verità con colpa cognosciare non potreste; unde perchè di fuore dall’ ovile non stale senza colpa di peccato morlale, e con la gravezza della scomunicazione (/J) non potreste coguosciare questa verità, uia ritornando [p. 235 modifica]voi all’ ovile la cognosciarete, perocché sarete privato della colpa. Distendete dunque la volontà vostra ad amare e desiderare il vostro Creatore, e l’arca vostra della santa religione. E non considerale voi che tra gli altri che si debbono più dolere a cui è intervenuto questo caso, sì sete voi, perocché nell'aspetto mostravate d' avere grande sentimento e cognoscimento di Dio, e pareva che sommamente vi dilettasse di gustare il latte dell’ orazione, ed offerire dolci ed amorosi desiderj, ma in effetto ed in verità non pare che fuste fondato sopra la viva pietra Cristo dolce Jesù, cioè d’amare lui senza rispetto della propria vostra consolazione, nè netto di piacere e parere umano; perocché se in verità fusse stato fatto il fondamento in Cristo crocifisso nel cognoscimento di voi, come detto è, non sareste mai caduto nè venuto in tanta inconvenienzia: solamente cadiamo quando il fondamento non è bene cavato nella valle dell' umilità e fondato sopra la viva pietra Cristo dolce Jesù, volendo seguitare le vestigie sue, non eleggendo nè tempo, nè luogo a suo modo, ma solo come piace alla Verità eterna. O figliuolo carissimo, quello che non è fatto io voglio che si faccia senza alcuna confusione di mente e senza disperazione, ma con vera speranza e con lume della santissima fede, col quale in verità cognosciarete la sua misericordia, e con questa misericordia mitigarete la grande confusione, la quale vi pare ricevere, vedendovi caduto dall’altezza del cielo nella profonda e somma miseria. Levatevi dunque con uno odio santo, reputandovi degno della vergogna e del vituperio, ed indegno del frutto e della grazia:nacondetevi sotto l’ale della misericordia di Dio, perocché elli è più atto a perdonare che voi a peccare.Annegatevi nel sangue di Cristo, dove ingrassarà l’anima vostra per speranza, e non aspettarete più il tempo, perocchè il tempo non aspetta voi, ma fate forza e violenzia a voi medesimo, e dite: Anima mia, ricognosce il tuo Creatore e la grande misericordia sua, [p. 236 modifica]s36 il quale t* ha conservato e prestato il tempo, aspettandoti per misericordia che tù ritorni al tùó ovile. O dolcissimo amore, quanto t’ è pròpria questà misericordia; perocché se voi ragguardate bene chi l’ha tenuto, che nel primo nostro cadére elli non comandò alla terra che ^’inghiottisse, ed agli animali che ci divorassero, anco ci ha prestato il tempo ed ha aspettato con pazienzia.2 Chi n’è cagione d’avere ricevuto tanto di grazia? le nòstre virtù, che non ci suno? Nò!

ma solo la sua infinita misericordia. Poi dunque, che nel tempo che noi giaciamo nella tènebre del peccato mortale, elli ci fa tanta misericordia, mólto maggiormente dobbiamo sperare con fede viva che ce la farà, ricognoscendo lé colpe nòstre, e tornando nell’arca al giogo dell’ òbbedienzia, ed ine uccidere e conculcare la nostra pròpria volontà e non dormire più.- Oimè, oimè, io credo che li miei peccati siano cagione delle colpe. Non vogliate, pregovi*, più stare nè fare danno a-voi e vituperio a Dio, nè più contristare i fratelli vostri, ma ripigliate il giogo dell’ òbbedienzia e la chiave del sangue di Cristo, la quale chiave gittaste nel profondo pozzo, e non là potete avere nè usare senza colpa, perchè vi partiste dal giardiho della santa religione, nella quale fuste piantato per esser fiore odorifero, forte e con vera perseveranzia infirto alla morte.

Or le ripigliate con la contrizione dèi cuove e con dispiacimento della colpa commessa, e con odio della sensualità e con viva fede, speculandovi nella somma ed eterna \ crità, e pigliando ferma speranza che Dio e l’Ordine vi riceverà a misericordia, e perdonaravvi la colpa commessa, e faravvisi a rincontra il Padre Eterno con lèi plenitudine ed abbondanzia della grazia sua. Or questa sia quella vera Jerusalem, la quale voi seguitiate e vogliate andare, cioè nella religione santa, e troverete Jerusalem visione di pace, perocché ine si pacificare la coscienza vostra; cd entrate nel sepolcro del cognoscimcnto di voi, e con Maddalena dimandarete chi mi rivolgiarcbbe la pietra (C) del mo[p. 237 modifica]numento, perocché la gravezza della pietra, cioè la cólpa del peccato è sì grave clie io non la posso muovere; e subito allora confessarà e vedarà la nostra imperfezione e gravezza.- vedrete due angeli che nvofta ranno questa pietra, cioè 1’ adiutorio divino, il quale vi mandarà 1’ angelo del santo amore e timore di Dio, il quale amore non è solo, ma accompagna l’annua della carità del. prossimo, e l’angelo dell’odio che Dio manda per rivoltare questa pietra, ha seco la vera umilità e pazienzia; unde con vera speranza .e viva fede, non si parte dal sepolcro del cognoscimento di sè, ma con perseveranzia sta in fine a tanto che trova Ciisto resuscitato nell’anima sua per grazia, e poiché l’ha trovato, elli il va ad annunciare ai fratelli suoi, ed i suoi fratelli sono le vere, reali e dolci virtù con le quali vuole fare e fa mansione insieme con loro. Allora apparendo Cristo nell’anima per sentimento, si lassa toccare con umile e continua orazione.

Or questa è la via; altra via non ci è. So’certa se averete il lume della santissima fede, e che in verità cognosciate la verità per lo modo che detto è, voi terrete queste vie senza negligenzia e senza mettere intervallo di tempo, ma con sollecitudine pigliarle il punto del tempo che voi avete; per altro modo stareste sempre in tenebre, perocché seie dilongato dalla luce e stareste in tristizia, perchè il gaudio della grazia non sarebbe in voi, ma sareste membro tagliato dal corpo mistico della santa Chiesa, e però vi dissi, poiché altra via non ci era che.io desideravo di vedervi alluminalo dalla verità col lume della santissima fede,’la quale è la pupilla dell’occhio ddl’intelletto, con che si cognosce la verità: unde io vi prego per amore di Cristo crocifisso e per la salute vostra, che adempiate il desiderio mio. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Se io vi fusse appresso saprei qual dimonio ha involata la mia pecorella, e quale é quello legame che la tiene legata, [p. 238 modifica]238 che ella non torna alla greggia con 1’altre, ma ingegna rora mi di vederlo con la continua orazione, e con questo coltello tagliare il legame che la tiene, ed allora sarà beata 1’ anima mia. Jesù dolce, Jesù amore. [p. 239 modifica]23$ ilnnotdzioiii atta Lettera 13i.

(A) Questa lettera che scrisse santa Citerina rapita da sensi, qelle antiche impres^ioiii aversi in due luoghi differenti ma non collo stesso titolo, cioè dire al numero 131 ed al numero i’|5, come indirizzata a due apostati d’ordini differenti, cioè di quello di siiti Domenico, e di questo di s. Agostino; se di verità fosse dettala per la sauta, acciocché fosse comune n due religioni partitisi da loro Ordini, non può sapersi; accostandomi però anzi alle parti del no, a cagione delle particolarilà che s’accennano, non si fa* citi ad aversi in amendue. E però certo che a nulla monta il porla due volte, a nulla giovando il sapere se nell’ una religione e nel1’ altra siavi stato a quel tempo nn apostala.

(/;) e con In gravezza (Itila scomunicazione. Gli apostati dagli Ordini religiosi restano scomunicati pe’ decreti della sedia apostolica, come apparisce nelle estravaganti Cap. de liegularibus.

(C) E con Maddalena dumandarete chi mi rivolgiarebbe la pietra. A cagioue singn!armente di questa similitudine lolla dii sagro Evangelio, viene questa lettera addotta e lodata da Teofilo Ilainaudi in questi termini. Inter Epiitolas stinctai Catharinte seri ms is ad fralres Ordiais prcrdicatoruni ultima est data ad /i*enidatn illius Ordinis apostatata sane egregia. Fra; avteris attieni. yttz Uh persuadere couatur, illud est, n

dicat, t/nìs revohet nobis lapidati?


luire etiini ut Lapis per sanctos An gelo s ttneriialur revolutusi tantum veht opus Dei suscipere.

I