Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 136

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A Bartolomeo e Jacomo - Lettera 136
Lettera 135 Lettera 137

[p. 244 modifica]24 4 A BARTOLOMEO E.TAC03I0 * » 1 « » t. f .* * \. ’ ’ EREMITI IN CAMPO SANTO IN T1SA (^/).

I. Desidera assieme eoa essi, per amor di Cristo, di dare la vita, annegandosi nel fuoco d’ una santa carità, dimostrando come questa si acquisti nel sangue di Gesù Cristo o nella memoria della di lui passione, e come da essa ne nasca la carità verso il prossimo.

Wi Al nome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolca.

I. jy^ileltissimi e carissimi figliuoli mici in Cristo dolc

Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, coni desiderio di vedervi svenare ed aprire il nostro corpo per lo dolce nome di Jesù. 0 quanto sarà beata l’anima nostra, se riceveremo tanta misericordia, che noi diamo quello per lui, che esso diè per noi, con tanto fuoco d’amore e di carità. O fuoco, che ardi e non consumi, e consumi ciò che è nell’ anima fuore della volontà di Dio. Questo fu quello caldo vero che cosse l’Agnello immacolato in sul legno della santissima croce.


O cuori indurati e villani, come si possono tenere, che non si dissolvano a questo caldo. Certo io non mi maraviglio, se i santi non erano acciecati in amore proprio di loro, ma in lutto erano annegati in cognoseier

la bontà di Dio ed il fuoco della sua ardentis-

[p. 245 modifica]sima carità: corrivano con la memoria del sangue a spandere il sangue. Quando ragguardo lo smisurato fuoco di Lorenzo, che stando in su la graticola del fuoco stava immoto col tiranno, Doh Lorenzo (B) non ti basta il fuoco ? risponderebbeck no: perocché è tanto l’ardentissimo amore che è dentro, che specie il fuoco di fuore. Adunque, carissimi figliuoli in Cristo dolce Jesù, gli affetti e desiderii vostri non siano morti di qui all’ultimo della vita nostra: non dormite: destatevi; e non ci veggo altro rimedio a destarci, se non uno continuo odio: dall’odio nasce la fame della giustizia, intantochè vorrebbe, che li animali ne facessero vendetta: come è gionto alla vendetta di sé, purgasi l’anima in questo dolce fuoco, dove trovarete formata in voi la bontà di Dio, per lo quale cognoscimcnto della somma bontà, quando 1’ anima si trova annegata in tanto abisso d’amore, quanto vede che Dio ha in lei di largarsi il cuore e l’affetto, unde l occhio del cognoscimento apre a intendere, la memoria a ritenere e la volontà si distende ad amare quello che egli ama, e dice e grida l’anima: O dolce Dio, che ami tu più? Risponde il dolce Dio nostro!

Ragguarda in te, e trovarai quello che io amo. Allora ragguardate in voi, figliuoli miei carissimi, e trovarete e vederete, che con quella medesima bontà ed ineffabile amore, che trovarete che Dio ama voi, con quello medesimo amore ama tutte le creature^ che hanno in loro ragione: unde l’anima come innamorala si levi e distendasi ad amare queì.o che Dio più ama: ciò sono i dolci fratelli nostri, e levasi con tanto desiderio, e concipe tanto amore, che volentieri darebbe la vita per la salute loro, e per restituirli alla vita della grazia, sicché diventano mangiatori e gustatori dell’anime, e fanno come l’aquila, che sempre ragguarda la rota del sole, e va in alto, e poi ragguarda la terra, e prendendo il cibo, del quale si debba notneare, il mangia in alto, così fa la crealuid, cioè che ragguarda in alto, S. Caterina. Opere, f. \. j6 [p. 246 modifica]\ 2^6 .love è il sole del divino amore, e ragguarda poi verso la lerra, cioè verso 1’ umanità del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio, e ragguardando in quello Verbo ed umanità tratta del ventre dolce di Maria, vede in su questa mensa il cibo,

mangialo, e non solamente nella terra, nella quale ella ha preso dell’umanità di Cristo, ma levasi su in alto col cibo in bocca, e levatasi su, entra nell’anima consumata ed arsa dell’amore del Figliuolo di Dio, e quello alfettuoso amore e trova che è uno fuoco che esce dalla potenzia del Padre, il quale donò a noi per ardore la sapienza del Figliuolo suo, ed una fortezza di fuoco di Spirito Santo, il quale fu di tanta fortezza ed unione, che nè chiodi, nè croce averebbe tenuto quello Vèrbo, se non fusse il legame dell’amore: e l’unione fu sì fatta, che nè per morte, nè per veruna altra cosa la natura divina si partì dall’umana.


Or che voglio, che mangiate questo dolce cibo: e se mi diceste: con che ale volo? con Tale dell’odio e della morte, con pene di strazii, di scherni e rimproverii crociati per Cristo crocifisso. E non vogliate, nè reputate di sapere altro che Cristo crocifisso!

in lui sia la vostra gloria ed il vostro refrigerio, ed ogni vostro riposo. Pascetevi e notricatevi di sangue.

Dio ragguardi a vostri desiderii. Non dico più. Permanete nella sanla e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce.

Jesù amore. [p. 247 modifica]247 .Annotazioni alla Lettera 136* (À) li Inogo dello Campo Santo nella città dr Pisa, è una fabbrica asai tu ignifìra poco discosta dalla chiesa maggiore, che è de’ piò maestosi e ncVili edificj che Teggansi in Toscana. La cagione per cni appellasi Campo Santo, è questa. Avendo I* imperadore Federico I presa la croce per andarne a ricuperare la santa città di Gerusalemme lolla a’ cristiani di Saladino soldano de’sbraciai, tra qne*molti ctu* si crociarono per sì degna inpresa, non fnrono nt gli nlt,thì. d

de meno poderos i IVsani cha v’andarono in gran nnmero con 5o galee comandate dal loro arcivescovo Ubaldo Lanfrancbi. Ma quella spedizione ebbe poco lieto nascimento per la morte dell’imperatore ucciso in Cilicia dalla soverchia rigidezza dell’ acqne or* era entrato per bagnarsi. Ma i Pisani volendo pur riportare alcnn vantaggio di sì dispendiosa spedizione, carirarono il loro naviglio di terra de’luoghi santi, calcati già dal Redentore, e d’essa empierono poi in patria un gran campo, che ornarono di Dobile fabbrica e chiamarooo Campo Santo. Poi anche inteudersi per campo santo il luogo ove stette come in deposito lonzamente qnellì tprra.


(lì\ Dah Lnrenzo. Questa nota di maraviglia valeta presso gli antichi quanto quella «li deh.