Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 137

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A Niccolò povero di Romagna - Lettera 137
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[p. 248 modifica]A NICCOLO POVEKO DI ROMAGNA ’ ROMITO A FIRENZE.

I. L’esorta a rimettersi tutto nella divina provvidenza, spogliato d’ogni amor proprio» e vestito di Cristo crocifisso.

II. Che ad eseguir ciò è necessario conoscere la divina bontà, e la propria miseria, quella nel sangue di Gesù Cristo, e qnesta in noi medesimi. .

I. arissimo figliuolo in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de* servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo con desiderio di vedervi tutto rimesso nella divina Provvidenzia, spogliato d’ogni affetto terreno, e di voi medesimo, acciocché siate vestito di Cristo crocifisso, perocché in altro modo non ghignereste al termine vostro, se non seguitaste la vita e dottrina di questo amoroso Verbo: così ci ammaestrò egli, quando disse: ncuno può venire al Padre, se non per me, ma non veggo che in lui vi poteste bene rimettere, nè in tutto spogliarvi di voi, se prima non cognosceste la somma cd eterna bontà sua e la nostra miseria.

HI. Che chi ama Iddio, dete impiegarsi in benefizio de’ prossimi, e sovvenirli’almeno con le orazioni, offerendogli tutti nel cospetto di Dio.

Al nome di Jesà Cristo crocifisso e di Maria dolce. [p. 249 modifica]249 IL Dove cognosciaremo lui e noi ? dentro nelIViiinm nostra; unde c’è di bisogno d’intrare nella cella del cognoscimento di noi ed aprire l’occhio dell’intelletto, levandone ogni nuvola d’umore proprio, e cognosciaremo noi non esser niente, e specialmente nel tempo delle molte battaglie e tentazioni, perocché, se fussimo alcuna cosa, ci levaremmo quelle battaglie, che noi non volessimo: bene abbiamo adunque materia d’umiliarci, e spogliarci d noi, perchè non è da sperare in quella cosa che r.on è. La bontà di Dio, cognosciaremo in noi, vedendoci creati all’ imagine e similitudine sua, affine che participiamo il suo infinito ed eterno Bene, ed essendo privati della grazia per lo peccato del primo uomo, ci ha ricreati a grazia nel sangue dell’ unigenito suo Figliuolo. 0 amore inestimabile; per ricomperare il servo hai dato il Figliuolo proprio: per renderci la vita desti a te la morte. Bene adunque vediamo, che egli è somma ed eterna bontà, e che ìne.Tabilemente ci ama. che se non ci amasse non ci averebbe dato sì fatto llicomperatore. Il sangue ci manifesta questo amore.

Adunque in lui voglio che sperate e confidatevi tutto, ed in lui ponete ogni vostro affetto e desiderio; ma attendete cli

a lui non potiamo fare alcuna utilità, imperocché egli è lo Dio nostro, che non ha bisogno di noi.


III. In cli

adunque dimostraremo 1 amore, che averemo a lui? In quello mezzo che egli ci ha posto per provare in noi la virtù, cioè, il prossimo nostro, il quale dobbiamo amare come noi medesimi, sovvenendolo di ciò che vediamo che gli sia necessità, secondo le grazie che Dio ci ha date, o desse a ministrare, ed offerire lagrime umili e continue orazioni dinanzi a Dio per salute di tutto quanto il mondo, e specialmente per lo corpo mistico della santa Chiesa, la quale vediamo venuta in tanta ruina, se la divina bontà non provede: allora seguitarete la dottrina di Cristo crocifisso, il quale per onore del padre e salute nostra diè la vita, correndo come innamorato all’obrobriosa

[p. 250 modifica]25o morte della croce; e siccome elli non si trasse, nè per pena, nè per rimproverio, nè per ingratitudine nostra che non compisse la nostra salute, così dobbiamo fare noi, che per veruna cagione ci dobbiamo ritrarre di sovvenire olla necessità del prossimo nostro spirituale e temporale, senza rispetto d’ alcuna utilità o consolazione riceverne quaggiù, solo amarlo e sovvenirlo, perchè Dio l’ama. Così adempirete la dilezione del prossimo, secondo il comandamento di Dio, ed il mio desiderio. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesù amore.