Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 143

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Al priore e fratelli - Lettera 143
Lettera 142 Lettera 144

[p. 271 modifica]AL PRIORE E FRATELLI % DELLA COMPAGNIA DELLA VERGINE MARIA (A).

I. Gli prega ad unirsi fra loro col legame tlella Tera carità, dimostrando la grandezza dell* amor di Dio verso di noi e ile’ suol benefizj, smgolarmeule nel dar la propria vita per li nostri peccali, e che l’anima considerando questo amore,

lutto ciò che Dio ci tn.indn per nostra salute, deve necessaria mense amarlo. II.


Della memoria della morte che dobbiamo avere per conservar la pazienza nelle tribolazioni e la moderazione nelle prosperità, alla qua) memoria si deve aggiungere i) santo timore, la perfetta carità veiso di Dio e del prossimo.

III. Li esorta a servir fedelmente la santissima \ ergine alta quale s* erano dedicali; ed osservare la purità

le altre tirlù.


IV. Li prrga fin?Ime.ile a Toler far orazione per li bisogni di santa Chiesa, e particolarmente per ottener la pace tra’FioreuLai ed il sommo pontefice.

di ìiome di Jesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

I. ilarissimi e dolci figliuoli in Cristo dolce Jesù.

Io Catarina,.serva e schiava de’servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi legati nel legame dolce della carità, il quale fu quello legame che tenne confitto e chiavellato Dio ed uomo in sul legno della santissima croce. Sapete che nè chiodi, nò croce era sufficiente a tenerlo, se [p. 272 modifica]272 la carità non l’avesse tenuto: ella è quello dolce

suavc legame che legò la natura divina nella, natura umana. Chi ne fu cagione? solo l’amore. L’amore fu quello che trasse noi di Dio, creandoci alla imagine c similitudine sua, e per amore avendo noi perduta la grazia, e volendoci restituire e rendere quello che avevamo perduto per lo’ peccato e difetto nostro, ci mandò Iddio il Verbo dell*unigenito suo Figliuolo, e volse che col sàngue suo riavessimo la grazia; ed elli, Figliuolo obbediente, corse all* obrobriosa morte della croce, siccome innamorato della salute nostra: sicché ogni cosa che Dio ha tutta e fa a noi, è fatta per amore,’e però l’anima che ragguarda questo smisurato ed ineffabile amore, vi apre l’occhio dell’intelletto e del cognoscimento nel suo obietto del sangue di Cristo crocifisso, nel quale sangue se gli rappresenta più la larghezza dell’ineffabile carità, che in veruna altra cosa; e cosi disse elli, che maggiore amore non può mostrare1’ uomo, che dare la vita per l’amico suo. O inestimabile amore! Se tu commendi che maggiore, amore non può essare che dare la vita per 1’ amico suo, quanto maggiormente è degno di commendazione l’amore tuo verso di noi, che essendo fatti nemici, tu hai data la vita e pagato il prezzo del sangue tuo per noi. Questo eccede ogni amore. O dolce ed amoroso Verbo figliuolo di Dio: tu sc’falto tramezzatoli!


hai pacificato con la morte tua l’uomo con Dio, che i chiodi ci sono fatti chiave, che ha disserrata vita eterna; ed è aperta per sì fatto modo, cli

a veruno può esser chiusa, se elli non vuole, perocché l’uomo 11011 può esser costretto a veruno peccato se elli non vuole. 11 peccato è quello che ci chiude la porta e tolleci il fine per.lo quale fummo creati: il peccato ci lolle la vita e dacci la morte: tolleci la luce e dacci la tenebre, perchè offusca 1’ occhio dello intelletto c non gli lassa vedere il sole, nè la tenebre, la tenebre dico del cognoscimento di sé, dove vede e truova la tenebrosa sensualità, che sempre ribella e. impugna

[p. 273 modifica]273 contra il suo Creatore, e perchè non vede la lenefere sua, però non può cognosciare 1’ amore ed il lume della divina bontà. Dissi che 1’ anima che ragguarda questo smisurato amore ha conceputo amore ineffabile, ha fatta e confermata la sua volontà con quella di Dio: giudica e vede bene che Dio non vuole altro che la nostra santificazione, e ciò che egli ci dà e permette, 0 tribolazioni, o consolazioni, o persecuzioni, 0 slrazj, o scherni, 0 villanie, ogni cosa ci è data, perchè siamo santificati in lui, perchè la santificazione non si può avere senza le virtù, e le virtù non si possono avere, se non per lo suo contrario; e però 1 anima che cognosce questo amore non si può turbare, nè contristare di veruna cosa che avvenga di qualunque cosa si sia; perchè sarebbe dolersi del suo bene e della bontà di Dio. che il permette a noi. E vero che la sensualità s? vuole sentire quando ha cosa che li dispiaccia, ma la ragione la vince e falla stare suggetta, siccome debbe.

II. IL con che faremo stare soggetta questa sensualità che non ribelli al suo Creatore ? dicovelo: i diletti e le tribolazioni si raffrenano con la dolce e santa memoria di’Dio, cioè con la continua considerazione della morte, la quale trarremo per lo cognoscimento di noi medesimi. Noi vediamo, carissimi figliuoli e fratelli in Cristo dolce Jesù, che noi siamo tutti mortali, che subito che siamo creali nel venire della madre nostra; siamo condannati alla morte, e dobbiamo morire, e non sappiamo quando, nè come e chi sarà colui, che se elli considera in sè che la vita sua è tanto breve, che aspetta di dìin dì la morte, perocché la vita nostra è quanto una punta d’ago che non raffreni e tagli ogni disordinala letizia, la quale pigliasi dalle stolte e vane letizie del mondo? Dico che si raffrenarà e non ccrcarà nè onori, nè stati, nè grandezza, nè ricchezza possederà con avarizia, anco se elli avara la ricchezza, sarà fatto dispensatore di Cristo a’povcri, e non le vorrà possedere nè tenere con superbia, anco [p. 274 modifica]274 con vera e profonda umilità, vedendo e cognoscendo, che veruna cosa ci è stabile, nè ferma in questa tenebrosa vita; ma ogni cosa passa via come il vento.

Se ella è tribolazione, elli la porla pazientemente, perchè vede che è piccola ogni tribolazione che in questa vita potiamo sostenere. E perchè è piccola? perchè è piccolo il tempo nostro, perocché la fadiga che è passata tu non l’hai, e quello che sono a venire non sei sicuro d’ avere, perchè non sai se la morte li verrà, e sarai privato d’ogni fadiga. Hai dunque solo questo punto del tempo che t’è presente, sicché la memoria della morte lolle la impazienza nelle tribolazioni, e la disordinata letizia nelle consolazioni. E vero che non vuole essare pura la memoria della morte,, perchè caderebbe in confusione; volseli - adunque dare compagnia e la compagnia si è 1’ amore ordinalo col sanlo timore di Dio, cioè d’ astenersi dai vizj e dai peccati per non offendare il suo Creatore: il peccato non è in Dio, e però non è degno d’ essare amalo; nè desideralo da noi, che siamo figliuoli suoi, creature create alla imaginee similitudine sua: dobbiamo amare quello che elli ama, ed odiare quello che elli odia!

allora si apre l’occhio dello intelletto, e vede quanto è utile il dispregiare i vizj ed amare le virtù, e quanto gli è danno il contrario; che il dormire ne’vizj e nelli peccati, venendoli la morte di subito che non è sicuro, gli dà l’eterna dannazione, dove non ha poi remedio veruno: il vivere virtuosamente gli dà sempre letizia, pace con Dio e pace col prossimo; levatosi da o^ni rancore sentesi una carità fraterna d’ ai * mare il prossimo suo come sè medesimo ama, e così dobbiamo amare amici ed inimici in quanto creature ragionevoli, e desiderare la salute loro, ed ingegnarci, giusta il nostro potere, di portare e sopportare i difetti loro, odiando il vizio che fusse in loro, ma non loro. Piagnete con coloro che piangono,

godete con coloro che godono, cioè con coloro che sono nel peccalo mortale, che si può dire, che sieno nel tempo

[p. 275 modifica]p.j j del pianto e della tenebre: piagnare con loro per compassione, ed offerirgli per santo desiderio dinanzi a Dio, ed allegrare con loro che vivono in virtù, ed allegrarci con loro, non con invidia del loro bene, ma in uno santo ringraziamento della divina bontà che li ha tratti della tenebre, e ridotti alla luce della grazia, ed a questo modo vive in unità ed osserva il comandamento di Dio, che per l’amore suo ama il prossimo.

Questo è il segno che c’ è dato da Cristo per essare cognosciuti d’ essai* figliuoli e discepoli suoi; e così disse egli ai discepoli: Amatevi, amatevi insieme, che a questo sarà cognosciuto che voi siate discepoli miei; passando per questa dolce e suave via, vive in grazia e poi si trova nell’ ultimo nell’ eterna visione di Dio: ma sopra tutte l’altre cose (B), figliuoli miei, di che io vi prego e costringo si è, che voi vomiate insieme, perocché noi ci dobbiamo innestare il cuore e l’affetto nell’amore di Cristo crocifisso, e perchè noi vediamo che sommamente e^li ha amato l’uomo, così noi dobbiamo trarre questo amore, e legarci stretti col prossimo nostro sì e per Si fatto modo, che nè dimonio, nè ingiuria che ci fusse fatta da esso prossimo nostro, nè amore proprio di noi medesimi, ci possa mai sciogliere, nè rimuovere da questo legame dell’amore!

considerando me che in altro modo l’anima sta in istato di dannazione; e però dissi che io desideravo di vedervi legati nel legame della carità, che per ogni ragione dovete essare uniti, sì perchè seie tutti creati da Dio e ricomperati d’ uno medesimo sangue.

III. E poi per la santa e dolce congregazione la quale avele falla (C), nel dolce nome di Maria, la quale è nostra avvocata, madre di grazia e di misericordia!

ella non è ingrata a chi la serve, anco è grata e cognoscenle.

Ella

quello mezzo che drittamente è uno carro di fuoco, che concependo m sè il Verbo deliunigenito Figliuolo di Dio, recò e donò il fuoco dell’amore, perocché egli è esso amore. Adunque servitela con tutto il cuore e con tutto l’affetlo, perocché

[p. 276 modifica]27 6 ella è madre dolcissima vostra. Anco Vi prego die abbiate in.odio ed in dispiacimento il peccato della immondizia ed ogni altro difetto che non sarebbe cosa convenevole, che con immondizia serviste a Maria, che è somma purità. Non dormite più, padr, fratelli e figliuoli csrissimi: levatevi con amore della virtù cd odio e dispiacimento del peccalo: vedete che è tanto abominevole dinanzi a Dio il peccato, che permise che il Figliuolo ne sostenesse morte e passione; ed elli con tanto amore sostenne pena, strazj, scherni e villania, e nell’ ultimo 1’ obrobriosa morte della croce.

Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; nascondetevi nelle piaghe sue per affetto d’amore: maggiore amore non può mostrare l’amico che dare la vita per l’amico suo; ed elli v’ha dato la vita avendo svenalo ed aperto il corpo suo. Amm’ollinsi i cuori vostri ora in questo santo tempo, il quale ci. rappresenta questo Agnèllo immacolato, arrostito in su la croce al fuoco dell’ardenlissima carità, e nella pasqua dolcemente vi si dà in cibo, e però vi prego che lutti vi disponiate alla santa comunione, se non ne avesse già legame che non si potesse sciogliere senza andare a Roma. Altro non dico. Amatevi, amatevi insieme. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

IV. Io, indegna serva vostra, mi vi raccomando alle vostre orazioni, benché io so’certa che il fate; e pregovi e slringovi da parte di Cristo crocifisso, che in tutte le vostre orazioni e sante operazioni che Dio vi concede di fare, voi l’offeriate e facciatene sacrifizio a Dio per la reformazione della dolce sposa di Cristo della santa Chiesa, per pace ed unità di tutti i cristiani, e singularmenle per la nostra città che Dio ci mandi vera e perfetta unione (ì’)), e che egli eschino d’ ogni offesa che fatta avessero conira al nostro Salvatore ed alla Chiesa santa; e pregale strettamente, che la mina che ci è venula della guerra de’Fiorenlini col santo padre (E) per li nostri peccali, che Dio per la sua pietà la converta in vera pace; eh’ io vi [p. 277 modifica].... 277 dico, che se noi non ci aitiamo con le molte e continue orazioni a chiamare la divina misericordia, noi siamo nel peggiore stato l’anima cd il corpo che noi fussimo mai. Bussiamo alla misericordia sua con 1’ orazione e desiderio di pace, ed elli è benigno che none spregiare la voce del popolo che gridarà a lui. Udite il dolce e buono Jesù che ce lo insegna che noi dobbiamo bussare e chiamare a lui col lume della fede che noi crediamo essare esauditi da lui, altrimenti l’orazione non varrebbe mente. Dice la dolce prima Verità!

Bussate e saravvi aperto: chiedete, e saravvi dato!

chiamale

saravvi risposto; poiché elli c’insegna il modo, pigliamolo con buona e santa sollicitudine, con longa e perfetta perseveranzia; che, come dice egli stesso, se non vel dessi per altro, per l’importunità della perseveranzia cel dai\ì. Altro non dico. Jesù dolce, Jesù amore. Maria.


S. Caterina. Opere. T. V.

iS [p. 278 modifica]Annotazioni alla Lettera tA3.

(A) Due lettere s’ hanno di sanla Caterina a* fratelli di questa compagnia, che fu detta con diversi nomi « della disciplina della Vergine Maria, della Madonna de1 disciplinanti, della Madonna della scala, della Madonna sotto lo spedale, ed anehe solo, come qui, della Vergine Maria ». L’origine di questa pia adunanza riportasi a que* primi Sanesi che partoriti furono alla fede cristiana dal.martire sant’Ansano. Imperciocché vogliono diversi autori, che que’ novelli fedeli non potendo puhblieamente adunarsi a* loro nfficj di pietà, senza condursi a gran rischio di perdere la vita ad esempio de’cristiani di Roma, che ne’luoghi sotterranei di quella città si teneano ascosi a celebrare i divini nfficj, essi pure in alcune caverne, che non erano molto di lungi dalla torre in eni era stato chiuso prigione il santo, e donde n’andò a morire per la fede, s ricogliessero a darvi lode al Signore circa I’ anno 3o3. Posala indi a poco, cioè I’ anno 312, la furiosa tempesta pel felice avvenimento all* imperio del gran Costantino (ond’è che la Chiesa sanese non potè dare quegli eseaipj di cristiana fortezza, di cui le altre chiese d’ Ital ia tanto s’onorano, essendo nata quasi insù lo spirare delle persecuzioni) non si rimasono que’divoti cristiani dal frequentare quel luogo, primo ricovero alla loro pietà ed ai loro primi fervori; avuto perciò sempre in venerazione speziale; e seguitando per li (empi che vennero poi a farvi delle divote adunanze, venne a formarsi questa compagnia, dandole regole e leggi tutte indirizzate all’acquisto delle virtù in grado eminente di perfezione!

uia che che siasi di questa sua origine è fuore d’ogni contesa, eh’ ella è antichissima, e che di più secoli precedè l’età di s. Bonaventura, cui suol darsi gloria d’essere stato delle congregazioni laicali l’institutore. libile il nome di Compagnia della Beata Vergine, perchè sotto il potente patrocinio di nostra donna, si posero que’ben avveduti fratelli, sperandone avanzamento favorevole all’ opera che impresa aveano; fattosi poi il sontuoso edificio dello spedale, rimasonoqnei luoghi sotterranei inchiusi entro quella gran fabbrica, onde la Compagnia fu detta «Iella Beata Vergine sotto lo spedale, che è de’più antichi d’Europa, non che d’Italia stimandosi, come è fama, fondato dal beato Sororc, vissuto nel nono secolo. Fu poi detto della Scala, o dall’ essersi trovati nei fondamenti trci scaglioni di bianchissimo marmo pe’ quali fu creduto si salisse all’antico tempio di Diana, o come pare accennalo negli antichi istromenti, dalle scale del tempio maggiore, dinanzi alle «piali giacersi quello spedale. Del resto

cerio che sotto alle volte di quel grandioso edifizio admiavansi i Iratelli di questa Compagnia.


Chiaitiossi finalmente della disciplina o de’disciplinati didi’ uso di tale strumento di penitenza già introdotto nelle tlivote adunanze. Cougrcgnvansi i fratelli innanzi I* alba de’ dì festivi u [p. 279 modifica]de’ venerdì di tutto l’anno, e quivi impiegavano molte ore in sante meditazioni, in esercizj di penitenza e di pietà: massime assistendo al divin sagrifizio e frequentando i ss. Sacramenti, àé alla sola coltura del proprio spirito eran dedicati que’ buoni fratelli, ma intesi pure al sovvenimento de’prossimi divideaosi alle diverse opere di cristiana carila, chi a soccorrere i poveri, chi a confortare gli infermi, quale a custodire la gioventù in pericolo, quale ad ospi lare ì pellegrini, ec. A sostenere queste spese aveano grosse rendite loro lasciate dalla pietà de’fedeli. Ma ciò che fu mirabile in questa Compagnia, si è il non essersi punto rimesso pel i:orso di tanti secoli il primiero fervore, il che massimo mente vuoisi ascrivere alla prudenza e securità nel l’accogliere i nuovi compagni, che ad entrar in qual devoto consorzio se li volle sempre di insigne e provata virtù, e chiunque una volta ammesso, fosse poi venuto meno al severo proposito, o dovea riaversi alle fratellevnli ammonizioni, o, qual putre membro, dal corpo vedersi inesorabiimeote re* ciso. Fu perciò che in altissimo pregio ebbe la tanta que’ devoti fratelli; sino a volere che lutti i suoi d;scepoli a quel molo fossero descritti, sino ad impetrarne per sè stessa uno stanzino presso al luogo ove essi compivano i devoti loro esercizj. È inutile ricordare per quanti uomini in dottriua e in pietà celebrati si illustrasse quella fortunata compagnia, e basterà ricordare esservi appartenuti i s. Bernardino d’essa città, il Capistrano ec., onde a ragione la Chiesa nelle lezioni dell’ ufficiatura di s. Bernardino, fa bella testimonianza di quel consorzio, dicendo: Undecomplures sancitale Celebris viri prodierunt.

(Z) Ma sopra tutte le altre cose, ec. Gli esorta singolarmente all’ amore fraterno, nnn solo pel comune bisogno di fotti i fedeli a’ quali negli apostati fu da nostro Signore dato lo stesso ammaestramento; ma per la necessità che più stretta n’aveano i suoi cittadini, come pur troppo fede ne fanno le storie di questa città.

(C) Per la sartia e dolce congregazione, la quale avete falla, ec.

?ìon intende la santa che que cni ella scr’ve, formata avessero i primi quella Compagnia, essendone da parecchi secoli più aotica 1’ instituzione, ma che coll’ adunarsi insieme venivano di fatto a formarla.

(D) Che Dio ci mandi vera e perfetta unione. Coine s’osserverà ad altro luogo pe’ frequenti cangiamenti di governo accaduti nel corso di pochi anni in Siena, continue erano le uissenzioni, ponendosi ogn; opera per tornare all’antico posto d’onore da quei che n’eran caduti.

(E) Che la mina che ci è venula della guerra de’ Fiorentini col santo padre. Avvegnaché i principali nella guerra col pontefice fossero i Fiorentini, non andarono i Sauesi liberi dai danni d’essa, essendo questo popolo allegato coll*allro. Quindi è che lo Sfato sanese fu più volte messo a ruba dalle masnade che militavano per la Chiesa; e la citlà di Siena fu messa all’iritcrdelto. sì per dare ricetto a qnei di Firenze contro il divieto del pontefice, e si ancora per avere unite le sue armi a quelle de’Fiorentini.