Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 94

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A frate Raimondo da Capua - Lettera 94
Lettera 93 Lettera 95

[p. 47 modifica]47 A FRATE UAIMONDO DA CAPUA dell’ordine de’predicatori.

1. L’esorta a spogliarsi dell’amor proprio, e del timore servile per potere usare la santa g’ustizi.i con Dio, co prossimi, e con sè stesso, entrando nella navicella delta santissima croce, ove da nessun vento contrario potiamo essere battuti ) ine* diante il lume della vira fede.

%ziUt& 94.

Al nome di Jesù. Cristo crocifisso

di Maria dolce.


I. ilarissimo Padre in Cristo dolce Jesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Jesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi spogliato il cuore e 1’ affetto d’ogni amore proprio di voi, acciocché 1” amore proprio non v* impedisca, che voi non siate sposo della verità, e non vi faccia pastore timido; sicché per timore non lassiate il zelo della santa giustizia, e verso di voi, e verso de’sudditi vostri (A)’, perocché in colui che sta nell’ amore proprio di sè, non riluce la giustizia; nè a sè, rendendo a sè quello che è suo, cioè, rendendosi odio e dispiacimento per cognoscimento di sè; nè a Dio rende gloria e loda al nome suo, ed al suddito non dà esempio’di santa e perfetta vita, e non dà la reprensione al difettuoso, nè la benivolenzia al buono, confortandolo, ed ajutandolo, ed attandolo nell’ordine santo!

sicché colui che sta nell’amore pioprio commclte ingiustizia, e non fa giustizia, e però c’è bisogno di [p. 48 modifica]48 spogliarci di noi, e vestirci di Cristo crocilisso, e salire in su la navicella della santissima croce, e navigare in questo mare tempestoso senza timore, perocché a chi è in su questa navicella, non gli bisogna temere di timore servile, perocché la nave è fornitaci qualunque cibo T anima vuole divisare: e venendo e’ venti contrarj che ci percotessero o ritardassero, che non potessimo così tosto adempire i nostri desiderj, non ce ne curi, ma stiamo con fede viva, perocché ci ha di che mangiare, e la navicella è forte sì e per sì fatto modo, che neuno vento è sì terribile, che percuotendola nello scoglio che ella si rompa mai: e bene è vero, che spesse volte la navicella si lassa ricoprire all’onde del mare, e fallo, non perchè noi affoghiamo, ma perchè noi cognosciamo meglio e più perfettamente il tempo pacifico dal tempestoso, ed acciocché nel tempo pacifico noi disordinatamente non ci fidiamo, e perchè noi torniamo al santo timore con umile e continua orazione, con santo ed affocato desiderio, cercando l’onore suo e la salute dell’anime in su questa navicella della croce: per questo dunque ci permette, che il dirnonio, la carne ed il mondo, con le molte persecuzioni ci ricuoprano con le tempestose onde loro!

ma se l’anima.che è in su questa navicella non sta solamente alla riva, ma gittasi nel mirollo dentro nel fondo della nave, nell’abisso del crociato ed affocato amore di Cristo crocifisso, non gli farà male alcuno, ina molto più confortato; e virile si levarà a volere portare pene, e fatiche, e rimproveri nel mondo senza colpa, avendo gustato e provato nell’ onde la divina providenzia. Adunque spogliato dell’amore proprio, e vestito della dottrina di Cristo crocifisso, vi prego e voglio che ih tra te in questa navicella della santissima croce, e con essa navicate per questo mare tempestoso con lume della fede viva, e con la margarita della vera e santa giustizia verso di voi e verso de’ sudditi vostri. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesù amore. [p. 49 modifica]49 Annotazione alla Lettera 91.

(J) E verso de’ sudditi vostri. Ando a Roma il bealo Raimondo del 13^7, mandatovi dalla santo, e fi fu ratteoato da’suoi superiori, i quali ben conoscendone il merito

la stimi che d’csso faceva il pontefice, l’elessero priore del convento di santa Maria, detto per lo più della Minerva, ch’è il principale di que molti che tendono in quella città i padri di s. Domenico.