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Er beato Arfonzo

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Er bene der monno Papa Grigorio a li scavi
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1836

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ER BEATO ARFONZO.

     Cqui cc’è ppoco da ride[1] e ffà er buffone,
Perché er beat’Arfonzo de liquori[2]
È stato un zanto cór marcio e ll’onori,[3]
E ffasceva miracoli a ttastone.

     Questo ve posso dì cche in occasione
Ch’aveva un certo male o ddrento o ffòri,
Pe’ ariméttelo in cianca[4] li dottori
J’ordinórno un arrosto de cappone.

     Che ffa er zanto! Siccome j’arincressce
De róppe[5] la viggijja, arza la mano
Sur pollo arrosto, e lo straforma in pessce.

     Ccusì cco’ uno scanzetto de cusscenza,[6]
Da omo de talento e bbon cristiano
Maggnò a ssu’ modo e ffesce l’ubbidienza.

14 marzo 1836.

Note

  1. Da ridere.
  2. Di Liguorio. [De Liguori. — Lo chiama beato, perchè infatti era ancora tale; ma già fin dal 15 maggio 1830 Pio VIII aveva pubblicato il decreto del Tuto procedi posse ad solemnem canonizationem, la quale fu poi fatta nel 1839 da Gregorio XVI: e queste date ci mostrano l’opportunità del sonetto.]
  3. [Come se dicesse: “proprio co’ fiocchi.„ Perchè gioco col marcio è quello in cui, se la parte avversa non arriva a un certo numero di punti, si vince doppia posta; e con gli onori o con tutti gli onori, vuol dire col marcio stesso e con altre combinazioni, date le quali, si vince più dell’ordinario.]
  4. Per rimetterlo in gamba.
  5. Di rompere.
  6. [Per capire e gustare questa metafora, si veda la nota 4 del sonetto: Le raggione ecc., 30 dic. 34.]