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Er carnovale der 37

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Giuseppe Gioachino Belli

1837 Indice:Sonetti romaneschi V.djvu corone di sonetti letteratura Er carnovale der 37 Intestazione 24 marzo 2024 100% Da definire

A pproposito Sant'Agustino lo mett'in dubbio
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1837

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ER CARNOVALE DER 37.

1.

     Oggi ar fine, per ordine papale,
Cór protesto[1] e la scusa der collèra,
Ma ppe’ un’antra[2] raggione un po’ ppiù vvera[3]
Er Governo ha inibbito er carnovale.[4]

     Dunque nun c’era d’arifrette[5] ar male
De chi vvenne[6] le mmaschere de scera?
Dunque nun c’era da penzà, nnun c’era,
All’abbiti d’affitto,[7] eh sor piviale?[8]

     E nnoàntri[9] che ffamo li confetti,[10]
E ttant’ e ttanti che ccampeno un mese
Cór trafico de lochi[11] e mmoccoletti?[12]

     Ah! cqui, ppe’ lo scacarcioFonte/commento: Sonetti romaneschi/Correzioni e Aggiunte[13] de sto Santo
Senza viggijja né llàmpene accese,
Roma, pe’ ddio, s’ha d’aridùsce[14] un pianto.

20 gennaio 1837.


Note

  1. Pretesto.
  2. Altra.
  3. I timori indomabili di Sua Santità. [E che questa fosse la vera ragione, lo confessa un giudice non sospetto, il Coppi. Cfr. la nota 1 del sonetto: Li moccoletti ecc. (1), 8 febb. 37. In genere poi, anche il Gualterio dice che Gregorio XVI era “diffidente e pauroso all'eccesso.„ Op. cit., vol. I, pag. 182.]
  4. [Veramente, come è detto anche nel sonetto precedente, il Governo proibi le maschere. Ma era lo stesso che proibire il carnevale addirittura.]
  5. Da riflettere.
  6. Vende.
  7. Abiti [da nolo per mascherarsi].
  8. Si parla a Nostro Signore.
  9. Noi altri.
  10. Facciamo [i confetti di gesso, i confettacci].
  11. [Detto cosi assolutamente, significa: "luoghi adatti a godere lo spettacolo del carnovale.„ E coloro che li vendono, gridano appunto: Chi vvò lochi?]
  12. [V. la sopra citata nota 1 del sonetto: Li moccoletti ecc. (1), 8 febb. 37.]
  13. Timidità.
  14. Da ridurre.
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2.

     Che? ha inibbito le mmaschere, bbuffoni,
Pe’ vvia che[1] in sti tempacci incollerati
L’ommini nun ze fùssino ammalati?
Sì, ddàtelo a d’intenne[2] a sti c...... .

     Dunque come se spiega che da Prati[3]
Se vedeva de drento a li bbastioni
’Na càccola[4] de sedisci cannoni[5]
Caricati, attaccati e ppreparati?

     Co’ ste pìrole[6] cqui, ccrape[7] futtute,
Co’ sti bbelli ssciroppi de scerase[8]
Se conzerva li popoli in zalute?

     Tiè cquer zervo de Ddio ’na coratella,[9]
Che cce farìa spianà ppuro le case,
Quanno je se toccassi[10] una pianella.

23 gennaio 1837.


Note

  1. Acciocchè.
  2. Ad intendere.
  3. I Prati che circondano le fosse del Castello S. Angiolo.
  4. Una bagattella.
  5. Quanti il Governo ne ha in traino.
  6. Pillole.
  7. Capre: gente da poco.
  8. [Di ciliege.]
  9. Certe viscere.
  10. Gli si toccasse.