Vai al contenuto

Er curato de ggiustizzia

Da Wikisource.
Giuseppe Gioachino Belli

1833 Indice:Sonetti romaneschi VI.djvu sonetti letteratura Er curato de ggiustizzia Intestazione 27 ottobre 2024 75% Da definire

Er patto-stucco Lo scórtico
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti dal 1828 al 1847

[p. 234 modifica]

ER CURATO DE GGIUSTIZZIA.[1]

     Un curato da mette[2] appett’a cquesto
Quanno lo pòi trovà ccérchelo puro,[3]
Dotto compagn’a llui, lescit’e onesto,[4]
Inzomma un zanto appiccicato ar muro.

     Addimànnelo[5] ar chìrico: ecce testo:[6]
Lui te pò ddì ssi[7] cquanto è mmuso duro,
E ssi[7] ppe’ mmette[8] li sciarvelli[9] a sesto
Er vicolo[10] lo trova de sicuro.

     È un vero Salamone:[11] e lo sa Rrosa
Si[7] in articolo affari de cusscenza
Vò la santa ggiustizzia in oggni cosa.

     Lei se[12] fasceva fó..e da Ggiuvanni,
E llui pe’ ffajje[13] fà la pinitenza,
J’ha[14] bbuggiarato un fijjo de sett’anni.[15]

19 ottobre 1833.

Note

  1. [V. in questo volume la nota 1 del sonetto: Er Curato, 13 nov. 33.]
  2. Mettere.
  3. Pure.
  4. [Lecito e onesto, locuzione comunissima, e che s’applica tanto a cose, quanto a persone.]
  5. Dimandalo.
  6. Ecce testis.
  7. 7,0 7,1 7,2 Se.
  8. Mettere.
  9. Cervelli.
  10. La via, il modo.
  11. Salomone.
  12. Ella si.
  13. Fargli, per “farle.„
  14. Gli ha, per “le ha.„
  15. Un saggio di questa giustizia distributiva lo ha dato un don Diego Mattei, pio parroco in Terni.