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Er giubbileo der 46

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Giuseppe Gioachino Belli

1846 Indice:Sonetti romaneschi VI.djvu sonetti letteratura Er giubbileo der 46 Intestazione 4 gennaio 2025 75% Da definire

Sesto, nun formicà L'amica de core
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti dal 1828 al 1847

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ER GIUBBILEO DER 46.

     Inzomma venardì[1] ss’apre er tesoro
De le sante innurgenze, sor Matteo.
Venardì se dà mano ar giubbileo
De li frati e li preti fra de lòro.[2]

     Me ne moro de vojja, me ne moro,
De vedé don Ficone e ffra Ccazzeo
Fà er bocchino da scribb’e ffariseo
Pe’ abbuscasse un buscetto in concistoro.

     Poi doppo s’arivesteno l’artari,
E ss’arrizzappa pe’ ttre ssittimane[3]
La vigna pe’ nnoàntri secolari.[4]

     E accusì a ssono d’orgheni e ccampane,
S’aggiusteranno cqui ttutti l’affari:
Nun ce saranno ppiù lladri e pp.......

16 novembre 1846.

Note

  1. Venti novembre 1846.
  2. [“Venerdi 20 nov. 1846. Oggi alle 22 ore sono incominciati alla Chiesa Nuova gli Esercizi spirituali per il Clero Secolare dati dal Card. Ferretti, e a S. Andrea della Valle per il Clero Regolare, dal P. Ventura Teatino.„ Chigi, Diario cit., nel quale è poi detto che questi esercizi terminarono il giorno 27.]
  3. Dal 6 al 27 dicembre.
  4. [“Domenica 6 decembre 1846. Oggi sono cominciati in molte Chiese della Città gli Esercizi spirituali... con Indulgenza plenaria a chi li avrà frequentati almeno per cinque giorni ecc.„ Chigi, Diario cit.]