Eureka/Eureka/XI.

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XI.

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Edgar Allan Poe - Eureka (1848)
Traduzione dall'inglese di Maria Pastore Mucchi (1902)
XI.
Eureka - X. Eureka - XII.

[p. 70 modifica] XI. E qui finalmente pare conveniente investigare se i fatti dell’Astronomia già accertati confermano l'ordinamento ge¬ nerale che io ho assegnato cosi deduttivamente al Firma¬ mento. E questi fatti lo confermano interamente. Alcune osservazioni telescopiche, guidate dalle leggi di prospettiva, ci permettono di comprendere che l'Universo percettibile esiste come un gruppo di gruppi irregolarmente disposti. 1 « gruppi », di cui è composto quest'universale « gruppo [p. 71 modifica]èureka 7t di gruppi», sono semplicemente ciò che noi abbiamo chia¬ mato per abitudine « nebulosa» — e di queste nebulose una è di un interesse supremo per l’umanità. Alludo alla Ga¬ lassia o Via Lattea. Questa c’interessa, prima di tutto e molto chiaramente, a cagione della grande superiorità del suo volume apparente, non solo su qualunque altro gruppo nel firmamento, ma su tutti gli altri gruppi presi insieme. In paragone il più largo di questi gruppi non occupa che un punto solo e si vede distintamente soltanto coll’ajuto di un telescopio. La Galassia serpeggia attraverso al Cielo ed è brillantemente visibile ad occhio nudo. Ma essa inte¬ ressa l'uomo principalmente, per quanto meno immediata¬ mente, in quanto essa è la sua patria, la patria della terra su cui egli esiste, la patria del sole attorno a cui questa terra gira, la patria di quel « sistema » di sfere di cui il sole è il centro e l'astro primario — la Terra uno dei sedici secondari o pianeti — la Luna uno dei diciassette terziari o satelliti. La Galassia, lo ripeto, non è che uno dei gruppi che ho già descritti - uno di quei gruppi impropriamente chiamati « nebulose », che si rivelano a noi soltanto qualche volta per mezzo del telescopio — come leggiere macchie ne¬ bulose in diverse parti del cielo. Noi non abbiamo nessuna ragione di supporre che la Via Lattea sia in realtà più estesa che la più piccola di queste nebulose. La sua grande superiorità di dimensione non è che una superiorità appa¬ rente nata dalla nostra posizione in riguardo ad essa — cioè dalla nostra posizione nel mezzo di essa. Per quanto que¬ st'asserzione possa apparire strana da principio a chi non è versato in Astronomia, pure l'astronomo stesso non esita per nulla nell’asserire che noi siamo nel mezzo di quell'in- conccpibile moltitudine di stelle, di soli, di sistemi, che costituiscono la Galassia. Di più non solo noi abbiamo — non solo il nostro Sole ha il diritto di rivendicare la Ga¬ lassia come un suo gruppo speciale, ma. con qualche ri¬ serva, si può dire che tutte le stelle distintamente visibili nel firmamento — tutte le stelle visibili ad occhio nudo — hanno ugualmente il diritto di proclamarla di loro pro¬ prietà. Vi è stata una grande quantità di idee false su ciò che ri¬ guarda la forma della Galassia, della quale in quasi tutti i nostri trattati di astronomia si dice che sembri un Y ma¬ iuscola. Il gruppo in questione ha in realtà una certa so¬ miglianza generale — mollo generale col pianeta Saturno col suo triplice anello che lo circonda. Però, invece del globo solido di quel pianeta, noi dobbiamo imaginarci una lenticolare isola di stelle o collezione di stelle; il nostro Sole c posto eccentricamente — vicino alla costa dell'isola— da quella parte dell'isola che è più vicina alla costellazione della Croce e più lontana da quella di Cassiopea. L’anello [p. 72 modifica]ÈUREKA che la circonda, dalla parte più vicina alla nostra posi¬ zióne, ha in sè un /aglio longitudinale che è in realtà la causa, quando l'anello è vicino a noi, per cui assume va¬ gamente l'aspetto di Y majuscola. Però noi non dobbiamo cadere nell’errore di concepire questa fascia, alquanto indefinita, come tutt’affatto separata, comparativamente parlando, dal gruppo lenticolare pure indetìnito che essa circonda; e cosi, tanto per spiegarci, noi possiamo dire che il nostro Sole è realmente situato a quel punto dell’Y in cui le tre linee che lo compongono si uni¬ scono; e supponendo che questa lettera sia di una certa solidità —■ di un certo spessore molto esiguo in para¬ gone della sua lunghezza — noi possiamo anche dire che la nostra posizione è nel mezzo di questo spessore. Imagi¬ nando di essere in questa posizione, non troveremo più difficoltà a spiegarci i fenomeni già presentati — che sono completamente lenomeni di prospettiva. Quando noi guardiamo in alto o in basso — cioè quando noi gettiamo i nostri sguardi nella direzione dello spessore della lettera — noi vediamo un minor numero di stelle che quando noi li gettiamo nella direzione della sua lunghezza o lungo una delle tre linee che la compongono. Naturalmente, nel primo caso, le stelle appajono sparse e nell’ultimo ammucchiate. Rovesciamo questa spiegazione: — Un abitante della Terra che guarda verso la Galassia, come noi diciamo comunemente, la guarda allora nella direzione della sua lunghezza— la guarda lungo le linee dell’Y — ma quando, fissando gli occhi nel Cielo generale, li distoglie dalla Galassia, la esamina allora nella direzione dello spes¬ sore della lettera; ed in quel punto le stelle gli pajono sparse, mentre, realmente, esse sono riunite, in media, come nella massa del gruppo. Nessuna considerazione po¬ trebbe essere più adatta per dare un’idea della stupefacente estensione di questo gruppo. Se con un telescopio molto potente noi ispezioniamo accuratamente il firmamento, scopriremo una fascia di gruppi — composta di ciò che noi abbiamo fin qui chia¬ mato « nebulose » — una striscio di larghezza variabile, che si stende da un orizzonte all’altro, tagliando ad angolo retto la direzione generale della Via Lattea. Questa striscia è l'ultimo gruppo di gruppi. Questa fascia è L'Universo. La nostra Galassia non è che un gruppo e forse uno dei meno considerevoli che costituiscono quest’ ultima fascia o zona Universale. L’aspetto di fascia 0 zona che assume ai nostri occhi questo gruppo di gruppi è puramente un fenomeno di prospettiva analogo a quello che ci fa vedere il nostro gruppo individuale, la Galassia, rozzamente sferico, sotto rispètto di una cintura che attraversa i cieli ad angolo retto col gruppo Universale. Naturalmente la forma del gruppo che racchiude [p. 73 modifica]EUREKA 73 tutti gli altri è, in generale, quella di ogni gruppo sepa¬ rato che include. Appunto come le stelle sparse che noi vediamo in tutto il cielo quando distogliamo lo sguardo dalla Galassia, non sono in realtà che una parte di quella Galassia stessa e così strettamente collegata ad essa quanto uno di quei punti telescopici in cui pare sia lo strato più denso della sua massa — cosi le nebulose sparse che noi vediamo in tutti i punti del firmamento quando distogliamo i nostri sguardi dalla zona Universale — così appunto, io dico, devono essere considerate come sparse solamente per effetto della prospettiva, e come parti integranti dell’ unica e suprema sfera Universale. Nessun errore astronomico è più insostenibile e mai nes¬ suno fu tanto pertinacemente accolto quanto quello che considera l'Universo Siderale come assolutamente illimitato. Le ragioni per la limitazione di questo Universo, come ho già detto a priori, mi sembrano inconfutabili; ma per non parlare, per ora, di esse, Vosservazione ci assicura che in numerose direzioni attorno a noi, certamente, se non in tutte vi è un limite positivo — o almeno non ci offre nessun fondamento qualsiasi per pensare altrimenti. Se la succes¬ sione delle stelle fosse infinita allora lo sfondo del Cielo ci presenterebbe una luminosità uniforme come quella spie¬ gata dalla Galassia — poiché non vi sarebbe assolatamente neanche un punto in tutto questo sfondo in cui non esistesse una stella. L’unica maniera, quindi, in cui in una tale con¬ dizione di cose noi potremmo comprendere i vuoti che il nostro telescopio trova in innumerevoli direzioni, sarebbe di supporre che la distanza dello sfondo invisibile sia così immensa che mai nessun raggio abbia fino ad ora potuto assolutamente giungere da esso fino a noi. Che ciò possa essere cosi, chi oserebbe negarlo ? Io sostengo semplice- mente che noi non abbiamo neppure l’ombra di una ragione per credere che ciò è così. Quando parlai della volgare tendenza che si ha di consi- -4- derare tutti i corpi che sono sulla Terra, come unicamente tendenti verso il centro della Terra, osservai che « salvo certe eccezioni, che sono da specificarsi più oltre, ogni corpo sulla Terra tenderebbe, non solo al suo centro, ma inoltre verso qualunque altra direzione concepibile » (1). Le « ecce¬ zioni » si riferiscono a quei frequenti, vuoti nel Cielo, dove il nostro più minuzioso esame non pucTscoprire', non 'sólo neSSufi—Eorpo stellare, ma neppure un indizio, della loro esistenza — dove abissi spalancati, più neri dell’Èrebo, sem¬ bra che ci concedano un rapido sguardo attraverso ai muri limitrofi dell’Universo Siderale, laggiù nell’illimitabile Uni- (') Pag 33. [p. 74 modifica]EUREKA 73 tutti gli altri è, in generale, quella di ogni gruppo sepa¬ rato che include. Appunto come le stelle sparse che noi vediamo in tutto il cielo quando distogliamo lo sguardo dalla Galassia, non sono in realtà che una parte di quella Galassia stessa e così strettamente collegata ad essa quanto uno di quei punti telescopici in cui pare sia lo strato più denso della sua massa — cosi le nebulose sparse che noi vediamo in tutti i punti del firmamento quando distogliamo i nostri sguardi dalla zona Universale — così appunto, io dico, devono essere considerate come sparse solamente per effetto della prospettiva, e come parti integranti dell’ unica e suprema sfera Universale. Nessun errore astronomico è più insostenibile e mai nes¬ suno fu tanto pertinacemente accolto quanto quello che considera l'Universo Siderale come assolutamente illimitato. Le ragioni per la limitazione di questo Universo, come ho già detto a priori, mi sembrano inconfutabili; ma per non parlare, per ora, di esse, Vosservazione ci assicura che in numerose direzioni attorno a noi, certamente, se non in tutte vi è un limite positivo — o almeno non ci offre nessun fondamento qualsiasi per pensare altrimenti. Se la succes¬ sione delle stelle fosse infinita allora lo sfondo del Cielo ci presenterebbe una luminosità uniforme come quella spie¬ gata dalla Galassia — poiché non vi sarebbe assolatamente neanche un punto in tutto questo sfondo in cui non esistesse una stella. L’unica maniera, quindi, in cui in una tale con¬ dizione di cose noi potremmo comprendere i vuoti che il nostro telescopio trova in innumerevoli direzioni, sarebbe di supporre che la distanza dello sfondo invisibile sia così immensa che mai nessun raggio abbia fino ad ora potuto assolutamente giungere da esso fino a noi. Che ciò possa essere cosi, chi oserebbe negarlo ? Io sostengo semplice- mente che noi non abbiamo neppure l’ombra di una ragione per credere che ciò è così. Quando parlai della volgare tendenza che si ha di consi- -4- derare tutti i corpi che sono sulla Terra, come unicamente tendenti verso il centro della Terra, osservai che « salvo certe eccezioni, che sono da specificarsi più oltre, ogni corpo sulla Terra tenderebbe, non solo al suo centro, ma inoltre verso qualunque altra direzione concepibile » (1). Le « ecce¬ zioni » si riferiscono a quei frequenti, vuoti nel Cielo, dove il nostro più minuzioso esame non pucTscoprire', non 'sólo neSSufi—Eorpo stellare, ma neppure un indizio, della loro esistenza — dove abissi spalancati, più neri dell’Èrebo, sem¬ bra che ci concedano un rapido sguardo attraverso ai muri limitrofi dell’Universo Siderale, laggiù nell’illimitabile Uni- (') Pag 33. [p. 75 modifica]EUREKA 75 biamo noi qualche diritto d'inferire — diciamo piuttosto d' imaginare — una interminabile successione di « gruppi di gruppi », o di « Universi » più o meno simili ’ lo rispondo che il « diritto », in un caso come questo, dipende assolutamente dall’ardimento di quella imagina¬ zione che si arrischia a proclamare il suo diritto. Lascia¬ temi soltanto dichiarare che io mi sento individualmente spinto a fantasticare— non oso esprimermi diversamente — che vi esista una infinita successione di Universi piu o meno simili a quello del quale noi abbiamo conoscenza — a quel- l'unico del quale noi avremo sempre conoscenza — almeno fino al momento in cui il nostro particolare Universo ri¬ tornerà all’ Unità. Tuttavia, se tali gruppi di gruppi esi¬ stono — e essi devono esistere — è ampiamente chiaro che, non avendo avuto nessuna parte nella nostra origine, non hanno nessuna parte nelle nostre leggi Nè essi attraggono noi, ne noi attiriamo loro. La loro materia prima — il loro spirito non è il nostro — non è ciò che prevale in una parte qualunque del nostro Universo. Essi non potrebbero im¬ pressionare nè i nostri sensi nè la nostra anima. Tra essi c noi — considerandoli tutti per un momento collettivamente — non vi sono influenze comuni. Ognuno esiste a parte e indipendentemente, nel seno del sito Dio proprio e parti¬ colare.