Eureka/Eureka/XIII.

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XIII.

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Edgar Allan Poe - Eureka (1848)
Traduzione dall'inglese di Maria Pastore Mucchi (1902)
XIII.
Eureka - XII. Eureka - XIV.

[p. 84 modifica] XIII. Giacché la nostra imaginazione è così piena delle distanze cosmiche, prendiamo l'opportunità di parlare delle difficoltà che noi abbiamo provato cosi sovente, mentre seguivamo il sentiero battuto della meditazione astronomica, per spie¬ gare gl’innumerevoli vuoti ai quali si è già accennato — per comprendere perchè siano stati creati fra stella e stella — fra gruppo e gruppo — degli abissi così perfettamente vuoti e quindi apparentemente cosi inutili — per scoprire, in breve, una ragione sufficiente della scala Titànica sulla quale, per quanto riguarda il puro Spazio, pare sia stato costrutto l'Universo, lo affermo clic l’Astronomia ha visibilmente [p. 85 modifica]EUREKA 85 mancato di determinare un motivo razionale del fenomeno:

 ma le considerazioni, per mezzo delle quali in questo

Saggio noi abbiamo proceduto a passo a passo, ci permet¬ tono di capire chiaramente e immediatamente che lo Spazio e la Durala non sono che una sola cosa. Perchè l'Universo potessé durare per tutta un’èra veramente proporzionata alla grandezza delle parti materiali che lo compongono ed all'alta maestà dei suoi destini spirituali, sarebbe neces¬ sario che la diffusione atomica originale avesse luogo entro un’estensione così inconcepibile, da essere tale unicamente senza essere infinita. Sarebbe necessario, in una parola, che le stelle si riunissero da una nebulosità invisibile in una nebulosità visibile — che passassero dalla nebulosità alla consolidazione — e cosi invecchiassero dando la vita e la morte à variazioni di sviluppo vitale indicibilmente nume¬ rose e complesse: — sarebbe necessario che le stelle faces¬ sero tutto ciò — che avessero tempo di compiere interamente tutti questi progetti Divini — durante il periodo in cui tutte le cose vanno effettuando il loro ritorno all'Unità con una velocità che si accumula in proporzione inversa dei quadrati delle distanze in cui è posta l’inevitabile Fine. Per mezzo di tutto ciò noi non abbiamo difficoltà alcuna a capire l’assoluta esattezza deW'adatlamenlo Divino. La densità delle stelle aumenta, senza dubbio, mari mano che la loro condensazione diminuisce; la condensazione e l’ete¬ rogeneità camminano di pari passo, e per mezzo di que¬ st ultima, che è la guida della prima, noi valutiamo lo svi¬ luppo vitale e spirituale. Cosi nella densità dei globi noi abbiamo la misura per mezzo della quale i loro disegni sono compiuti. Man mano che la densità aumenta — man mano che le intenzioni Divine vengono adempiute — man mano che minor numero e sempre minor numero di cose rimangono da essere adempiute— cosi, nella stessa propor¬ zione, noi dovremmo aspettarci di trovare un acceleramento della Fine: — e cosi lo spirito filosofico capirà facilmente che i progetti Divini nel costituire le stelle avanzano mate¬ maticamente verso il loro compimento; e di più darà pron¬ tamente a questo avanzamento una espressione matematica e concluderà che questo avanzamento è inversamente pro¬ porzionale ai quadrati delle distanze di tutte le cose create dal punto di partenza e dal principio della loro creazione. Non solo quest'adattamento Divino è matematicamente esatto, ma vi è qualche cosa in esso che gli dà un'impronta Divina, per distinguerlo da quell’adattamento che e sem¬ plicemente il prodotto della costruzione umana. Io alludo alla completa reciprocità di adattamento. Per esempio: nelle costruzioni umane una causa particolare ha Uri particolare effetto; una intenzione particolare apporta un particolare scopo; ma questo è tutto ciò che vediamo, noi non vediamo [p. 86 modifica]EUREKA 86 nessuna reciprocità. L'eiTello non reagisce sulla causa, l’in¬ tenzione non cambia i rapporti coll’oggetto. Nelle costru¬ zioni Divine l’oggetto è o disegno od oggetto, come prefe¬ riamo — e noi possiamo prendere, in qualunque momento, una causa per un effetto o il contrario — cosicché noi non possiamo mai assolutamente decidere qual’è l’una e quale l’altra. Per dare un esempio: — Nei climi polari la struttura umana, per mantenere il suo calore animale, abbisogna, per la combustione nel sistema capillare, di un abbondante supplemento di cibo molto azotato, appunto come l'olio di balena. Ma inoltre: — nei climi polari il solo cibo che sia concesso all’uomo è l’olio di numerose foche e balene. Ora l’olio è stato messo alla portata dell’uomo perché imperio¬ samente domandato o è l’unica cosj. domandata perchè è 1’ unica cosa che potesse ottenere ? È impossibile decidere. Vi è un’assoluta reciprocità di adattamento. Il piacere che noi ricaviamo da ogni manifestazione del genio umano è in ragione dell’approssimazione con questa specie di reciprocità. Nella costruzione di un intreccio, per esempio, in una finzione letteraria dobbiamo mirare ad aggiustare gl’incidenti in guisa tale che noi stessi non sa¬ remmo capaci di determinare di ciascuno di essi, se dipende da un altro qualunque o se lo sostiene. Naturalmente in questo senso una perfezione d'intreccio è realmente o pra¬ ticamente irraggiungibile — ma solo perchè è un’intelli¬ genza finita che lo costruisce. Gl’intrecci di Dio sono per- ì’etti. L’Universo è un intreccio di Dio. Ed ora noi siamo giunti ad un punto in cui l’intelletto e forzato di nuovo a lottare contro la sua propensione per l’in¬ ferenza analogica — contro la sua monomania di afferrare l’in¬ finito. Noi abbiamo già visto delle lune giranti attorno a dei pianeti; dei pianeti attorno a delle stelle; e il poetico istinto dell’umanità — il suo istinto simmetrico, se la simmetria non fosse che una simmetria superficiale; — quest’ istinto che l’Anima, non solo dell’Uomo ma di tutti gli esseri creati, ha tratto dai principi della base geometrica dell’irradiazione Universale — ci spinge a imaginare una infinita estensione di questo sistema di cicli. Chiudendo i nostri occhi tanto alla deduzione quanto aW'induzione, noi ci ostiniamo ad imagi¬ nare una rivoluzione di tutti i corpi che compongono la Galassia attorno ad un gigantesco globo che consideriamo come perno centrale di tutto. S’imagini che ogni gruppo nel gruppo dei gruppi sia naturalmente provvisto e costrutto in una maniera uguale; affinchè 1’« analogia » non faccia difetto in nessun punto, noi giungiamo fino a concepire questi gruppi stessi, come giranti attorno ad una sfera sempre più maestosa; — quest’ultima, a sua volta, coi gruppi che la circondano, forma una delle sempre più [p. 87 modifica]ÈUREKA 87 spìendide serie di agglomerazioni, e gira anch’cssa attorno ad un aliro globo che e il suo centro — un globo sempre più ineffabilmente sublime — un globo, diciamo meglio, di una sublimità infinita moltiplicata perpetuafhente per l'in- finitamente sublime. Le condizioni perpetuamente continue di quel vocabolo che certa gente chiama « analogia », sono tali da imporre all’Imaginazione di dipingere ed alla Ra¬ gione di contemplarne la pittura senza esserne insoddisfatti, se è possibile. Tale, in generale, è l'interminabile giro vi¬ zioso che noi siamo stali guidati a comprendere ed a spie¬ gare dalla Filosofia, almeno nella miglior maniera possi¬ bile. Di quando in quando però un vero filosofo — uno di quelli il cui delirio prende un giro molto determinato — il cui genio, per parlare più riverentemente, ha, come le la- vandaje, una inclinazione veramente pronunciata a sciori¬ nare le cose alla dozzina — ci mette in grado di vedere precisamente quel punto, ormai fuori di vista, in cui le serie di rivoluzioni in questione arrivano, e di diritto devono arrivare ad un fine. Forse non vale la pena di scherzare sulle fantasticherie di F'ourier: — ma si è parlato molto ultimamente sopra questa ipotesi di Madler. — nel centro della Galassia esisto uno stupendo globo attorno al quale si aggirano tutti i sistemi dei gruppi. Il periodo di rivoluzione del nostro si¬ stema c stato valutato veramente a 117 milioni di anni. Che il nostro Sole abbia un movimento nello spazio, in¬ dipendentemente dalla sua rotazione e dalla sua rivoluzione attorno al centro di gravità del sistema, fu da molto tempo sospetta1/! Questo movimento, ammettendo che esista, si manifesterebbe per mezzo della prospettiva. Le stelle, in quella regione del firmamento che lasciamo dietro di noi, diventerebbero, in una lunghissima serie di anni, adden¬ sate; mentre quelle che sono nella parte opposta si dis¬ perderebbero. Ora, per mezzo della Storia astronomica, noi sappiamo oscuramente che alcuni di questi fenomeni si sono manifestati. Basandosi su ciò si è dichiarato che il nostro sistema si muove in un punto del cielo diametral¬ mente opposto alla stella Zeta Herculis; — ma quest'indu¬ zione è forse il maximum di ciò che noi abbiamo il diritto di concludere logicamente. Madler, tuttavia, è andato tant’oltre da designare una stella particolare, Alcyone nelle Plcjadi, come situata nel vero punto, o circa, attorno al quale si effettua una rivo¬ luzione generale. Ora, giacche per « analogia » siamo condotti in primo luogo a questi sogni, non vi è nessun male che noi re¬ stiamo fedeli all’analogia, almeno fino ad un certo punto, durante il loro svolgimento; e quell'analogia che sugge¬ risce l’idea della rivoluzione ci suggerisce contemporanca[p. 88 modifica]88 EUREKA mente l’idea di un globo centrale attorno al quale si effettue¬ rebbe questa rivoluzione: - lino a questo punto l'astronomo era coerente. Questo globo centrale, tuttavia, dovrebbe es¬ sere dinamicamente maggiore di tutti i globi che lo circon¬ dano presi insieme. Vi sono circa 100 milioni di questi globi. «Allora perchè», si era domandata naturalmente, «perchè non vediamo noi questo grande sole centrale — uguale al¬ meno di dimensione a 100 milioni di soli come il nostro — perchè non lo vediamo noi — noi specialmente che occu¬ piamo la regione media del gruppo — la vera località vicino alla quale, ad ogni modo, deve essere situata quest’ incom- paraoile stella ? » La risposta fu pronta. — « Essa deve es¬ sere non-luminosa come lo sono i nostri pianeti. » Qui poi per adattarsi ad uno scopo l’analogia è, ad un tratto, venuta meno. Si poteva dire: « Sappiamo che dei sol,; non-luminosi ne esistono realmente. Ma non così. » E vero che abbiamo qualche ragione di fare quest’ipotesi, ma non abbiamo certamente alcuna ragione qualsiasi di supporre che i soli non-luminosi in questione siano cir¬ condati da soli luminosi, mentre questi a lor volta sono circondati da pianeti non-luminosi: — ed è precisamente tutto ciò di cui Màdler è costretto a trovare qualche cosa di analogo nei cieli — perchè questo è precisamente tutto ciò che egli imagina a proposito della Galassia. Ammet¬ tendo che le cose siano cosi, non possiamo fare a meno di figurarci in quale triste imbarazzo si debbano trovare tutti i filosofi dell'a priori alla domanda: perchè è così ? Ma ammettendo anche, malgrado l’analogia e qualunque altra cosa, la non-luminosità del grande globo centrale, noi possiamo chiedere come mai questo globo cosi enorme non sarebbe reso visibile dai fasci di luce gettati su di esso da 100 milioni di gloriosi soli raggianti in tutte le direzioni intorno a lui. Davanti all’incalzare di questa domanda, l'idea di un sole centrale positivamente solido sembra che in qualche modo sia stata abbandonata; e la teoria continua ad asserire che i sistemi dei gruppi effettuano la loro rivo¬ luzione semplicemente intorno ad un centro di gravità im¬ materiale comune a tutti. Qui di nuovo, per adattarsi ad uno scopo, l'analogia è venuta meno. 1 pianeti del nostro sistema girano, è vero, attorno ad un centro di gravità comune; ma essi lo fanno in relazione con, e in conse¬ guenza di un sole materiale la cui massa fa più che con¬ trobilanciare il resto del sistema. Il circolo matematico è una curva composta di un’infi¬ nità di linee rette. Ma quest’idea del circolo — un'idea che, dal punto di vista di ogni geometria ordinaria, è semplice- mente l’idea matematica come opposizione dell'idea pratica —■ è, a rigor di termine, l’unica concezione pratica che abbiamo diritto di accettare riguardo al maestoso cir[p. 89 modifica]EUREKA 89 Colo del quale dobbiamo occuparci, almeno in imagina¬ zione, quando supponiamo che il nostro sistema giri in¬ torno ad un punto che è nel centro della Galassia. La più vigorosa delle imaginazioni umane si provi soltanto a fare un unico passo per comprendere una curva cosi ineffabile! Non sarebbe gran che paradossale il dire che anche l'im¬ provviso bagliore di un lampo che girasse eternamente attorno alla circonferenza di questo straordinario circolo percorrerebbe pur sempre una linea retta. Noi non possiamo ammettere che il sentiero dell’orbita del Sole, da un punto di vista umano, abbia deviato, anche menomamente, dalla linea retta, sia pure in un milione di anni; non pertanto noi siamo pregati di credere che apparve una curva du¬ rante il breve periodo della nostra storia astronomica —per un solo momento — durante l'assoluta nullità di due o tre¬ mila anni. Si può dire che Màdler lia realmente verificato una curva nella direzione del cammino, ora ben stabilito, del nostro sistema attraverso allo spazio. Ammettendo, se è necessario, che questo fatto sia realmente cosi, io sostengo che non si è dimostrato nulla con ciò, eccetto la realtà di questo fatto — il fatto della curva. Per la sua determinazione completa saranno necessari dei secoli; e quando sarà determinatasi troverà che indica diversi rapporti binari o molteplici fra il nostro Sole e qualcuna o piu delle stelle vicine. Però io non arrischio nulla predicendo che, dopo il lasso di molti secoli, ogni sforzo per determinare il cammino del nostro Sole attraverso lo Spazio sarà abbandonato come infrut¬ tuoso. Ciò si capisce facilmente se noi consideriamo le infinite perturbazioni che si devono esperimentare dai suoi rapporti cogli altri corpi perpetuamente varianti, nel comune avvi¬ cinamento di tutti al nucleo della Galassia. Ma esaminando dellé altre nebulose all' infuori della Via Lattea — e osservando in generale i gruppi che sono ap¬ parsi per il cielo — troviamo noi o non troviamo una con¬ ferma dell’ipotesi di Màdler? Noi non la troviamo. Le forme dei gruppi sono eccessivamente diverse quando si guardano casualmente; ma esaminandole più da vicino per mezzo di potenti telescopi, noi riconosciamo che la forma sferica è quella a cui si approssimano di più — la loro co¬ stituzione essendo in generale in disaccordo coll'idea di una,rivoluzione attorno ad un centro comune. « E difficile ». dice Sir John Hersehel, « formarsi una con¬ cezione dello stato dinamico di tali sistemi. Da un lato senza un movimento rotatorio ed una forza centrifuga è quasi impossibile di non considerarli come in uno stato di progressivo avvicinamenlo. Dall’altro ammettendo un tale movimento ed una tale forza non troviamo meno diffì[p. 90 modifica]9Ò eureka. Cile riconciliare le loro forme colla rotazione di tutto il si¬ stema (egli intende dire gruppo) attorno ad un solo asse senza il quale una collisione interna parrebbe inevitabile. » Alcune osservazioni fatte ultimamente dal dottor Nichol sulle nebulose, prendendo un punto di vista dello stato cosmico tutt’affatto differente da tutti quelli adottati in questo Discorso— sono applicabili in un modo veramente peculiare al punto ora in questione. Egli dice: — «Quando i nostri più grandi telescopi sono diretti sulle nebulose, noi traviamo che quelle che credevamo irregolari non lo sono; esse si approssimano press’a poco ad un globo. Qui vé'n’è una che sembrava ovale, ma il telescopio di Lord Rosse l'ha dichiarata un cerchio... Ora accade una circo¬ stanza molto notevole che si riferisce a queste masse cir¬ colari di nebulose. Noi troviamo che esse non sono per¬ fettamente circolari, ma che anzi al contrario tutto intorno ad esse, da ogni parte, vi sono volumi di stelle che appa¬ rentemente si estendono lontano come se fossero per pre¬ cipitarsi in conseguenza di un'azione di una grande po¬ tenza verso una grande massa centrale » (1). —». Se io dovessi descrivere, con parole mie, quale deve es¬ sere necessariamente la condizione attuale di ogni nebulosa, nell’ipotesi che tutta la materia ritorni, come io ho sugge¬ rito, verso la sua unità originale, io ripeterei semplicemente parola per parola il linguaggio impiegato qui dal dottor Nichol, senza il più leggiero sospetto di quella stupenda verità che è la chiave di questo fenomeno nebulare. E qui mi sia permesso di fortificare sempre più la mia posizione col suffragio di uno scienziato più grande di Màdler — di uno scienziato per il quale tutti i dati di Màdler erano da lungo tempo delle cose famigliari accuratamente e perfettamente esaminate. Relativamente ai calcoli elabo¬ rati di Argelander — le cui esatte ricerche formano le basi di Màdler — Humboldt, le cui facoltà gencralizzatrici non sono forse mai state eguagliate, fa la osservazione se¬ guente: « Quando noi consideriamo il movimento reale, proprio e non prospettivo delle stelle, noi troviamo molti gruppi Ira esse che si muovono in direzione opposta-, e i dati che abbiamo ora in mano non ci obbligano però a concepire che i sistemi che compongono la Via Lattea, o i gruppi che compongono l'Universo, girino attorno ad un particolare (r) S’intende che io non nego in modo particolare che la parte che si riferisce al movimento di rivoluzione dell’ipotesi di Màdler. Naturalmente se ora non esiste nel nostro gruppo nessun grande a- tro centrale, ne esisterà uno più tardi. Qualora esista sarà sem¬ plicemente il nucleo della consolidazione. [p. 91 modifica]EUREKA 91 centro sconosciuto, luminoso o non luminoso. E soltanto l’immenso desiderio dell'uomo di avere una Prima Causa fondamentale che spinge tanto il suo intelletto quanto la sua imaginazione ad adottare una simile ipotesi. » Il fenomeno di cui si è parlato — cioè quello di « diversi gruppi che si muovono in direzioni opposte » — è affatto inespicabile per mezzo dell'idea di Madler; ma deriva come necessaria conseguenza dall'idea che forma la base di questo Discorso. Mentre che la direziona puramente generate di ogni atomo — di ogni luna, pianeta, stella o gruppo — sa¬ rebbe, secondo la mia ipotesi, assolutamente rettilinea; mentre che la via generate tracciata da tutti i corpi sarebbe una linea retta che conduce al centro di tutto, è chiaro, ciò non ostante che questa rettilinea direzione generale sa¬ rebbe composta di ciò che noi possiamo detinire, senza grande esagerazione, una infinità di curve particolari — una infinità di deviazioni locali dalla direzione rettilinea — il risultato di continue differenze di posizioni relative fra le innumerevoli masse, come se ognuna procedesse nel suo proprio viaggio diretto verso la Fine. Io citavo appunto poco prima le seguenti parole di sir John Herschel applicate ai gruppi; — « Da un lato senza un movimento rotatorio ed una forza centrifuga e quasi impossibile non considerarli come in uno stato di progres¬ sivo avvicinamento. » 11 fatto è che esaminando la « nebu¬ losa » con un telescopio molto potente, troveremo affatto impossibile, avendo già una volta concepito questa idea di « avvicinamento », di non riunire da tutte le parti delle conferme di quest’idea. Vi è sempre un nucleo visibile, nella direzione del quale le stelle sembrano precipitarsi; nè questi nuclei possono essere presi per semplici fenomeni di pro¬ spettiva — i gruppi sono realmente più densi vicino al centro, più sparsi nelle regioni più lontane. In una parola noi vediamo ogni cosa come la vedremmo se avesse luogo un avvicinamento; ma in generale si può dire, quando guardiamo questi gruppi, che possiamo accettare intera¬ mente l'idea di»» movimento orbitale attorno ad un centro, ammettendo soltanto la possibile esistenza nei lontani do¬ mini dello spazio, di leggi dinamiche delle quali noi non abbiamo conoscenza. Tuttavia per parte di Herschel vi è evidentemente una riluttanza a considerare la nebulosa come in « una condi¬ zione di progressivo avvicinamento ». Ma se i fatti — se anche le apparenze giustificano questa supposizione, perchè, si può ben domandare, egli non è inclinato ad ammetterlo j Semplicemente per un pregiudizio, puramente perchè questa supposizione è in lotta con una opinione preconcetta e asso¬ lutamente infondata — quella cioè della perpetuità e del¬ l’eterna stabilità dell’Universo.