Eureka/Eureka/XVI.

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XVI.

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Edgar Allan Poe - Eureka (1848)
Traduzione dall'inglese di Maria Pastore Mucchi (1902)
XVI.
Eureka - XV.

[p. 99 modifica]EUREKA 99 XVI. Ma dobbiamo noi arrestarci qui? No. Nell'agglomerazione e dissoluzione Universale, noi possiamo prontamente con¬ cepire che da una serie di condizioni nuove e totalmente differenti possa derivare — un’altra creazione ed irradia¬ zione ritornante in sè stessa — un’altra azione o reazione della Volontà Divina. Guidando la nostra imaginazione per mezzo di quella suprema legge delle leggi, la legge della periodicità, non siamo noi veramente più che autorizzati ad accogliere la credenza — diciamo più tosto ad accarezzare la speranza — che i processi che noi ci siamo avventurati ad osservare saranno rinnovati eternamente ; e che un nuovo Universo ingrandirà nell’esistenza e poi cadrà nel nulla ad ogni pulsazione del Cuore Divino? Ed ora, — questo Cuore Divino — che cosa è? È il no¬ stro proprio cuore. Non spaventiamo la nostra anima coll' irriverenza pura¬ mente apparente di quest’ idea e non la togliamo a quel freddo esercizio di coscienza — a quella profonda tranquil¬ lità dell’analisi dì sè stessa — per mezzo della quale, sol¬ tanto, noi possiamo sperare di arrivare fino alla più sublime verità, e di guardarla a nostro bell’agio faccia a faccia. I fenomeni dai quali devono, in questo momento, di¬ pendere le nostre conclusioni, sono puramente ombre spi¬ rituali, ma non di meno del tutto sostanziali. Noi passeggiamo attraverso ai destini dell’esistenza del nostro mondo circondati da Memorie oscure, ma pur sem¬ pre presenti di un Destino più vasto — molto remoto nel tempo trascorso, ed infinitamente imponente. Noi viviamo una Gioventù particolarmente incalzata da tali sogni, che però non consideriamo mai come sogni. Noi li riconosciamo come Memorie. Durante la nostra Gio¬ ventù la distinzione è troppo chiara per ingannarci anche per un solo momento. Finché dura questa Gioventù il sentimento della nostra esistenza è il più naturale di tutti i sentimenti. Noi lo com¬ prendiamo del tutto. Che vi fosse un periodo in cui non esistevamo — o che potesse essere accaduto che non aves¬ simo mai esistito — sono considerazioni che durante questa gioventù noi troviamo realmente difficili a capire. Perchè avremmo potuto non esistere, questo è, fino all'epoca detta nostra Virilità, di tutti i quesiti quello al quale ci sarebbe stato più difficile rispondere. L'esistenza — la propria esi¬ stenza — 1’esistenza di tutti i tempi e di tutta l’eternità — ci sembra, fino all’epoca della nostra Virilità, una condizione ormale ed incontestabile: — questo sembra,perchè questo è. [p. 100 modifica]i 100 EUREKA Ma poi viene il periodo in cui una convenzionale Ragione del Mondo ci sveglia dalla verità del nostro sogno. Il Dub¬ bio, In Sorpresa e l'Incomprensibilità arrivano allo stesso momento. Essi dicono: — « Voi vivete e vi fu un tempo in cui non vivevate. Voi siete stato creato. Esiste un’ In¬ telligenza più potente della nostra ; ed è solo per mezzo di quest’ Intelligenza che voi vivete. » Noi lottiamo per com¬ prendere queste cose e non possiamo — non possiamo per¬ chè queste cose non essendo vere, sono cosi, di necessità, incomprensibili. Non esiste un essere pensante che, ad un certo punto luminoso della sua vita di pensiero, non si sia sentito per¬ duto fra quel caos di futili tentativi per comprendere o cre¬ dere che vi esiste qualche cosa più grande della sua pro¬ pria anima. La più profonda impossibilità di un'anima a sentirsi inferiore di un'altra; l’intensa e opprimente insoddi¬ sfazione e ribellione del pensiero; — queste non sono, colle onnipotenti aspirazioni alla perfezione, queste non sono che le lotte spirituali, che coincidono colle lotte materiali verso 1’ Unità originale — sono, almeno per la mia mente, una specie di prova che sorpassa di molto ciò che l’Uomo chiama la dimostrazione che nessuna anima è inferiore ad un’altra — che non vi è, e non vi può essere, niente di superiore ad un’anima qualunque — che ogni anima è, in parte, il proprio Dio — il proprio Creatore: — in una parola, che Dio — il Dio materiale e spirituale — non esiste ora che nella Materia e nello Spirito diffusi nell’Universo; e che la concentrazione di questa Materia e di questo Spirito diffusi non saranno che la ricostituzione del Dio puramente Spi¬ rituale ed Individuale. Da questo punto di vista, e solo da questo punto, noi comprendiamo gli enigmi dell’ Ingiustizia Divina — del Fato Inesorabile. Soltanto da questo punto di vista diviene com¬ prensibile 1’esistenza del Male ; anzi da questo punto di vista diviene più che comprensibile — diviene sopportabile La nostra anima non si ribella più contro un Dolore che noi stessi abbiamo imposto a noi stessi, per compimento dei nostri disegni — con uno scopo — per quanto futile esso sia — di estendere la nostra Gioja. Ho parlato di Memorie che c’incalzano durante la nostra Gioventù. Esse talvolta ci perseguitano anche nella nostra Virilità : — assumono gradatamente forme sempre meno indefinite: — di tanto in tanto ci parlano a bassa voce e dicono : « Vi fu un’epoca, nella Notte dei Tempi, in cui esistette un Essere immortale — uno solo di un numero assoluta- mente infinito di simili Esseri che popolano il dominio as¬ solutamente infinito dell’assolutamente infinito spazio. Que¬ st’Essere non ebbe e non ha il potere — più di quello che [p. 101 modifica]EUREKA 101 non hai tu stesso — di estendere di una quantità positiva la gioja della sua Esistenza; ma soltanto quanto è pure in tuo potere di espandere e di concentrare i tuoi piaceri (l'am¬ mollare assoluto della felicità rimanendo però sempre, lo stesso), altrettanto apparteneva o appartiene una tale capa¬ cità a quest’Essere Divino, che passa la sua Eternità in perpetua variazione di Concentrazione e quasi Infinita Dif¬ fusione di Sè. Ciò che tu chiami « L’ Universo » non è che l’espansione presente della esistenza. Egli ora sente la sua vita per mezzo di un numero infinito di piaceri imperfetti — di piaceri parziali frammisti a pene che hanno quegli esseri inconcepibilmente numerosi che tu designi come sue creature, ma che non sono realmente che infinite individua¬ lizzazioni di Lui stesso. Tutte queste creature — tutte — tanto quelle che tu chiami animate come quelle alle quali tu neghi la vita, per la semplice ragione che tu non la sco¬ pri nelle loro operazioni — tutte queste creature hanno in maggiore o minor grado una capacità di godere e di sof¬ frile: — ma la somma generale delle loro sensazioni è pre¬ cisamente quell'ammontare di Felicità che appartiene di di¬ ritto all’ Essere Divino quando è concentralo in Sè stesso. Tutte queste creature sono anch’esse Intelligenze più o meno coscienti: coscienti, primariamente, della loro identità; co¬ scienti, secondariamente, e per deboli e indeterminati bar¬ lumi, della loro identità coll’ Essere Divino di cui par¬ liamo — della loro identità con Dio. Delle due specie di coscienze supponi che la prima s’indebolisca gradatamente e la seconda si rafforzi, nella lunga successione di secoli che deve trascorrere prima che queste miriadi d’intelligenze individuali si confondano — allorché si confonderanno in Una sola anche le brillanti stelle. Pensa che il senso del- T identità individuale verrà gradatamente sommerso nella coscienza generale — che 1’ Uomo, per esempio, cessando impercettibilmente di sentirsi Uomo, raggiungerà alfine quella formidabile e trionfante epoca in cui egli riconoscerà nella sua esistenza l’esistenza di Jehovah. In pari tempo ricordati che tutto è Vita — Vita — Vita nella Vita — la minore nella maggiore e tutto entro lo Spirito di Dio. »