Faust/Alla fontana

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Alla fontana

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Johann Wolfgang von Goethe - Faust (1808)
Traduzione dal tedesco di Giovita Scalvini, Giuseppe Gazzino (1835/1837)
Alla fontana
Giardino di Marta Luogo solitario a piè degli spaldi

Ghita e Bettina con brocche.


Bettina. Hai udito di Barbarina?

Ghita. Nulla ho udito: sai ch'io non vado gran fatto fuori.

Bettina. Certo, me l'ha detto oggi Sibilla. Ella ci è finalmente incappata. Ecco come finiscono con la lor boria.

Ghita. Che è ciò?

Bettina. È pazza! Quando desina ella dà da mangiare a due.

Ghita. Ohimè!

Bettina. Le sta bene. Da sì gran tempo impazziva dietro quel rompicollo! Seco alle passeggiate, seco a' diporti in contado, seco ai balli; e da per tutto voleva essere da più dell'altre; ed egli la veniva ammorbidendo col regalarla sempre a pasticcetti, vino e altro. Ella si paoneggiava stimandosi un gran che di bellezza, ed era ita sì innanzi che non si facea punto vergogna di accettare ogni suo presente. Ma dàlle, dàlle, moine, carezze, baci, e il bel fiorellino fu colto.

Ghita. Povera figliuola!

Bettina. Le ne hai compassione tu! Quando la sera noi stavamo a filare, egli non c'era verso che nostra madre ne lasciasse andar giù. Ma ella si stava soavemente col suo bel giovane in sulla panca a lato alla porta, e le ore erano sempre corte troppe per essi. Ora dovrà umiliarsi, e la vedremo andare alla chiesa col camicione delle penitenti.

Ghita. Egli certo la sposerà.

Bettina. Sarebbe un bel pazzo! Per un giovane lesto com'egli è, è buona stanza per ogni paese. Egli si è già dileguato.

Ghita (andando verso casa). Ohimè, ed io ho potuto un tempo far tanti schiamazzi al fallo di qualche povera fanciulla! ho potuto senza carità alzare la voce contro! Io non finiva mai di dire de' peccati altrui; e per gravi che mi paressero io li aggravava vie più, né sapeva darmene pace; — e beata me! diceva e insuperbiva scioccamente; ed ora son io stessa nel peccato fin sopra i capegli.