Faust/Giardino di Marta

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Giardino di Marta

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Johann Wolfgang von Goethe - Faust (1808)
Traduzione dal tedesco di Giovita Scalvini, Giuseppe Gazzino (1835/1837)
Giardino di Marta
Stanza di Ghita Alla fontana

Margherita e Faust.


Margherita. Promettimi, Enrico!

Faust. Tutto quel ch'io posso!

Margherita. Or dimmi, che stima fai tu della religione? Tu sei savio, buono, e pien d'affetto, ma temo che tu pecchi nella fede.

Faust. Lasciamo star questo, figliuola. Tu sai ch'io ti voglio bene. Io porrei la mia vita per quelli ch'io amo; e per niun modo vorrei rimuovere chicchessia da ciò che a lui par savio di credere.

Margherita. Non va bene, deesi anche credere.

Faust. Deesi?

Margherita. Oh, s'io avessi alcun potere sopra di te! Tu rispetti poco i Santi Sacramenti.

Faust. Io li rispetto.

Margherita. Ma senza frequentarli. Egli è un gran pezzo che non vai alla messa, e che non ti se' confessato. Credi tu in Dio?

Faust. Anima mia! chi osa dire: io credo in Dio? domandane i preti e i sapienti, e la loro risposta ti parrà una derisione: diresti ch'ei volessero farsi giuoco di te.

Margherita. Però tu non ci credi.

Faust. Non mi fraintendere, mio dolce amore! Chi osa nominar Dio, e dire: Io credo in esso? E chi può aver animo che sente, e attentarsi di dire: Io non credo in esso? nel comprenditore e sostentatore di tutte le cose? — E non comprende e sostiene egli te, me, sé medesimo? Non s'inarca lassù il cielo? Non si stende quaggiù salda la terra? E non sorgono amicamente arridendoci dall'alto, le stelle immortali? Non raggia il mio occhio nel tuo occhio? Non tutte le cose si traggono verso la tua mente e il tuo cuore, e vivono e si rivolvono in eterno mistero — visibili od invisibili — intorno a te? E tu riempi di questo ineffabile portento il tuo petto, e se ti senti allora pienamente beata, nominalo come tu vuoi: dillo felicità! dillo cuore! Amore! Dio! Io non ho alcun nome per esso. Sentire è tutto; e non è il nome altro che suono ed ombra che offusca lo splendore che ne viene dal cielo.

Margherita. Belle e savie cose son queste: e a un bel circa dice il medesimo anche il parroco, benché in parte con altre parole.

Faust. Questo dicono tutti i cuori, in tutte le contrade, sotto il vital raggio del giorno; ciascuno in suo linguaggio; e perché non io nel mio?

Margherita. A intenderla così, parrebbe in vero che tu non dicessi male, ma ci rimane pur sempre non so che di torto, perché tu non sei buon cristiano.

Faust. Viscere mie!

Margherita. E da un gran tempo anche mi accora il vederti tener pratica con quell'uomo.

Faust. Che vuoi tu dire?

Margherita. Quell'uomo che hai sempre a lato, m'è odioso fino all'anima. Nessuna cosa a' miei dì mi ha mai trafitta così a dentro nel cuore come il sinistro aspetto di colui.

Faust. Bambola mia, non averne paura.

Margherita. La sua presenza mi rimescola il sangue. Se ne togli costui, io non voglio male ad uomo nato. Ma così com'io sospiro sempre di veder te, così io rabbrividisco tutta dinanzi a quell'uomo, talché ho nell'animo ch'egli sia un furfante. Dio mi perdoni se gli fa torto.

Faust. Voglionci anche di sì fatti nottoloni.

Margherita. Io non saprei farmi con un simil uomo. Ogni volta ch'egli si affaccia alla porta, egli guata subito dentro con non so che viso tra il beffardo ed il corrucciato, e chiaro si vede che niuna cosa lo tocca nel mondo. Egli porta scritto nella fronte che non sa amare anima viva. Io son si gaja al tuo braccio, sì confidente, provo una così soave ebbrezza nell'abbandonarmi a te, e nella sua presenza mi si chiude subito il cuore.

Faust (da sé). O angelo! come tu sei presaga!

Margherita. E tanto io sono sopraffatta di ciò, che quand'egli si raggiugne con noi, mi pare persino ch'io non ti ami più; e al suo cospetto io non potrei di niun modo fare orazione; e ciò mi consuma amaramente il cuore. Quel ch'io provo, tu pure lo provi, di', Enrico?

Faust. Tu ci hai antipatia.

Margherita. È tempo ch'io vada.

Faust. Deh, non potrò io mai riposarmi una breve ora con te; stringere il mio cuore al tuo cuore; mescere anima con anima?

Margherita. Ah, s'io dormissi pur sola, io ti vorrei lasciar aperto l'uscio stanotte. Ma mia madre ha il sonno sì sottile; e s'ella ci avesse a cogliere, io cascherei morta sul fatto.

Faust. Non vi è pericolo, mio bell'angelo! Togli quest'ampolletta; e sol tre gocciole che gliene mesci nella sua bevanda, la sommergeranno in un placido e profondo sonno.

Margherita. Che non farei per l'amor tuo! Non le può far danno, non è vero?

Faust. Cuor mio, vorrei io proportelo se potesse?

Margherita. Sol ch'io ti guardi, mio caro, non so che mi persuade di consentire ad ogni tuo desiderio, e tanto io ho già fatto per te, che ora mai mi rimane ben poco da fare. (Parte.)

Mefistofele entra.


Mefistofele. La babbuina! se n'è ella ita?

Faust. Tu hai fatto la spia, eh?

Mefistofele. Ho teso un poco gli orecchi, e ho udito ad un di presso ogni cosa. Il dottore fu catechizzato, e gli farà buon frutto, spero. Sta molto a cuore alle fanciulle che il lor caro giovane sia un semplice e dabbene all'antica, perché elle pensano: S'egli condiscende in questo, sarà condiscendente anche verso di noi.

Faust. Tu non puoi, mostruosa creatura, comprendere come quella candida e soave anima, tutta accesa della sua fede, che solo può condurla a salvazione, piamente s'affanni in pensare ch'ella dee tenere per perduto l'uomo che le è caro sopra ogni cosa.

Mefistofele. O sensibile, strasensibile amante! una femminetta ti mena per il naso.

Faust. Sozzo innesto di fango e di fuoco!

Mefistofele. E la è anche buona fisionoma: e nella mia presenza ella prova, non sa ella che, io ho sul volto la maschera, trappole e inganni covano sotto; io mi sono in sua fé qualche mal genio; e, Dio la salvi, forse forse il diavolo. Orsù, stanotte...?

Faust. Che ne fa a te?

Mefistofele. Ci ho il mio divertimento anch'io.