Filippo/Atto primo/Scena quarta

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Atto primo

Scena quarta

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Atto primo - Scena terza

CARLO, PEREZ.

PEREZ
Su l’orme tue, signor... Ma, oh ciel! turbato
donde sei tanto? oh! che mai fia? sei quasi
fuor di te stesso... Ah! parla; al dolor tuo
mi avrai compagno. - Ma, tu taci? Al fianco
non ti crebb’io da’ tuoi piú teneri anni?
Amico ognor non mi nomasti?...
CARLO
Ed osi
in questa reggia profferir tal nome?
Nome ognor dalle corti empie proscritto,
bench’ei spesso vi s’oda. A te funesta,
a me non util, fora omai tua fede.
Cedi, cedi al torrente; e tu pur segui
la mobil turba; e all’idolo sovrano
porgi con essa utili incensi e voti.
PEREZ
Deh! no, cosí non mi avvilir: me scevra
dalla fallace turba: io... Ma che vale
giurar qui fe? qui, dove ogni uom la giura,
e la tradisce ogni uomo. Il cor, la mano
poni a piú certa prova. Or di’; qual debbo
per te affrontar periglio? ov’è il nemico
che piú ti offende? parla.
CARLO
Altro nemico
non ho, che il padre; che onorar di un tanto
nome i suoi vili or non vogl’io, né il deggio.
Silenzio al padre, agli altri sprezzo oppongo.
PEREZ
Ma, non sa il vero il re: non giusto sdegno
contro a te quindi in lui si accende; e ad arte
altri vel desta. In alto suono, io primo,
io gliel dirò per te...
CARLO
Perez, che parli?
Piú che non credi, il re sa il ver; lo abborre
piú ch’ei nol sa: né in mio favore egli ode
voce nessuna...
PEREZ
Ah! di natura è forza,
ch’ei l’oda.
CARLO
Chiuso inaccessibil core
di ferro egli ha. Le mie difese lascia
alla innocenza; al ciel, che pur talvolta
degnarla suol di alcun benigno sguardo.
Intercessor, s’io fossi reo, te solo
non sdegnerei: qual di amistade prova
darti maggior poss’io?
PEREZ
Del tuo destino
(e sia qual vuolsi) entrar deh! fammi a parte;
tant’io chieggo, e non piú: qual altro resta
illustre incarco in cosí orribil reggia?
CARLO
Ma il mio destin, (qual ch’egli sia) nol sai,
ch’esser non può mai lieto?
PEREZ
Amico tuo,
non di ventura, io sono. Ah! s’è pur vero,
che il duol diviso scemi, avrai compagno
inseparabil me d’ogni tuo pianto.
CARLO
Duol, che a morir mi mena, in cor rinserro;
alto dolor, che pur mi è caro. Ahi lasso!...
Che non tel posso io dire?... Ah! no, non cerco,
né v’ha di te piú generoso amico:
e darti pur di amistá vera un pegno,
coll’aprirti il mio core, oh ciel! nol posso.
Or va; di tanta, e sí mal posta fede,
che ne trarresti? Io non la merto: ancora
tel ridico, mi lascia. Atroce fallo
non sai, ch’è il serbar fede ad uom, cui serba
odio il suo re?
PEREZ
Ma, tu non sai, qual sia
gloria, a dispetto d’ogni re, il serbarla.
Ben mi trafiggi, ma non cangi il core,
col dubitar di me. Tu dentro al petto
mortal dolor, che non puoi dirmi, ascondi?
Saper nol vo’. Ma s’io ti chieggio, e bramo,
che a morir teco il tuo dolor mi tragga,
duramente negarmelo potresti?
CARLO
Tu il vuoi, tu dunque? ecco mia destra; infausto
pegno a te dono di amistade infausta.
Te compiango; ma omai del mio destino
piú non mi dolgo; e non del ciel, che largo
m’è di sí raro amico. Oh quanto io sono,
quanto infelice io men di te, Filippo!
Tu, di pietá piú che d’invidia degno,
tra pompe vane e adulazion mendace,
santa amistá non conoscesti mai.