Filippo/Atto quarto/Scena quinta

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Atto quarto

Scena quinta

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Atto quarto - Scena quarta

GOMEZ, ISABELLA.

GOMEZ
Perdona
l’ardir mio troppo; io teco il re pur anco
stimava.
ISABELLA
... Or dianzi ei mi lasciò.
GOMEZ
Cercarne
dunque m’è forza altrove. Impazíente
per certo ei sta di udir l’evento alfine...
ISABELLA
L’evento?... Arresta il piè: dimmi...
GOMEZ
Se a lui
tu favellasti, esposta avratti appieno
l’espettazion sua dubbia della estrema
sentenza...
ISABELLA
No: di un tradimento in foschi
ambigui detti a me parlò; ma...
GOMEZ
Il nome
del traditor non ti dicea?
ISABELLA
Del prence...
GOMEZ
Tutto sai dunque. Io del consiglio arreco...
ISABELLA
Di qual consiglio? Oimè! che rechi?
GOMEZ
A lungo
l’alto affar discuteasi; e al fin conchiuso
ad una s’è...
ISABELLA
Che mai? Parla.
GOMEZ
Sta scritta
in questo foglio la sentenza: ad essa
null’altro manca, che del re l’assenso.
ISABELLA
E il tenor n’è?
GOMEZ
Morte pronunzia.
ISABELLA
Morte?
Iniqui! morte? E qual delitto è in lui?
GOMEZ
Tel tacque il re?
ISABELLA
Mel tacque, sí.
GOMEZ
... Tentato
ha il parricidio.
ISABELLA
Oh ciel! Carlo?...
GOMEZ
Lo accusa
il padre stesso; e prove...
ISABELLA
Il padre?... E quali
prove ne dà?... mentite prove. - Ah! certo
altra ragion, che a me si asconde, avravvi.
Deh! mi appalesa il suo vero delitto.
GOMEZ
Il suo delitto vero? - E dirtel posso,
se tu nol sai?... Può il dirtelo costarmi
la vita.
ISABELLA
Oh! che di’ tu? Ma che? paventi
ch’io tradire ti possa?
GOMEZ
Il re tradisco,
s’io nulla dico; il re. - Ma, qual ti punge
stimol sí caldo ad indagarne il vero?
ISABELLA
Io?... Sol mi punge curíosa brama.
GOMEZ
A te ciò in somma or che rileva? - Il prence
sta in gran periglio, e soggiacervi forse
dovrá: ma ch’altro a lui, fuorché madrigna,
al fin sei tu?... Giá il suo morir non nuoce
a te; potrebbe anzi la via del trono
ai figli, che uscir denno dal tuo fianco,
sgombrar cosí. Credi; la origin vera
dei misfatti di Carlo, è in parte, amore...
ISABELLA
Che parli?
GOMEZ
Amor, che il re ti porta. Ei lieto
piú fora assai di un successor tuo figlio,
che non di Carlo sia per l’esser mai.
ISABELLA
Respiro. - In me quai basse mire inique
supporre ardisci?
GOMEZ
Del mio re ti ardisco
dire i pensier; non son, no, tali i miei;
ma...
ISABELLA
Vero è dunque, è ver, ciò ch’io finora
mai non credea; che il padre, il padre stesso,
il proprio figlio abborre...
GOMEZ
Oh quanto, o donna,
io ti compiango, se finor conosci
sí poco il re!
ISABELLA
Ma, in chi cred’io? Tu pure...
GOMEZ
Io pure, sí, poiché non dubbia or trovo
in te pietá, l’atro silenzio io rompo,
che il cor mi opprime. È ver pur troppo, il prence
(misero!) non è reo d’altro delitto,
che d’esser figlio di un orribil padre.
ISABELLA
Raccapricciar mi fai.
GOMEZ
Di te non meno
inorridisco anch’io. Sai, donde nasce
lo snaturato odio paterno? Il muove
vile invidia: in veder virtú verace
tanta nel figlio, la virtú mentita
del rio padre si adira: a se pur troppo
ei dissimile il vede; ed, empio, ei vuole
pria spento il figlio, che di se maggiore.
ISABELLA
Oh non mai visto padre! Ma, piú iniquo
il consiglio che il re, perché condanna
un innocente a morte?
GOMEZ
E qual consiglio
si opporrebbe a un tal re? Lo accusa ei stesso:
falsa è l’accusa; ognun lo sa: ma ognuno,
per se tremante, tacendo l’afferma.
Ricade in noi di ria sentenza l’onta;
ministri vili al suo furor siam noi;
fremendo il siam; ma invan: chi lo negasse,
del suo furor cadria vittima tosto.
ISABELLA
E fia ver ciò che ascolto?... Io di stupore
muta rimango... E non resta piú speme?
Ingiustamente ei perirà?
GOMEZ
Filippo,
nel simular, sovra ogni cosa, è dotto.
Dubbio parer vorrà da pria; gran mostra
farà di duolo e di pietá; fors’anco
indugierà pria di risolver: folle
chi ’l duolo in lui, chi la pietá credesse;
o che in quel cor, per indugiar di tempo,
l’ira profonda scemasse mai dramma.
ISABELLA
Deh! se tu nei delitti al par di lui
l’alma indurata ancor non hai, deh! senti,
Gomez, pietade...
GOMEZ
E che poss’io?
ISABELLA
Tu, forse...
GOMEZ
Di vano pianto, e ben celato, io posso
onorar la memoria di quel giusto:
null’altro io posso.
ISABELLA
Oh! chi udí mai, chi vide
sí atroce caso?
GOMEZ
A perder io me stesso
presto sarei, purché salvare il prence
potessi; e sallo il cielo. Io, dai rimorsi,
cui seco tragge di cotal tiranno
la funesta amistà, roder giá sento,
giá strazíarmi il cor; ma...
ISABELLA
Se il rimorso
sincero è in te, giovar gli puoi non poco;
sí, il puoi; né d’uopo t’è perder te stesso.
Sospetto al re non sei; puoi, di nascosto,
mezzi al fuggir prestargli: e chi scoprirti
vorria? - Chi sa? fors’anco un dí Filippo,
in se tornando, il generoso ardire
d’uom, che sua gloria a lui salvò col figlio,
premiar potrebbe.
GOMEZ
E, se ciò ardissi io pure,
Carlo il vorrà? quant’egli è altero, il sai?
Giá il suo furor ravviso, in udir solo
di fuga il nome, e di sentenza. Ah! vano
ad atterrire quella indomit’alma
ogni annunzio è di morte; anzi, giá il veggo
ostinarsi a perire. Aggiungi, ch’ogni
mio consiglio od ajuto, a lui sospetto
e odíoso sarebbe. Al re simile
crede egli me.
ISABELLA
Null’altro ostacol havvi?
Fa’ pur ch’io il vegga; al carcer suo mi guida:
ivi hai l’accesso al certo: io mi lusingo
di risolverlo a fuga. Or, deh! tant’alto
favor non mi negare. Avanzan molte
ore di notte: al suo fuggire i mezzi
appresta intanto; e di arrecar sospendi
fatal sentenza, che sí tosto forse
non si aspetta dal re. Vedi,... ten priego;
andiamo; il cielo avrai propizio ognora:
io ti scongiuro, andiamvi...
GOMEZ
E chi potrebbe
opra negar cosí pietosa? Io voglio
a ogni costo tentarla. Andiamvi. - Il cielo
perir non lasci chi perir non merta.