Filippo/Atto quinto/Scena terza

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Atto quinto

Scena terza

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FILIPPO, ISABELLA, CARLO.

FILIPPO
Ora di morte è giunta:
perfido, è giunta: io te l’arreco.
ISABELLA
Oh vista!
oh tradimento!...
CARLO
Ed io son presto a morte:
dammela tu.
FILIPPO
Morrai, fellon: ma pria,
miei terribili accenti udrete pria
voi, scellerata coppia. - Infami; io tutto,
sí, tutto io so: quella, che voi d’amore,
me di furor consuma, orrida fiamma,
m’è da gran tempo nota. Oh quai di rabbia
repressi moti! oh qual silenzio lungo!...
Ma entrambi al fin nelle mie man cadeste.
A che dolermi? usar degg’io querele?
Vendetta vuolsi; e avrolla io tosto; e piena,
e inaudita l’avrò. - Mi giova intanto
goder qui di vostr’onta. Iniqua donna,
nol creder giá, che amata io t’abbia mai;
né, che gelosa rabbia al cor mi desse
martíro mai. Filippo, in basso loco,
qual è il tuo cor, l’alto amor suo non pone;
né il può tradir donna che il merti. Offeso
in me il tuo re, non il tuo amante, hai dunque.
Di mia consorte il nome, il sacro nome,
contaminato hai tu. Mai non mi calse
del tuo amor; ma albergare in te sí immenso
dovea il tremor del signor tuo, che tolto
d’ogni altro amor ti fosse anco il pensiero. -
Tu seduttor, tu vile;... a te non parlo;
nulla in te inaspettato; era il misfatto
di te sol degno. - Indubitate prove
m’eran (pur troppo!) ancor che ascosi, i vostri
rei sospiri; e il silenzio, e i moti, e il duolo,
che ne’ vostri empj cori al par racchiuso
vedeva, e veggo. - Or, che piú parlo? eguale
fu in voi la colpa; ugual fia in voi la pena.
CARLO
Che ascolto? In lei colpa non è: che dico?
Colpa? né l’ombra pur di colpa è in lei.
Puro il suo cor, mai di sí iniqua fiamma
non arse, io ’l giuro: appena ella il mio amore
seppe, il dannò...
FILIPPO
Fin dove ognun di voi
giungesse, io ’l so; so, che innalzato ancora
tu non avevi al talamo paterno
l’audace empio pensiere; ov’altro fosse,
vivresti or tu?... Ma, dalla impura tua
bocca ne uscí d’orrido amor parola;
essa l’udía; ciò basta.
CARLO
Io sol ti offesi;
né il niego: a me lieve di speme un raggio
sul ciglio balenò: ma il dileguava
la sua virtude tosto: ella mi udiva,
ma sol per mia vergogna; e sol, per trarmi
la rea malnata passíon dal petto...
Malnata, sí; tale or, pur troppo! ed era
giá legittima un dí: mia sposa ell’era,
mia sposa, il sai; tu me la davi; e darla
meglio potevi, che ritorla... Io sono
a ogni modo pur reo: sí, l’amo; e tolta
m’era da te;... che puoi tu tormi omai?
Saziati, su, nel sangue mio; disbrama
la rabbia in me del tuo geloso orgoglio:
ma lei risparmia; ella innocente appieno...
FILIPPO
Ella? in ardir, non in fallir, ti cede. -
Taci, o donna, a tua posta; anche lo stesso
tuo tacer ti convince: in sen tu pure
(né val che il nieghi) ardi d’orribil foco:
ben mel dicesti; assai, troppo il dicesti,
quand’io parlava di costui poc’anzi
teco ad arte: membrando a che mi andavi,
ch’ei m’era figlio? che tuo amante egli era,
perfida, dir tu non l’osavi. In cuore
men di lui forse il tuo dover tradisti,
l’onor, le leggi?
ISABELLA
... In me il silenzio nasce,
di timor no; stupore alto m’ingombra
del non credibil tuo doppio, feroce,
rabido cor. - Ripiglio al fin, ripiglio
gli attoniti miei spirti... Il grave fallo
d’esserti moglie, è al fin dover ch’io ammendi. -
Io finor non ti offesi: al cielo in faccia,
in faccia al prence, io non son rea: nel mio
petto bensí...
CARLO
Pietà di me fallace
muove i suoi detti: ah! non udirla...
ISABELLA
Indarno
salvarmi tenti: ogni tuo dire è punta,
che in lui piú innaspra la superba piaga.
Tempo non è, non piú, di scuse; omai
è da sfuggir l’aspetto suo, cui nullo
tormento agguaglia. - Ove al tiranno fosse
dato il sentir pur mai di amor la forza,
re, ti direi, che tu fra noi stringevi
nodi d’amore: io ti direi, che volto
ogni pensiero a lui fin da’ primi anni
avea; che in lui posta ogni speme, io seco
trar disegnato avea miei dí felici.
Virtude m’era, e tuo comando a un tempo,
l’amarlo allor: chi ’l fea delitto poscia?
Tu, col disciorre i nodi santi, il festi.
Sciorgli era lieve ad assoluta voglia;
ma il cor, cosí si cangia? Addentro in core
forte ei mi stava: ma non pria tua sposa
fui, che repressa in me tal fiamma tacque.
Agli anni poscia, a mia virtude, e forse
a te spettava lo estirparla...
FILIPPO
Io dunque,
quanto non fer, né tua virtú, né gli anni,
ben io il farò: sí, nel tuo sangue infido
io spegnerò la impura fiamma...
ISABELLA
Ognora
sangue versare, e ognor versar piú sangue,
è il sol tuo pregio; ma, fia pregio, ond’io
il mio amore a lui tolto a te mai dessi?
A te, dissimil dal tuo figlio, quanto
dalla virtude è il vizio. - Uso a vedermi
tremar tu sei; ma, piú non tremo; io tacqui
finor la iniqua passion, che tale
la riputava in me: palese or sia,
or ch’io te scorgo assai piú ch’essa iniquo.
FILIPPO
Degno è di te costui; di lui tu degna. -
Resta a veder, se nel morir voi sete
forti, quanto in parlar...