Fiore/LXXX

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LXXIX LXXXI

 
Costretta-Astinenza

 Astinenza-Costretta venne avanti,
E disse: "E’ vien comeco in compagnia,
Ché sanza lui civir no·mmi poria,
Tanto non pregherei né Die né ’ santi;4

 E me e sé governa co’ sembianti
Che gli ’nsegnò sua madre Ipocresia.
I’ porto il manto di papalardia
Per più tosto venir a tempo a’ guanti.8

 E così tra noi due ci governiamo
E nostra vita dimeniàn gioiosa,
Sanza dir cosa mai che noi pensiamo.11

 La ciera nostra par molto pietosa,
Ma nonn-è mal nes[s]un che non pensiamo,
Ben paià·noi gente relegïosa".14