Fioretti di San Francesco/Capitolo quarantaduesimo

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Capitolo quarantaduesimo

../Capitolo quarantunesimo ../Capitolo quarantatreesimo IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Cristianesimo

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Di belli miracoli che fece Iddio per li santi frati frate Bentivoglia, frate Pietro da Monticello, frate Currado da Offida e come frate Bentivoglia portò un lebbroso quindici miglia in pochissimo tempo, e all’altro parlò santo Michele, e all’altro venne la Vergine Maria e puosegli il figliuolo in braccio.

La provincia della Marca d’Ancona fu anticamente, a modo che ’l cielo di stelle, adornata di santi ed esemplari frati, li quali, a modo che luminari di cielo, hanno alluminato e adornato l’Ordine di santo Francesco e il mondo con esempi e con dottrina. Tra gli altri furono in prima frate Lucido Antico, lo quale fu veramente lucente per santità e ardente per carità divina; la cui gloriosa lingua, informata dallo Spirito Santo, facea maravigliosi frutti in predicazione.

Un altro fu frate Bentivoglia da Santo Severino, il quale fu veduto da frate Masseo da San Severino essere levato in aria per grande spazio istando egli in orazione nella selva; per lo quale miracolo il devoto frate Masseo, essendo allora piovano, lasciato il piovanato, fecesi frate Minore; e fu di tanta santità, che fece molti miracoli in vita e in morte, ed è riposto il corpo suo a Murro. Il sopraddetto frate Bentivoglia, dimorando una volta a Trave Bonanti solo, a guardare e a servire a uno lebbroso, essendogli in comandamento del Prelato di partirsi indi e andare a un altro luogo, lo quale era di lungi quindici miglia, non volendo abbandonare quello lebbroso, con grande fervore di carità sì lo prese e puoselosi in sulla ispalla e portollo dall’aurora insino al levare del sole tutta quella via delle quindici miglia infino al detto luogo, dov’egli era mandato, che si chiamava Monte Sancino. Il quale viaggio, se fusse istato aquila, non avrebbe potuto in così poco tempo volare: e di questo divino miracolo fu grande istupore e ammirazione in tutto quello paese.

Un altro fu frate Pietro da Monticello, il quale fu veduto da frate Servodio da Urbino (allora essendo guardiano nel luogo vecchio d’Ancona) levato da terra corporalmente cinque ovvero sei braccia insino appiè dello Crocifisso della chiesa, dinanzi al quale stava in orazione. E questo frate Pietro, digiunando una volta la quaresima di santo Michele Arcagnolo con grande divozione, e l’ultimo dì di quella quaresima istandosi in chiesa in orazione, fu udito da un frate giovane, il quale istudiosamente stava nascosto sotto l’altare maggiore per vedere qualche atto della sua santità, e udito parlare con santo Michele Arcagnolo, e le parole che diceano erano queste. Dicea santo Michele: «Frate Pietro, tu ti se’ affaticato fedelemente per me, e in molti modi hai afflitto il tuo corpo; ecco io sono venuto a consolarti acciò che tu domandi qualunque grazia tu vuogli, e io te la voglio impetrare da Dio». Rispondea frate Pietro: «Santissimo Prencipe della milizia celestiale e fedelissimo zelatore dello amore divino e pietoso protettore delle anime, io t’addomando questa grazia, che tu mi impetri da Dio la perdonanza delle miei peccati». Rispuose santo Michele: «Chiedi altra grazia, ché questa t’accatterò io agevolissimamente». E frate Pietro non domandando nessuna altra cosa, l’Arcagnolo conchiuse: «Io, per la fede e divozione la quale tu hai in me, ti procaccio cotesta grazia che tu addimandi e molte altre». E compiuto il loro parlare, il quale durò per grande spazio, l’Arcagnolo santo Michele si partì, lasciandolo sommamente consolato.

Al tempo di questo santo frate Pietro, fu il santo frate Currado da Offida, il quale essendo insieme di famiglia nel luogo di Forano della custodia d’Ancona, il detto frate Currado se ne andò un dì nella selva a contemplare di Dio, e frate Pietro segretamente andò dirietro a lui per vedere ciò che gli addivenisse. E frate Currado cominciò a stare in orazione e pregare divotissimamente la Vergine Maria con grande pietà ch’ella gli accattasse questa grazia dal suo benedetto Figliuolo, ch’egli sentisse un poco di quella dolcezza la quale sentì santo Simeone il dì della Purificazione quand’egli portò in braccio Gesù Salvatore benedetto. E fatta questa orazione, la misericordiosa Vergine Maria lo esaudì: eccoti ch’apparve la Reina del cielo col suo Figliuolo benedetto in braccio, con grandissima chiarità di lume; e appressandosi a frate Currado, sì gli puose in braccio quello benedetto Figliuolo, il quale egli ricevendo, divotissimamente abbracciandolo e baciandolo e strignendolosi al petto, tutto si struggeva e risolveva in amore divino e inesplicabile consolazione. E frate Pietro simigliantemente, il quale di nascosto vedea ogni cosa, sentì nell’anima sua una grandissima dolcezza e consolazione. E partendo la Vergine Maria da frate Currado, frate Pietro in fretta si ritornò al luogo, per non essere veduto da lui; ma poiché quando frate Currado tornava tutto allegro e giocondo, gli disse frate Pietro: «O cielico, grande consolazione hai avuta oggi»; dicea frate Currado: «Che è quello che tu dici, frate Pietro, e che sai tu quello che io m’abbia avuto?». «Ben so io, ben so, dicea frate Pietro, come la Vergine Maria col suo benedetto figliuolo t’ha visitato». Allora frate Currado, il quale come veramente umile desiderava d’essere segreto nelle grazie di Dio, sì lo pregò che non lo dicesse a persona. E fu sì grande l’amore d’allora innanzi tra loro due, che un cuore e una anima parea che fusse infra loro in ogni cosa.

E ’l detto frate Currado una volta, nello luogo di Siruolo, con le sue orazioni liberò una femmina indemoniata orando per lei tutta la notte e apparendo alla madre sua; e la mattina si fuggì per non essere trovato e onorato dal popolo.

A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.