Frammenti (Anacreonte - Romagnoli)/33
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Disperazione d’amore
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DISPERAZIONE D’AMORE
D’Olimpo ai vertici, colpa d’Amore, su lievi penne mi leverò,
perché il fanciullo, col quale darmi vorrei trastullo, dice di no.
Scoliaste a Gli Uccelli d’Aristofane, V, 1372. — Ed Efestione lo cita per la singolarità del metro. A quanto dice Giuliano (Epistole, 18, 386 b) sembra che per compiere questo volo in Olimpo, Anacreonte minacciasse di metter penne, come uccello (τὴν ὀρνίθων ἀλλάξασθαι φύσιν: cfr. Aristofane, Uccelli, 117: εἶτ᾽ αὖθις ὀρνίθων μεταλλάξας φύσιν).
E Imerio (Oraz., 4) dice che una volta Anacreonte, «innamorato d’un bell’efebo, quando vide che questi poco si curava di lui, accordò la lira, e minacciò gli Amori che, se non avessero saettato sùbito con le lor frecce il vago garzone, mai più non avrebbe cantata la loro gloria». Forse tale era il concetto fondamentale della poesia alla quale appartenne questo frammento.
L’interpretazione ritmica non è sicurissima, anzi coinvolge alcune delle più gravi questioni ritmiche e metriche. Ma la complessiva fisionomia non pote’ essere molto differente da quella che offro ai lettori. Intendo che ci troviamo dinanzi ad una serie coriambica (tre quattro), con l’ultima nota della terza battuta prolungata irrazionalmente sino al primo movimento della quarta battuta, Ne risulta un complesso pieno insieme di languore e di slancio.