Frammenti (Ipponatte - Romagnoli)/52
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TRIONFO ATLETICO
Avevo cinto un serto di mentastro
e prugne del cuccú.
Ateneo, 2, 49 d e. — Questo frammento va illustrato con due brani del poeta comico Alesside. Nel primo (272 Kock) un atleta spaccone racconta: «A - Ho fatto un sogno, auspicio di vittoria | a ciò ch’io penso. B - Narramelo. A - Attento. | Delle gare pareami entro lo stadio che un uomo ignudo contro me venisse | e mi cingesse al crine una corona | di prugne del cuccú. B - Ercole, salvaci!». E nell’altro frammento (273), un personaggio cosí raccontava il trionfo d’un atleta: «A - Hai mai veduto un sanguinaccio o una milza condita ed arrostita | o un cestello di prugne del cuccú | mature? B - E come! A - Tale era il suo grugno». — Le prugne del cuccú, κοκκούμηλα, erano assunte, per il loro colore bruno, a significare le lividure che, coprendo tutto il viso, eloquentemente attestavano di che genere fosse la vittoria di quegli atleti fanfaroni. Simile sarà stata la corona che si vanta di aver cinta questo personaggio d’Ipponatte. Alle prugne del cuccú è qui aggiunto il mentastro, i cui fiori verde-rossicci assai bene potevano anche ricordare il colore dei lividi. Simili vanti di antichi onori che in realtà son disonori e smacchi, ricorrono frequenti nella commedia attica. Filocleone, ne Le Vespe, si vanta di essere andato nella sacra rappresentazione a Paro tirando sei oboli al giorno, ossia remigando fra la ciurma.