Francesco d'Assisi e il suo secolo/Parte Terza. Periodo di civiltà/Capitolo sesto - Movimento progressivo nella scienza prodotto dalle istituzioni religiose e sociali di Francesco d'Assisi
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Capitolo sesto
Movimento progressivo nella scienza prodotto dalle istituzioni religiose e sociali di Francesco d'Assisi
CAPITOLO SESTO
Movimento progressivo nella scienza prodotto dalle istituzioni religioso e sociali di Francesco d'Assisi
SOMMARIO
Francesco d'Assisi e il mondo morale — Concetto filosofico e sociale del
Cristianesimo — Legge suprema dell'umanità, secondo lo spirito del Vangelo, e le Epistole di S. Paolo — Il Cristianesimo a la filosofia greca — Riforme nel movimento del pensiero teologico e filosofico nel secolo di Francesco di
Assisi. La teologia e la filosofia si spogliano del panteismo, dello scetticismo
e del sensismo; e al puro elemento aristotelico succede il platoismo sposato
al Cristianesimo — Misticismo filosofico — Concetto della filosofia di S. Bonaventura, e della sua teologia. Suo Breviloquium, sublime cenno teologico — Sue verità morali sulla fisonomia dell'anima, desunte dalla scienza — Duns-Scoto: sua famosa scuola in Oxford — Alti veri teologici di S. Anselmo, svolti e resi più austeri da Duns-Scoto. Sua discettazioni con S. Tommaso intorno allo Immacolato Concepimento di Maria — — Gli Scotisti ed i Tomisti, sètte teologiche che durarono lungo le scuole del Medio-Evo — Ruggero Bacone: sua riforma filosofica. Suoi primi cenni su nuovi veri nella scienza.
Il crollo dato da Francesco d'Assisi e da' suoi primi compagni alle barbare istituzioni del secolo, avea prodotto una forte oscillazione nella società, ed aveala riscossa da certo che di paganesimo: il quale, benchè non esistesse nel fatto, avea non pertanto certa vita ed interesse per le memorie gentilizie, e per i tradizionali errori diffusi nel popolo. La parola di pace e d'umiltà, l'amore cocente alla santa povertà evangelica avea raumiliato le ferocie de' tempi e conciliato in alcun modo le ire cittadine, che facevano grame a' suoi di tutte le terre italiane. Laonde quel peso medesimo che l'Istituto Francescano aveva avuto nella bilancia politica e religiosa del mondo, avea del pari ricevuto in quella della scienza, della letteratura, e delle arti ispirate.
Ma eran da tanto Francesco, e quegli umili e modesti suoi frati? E qui anzi tutto cade in acconcio impugnare una taccia che danno parecchi al Serafico d'Assisi; i quali venerandolo da un lato come gran Santo, dall'altro lo accusano apertamente di ignoranza. Mentiscono! Dante Alighieri (e valga un tanto testimonio colloca Francesco tra' sapienti, perchè il semplice Frate nè era ignorante nè raccomandò l'ignoranza come corollario di povertà e come piviale di santità: chè anzi nella sua Regola impone lo studio, e fece inni, e disse parola d'amore ferventi, e creò per lunga serie di generazioni una famiglia di contemplanti ragionatori, di dotti cittadini, di poveri magnifici, di
solitarii eloquenti.
La Croce sulla quale Gesù Cristo era stato immolato era divenuta lo stendardo di una religione che veniva a rigenerare il mondo; e gli Apostoli eransi partiti dalla Giudea per apportare alle nazioni la parola evangelica. Tutto quanto v'era di principii d'incivilimento seminati nelle diverse scuole filosofiche che dividevano le alte intelligenze della società pagana, il Cristianesimo li possedeva assai più riccamente e segnatamente col vantaggio d'un sistema omogeneo, in cui tutte le grandi verità eran coordinate con un maraviglioso insieme, e messe sotto la salvaguardia di una fede ardente. Ma inoltre da questo vaso di terra che, al dir di S. Paolo, conteneva i tesori di Gesù Cristo [1], uscivan fuori nozioni di morale che andavano in cerca delle masse abbandonate dalla filosofia, e loro rivelavano il vero destino dell'umanità su questa terra, ed oltre la tomba. Il Cristianesimo, infatti, non è stato solo un progresso su le verità ricevute prima di lui, cui esso ha slargate, compiute e rivestite d'un carattere più sublime e d'una forza più simpatica, ma è stato ancora (e questo è da prendersi alla lettera, anche pei più increduli) una discesa dello spirito ab alto sopra ordini di persone diredate dalla scienza, e cadute nelle tenebre del politeísmo. La filosofia antica in mezzo a' suoi meriti, ha avuto il torto imperdonabile di essere rimasta fredda e indifferente innanzi ai mali dell'umanità. Circoscritta nel dominio della speculazione in profitto di alcuni uomini di elezione, fu essa una occupazione o un divertimento della mente, non mai un energico e coraggioso tentativo per riformare in grande la società, e strapparla da' suoi abiti di corruzione e d'inumanità. E ciò perché mancò della virtù che ispirò particolarmente il Cristianesimo, dico la virtù della carità. Essa non seppe abbracciare la carità nè nel suo svolgimento pratico, nè nella sua logica estenzione. Io ammetto che la fraternità umana non fu ignota al gran Platone, ma pregiudizii più potenti della filosofia ne restrinsero in lui la nozione a' soli popoli della Grecia. Al di là egli non vedeva che disuguaglianze, antipatie, diritto del più forte. Cicerone erasi indubitatamente elevato assai alto quando, in mezzo all'egoismo romano, egli avea rappresentato gli uomini come cittadini d'una medesima patria, governati da una legge medesima, da una stessa religione [2]. Ma questo legame del Municipio tratto dal filosofo dalla identità delle leggi non è che un timido cominciamento in paragone del legame di fraternità che unisce tutti gli uomini nella patria cristiana. Seneca avea fatto un passo di più che Cicerone, trasformando questa patria comune in una sola famiglia di cui noi siamo tutti membri [3]. Ma già il Cristianesimo avealo sorpassato, avendo egli proclamato non pure il parentado, ma eziandio la fraternità e la solidalità universale [4]; ed avea poggiato su questa base la sua morale affettuosa di carità, di eguaglianza, e la sua pratica infaticabile di abnegazione, di sacrifizi, di disinteressata assistenza ad altrui. Così, mentre la filosofia ordinava nelle sommità intellettuali i rudimenti dell'umano perfezionamento, il Cristianesimo ne apportava alle nazioni i principii compiutamente sviluppati, e la immediata applicazione in tutti gli ordini della società. Ciò posto non altro che il suo coraggio sarebbe bastato perchè potesse annunziarsi come una saggezza novella, distinta dalla filosofia pagana [5].
Ma per vie meglio mostrare lo stacco delle due epoche è pregio dell'opera sporre per sommi capi i principii fondamentali della filosofia cristiana, chede' giorni primitivi dell'era volgare predicava l'Apostolo delle genti a' popoli della terra.
Si dice nelle epistole ai Romani, agli Efesi, ai Corintii, a Tito, a' Galati, ai Tessalonicesi: — La terra è abitata da una grande famiglia di fratelli, figliuoli del medesimo Dio, e governati dalla stessa legge morale, da Gerusalemme fino ai confini della Spagna: le mura di separazione sono rotte; le inimicizie che dividevano gli uomini dovevano estinguersi. Il Cosmopolitismo, che è l'amore dell'umanità sulla più grande scala, succede agli odii delle città, e il Cristianesimo non fa eccezione nè di Greci nè di barbari, nè di savii, nè di semplici, nè di Ebrei, nè di Gentili. Questa legge novella che viene a ringiovanire l'umanità non ha per iscopo di rovesciare l'autorità delle potenze
stabilite. Essa però riconosce nei deboli e negli oppressi alcuni diritti che i grandi debbono rispettare. Ai padroni, essa comanda la dolcezza e l'equità verso i loro servi; ai padri, dice non irritare i loro figliuoli. Essa però non iscuote violentemente le istituzioni consacrate dal diritto di natura e dal tempo; non
solleva lo schiavo contro il padrone, il figliuolo contro il padre, la moglie contro il marito; e vuole positivamente che i principi e i magistrati sieno obbediti.
Ma il giogo di cui essa ha affrancato l'uomo senza ritardo e senza ritenutezza è quello della materia e de' sensi, a fin di rendere allo spiritualismo la sua divina superiorità. Quali sono i frutti del materialismo? la dissolutezza, l'idolatria, le inimicizie, le uccisioni. E la società romana offre questo doloroso spettacolo di corruzione. Quali sono, per contrario, i frutti dello spirito? la carità, la pace, la pazienza, l'umanità, la bontà, la castità. Che lo spirito non si estingua, che sia esso sostituito alla carne, che sia sostituito ancora alla lettera della legge, perchè fa legge nuova e spirituale. Essa vive per la verità e non per le forme, e non è più quella legge piena di tanti precetti e di ordinanze, nella quale lo spirito è in guerra colla lettera. La novella legge raccomanda agli uomini di essere umili in una comunione di affezione, di aver tra esso loro una tenerezza fraterna, di considerarsi gli uni come membri dell'altro, di aiutarsi con una sincera carità, di non rendere male per male, ma di amare il prossimo come sè medesimo, e di sapere che quan- đo un uomo soffre, tutti soffrono con lui. Innanzi a Dio tutti gli uomini sono eguali, tutti non formano che uno stesso corpo, ebrei, gentili, schiavi; tutti sono liberi o chiamati ad uno stato di libertà; chè la Provvidenza è uguale per tutti, e la terra pertiensi al Signore, con tutto quello che essa contiene. Del resto se la verità debb'essere perseguitata, che il cristiano non si rifugga come lo stoico nella morte volontaria, ma soffra benedicendo i suoi persecutori; resista e stia saldo; armisi da impavido guerriero, dello scudo della fede, della visiera della salute, e della spada spirituale[6]
Cosiffatte altissime verità morali e civili erano sconosciute all'uomo delle antiche generazioni. È dunque innegabile che il Cristianesimo fu una rivoluzione prattica essenzialmente, non una riforma scientifica, speculativa. Il Cristianesimo si propose soprattutto di cambiare lo stato morale, di governare la vita degli uomini, nè solo di alcuni uomini, ma dei popoli, di tutto quanto il genere umano. Era questa una prodigiosa verità: la filosofia greca, a cominciare almeno dall'epoca che la sua storia
si fe' chiara e certa, era stata essenzialmente scientifica e molto più intesa all'indagine del vero, che a riformare e a dirigere i costumi. Non furono che due scuole, le quali prendessero un'alquanto diversa direzione: gli stoici ed i neoplatonici proponevansi formalmente esercitare un'influenza morale, regolare la
condotta non meno che rischiarare l'intelletto; ma l'ambizione loro, sotto questo aspetto, era ristretta ad un piccol numero di discepoli, ad una specie di aristocrazia intellettuale. Viceversa la pretensione speciale e caratteristica del Cristianesimo fu questa di voler essere una riforma morale ed una riforma universale, di governare da per tutto, a nome delle sue dottrine, la volontà e la vita.
Adunque l'Aristotelismo e il Pirronismo, che negli antichi tempi tenuto avean divise e discordi la filosofia e le lettere, colla comparsa del Veggente di Giuda, e quindi dopo il fermento di altri dodici secoli con quella maravigliosa di Francesco d'Assisi, tramutaronsi in sapienza cristiana: e tutta quanta la teología, temperata alla scuola del filosofo di Stagira, assunse un carattere più austero, entrò nel campo delle larghe e generose speculazioni, e s'incolorò dell'aura vergine evangelica e cattolica. Anzi, magistero supremo della Provvidenza! la riforma avvenuta nella scienza per la comparsa del Francescano Istituto, incominciar doveva per mezzo de' Francescani medesimi.
E primo fra l'eletta miriade, come bandiera in mezzo a numeroso esercito, si presenta il magno , che fu il Platone del Medio-Evo, generato dalla mente di S. Agostino e di S. Anselmo. Il quale fatto Generale dell'Ordine nel 1256, lo resse per diciotto anni, illustrandolo con la santità della vita, con la saviezza delle leggi, con lo zelo della regolare osservanza, a con maraviglioso ed altissimo sapere. Le opere di lui, scevre dalle dialettiche e aride disquisizioni delle scuole del Medio-Evo, contengono una dottrina, che al dir de' più dotti scrittori, è la più sublime e divina, la più salubre e soave a' veri teologi; e più di teologia s'impara nel suo Breviloquio, che in quasi tutti i libri scolastici, che tanto romore levarono di sè in quella stagione, feconda di civili e morali commozioni. E mentre il Santo Dottore irradiava la Chiesa con lo splendore di una scienza più divina che umana, l'arricchiva eziandio dei tesori della devozione, promovendo il culto, e istituendo nel Capitolo generale di Pisa del 1263, la festività dell'Immacolato Concepimento di Maria; la quale nel successo dei tempi si distese pel mondo, e vi trovò sinceri cultori e propugnatori solenni. Per questi benemeriti ebbe da Papa Gregorio X la porpora de' Cardinali; la quale parve allora più che onorare, onorarsi. Ma egli, in questi sommi gradi dell'ecclesiastica gerarchia, e in quelli pure eminenti dell'Ordine, mantenne sempre la modesta vita del frate,
consacrandola agli studii, ed in special modo alle virtù che formano i santi. Onde suonano degnamente sulle sue labbra le parole che vi pose l'Alighieri nel decimo secondo del paradiso:
Io son la vita di Bonaventura
Da Bagnoregio, che ne grandi uffici
Sempre posposi la sinistra cura.
Ma poichè abbiam detto così in iscorcio alquanto della sua vita, svolgiamo ora il concetto delle sue disquisizioni teologiche e filosofiche. Ei dunque, soprannominato Dottor Serafico, fu a lungo e con onore e fama crescente, maestro a Parigi; e, profondo siccome egli era nelle Sante Scritture a segno da non
esservi chi gli stesse a paro, pose il misticismo sopra la speculazione. Bruckero ha riprodotto in una chiara e precisa maniera il tipo della filosofia di che noi qui riporteremo a conforto delle nostre esposizioni.
S. Bonaventura ammette sei facoltà dell'anima, come gradi per giungere a Dio.
«Ogni dono perfetto discende dal Padre de' lumi; ma moltiplice è il lume che deriva da cotal sorgente. Perciocchè sebbene ogni illuminazione sia interna, può non pertanto discernersi in quattro gradi che formano quattro modi di comunicazione del lume, cioè il lume esterno che rischiara le arti meccaniche; l'inferiore: che produce le conoscenze sensitive; l'interno, ossia la come scenza filosofica; e il lume superiore che viene dalla grazia e dalla S. Scrittura.
Il lume che rischiara le arti meccaniche, ha per obbietto di alleviare l'indigenza corporale dell'uomo, e si stende a sette specie di arti, che sono l'arte di leggere, quella di fabbricarle armi, l'agricoltura, la caccia, la navigazione, l'arte teatrale, e la medicina.
Il lume che produce le conoscenze sensitive, rischiara le forme naturali. Lo spirito sensitivo è di una natura luminosa, e resiede ne' nervi e si moltiplica ne' cinque sensi.
Il lume della conoscenza filosofica manifesta le verità intelligibili. Vien detto lume interno, perchè va investigando le cagioni segrete e nascoste per mezzo de' principii di verità che si comprendono nella natura dell'uomo. Or, poichè le verità conosciute per via naturale sono di tre sorte, secondo che han relazione o alle parole o alle cose o a' costumi, la filosofia si parte in tre rami, e però ella è o razionale o naturale o morale. La filosofia razionale, per ciò che riguarda l'espressione delle idee, è la grammatica che si riferisce alla ragione in quanto che apprende; per riguardo all'insegnamento, è la logica che rapportasi alla ragione in quanto che giudica; finalmente allorchè mira a commuovere altrui, è la rettorica che si riferisce alla ragione come principio movente. La filosofia naturale comprende la fisica che considera la generazione e la corruzione delle cose per le forze naturali; la matematica che riguarda le forme astratte giusta le ragioni intelligibili: la metafisica che comprendendo tutti gli esseri, li conduce, secondo le idee tipiche, alla sorgente onde mossero, cioè a Dio siccome
a principio, termine ed esemplare di tutte le cose. La filosofia morale va divisa in monastica, economica e politica, secondo che riguarda l'individuo, la famiglia o lo stato.
Il lume della grazia e della S. Scrittura fa conoscere le verità che santificano l'uomo. Esso vien chiamato lume superiore, avvegnachè eleva l'uomo manifestandogli quel ch'è al di sopra della ragione. Questo lume ch'è uno in quanto fa conoscere il senso letterale della rivelazione, è triplice, qualora ne sveli il senso spirituale ch'è allegorico, o morale, o anagogico. Tutta la dottrina della S. Scrittura tende a questi tre punti: alla generazione eterna ed alla Incarnazione del Verbo, alla regola della vita, ed all'unione di Dio con l'anima; il primo è trattato da' dottori, l'altro da' predicatori, il terzo da' contemplativi.
Tutte le illuminazioni della scienza, le quali sono come altrettanti giorni per l'anima corrispondenti a sei giorni della creazione, hanno il loro tramonto; ma ad esse seguirà un giorno di riposo che non tramonta, siccome quello ch'è l'illuminazione eterna. E siccome tutte queste conoscenze provengono da uno stesso lume, sì esse sono tutte ordinate alla scienza della S. Scrittura, son contenute in questa scienza, da lei prendono perfezione e compimento, e per lei si rapportano all'illuminazione eterna[7]».
di poi va ricercando, nelle arti meccaniche e nelle conoscenze sensibili, immagini della generazione del Verbo, della regola della vita, e dell'unione di Dio con l'anima.
I misteri del Verbo sono rappresentati nella filosofia razionale per la parola interna, produzione ed espressione dell'idea che riveste la forma della voce; nella filosofia naturale per le ragioni seminali delle cose materiali, e per le ragioni intelligibili, residenti nelle anime che sono entrambe un'ombra ed un'immagine della ragione ideale ch'è in Dio; nella filosofia morale per la teorica dell'unione degli estremi che ne agevola a concepire che l'unione di Dio con l'uomo dee operarsi dall'Uomo-Dio. Queste svariate filosofie concorrono altresì, ciascuna in suo modo, al servizio della scienza divina, la quale ne istruisce della regola della vita; e dovunque l'intelligenza fissa i suoi sguardi, scontra ammirande figure, ed emblemi profetici dell'eterno congiungimento dell'anima con Dio. Per la qual ragione addiviene che la sapienza una e moltiforme, la quale contiensi nella Scrittura, sia nascosta in ogni conoscenza ed in ogni cosa; donde si rileva quanto il cammino dell'illuminazione sia vasto, giacchè tutto quel che si sente od è conosciuto, è un santuario che manifesta Dio.
Cosiffatto è il quadro, il processo e il termine della filosofla di ; ma ciascuna delle sue pagine rifiorisce dí quelle idee brillanti e pure di che questo genio meditativo ha tutte sparse le sue opere.
Ma per maggior pregio dell'opera qui ci piace riportare due brani del Breviloquium e del Compendium, due profonde scritture filosofiche e teologiche, di che mena vanto tutta l'età mezzana.
«L'insegnamento psicologico (scrive il Santo Dottore nel Breviloquium) riassumesi in poche sentenze. L'anima dell'uomo è una forma ESISTENTE, VIVA, INTELLIGENTE, LIBERA; ESISTENTE, non già per sè o come emanazione della essenza infinita, ma per la operazione divina che dal niente la fe' trapassare ad essere; — VIVA, non di una vita mortale, e presa a prestanza al mondo esteriore, ma di una vita sua propria; — INTELLIGENTE, perocchè concepisce le cose create e lo stesso Creatore, di cui reca in sè la immagine; — LIBERA, cioè esente da qual
sia necessità nell'esercizio della sua ragione e della sua volontà.
«Ed ecco lo svolgimento di tai dommi.
«Il Primo Principio sendo sovranamente felice e buono, vuole nella bontà sua che le creature sieno pur elle felici, nè quelle solamente che avvicinò a sè, ma quelle altresì che giacciono sommerse nelle ime profondità della materia. Su queste înfime creature agisce Egli per mezzo d'intermediarii che le rappiccano alle più elevate: rese, pertanto, capaci di felicità, non solamente gli spiriti puri, costituenti gli angelicí cori, ma altresì lo spirito unito alla materia, ch'è l'anima umana. — E siccome il possedimento della felicità non è glorioso che a titolo di ricompensa, ed ogni ricompensa presuppone merito, e non vi può essere merito senza libertà, così fu mestieri dare all'anima umana una libertà cui niun vincolo valesse ad inceppare: infatti, ella è invincibile agli attacchi dal di fuori, considerati in sè stessi; si è indebolita mercè la prima colpa che la rese inchinevole al peccato. Se l'anima è capace di felicità, è dunque capace di posseder Dio; uopo è che lo faccia suo giovandosi delle facoltà che le son proprie, primamente della intelligenza. — È carattere della vera felicità di non poterlasi perdere, acquistata che sia; in conseguenza, ciò ch'è felice è immortale. — E, finalmente, ritraendo ella la sua felicità da una cagione straniera, ed essendo niente di meno immortale, trovasi dipendente e mutabile nella sua essenza: gli è dunque dalla operazione creatrice che ricevette la esistenza. — Così la felicità considerata come fine supremo dell'anima esige da lei l'assembramento di tutti gli attributi compresi nella definizione testè proposta. E per ispiegarne di nuovo il primo termine, che forse parrebbe oscuro, dicasi che l'anima dotata d'immortalità può separarsi dal corpo mortale che abita; chè s'ella è chiamata forma non è per altro una astrazione, sibbene una REALTA', ned è appaiata al corpo, come l'essenza alla sostanza, ma
come il motore alla cosa mossa »[8].
Da queste sublimi disquisizioni psicologiche facciamo passaggio ad un brano del secondo de' sunnominati trattati, nel quale ammireremo in un oculato ed immaginoso, ma non così materialista, precorritore di Lavater e di Gall. «La disposizione delle parti, il cui assieme costituisce il corpo umano, presenta numerose varietà, che, interpretate, mostrano di corrispondere alle varie disposizioni dell'anima.
E per cominciare dalle cosiddette COMPLESSIONI, vuolsi riconoscere che gl'IPOCONDRIACI recano impronto di lentezza e gravità, mentre doti contrarie son proprie de' SANGUIGNI: I BILIOSI sono inchinevoli a collera; í LINFATICI ad accidia. Anche il sesso esercita gagliardi influssi: l'uomo è impetuoso in suoi moti, amico delle fatiche intellettuali, fermo in presenza del pericolo; le donne son timide e misericordiose. «La grossezza del capo, quando è smisurata, indica stupidità; eccessiva piccolezza tradisce assenza di giudizio e di memoria. Testa piatta ed abbassata al cocuzzolo annunzia incontinenza; allungata a foggia di martello, preveggenza e circospezione. Fronte stretta accusa mente indocile, appetiti brutali: convenientemente quadra e larga, saggezza, ed anco genio. Occhi blu brillanti dinotano audacia e vigilanza; i perfettamente neri designano natura debile e poco generosa; i rossi, piccoli, a flor di testa, accompagnano d'ordinario un corpo che non conosce freno, una lingua che ignora ritegni. Ma quando lo sguardo è penetrante, benchè velato da leggiera umidità, desso dinota veracità nel dire, prudenza nel concepire, prontezza nel fare. Bocca ben fessa con labbri sottili, e il superiore che si avanza leggermente in fuori, dà presagio di un sentire nobile e ardito; bocca piccola i cui gretti labbri stringonsi volentieri come ad incepparne lo aprimento, lascia travedere furberia, natural compagna di debolezza; osservazione che può riscontrarsi vera anche in molti animali.
Energia ed abilità s'indovinano a veder mani corte, dilicate. Dita lunghe e unghiute qualificano intemperanza; passi lunghi affrettati dàn segno d'indole elevata, di attività infaticabile. Chi si affretta curvo e a capo basso è probabilmente avaro, astuto e timido.
«In generale quando tutte le parti del corpo conservano lor naturali proporzioni, e regna fra loro una perfetta armonia di forme, di misure, di colori, di collocazione, di movenze, è permesso supporre che non men felice disposizione regga le facoltà morali; e viceversa la disproporzione dei membri lascia di leggieri sospettare che un simile disordine regni nella intelligenza e nella volontà. Potriasi anche dire con Platone che sovente i nostri lineamenti recano somiglianza di un qualche animale, del quale nei nostri diportamenti riproduciamo i costumi. Ma, sovrattutto, bisogna ricordarsi che le forme esteriori non improntano menomamente di un suggello di necessità i caratteri interiori che for corrispondono; esse non saprebbero mai distruggere la libertà dell'anima, della quale non fanno che indicare le tendenze[9].Ed anco il valore di cosiffatti indizii non è che conghietturale, e talora incerto: laonde sarebbe temerario fermar sovra essi soli diffinitivo giudizio: l'indizio può trovarsi accidentale; e, se è mera opera di natura, ben può cedere allo ascendente di un'abitudine opposta, e raddrizzarsi sotto il freno moderatore della ragione[10]».
Agitava a que' di la Chiesa di Cristo lo scisma e l'eresia, ed eziandio la guerra; la quale desolandola ne' temporali interessi, ne fiaccava poderosamente gli spirituali bisogni. Papa Gregorio X convocò per la seconda volta un Concilio Ecumenico a Lione, che pe'suoi effetti riuscì famoso ne' fasti del Cristianesimo e dell'umanità. Fra i dottissimi prelati intervenne anche Bonaventura, e fu così profonda e salutare la sua dottrina, che la Navicella di Pietro, pericolante in alto e burrascoso mare, veniva dalla sua fortissima e santa parola aiutata; epperò, secondo la promessa di Cristo, veniva da Dio tratta vigorosamente a riva. — La Provvidenza avea serbato sì gran lume della sapienza e della grazia ad uno de' figli magnanimi di Francesco.
Ma avendo la filosofia assunto un aspetto interamente cristiano, trovava dopo , altro magnanimo e solenne cultore, degno del secolo e dell'Ordine Francescano. Egli fu Giovanni Duns Scoto, che per l'acuto ingegno con cui svolse le scienze teologiche meritò il nome di Dottor Sottile. Ma il più bel titolo ch'ei meritò e che certo onora tutti i figli di Francesco, fu quello di Dottor Mariano. E la Chiesa diè al Santo Uomo cosiffatto titolo pe' trionfi portati in altissime teologiche disquisizioni, delle quali qui svolgeremo come a cenni la più solenne e più romorosa. Ardeano nel medio-evo vive concioni intorno all'Immacolato Concepimento di María. E primo a levar la voce tra i Padri della Chiesa fu S. Anselmo monaco di S. Benedetto, il quale fin dal secolo XII affermò per teologico ragionamento, come per miracolo di Provvidenza la Nostra Donna venisse conceputa incontaminata di originale labe. In un secolo assai iroso per dispute di Teologi e Filosofi, quel monaco se ne stette tranquillo a contemplare con grande umiltà di spirito quelle verità, che altri volevano conquistare col sillogismo peripatetico, e con prepotenza d'intelletto. Sicchè meritò antivedere per conforto di pietà quello, che per lume di autorità era per rivelare il successore di colui, che conobbe il massimo dogma della divinità di Cristo, senza che la carne ed il sangue glielo dicesse[11].
Così stava adunque cosiffatta ragion teologica, quando due maravigliosi uomini, Giovanni Duns-Scoto, e Tommaso d'Aquino disputando intorno all'Immacolato Concepimento di Maria, aprirono il campo a maggiori e più sottili argomentazioni teologiche. S. Tommaso alla testa della sua scuola sosteneva essere stata la Vergine monda dalla colpa originale sol nell'istante della sua concezione, e non prima, essendo anch'essa discesa, come cosa umana, dal comune ceppo di Adamo. Scoto invece seguendo le orme dell'antico cenobita, innalzò questo alto vero teologico a maggiore e più acuta ragione. E levandosi colla mente all'austera santità del dogma, dimostrava essere stata la Vergine Maria, benchè partecipe della fralezza del primo uomo, conceputa immacolata nella mente di Dio e pura da ogni labe, innanzi fossero gli abissi, essendo essa predestinata ad esser la Madre del Salvatore del Mondo. Dalle quali dispute originavansi le due scuole de' Tomisti e degli Scotisti, che durarono lungo il Medio-Evo e, disegno maraviglioso della Provvidenza, dopo sei secoli trionfava l'argomento di Scoto, e veniva deffinito il gran dogma dall'Oracolo del Vaticano, nel MILLE OTTOCENTO CINQUANTA QUATTRO. E benchè l'altissima filosofia dell'Aquinate avesse all'autore meritato il titolo di Angelico, pure il solo che poneva un limite al suo ingegno fu Duns-Scoto. Le opere del quale, e molte, e gravissime bastano a mantenergli quella splendida fama, che vivo riceveva in Oxford da trenta mila discepoli, pei quali si cominciava la famosa scuola degli Scotisti.
Dopo cosiffatti Campioni della cristiana filosofia, vediamo altro grande intelletto della scuola francescana esordire al mondo nel secolo medesimo. Questi fu l'inglese Ruggero Bacone. Ei conobbe assai bene che le categorie logiche applicate ai fenomeni fisici, non bastavano a dare nessuna spiegazione reale di questi, e che ogni teorica del mondo fisico debbe avere per base l'osservazione dei procedimenti della natura. Conobbe altresì che alla semplice osservazione conveniva congiungere gli esperimenti. Nel qual doppio rapporto egli si rendette il precursore del metodo scientifico poggiato sull'esperienza, e diè le mosse a quell'opera la quale presso al cominciare del XVII secolo fu compiuta dal Cancelliere Bacone di Verulamio. Ruggero Bacone unì alla pratica la teorica. E' non si ristrinse a fermare i principii della riforma filosofica, di cui conosceva il bisogno; ma giustificò questi principii stessi co' risultamenti che ne ottenne.
La sua lettera sulle operazioni secrete dell'arte e della natura, e sulla nullità della magia, mostra aver esso presentito molte tra le parecchie importantissime scoverte della scienza moderna. I quali maravigliosi Campioni, che onorarono la Chiesa, e le scienze morali tolsero dall'antica schiavitù aristotelica, crearono in prosieguo quella lunga miriade di teologi e di filosofi, che la sapienza di Dio e quella dello spirito umano elevarono, come in trono luminoso, nelle regioni supreme della conoscenza dell'umanità.
Pensa adunque, o popolo italiano, come dalla sapienza dei tuoi padri, e dall'apostolato di Francesco d'Assisi venne al mondo la tua civiltà!
- ↑ S. Paolo, Ai Corintii, IV. n. 7.
- ↑ Cicerone, De Legibus, 1.7
- ↑ Seneca, Epistola 90, e 95.
- ↑ Se un membro soffre tutti soffrono con lui, — S. Paolo, I a' Corinti. XII; a' Romani, XII, 10, 16.
- ↑ S. Paolo, 1 a' Corioli, 1, 2; 11, 6, 8, 12; III, 19, Agli Efesi, II 6.
- ↑ Dalle Epistole di S. Paolo.
- ↑ Bruckero, Hist. crit, philos. t. III, p. 818.
- ↑ S. Bonaventura, Breviloquium, Capo V.
- ↑ Quanta sapienza in questo avvertimento! e come, se vi si fossero fedelmente attenuti gli odierni frenologi, invece di creare una specie di fatalismo alla lor foggia (subordinando, anzi facendo schiave le qualità dell'anima a tutte quelle lor protuberanze cerebrali) non sarebbon essi riusciti a conciliare quella troppo vantata lor dottrina colla ragione e colla religione! — (Così dottamente osserva a questo luogo del Santo Dottore, il Conte Tullio Dandolo).
- ↑ S. Bonaventura, Compendium Theologicae veritatis, lib. II. Cap. 58-59.
- ↑ (*) Vedi la nota V.
- Testi in cui è citato Dante Alighieri
- Testi in cui è citato Paolo di Tarso
- Testi in cui è citato Platone
- Testi in cui è citato Marco Tullio Cicerone
- Testi in cui è citato Bonaventura da Bagnoregio
- Testi in cui è citato Agostino d'Ippona
- Testi in cui è citato Anselmo d'Aosta
- Testi in cui è citato Papa Gregorio X
- Testi in cui è citato Johann Kaspar Lavater
- Testi in cui è citato Franz Joseph Gall
- Testi in cui è citato Duns Scoto
- Testi in cui è citato Benedetto da Norcia
- Testi in cui è citato Tommaso d'Aquino
- Testi in cui è citato Ruggero Bacone
- Testi in cui è citato Francesco d'Assisi
- Testi SAL 75%