Galateo insegnato alle fanciulle/Lezione I - Scopo del galateo

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Lezione I - Scopo del galateo

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Alle mie giovani amiche Lezione II - Noncuranza e sguaiatezza
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LEZIONE I.

Scopo del galateo.

Mia cara Maria, tu sai quanto io ti ami e desideri di vederti buona, istruita e felice. Io ti diedi la vita fisica: te la alimentai prima col latte, e poi con un cibo salubre e proporzionato alle forze digestive del tuo stomachetto; resi robuste le tue membra, lasciandoti saltare e passeggiare all’aria libera, e, senza stancarti, teco giuocando, t’insegnai a parlare, a leggere, a scrivere, a calcolare, e ti comunicai le più elementari nozioni delle cose. Ora è tempo che più spesso tu ti segga tranquillamente al mio fianco, perchè l’anima tua riceva un più abbondante alimento. Tu avrai fra pochi mesi otto anni; sei sana, robusta, Dio mercè, e puoi benissimo senza danno del tuo fisico, imparare a riflettere, durante alcune ore del giorno, su tutti i tuoi doveri ed a giustamente pensare e sentire. È vero, tu già sai leggere, scrivere; studi la storia sacra, la grammatica, un po’ di geografia e di francese; fai la calza, cuci, ricami. Ciò sta bene, e basta a nutrir per ora il tuo intelletto. Ma il tuo cuoricino ha d’uopo anche esso di qualche pascolo; e di questo appunto, mia cara piccina, intendo ragionarti. Guardami bene in viso, perchè l’anima mia possa nella tua trasfondersi; apri gli [p. 6 modifica] occhi della mente, standomi attenta, e proverai, ne sono sicura nell’ascoltarmi, un vero piacere. È d’uopo che tu impari a ben vivere in questa nostra società umana.

Dimmi, Mariuccia mia, non hai tu mai riflettuto su ciò che più ti può rendere felice?... Tu mi guardi e rumini nel tuo cervellino, senza rispondermi. — T’aiuterò io. — Se tu mangi un dolce squisitissimo, provi momentaneamente un piacere fisico, cioè materiale, il quale presto vien dimenticato e non vale certo a consolarti, se sei mesta. Se invece io ti do un bacio, dicendoti: «figlia mia, ti amo assai, sono contenta di te»; — se soccorri un poverello, il quale t’invochi dal Cielo mille benedizioni, se col tuo lavoro ti rendi utile in famiglia, se t’accorgi infine che tutti quelli che ti conoscono, ti stimano ed amano, perchè negli atti, nei modi, nelle parole, in casa ed in iscuola (se tu vi andassi), per istrada, in chiesa, al teatro, in conversazione, coi superiori, cogli uguali, cogl’inferiori, tu conservi sempre il contegno d’una fanciulla bene educata, la tua coscienza ti fa godere una beatitudine, che è premio al giusto, e che supera in dolcezza qualunque altro godimento.

Tu mi dirai che è molto difficile l’essere in tutte le circostanze della vita così buoni. Sì, è difficile, non lo nego, ma non tanto poi come forse ti pare. Se tu sei di continuo presente a te stessa, se hai sempre in mente di fare agli altri ciò che vorresti fosse a te fatto, se ti mostri più [p. 7 modifica] curosa dei riguardi che devi a chicchessia, di quelli che li pare dover da altri pretendere, facilmente tu riuscirai a farti giudicare buona, gentile, ed a conciliarti l’amore e la stima degli onesti e dei saggi. Abbi sempre in mente che il vivere pel bene altrui è la migliore strada per procurarci soavi e sante consolazioni.

Enrico IV, re di Francia diceva che il più bel giorno della sua vita era quello, nel quale poteva fare un maggior numero di felici.