Gandino e il suo distretto/Capitolo IX

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Capitolo IX

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Capitolo VIII
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CAPITOLO IX.


Distretto.


Tutto ciò e quanto abbiamo riferito circa il clima i costumi, le inclinazioni, genere di agricoltura, industria, travaglio degli abitanti di Gandino, si può in massima applicare presso a poco a quelli del Distretto, e del quale circa alcune particolarità dei comuni ne daremo ora ragguaglio, principiando da

Vertova.

Le istorie di Bergamo, e suo territorio ci danno per antichissima Vertova facendo risalire la di lei origine, e fondazione prima dell’era volgare, e che esistesse fino al tempo degli Dei falsi e bugiardi, e che un tempio avesse eretto a Vertumno. Deus quidam apud Romanos, qui in omnigenas se se formas vertebat, ut proteus apud Grecos, Ovv. 14 Met. Alii docent Vertumnum, fuisse Deum, qui præesset rebus contrahendis, ac permutandis, dictum autem averto, qua mercatorum verbum est, Asco. Ver. Cap. 59. [p. 38 modifica]Secondo il Padre Celestino1 acquistarebbe forza di vero che adorasse Vertumno, quella terra, siccome quella che è più delle altre maggiormente esercitava il commercio, e particolarmente dei panni. Narra in fatti quel Cronicista, che due volte alla settimana in Vertova, tenevasi un mercato dei più rinomati d’Italia, per la migliore fabbricazione di quel genere, avvalorando il Muzio nei seguenti versi le suesposte cose.

Velleribus Dives, Cereris, nec muneris expers
Vertua, Vertumno thura, precesque dabat,
Emporiis illum, tunc veri ignara, vetustas
Prestare, et lucris, posse putabat opem.

Si può asserire, che non rimane ora alcuna vestigia dell’antico paese, poichè venne intieramente distrutto, entrati essendovi nel 1398 da sei mille e più Guelfi,2 tutto ponendolo a ruba, ed incendiandone 500, e più case, per cui ridotti all’estrema infelicità i pochi abitanti sopravissuti a tanto eccidio, si rivolsero al Conte di Virtù implorando soccorso. Quel Duca di Milano Ghibellino, che dominava in quei tempi, spedì da Bergamo Pagano Aliprandi a verificare il guasto cagionato dai nemici, e verificato, porse generoso ajuto.

Reggevasi in quell’epoca il comune con particolari leggi e statuti, eleggendosi a suo arbitrio il Podestà, e vi esisteva un forte castello, che fu demolito.

Dalle rovine adunque risorta, e rifabbricata la moderna Vertova, possiede ora una bellissima Chiesa sotto il [p. 39 modifica]titolo della Beata Vergine Assunta, in una deliziosa ed eminente situazione, con cinque altari, oltre il maggiore, a stucco indorati, maestosamente costrutti; venera i corpi dei Santi martiri Calisto, e Silverio; vi celebra ogni anno con grande solennità, la festa di S. Marco Evangelista, altro titolare, dal Galli dipinto, rinomato pittore.

Altre Chiese, ed Oratorj, fra i quali quello di S. Patrizio, un miglio distante dal comune, sopra un monte edificato ove era annesso antico monastero, che per amenità di sito, vaghezza di struttura, e copiosità di suppelletili, rendesi ragguardevole. Vi si ammirano molte belle pitture ed una, come nella chiesa maggiore, del Salmezza ed anche Talpino. Beneficarono quel santuario nel 1437, e 1522 Pasqua Alcheri, e Giovanni Clerici, la di cui ultima ricca famiglia, si stabilì in Milano.

Scorre frammezzo il paese la Vertova, che da moto a varj edificj, e fucine per ferro, e fabbricazioni di panni, in particolare quelli di Giuseppe Poletti, ed Astori; porta l’estimo di scudi 49823, divisa la proprietà in 358 estimati. Vi esistono i Luoghi Pii della Misericordia, un Monte di Pietà, una Casa di ricovero, i di cui redditi ascendono ad annue lire quattordici mila. I maggiori prodotti sono galette, cereali, fieni e legne; vi è aggregato Semonte; la popolazione riunita si fa ascendere a due mila.

I vicini paesi di Colzate, Bondo e Barbata formano un sol comune, risultando gli abitanti in complesso a 460. Il censimento si è di scudi 22388, diviso il suolo fra 154 proprietarj, di pertiche censuarie 15496.61. [p. 40 modifica]

Gazzaniga.

Dotata e ricca di Pii Stabilimenti si è una tale comune, uno fra i quali si va ora innalzando, l’Ospitale cioè per la pia beneficenza, vivente, usata dalla benemerita Signora Anna Maria Briolini fu Luigi. Tutta cuore dessa, e compassione pei bisognosi, per gli infermi, ha loro con generoso magnanimo atto 21 Giugno 1834, donate le ricchezze dal padre lasciatele, in approssimative lire settantacinque mille. In tal guisa va preparando sviscerata per gli afflitti un ricetto, un ricovero nella loro maggiore necessità, la malattia. Dall’Eccelso I. R. Governo, venne accettata, approvata la nobile offerta con venerato Dispaccio 14 Gennajo 1839, alla esimia impareggiabile benefattrice i dovuti encomj partecipando, per tanta usata liberalità verso i poveri del suo paese.

Due altri Stabilimenti concorrono a sollevare l’indigenza, composto l’uno da varj legati, che rimontano fino al 1630, giustamente denominato della Misericordia, con l’annuo reddito di lire sei mila, l’altro chiamato Commissaria Gelmi dal fondatore con l’annua entrata di L. 1500.

Possiede questa terra il corpo del glorioso martire S. Ippolito Romano, per concessione Pontificia ottenuta da Giacomo Delmi Maffei alla di lui chiesa regalato.

Commercianti oltremodo, industriosi, ed agricoli sono gli abitanti, come anticamente lo furono, in particolar modo per la fabbricazione dei panni, e dei pettini per lavorarli. Avvi una cartara di proprietà del Sig. Bartolomeo Gilberti, che prospera e fornisce buonissima carta. Vi [p. 41 modifica]esistono N. 239 fornelli, 130 dei quali nella sola rinomata filanda dell’infaticabile negoziante Sig. Francesco Giuseppe Briolini; la filatura della seta, e dei bozzoli si eseguisce con un metodo di nuova invenzione, in tredici rotonde da dieci fornelli per ciascheduna, più di trecento persone rimanendovi occupate.

Un grandioso edificio per la fabbrica dei tessuti di lana ebbe pure ad attivare quell’operosissimo negoziante, con grave dispendio, e che al suo termine ridotto, riescirà uno de’ più ammirevoli della Provincia. Si annoverano tredici macchine per la filatura della lana, considerandosi dagli esperti di uno squisito lavoro, quelle della rasatura; cento e cinquanta persone vengono pure impiegate in simile travaglio, oltre li giornalieri del filatoglio, a quattro piante, con apposito macchinismo, per la celerità del lavoro. Furono visitati ed encomiati gli edificj del Sig. Briolini, da personaggi distinti, ed ebbero l’alto onore di una visita e minuto esame d’ogni particolarità da S. A. I. l’Arciduca Stefano, eseguita nel 23 Luglio 1842, che con l’intelligenza propria, che lo distingue, in ogni ramo d’industria, ebbe ad incoraggiarne l’andamento, con la maggiore affabilità.

La popolazione ascende a 1494; e l’estimo a scudi 29798, 2. 4; estimati 370. I prodotti, grano turco, frumento, fieno, e legna, di pertiche censuarie 13411. 35.

Fiorano.

Le Parrocchie di S. Giorgio in Fiorano e Semonte, dipendono da quella di Gazzaniga. Il tempio di Fiorano si [p. 42 modifica]merita l’attenzione degli intelligenti, adorno essendo di preziosi quadri, dei più insigni pittori. Attrae la meraviglia, una eccellente Pala del famoso pittore Moroni di Albino, in sull’altare maggiore collocata, in sei ripartimenti divisa. Vi si ravvisa nel mezzo di sorprendente bellezza, S. Giorgio a cavallo, in atto di trafiggere il drago; al fianco un’avvenente donzella, nella preghiera atteggiata; dagli altri lati la B. V. col Bambino, in braccio, e i Santi Alessandro, Defendente, Lucia, ed Appolonia. Vi si ammirano pure di non minor pregio una Cena degli Apostoli del Cavagna, e tre altri quadri, l’uno del Procaccino, l’altro del Salmezza, e il terzo stimatissimo, antico d’ignoto autore, rappresentante la nascita del Bambino.

Ascendono le anime a 311; l’estimo a scudi 9118. 2, possidenti 162; i prodotti uguali a quelli di Gazzaniga, come pure quelli d’Orezzo, i di cui abitanti ammontano 266, portante l’estimo di scudi 4181. 11, diviso fra 103 proprietarj di pertiche censuarie 981. 88.

Cazzano.

Un tal Comune, distante circa un miglio da Gandino, contava per lo passato quattordici fabbricatori di panni, siccome da una memoria raccogliesi in data 15 Gennajo 1659, e distinguevansi le nobili famiglie Greppi, Cazzana, e Moro, rimaste estinte le due ultime, la ben degna e ricca discendenza della prima vivendo in Milano. Ricordevole dessa della propria patria fece dono alla bella di lei chiesa, consacrata nel 1561, della bellissima Pala di S. Andrea [p. 43 modifica]titolare, che abbandonata la croce, sale al cielo, festante frammezzo agli angeli, opera del celebre pittore Appiani. Va debitore Cazzano, di un tal prezioso dono, alla generosità del Conte Giacomo Greppi. Altro quadro possiede di non minor pregio, esistente alla porta maggiore del tempio di Lorenzo Lotto, rappresentante pure il martirio di S. Andrea. Questa terra è una delle più antiche della Valle, e fu in parte distrutta dalle fazioni de’ Guelfi e Ghibellini, ciò che si desume dagli avanzi di due grandiose e vetuste torri. Il terreno è fertile e ben coltivato; porta la cifra estimale di scudi 17575. 7. 10; divisa la proprietà in 335 possidenti. Il reddito del comune fra boschi e livelli risulta a circa annue L. 1500: di pertiche censuarie 1933. 59.

Il Pio Luogo della Misericordia dalla famiglia Cazzana, fondato nel 1459, e nel 1747 arricchito da Francesco Beretta, somministra l’entrata di circa annue lire ottocento a consolazione degli indigenti. Nel 1515 Gio. Maria Barzizza di quella terra, fu creato da Massimiliano I Imperatore, Conte Palatino, e Consigliere Cesareo3.

Casnigo.

La situazione di questo paese posto sopra un’altura è una delle più dilettevoli ed amene. Al ben coltivato ed esteso Agro pervenuto, sopra un sol piano, si può dire livellato, da qualunque parte tu l’occhio rivolga, sorpreso, incantato rimani. Dal sud-est una di quelle ridenti scene, di quelle pittoresche prospettive ti si rappresentano, che la [p. 44 modifica]mente sollevanti, ed aprono il cuore alla gioja. Verdeggianti boschi da un lato, e bellissima gradazione di monti dall’altro, a sinistra Barzizza, e Cirano in declivio, e frammezzo tu scorgi difilato Gandino, che torreggiante una città ti rassembra; a destra Peja, e gioghi, e strade, e la sottoposta campagna; all’alto le belle chiesuole, e antichi conventi di Santa Trinità, e S. Lorenzo, tali oggetti tutti ti si affacciano in un modo così ben distribuiti, ed una certa distanza, che diversi panorami ti formano. Oltrepassato il comune, se all’opposta riva ti rechi all’ovest, un’altra teatrale scena più maestosa ancor della prima ti appare dinnanzi. Rotto fra sassi odi il mormorio dell’onde, e vedi scorrere tortuoso frammezzo ad amenissimi valli e boschetti, e dirupi, il fiume Serio, che ora ti si asconde, ora grandeggiante ti si mostra, maestoso apparendoti, e passando sotto uno elegantissimo ponte, sovrapposta la regia strada, che da Vertova a Clusone conduce, da paesi eminenti attorniato, magnifico lo miri seguire il lungo suo cammino.

A sera esiste ancora il fenomeno, la meraviglia che ai suoi tempi narra il Celestino4, attraeva la curiosità dei naturalisti, un flusso, e riflusso, cioè alle radici del monte sopra il preaccennato fiume, crescendo e sparendo per quattro o cinque volte l’acqua, in maniera dal fonte, denominato il Dragone, che, ora appare ricolmo, ed ora totalmente al secco. Secondo la trentesima lettera del libro quarto, da Plinio scritta a Licinio, una simile scaturigine, o sorgente scorreva nel lago perdendosi a Como,5 [p. 45 modifica]descrivendola del pari, a quella permanente alla radice del monte da sera, sopra il Serio, a Casnigo vicino, esprimendosi; „che a certi misurati intervalli, o cala o cresce; ponendo all’asciutto, egli dice, un anello, o checchessia, l’acqua a poco a poco lo bagna, e tutto finalmente il ricopre, e si scopre di nuovo, e bel bello rimane all’asciutto. Se ti fermi ad osservar questo giuoco, il vedrai rinnovarsi e due e tre volte. Molte belle questioni propone il Plinio all’amico, per lo scioglimento del fenomeno, e fra le molte la seguente. Forse le leggi dell’oceano son le medesime, che quelle del fonte? E per la stessa cagione, che quello ora s’innalza, ora s’abbassa, eziandio questa fonticella, con alterna vicenda ora sgorga, e s’arresta? Non è meraviglia, se Plinio, e Licinio non abbian potuto spiegare l’arcano, a quei tempi, nei quali, le scienze fisiche non erano pervenute al quel grado, che ora lo sono. L’Amoretti nel suo viaggio da Milano ai tre laghi, pag. 271 272, dopo aver rigettate varie opinioni, e dell’abate Fortis, e di Monsignor Testa, sopra un tale argomento, si fa ad esponer la propria, che sembra soddisfare pienamente, o pare quella, che minori difficoltà rappresenta. Innanzi tratto, egli notò, che i movimenti dell’acque aveano una esatta relazione con lo spirare del vento; finchè cominciando su quei monti a spirare il ponente, verso la nona ora del mattino, a quell’ora eziandio incomincia a crescer l’acqua nella fonte, e questo crescimento può generalmente calcolarsi di tre in quattro ore. Simile interviene alla sera. Più cresce il vento, più si alza la fonte; l’aria è affatto placida, e la fonte punto non si altera. Or come fa egli il vento a produrre siffatte [p. 46 modifica]cose? L’Amoretti, premesso, che in vetta ai monti soprastanti alla fonte Pliniana, v’ha delle caverne, o pozzi naturali, che penetrano nel seno del monte e vi mantengono degli interni serbatoi d’acqua, spiega il fenomeno in questo modo. — Siavi in seno del monte uno o più recipienti d’acqua, corrispondenti alle bocche superiori, i quali all’orlo abbiano delle uscite, che portano alla Pliniana. Soffiando il vento perpendicolarmente, comprime l’acqua, e la spinge all’orlo in maggior copia, e quindi più copiosi sono i canaletti, pei quali portasi alla fonte. Quando il vento cessa, l’acqua si rimette a livello, e nell’interno, a cui il monte ne somministra cogli incessanti stillicidii, torna a ricolmarsi d’acqua, che il seguente vento conduce, e fuori respinge; ma si abbandoni tale argomento a chi s’aspetta, del nostro solo occupandosi.

In Casnigo si venerano i Corpi dei Santi Valeriano; e Celestino, dal Padre Ignazio Imberti nel 1628, ottenuti dalla pietà del Cardinale Federico Borromeo. Onoransi con particolar divozione i miracolosi Santuarj di Santa Trinità, e della Madonna d’Erbia, sopra eminenze dilettevoli collocati con meravigliose e sorprendenti vedute, il primo di quelli è adorno di un gottico antichissimo Tempio, osservandosi di voti appesi, che risalgono sino al 1400, uno dei quali rappresenta un prigioniero coi ceppi ai piedi, liberato dalle sevizie dei vincitori Spagnoli, che volevanlo sacrificare. Risulta l’estimo di scudi 44518. 3; divisa la proprietà fra 449 estimati; di pertiche censuarie 13082. 78. [p. 47 modifica]

Cene.

Questa comune secondo il Celestino sarebbe fabbricata fino ai tempi di Cidno. È situata dessa al di là della sinistra sponda del fiume Serio, distante dalli otto miglia circa da Gandino, ed altrettanti da Bergamo. La di lei posizione, è una delle più salubri, difesa dal monte al sud-est, alle di cui falde è posta, scorrendole poco distante il fiume Serio. Le alture del paese sono tutte coperte di fruttiferi alberi, di noci e castagneti, che fanno bella mostra di sè, oltre l’utilità che producono. Il pacifico e tranquillo abitante occupato solo della sua proprietà vive sciolto d’ogni altra cura o pensiero; non corrotta la mente da ambiziose idee, gode dei soavi ed innocenti piaceri della campagna, beato in seno della propria famiglia, e di quella felicità, che avere si può nel miglior mondo possibile. L’estimo della comune è di scudi 21718; divisa la proprietà fra 300 estimati. Vi esiste il Pio Luogo Elemosiniere, che ascende fino all’epoca del 1494, coll’entrata di L. 1806. 16, a beneficio dei poveri. La popolazione ascende a N. 686; di pertiche censuarie 8349. 37.

Leffe.

Vanta antichissima origine. Gli scavi, che eseguisconsi all’interno della lignite, minerale che abbonda, e ne somministra da anni, ed anni alla Lombardia sotto la direzione e società del sig. Felice Botta, sembra comprovarlo. Fu onorata e visitata, la surriferita miniera per due [p. 48 modifica]volte da S. A. I. R. il Serenissimo Arciduca Vice-Re nel 30 Agosto 1831, e primo Settembre 1835, da S. E. il Conte Hartig nel 27 Agosto 1832, a da S. A. il Principe Lobowiz nel 22.Novembre 1839. Fu scoperta, come si disse, da Alessandro Radici di Gandino.

Nel Luglio 1803 fu aperto un ricco Spedale, mediante il lascito di vari benefattori, che venne ora ampliato, i di cui redditi ammontano ad annue lire sette mila. Vari altri Pii Stabilimenti esistono, fra i quali quelli della Misericordia, e della Commissaria Viani.

Un magnifico Tempio vi si ammira, dove onorasi il corpo di Sant’Agnese Martire, ottenuto dal Padre Ignazio Imberti di Casnigo nel 1628, dalla pietà del Cardinale Federico Borromeo, siccome narra il Padre Calvi.6

Ascende la popolazione a 1472. L’estimo è di scudi 36350; di pertiche censuarie 6572. 39, divisa la proprietà in 491 estimati.

Peja.

Il di lei estimo si è di scudi 24944, diviso in 260 estimati, di pertiche censuarie 4183. 51.

L’annua entrata comunale fondiaria è di circa L. 3186; dei Stabilimenti di culto in L. 4060. — Pii Elemosinieri in L. 3987. Diede i natali al celebre architetto Bettera, il di cui disegno eseguito del magnifico Tempio di Gandino basta per renderlo immortale. [p. 49 modifica]

Barzizza.

Uno delle antiche terre della descritta Valle si è Barzizza, per lo addietro vi si raccoglieva il bolo armeno. La di lei chiesa, il di cui titolare è S. Lorenzo martire posta in luogo eminente, e rinomata sino ai tempi dei primitivi cristiani, rinnovatasi nel 1570; il martirio del Santo protettore è opera del celebre pittore Bassano; possiede pure una statua della B. V. opera dei Fantoni; ed il Luogo Pio di beneficenza composto di vari lasciti, fra i quali uno della generosa pietà del sacerdote don Pietro Piccinali, a favore delle figlie maritande.

Nel centro del paese, sussiste altra chiesa con altro dipinto di valente ignoto pittore, e statua bellissima di san Nicola da Tolentino.

Diede quella terra i natali al celebre Gio. Ziboni Segretario di S. M. il Re di Polonia, ed a Gasparino Barzizza famoso gramatico del secolo XV, al quale devesi il risorgimento delle lettere in Italia, e le di cui epistole date alla luce in Sorbona, si fu il primo libro, che stampossi in Francia; i di lui figli pure si resero famosi nella letteratura, estese notizie somministra in tale proposito, che sarebbe inutile il ripetere, il Nobile sig. Giovanni Maironi da Ponte nel suo Dizionario.

L’estimo è di scudi 12754; proprietarj 154; pertiche censuarie 5927. 74; popolazione 400. [p. 50 modifica]

Conclusione.

Dal sin qui esposto si può con certezza assicurare, che portandosi i viaggiatori nella descritta Valle troveranno di appagare la loro curiosità, geologi, artisti, commercianti, e chiunque abbia vaghezza di ammirare nuovi siti.

Abbiamo rilevato che quantunque assai scarso il terreno, ripartito essendo fra molti proprietari, dalla loro vigilanza e cura ne vien procurata la massima riproduzione, che il commercio e l’industria, l’operosità degli abitanti suppliscono alla mancanza del suolo la di cui superficie in tutto il Distretto ammonta a pertiche censuarie 100811. 01.

Sarà poi abbastanza ricompensata la mia fatica, se dal mio canto avrò in parte contribuito a perpetuare la memoria e l’eccellenza del Borgo e del Distretto, avendone qua e là le imprese sparse con qualche diligenza raccolte.

Ad onore del vero debbo poi confessare, che da una simile occupazione ne trassi io pure vantaggio e sollievo, poichè ebbi a distrarmi non poco e consolarmi dai mali di una lunga convalescenza per una penosa malattia sofferta, e che mi tenne per quasi due mesi sequestrato in casa.



Note

  1. Padre Celestino pag. 540.
  2. Idem pag. 256.
  3. Calvi tom. I. pag. 382.
  4. Celestino pag. 342.
  5. Plinium.
  6. Effemer. tom. II. pag. 356.