Gazzetta Musicale di Milano, 1884/N. 10
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ANNO XXXIX. - N. io 9 MARZO 1884 DIRETTORE REDATTORE GIULIO RICORDI SALVATORE FARINA SI PUBBLICA OGNI DOMENICA Venerdì della decorsa settimana, mentre Salvatore Farina trovavasi nella nostra tipografia per correggere bo^e di stampa, venne improvvisamente colpito da grave malore: condotto immediatamente a casa sua, gli furono prodigate tutte le cure necessarie. Il male non la fatto progressi: augi notasi un qualche miglioramento e si hanno speranze di una vicina e completa guarigione. — Il Farina, indefesso lavoratore, aveva la mattina dello stesso giorno scritto la parola: Fine sotto ad un nuovo suo romando: e voleva dar principio ad un altro nel giorno successivo. — Questa soverchia tensione di mente non è una delle ultime cause cui attribuire la malattia che ha colpito il simpatico e rinomato autore di tanti lavori letterari. Facciamo vivissimi voti perchè Salvatore Farina possa in breve riassumere la redazione del nostro foglio. La Direzione. £££££££££££££*££££££££££££££££££££££££*££££££££ La scuola romantica in Germania E I SUOI RAPPORTI COLL’OPERA NAZIONALE E COLLA MUSICA (Continuazione). e «in tutti i tempi, in ogni arte, é stata sempre una grande tentazione per l’artista quella di mostrare il dominio sul suo materiale con ciò che egli lo costringe dove lo impiega,» io aggiungo a questa verità, senza tema di essere confutato, che non v’ha arte, in cui questo dominio si possa esercitare su più vasta scala, come nella musica, perché la sua parte architettonica, le combinazioni di ogni specie di materiale, ammettono un impiego ed uno sviluppo inesauribilmente vario di forme, retto da un arbitrio cosi illimitato, come nell’invenzione degli effetti e nelle loro gradazioni. Mi é d’uopo ritornare al Fidelio. La critica ha posto questo capolavoro fra le opere romantiche; però esso ne occupa per sé uno talmente elevato nella storia di sviluppo dell’opera, che non si presta a nessuna classificazione. Ma siccome alla critica stessa non poteva sfuggire un difetto, in verità grossolano, quello di avervi Beethoven maltrattato tanto la voce umana, eccedendo ancora nella Nona Sinfonia e nella Messa solenne, cosi é permesso di riconoscere in questo fatto tutta la parte arbitraria, sensibilmente marcata e scomposta. Non si nota tutto, a mio avviso, col dire che «la fantasia di Beethoven era organizzata con tale predominio sul fenomeno istrumentale della musica, che tutto il suo pensiero musicale, anche se determinato da parole da porre in musica, si muoveva in quel solito circolo di rappresentazioni orchestrali.» Questa é tutt’al più la definizione e l’attenuante di quel processo arbitrario. Lo sforzo del materiale tecnico, il parziale sacrificio della forma onde far posto al significato, il quale esige che il compositore costringa la musica da questa parte, lasciano indizi non dubbi negli ultimi lavori di Beethoven. Si osservino tra questi, per esempio, i Quartetti e le Sonate. L’artificio vi ha spesso un’importanza maggiore dell’invenzione musicale, la ritmica più della melodica, e ciò a scapito della chiarezza del tutto. La musica di Marschner ha tutti i caratteri di quella di Weber. I coboldi, i silfi, i vampiri, tutte le fantasticherie, in cui si muove la poesia dei romantici, lo seducono e gli suggeriscono il Vampiro e VHans Heiling, nelle quali opere egli tratta il suo materiale analogamente a Weber, eccedendo nella continua pittura orchestrale che si risolve spesso in monotonia. Le sue opere stanno in istrettissimo rapporto con quelle di Wagner, non solo quanto all’azione ed ai caratteri, ma ancora quanto allo stile. E ciò non può sorprendere se si riflette che sono sempre gli stessi principi dei romantici che, per legge generale, i musicisti si assimilano nei loro prodotti. Marschner é preoccupato delle caratteristiche orchestrali; le figurazioni descrittive degli istrumenti ad arco sono sovrapposte le une alle altre, la modulazione é irrequieta, aneli’ egli si dà in balìa di quel sentimento vago e indefinito, di quella intensa aspirazione romantica, che a tradurli musicalmente non gli permettono d’arrivare in fondo all’idea musicale; e fa cosi un passo di più nella direzione di Weber, trascurando la melodia ed emancipando la forma. Wagner 91 ammette un’influenza anche maggiore della scuola romantica, giacché tutti i rapporti di questa sono consacrati nella sua opera. Egli, assai più raffinato, accoglie i caratteri della musica di Weber e di Marschner, ne fa delle proprie teorie e, nella forma di una vera scienza dell’opera, le realizza amalgamate in un sistema. Schumann, dolce e melanconico sognatore, la cui estrema sensibilità e l’eterna aspirazione all’infinito, raccostano tanto al tipo di Novalis, non può essere compreso interamente nella direzione di Weber. Qui predomina l’elemento ritmico, l’effetto esteriore e grossolano della musica; in Schumann invece l’idea musicale si muove in una raffinatezza armonica inebbriante, malsana, e si risolve in gozzoviglia sentimentale. La Genoveva di Tieck, in cui serpeggia questa esaltazione di spirito e il desiderio intenso di religione ne forma l’unità, é il soggetto ch’egli sceglie per la sua opera. Disgraziatamente le qualità del compositore drammatico gli erano negate. Ma non c’é bisogno di un occhio molto esperto per accorgersi che nella Genoveva, come in parte delle opere di Marschner, la forma é lentamente sciolta per dar luogo a quel «vapore di forme corrispondente all’intimo pieno di presentimento e di mistero» che era l’ideale dei romantici. Mentre i poeti si studiarono di «costringere la lingua verso la parte dalla quale essa é congiunta in parentela colla musica, di usarla cioè, tenendo maggior conto del come essa suoni che di ciò che essa significa,» i musicisti fecero tesoro di questo sistema e l’impiegarono al rovescio; costrinsero la musica verso la parte dalla quale dimostra parentela colla lingua, avuto maggior riguardo a ciò che essa significa piuttosto che del come essa risuoni. L’invenzione musicale ebbe quindi una direzione affatto diversa. E il profondo significato sostituì la creazione, l’originalità, e si considerò la melodia, présentantes! sotto una forma chiara, una banalità; l’artifizio e la raffinatezza concorsero a prestare una veste di ripiego alla invenzione per sè debole, quando non del tutto assente; e arbitrariamente si vollero espresse cose ed impressioni con una serie d’ingegnosi accordi, alle volte con un isolato, semplice o strano, o con bizzarre figure musicali, in cui si volle vedere una completa descrizione, servendosi cosi ingenuamente e baroccamente dei mezzi elementari che l’arte fornisce, e non riferendo il loro effetto che ad uno stato egualmente elementare della fantasia. La bizzarria e la smania della riproduzione degli effetti materiali, consigliò ad aver poco riguardo alla natura speciale degl’istrumenti, a tenere il minor conto possibile del loro organismo, abusando di effetti bizzarri cercati nelle parti estreme delle loro tessiture, quali malsonanti o sinistri o stridenti e talora ridicoli. L’orrore della scena reale tenne lontano i musicisti da ogni soggetto storico. Il meraviglioso, il soprannaturale, il fantastico è l’ambiente dell’opera dallo Spirilo della montagna di Spohr ^WHans Heiling. Solo Marschner fa una concessione allo storico nel Tempiario e l’Ebrea, l’opera direttamente affine in più d’un rapporto al Lohengrin. Wagner, sotto l’impressione della grande opera di Meyerbeer, segui da prima la stessa direzione, ma l’indole romantica non si tradi a lungo, e noi lo ritroviamo neW Olandese, nel Tannhduser, nel Lohengrin, ecc., nell’ambiente preferito, nel quale, ad eccezione dei Maestri cantori di Norimberga, è sempre rimasto. Influenze romantiche vi furono certamente nella scelta di questo soggetto; a chiaramente provarle s’andrebbe troppo per le lunghe, ed io vi rinunzio. Per una relazione d’idee generali, basterà notare l’entusiasmo di Tieck e Wackenroder, nel loro pellegrinaggio a Norimberga; nel vedere le antiche case, le chiese cattoliche, i vecchi eroi dei Nibelunghi dipinti sopra le porte. «In una specie di ebbrezza artistica, dice Brandes, i due amici errarono per chiese e cimiteri e furono alle tombe di Albrecht Diirer e di Hans Sachs; e mentre un mondo scomparso si sollevava dinanzi ai loro sguardi, la vita dell’antica Norimberga diventava in essi un romanzo d’arte.» A Wagner i romantici sono continuamente alle calcagna. È notevole che il rapporto fra i caratteri della scuola romantica e le teorie di Wagner non si mostra completamente che negli ultimi lavori. Anche i soggetti da lui trattati, vi si prestarono, da prima, solo in parte. Nelle sue prime opere, egli segue i romantici fissando i caratteri e le situazioni del dramma. La personificazione dell’aspirazione romantica (che in generale è il fondamento dei caratteri di Wagner) è da prima Senta nell’Olandese volante; essa rappresenta il sordo sentimento intimo con un intenso desiderio indefinito, quindi senza aspirazione e senza tendenza. E nel Tannhàuser, il piacere, l’ozio, l’arbitrio — trinità costante nel campo romantico — la vita vagabonda, l’esaltazione di spirito, un’etica sensibilità da una parte, una pietà problematica e un’ideale ultraterreno dall’altra, sono le corde corrispondenti alla tastiera, sulla quale si eseguiscono, a piacere, modulazioni e variazioni. E cosi di seguito. Oltre a ciò, se Wagner sceglie i suoi soggetti dalla leggenda, il misterioso, il soprannaturale, forse il fantastico, risiedono in germe nell’azione; l’arbitrario sviluppo che ne segue è sottinteso dunque in quel germe stesso. Cosi si può comprendere come, per esempio, nel Tristano ed Isolda, l’amore si converta nella più raffinata arte di amare: già l’amore senza una sentimentalità morbosa non è concepibile pei romantici. ( Continua) L. Torchi. Poesie per musica orrei chinar la testa sul tuo seno, Sentir l’alito tuo sfiorarmi il viso, Solo una volta, una sol volta almeno, Goder quello che in terra è paradiso. Aver le mani tue dentro a’ capelli, Vivere de’ tuoi baci un sol momento, E baciarti la bocca e gli occhi belli, Gli occhi tuoi, mia speranza e mio tormento. Vorrei perder la mia nella tua vita, Darti il sangue miglior delle mie vene, Morire, dopo aver da te sentita La parola fatai: — Ti voglio bene! (Proprietà letteraria). Jemand. 92 STEFANO GOLINELLI ■ ato a Bologna, nel i8g8, Stefano Golinelli ebbe a primi istitutori il Bonelli e il Vaccaj, l’appassionato cantore di Giulietta e Romeo. A 22 anni, sovra proposta di Rossini, in allora direttore di quel Liceo musicale, venne nominato nello stesso istituto professore di pianoforte. Disegno di Dante Paolocci. Nè miglior prova della sua valentia, sia come interprete, che come compositore, si potrebbe dare di questa speciale benevolenza dell’autore del Guglielmo Teli. Non sommano a meno di duecento le opere pubblicate dal geniale pianista, il quale, rifuggendo a tempo dalle convenzionali riduzioni, variazioni e trascrizioni di opere teatrali in voga, può dirsi abbia ricondotto il gusto in Italia alle toccate, fantasie e sonate originali, delle quali la patria nostra aveva arricchito da si gran tempo il patrimonio artistico del mondo civile. Sono ancora ricordati con ammirazione i Canti patetici, Dolori ed allegrezze, le Viole mammole ed altre graziose gemme del romanticismo pianistico in Italia. Non meno appassionato cultore della parte didattica, il Golinelli compose parecchi studi interessantissimi, fra i quali vanno notati i Dodici (op. 15), sui quali la stessa Gaietta di Lipsia, diretta da R. Schumann, ebbe a pronunciare giudizio di lode e di ammirazione. «Cotali composizioni, scriveva l’autorevole periodico, «manifestano un ingegno, il quale degnissimamente «ei richiama alla memoria la gloria antica d’Italia.» Non sapremmo con citazione più lusinghiera per l’arte italiana chiudere i cenni brevissimi, che ei sono consentiti dallo spazio, intorno a questo eletto rappresentante delle gloriose nostre tradizioni. Milano, 8 Marzo. Teatro alla Scala — Notile. Be rappresentazioni al nostro massimo teatro si seguono e si rassomigliano, specialmente per l’enorme affluenza di pubblico che si verifica da una quindicina di giorni ad oggi. Cosi fu affollatissima la seconda dell’Æda, perfettamente eseguita dalle masse, dalla signora Pasqua e con migliore esecuzione per parte degli altri artisti. La sera di domenica scorsa, gran teatro di gala, i di cui onori vennero fatti dal Don Carlo: da molti anni non si vedeva una sala cosi splendida; non un posto, non un palco vuoto: l’olimpo, le dee, gli dei, le semidee ed i semidei erano ait grand complet!... sfoggio di toilettes, di brillanti, perle, smeraldi!... e di bellezze più o meno scultorie. L’esecuzione del Don Carlo si mantiene sempre ottima, e gli artisti festeggiatissimi. Nei giorni successivi Gioconda ed Ugonotti; in quella grandi applausi alla Pantaleoni: in questi entusiasmo per Tamagno, un insuperabile Raul: dovette ripetere il settimino. Nella parte della Regina il pubblico milanese fece la conoscenza della signora Torresella: un po’ di tremolio nella voce non impedì che questa artista venisse apprezzata come distinta esecutrice, cosicché ebbe successo pieno ed incontrastato. Proseguono le prove del Profeta, ultima opera della stagione, ed è a sperarsi in un successo ottimo: così l’impresa Ferrari avrà scrupolosamente mantenute le promesse del cartellone, non solo, ma superate le previsioni e le esigenze del più esigente fra i pubblici, al quale venne offerto un assieme di artisti invero straordinario, ed una serie di spettacoli messi in scena con ogni cura e con uno sfarzo degno delle più gloriose tradizioni della Scala. Il Manzoni si aprirà a giorni con spettacolo d’opera: il cartellone è interessante; si apre questa sera il Dal Verme, ma con più modesti intendimenti. Civica Scuola di Canto Corale Da Giunta Municipale di Milano, sulla proposta dell’assessore Labus e della Commissione delle Scuole Municipali popolari di musica, ha deliberato che in via di prova si aggiunga alla Scuola popolare di canto corale una sezione femminile. Noi speriamo che questa deliberazione abbia a dare frutti utilissimi alle giovani popolane, le quali troveranno così facilitata la via ad apprendere un’arte che offre loro vantaggiose risorse economiche. Al teatro alla Scala, la Scuola corale femminile e maschile diretta con tanta intelligenza dal maestro Cairati e prima dal maestro Zarini, ha dato sempre buonissimi risultati, col fornire al corpo coristico della Scala ottimi elementi, bene istrutti, bene disciplinati. Tuttavia questa scuola non è sufficiente per alimentare i cori del teatro, anche perchè, dopo aver prestato il servizio regolare a norma dei regolamenti, moltissimi coristi vengono scritturati all’estero. Per dare un’idea del vantaggio grandissimo delle scuole corali, basti il dire che la massima parte dei cori nei teatri italiani di Madrid, Parigi, Londra, Pietroburgo, Buenos-Ayres, Rio de Janeiro, NuovaYork, Lisbona, ecc., ecc., sono formati con coristi usciti dalla Scuola corale del teatro alla Scala e dalla Scuola popolare Municipale. Aggiunta ora a quest’ultima anche la sezione femminile, è fuori di dubbio che i vantaggi ne verranno raddoppiati: ma ei sia permesso, pel bene dell’arte, l’augurare che le due scuole corali della Scala e Civica, procedano di completo accordo, basandosi sopra identici sistemi d’istruzione, con uguali intendimenti artistici: allora soltanto si avranno reali risultati; per ciò facciamo assegnamento non solo sulla ben nota valentia, ma sul buon volere e sulla coscienza
artistica dei due maestri dirigenti. — R.
- Oggi s’imbarca a Genova per l’America la signora Ferrari,
moglie dell’impresario della Scala e dei teatri di Buenos-Ayres e Rio; essa recasi a predisporre la prossima stagione teatrale, in attesa dell’arrivo di suo marito, il quale partirà più tardi cogli artisti e colle masse da lui scritturate. Buon viaggio alla coraggiosa signora, e felice ritorno. ¥ È in Milano Filippo Marchetti e vi farà dimora per alcuni giorni.
- Il prof. Giovanni Masutto pubblicò, a Venezia, l’i i.a dispensa
del suo dizionario: I maestri di musica italiani del secolo XIX. ¥ Alla prima rappresentazione del Nerone di Rubinstein, eseguito per la prima volta in italiano al Marientheater, a Pietroburgo, assistevano lo Czar, la Czarina e tutti i granduchi presenti nella capitale della Russia. Malgrado le cinque ore di musica, che durò quest’opera, gli augusti spettatori vi rimasero sino alla fine. La stampa russa consacra articoli di somma lode all’illustre autore ed agli interpreti; fra questi, in particolar modo al protagonista, il tenore Sylva, il quale colla voce poderosa, e coi nobili atteggiamenti, dicono, incarnasse in modo eminente il truce artista-tiranno.
- Al concerto di dilettanti che ebbe luogo a Berlino il 20 febbraio,
sotto il patronato dell’Imperatrice, intervenne tutta la corte, compreso l’Imperatore. Dame della miglior società, mogli di generali ed alti funzionari vi presero parte, con immenso successo. Fra gli uomini, sia come cantanti, che come concertisti di vari strumenti, si distinsero alcuni fra i più illustri nomi del patriziato germanico e ufficiali superiori di ogni arma, specie delle guardie e dell’artiglieria. Il vecchio Imperatore, manifestando segni frequenti dell’alto suo gradimento, assistette al concerto dalla prima all’ultima battuta. ¥ Stefano Heller, il celebre compositore pianista, ungherese di nascita, ma da circa quarant’anni residente a Parigi, venne recentemente fregiato della Légion d’onore. ¥ In Amsterdam sta per fondarsi un Conservatorio di musica, sotto l’alta direzione di Franz Coenen. Sono già nominati i professori di contrappunto, di alta composizione, di pianoforte, violino e violoncello ed altri. ¥ Al teatro dell’Opera in Berlino, in occasione della prossima esecuzione della Walkiria di Wagner, l’orchestra sarà portata a 84 professori, cosicché vi saranno 12 primi violini, 12 secondi, 8 viole, 8 violoncelli ed 8 contrabassi. Cotali proporzioni, malgrado l’aumento che si sta facendo, restano però sempre inferiori a quelle della nostra massima orchestra delia Scala, nonché di quella del S. Carlo di Napoli. ¥ Si sta trattando il Mierzwinski per l’Opera di Berlino. Sono però insorte alcune difficoltà perchè egli vorrebbe cantare il suo repertorio in italiano e l’Intendenza generale (e chi potrebbe dargliene torto?) non vuole mescolanze di lingue come si tollerano a Vienna, a Praga ed a Pest. ¥ I celebri concertisti Wilhelm! e Niemann, terminato il loro giro trionfale in Germania, stanno per recarsi in Russia. ¥ Il primo corrente il signor Carlo Ducei diede in Londra una grande mattinata musicale, che riportò completo successo artistico e finanziario. Fra gli artisti più ammirati noteremo la signora Maggie Okey, il signor Pachmann, il signor Shakespeare, Miss Elliot, il giovanetto figlio dello stesso Ducei e la signorina Le Brun. Il programma, secondo l’uso inglese, componevasi nientemeno che di 23 pezzi!... sommati poi a 25, perchè due vennero fatti replicare. Assisteva una sceltissima e numerosa adunanza.
- A Firenze, esito lusinghiero pel concerto datosi alla Filarmonica di questi dì. Si parla molto bene del signor Del Valle de Paz, giovane pianista, e del violoncellista, non meno giovane, signor Sarti.
- A Bologna ebbe luogo una singolare accademia di canto
nelle sale del Circolo Artistico: tutti gli esecutori erano fanciulli al disotto di 13 anni. Ci furono cori, duetti e sonate d’ogni fatta. ¥ L’inaugurazione del monumento a Bach, a Eisenach, è definitivamente fissata pel 29 giugno. La cerimonia sarà preceduta dall’esecuzione della gran Messa in si minore del maestro che si sta per onorare, sotto la direzione del noto Joachim.
- L’Unione generale de’ musicisti tedeschi terrà quest’anno le
sue sedute abituali a Weimar, dal 5 all’8 giugno. La sessione sarà aperta al 4 con una festa musicale ed avrà fine il 9 con una solennità dello stesso genere.
- Gye, direttore del teatro Italiano (Londra) l’ha scappata
bella! Egli stava facendo degli esperimenti, con un chimico, sui lampi de’ temporali (colmo di verismo... teatrale), allorché scoppiò subitamente la bottiglia contenente gli ingredienti fulminanti; ei fu ad un pelo di lasciarci la vita! Pochi scherzi colla folgore... ¥ Una giovane americana, Nellie Bates, ha dato lo smacco a quaranta competitori al Conservatorio di Cincinnati nella gara di violino. Ecco un’artista a cui l’avvenire si schiude molto lusinghiero.
- Il giornale Y Orphéon, apre un concorso di composizione musicale
fra i compositori francesi, belgi, italiani ed alzasiani-lorenesi. Oggetto del concorso è la composizione di due cori, e di due pezzi per armonia o fanfara. Per qualsiasi particolare, indirizzarsi al signor Henry-Abel Simon, 46 rue de Dunkerque, presso il quale i manoscritti debbono essere depositati, al 31 marzo corrente, termine di rigore.
- Brillantissima riunione musicale, nella casa della signora Marchesi, celebre professore di canto a Parigi. S’è tenuta venerdì
scorso, davanti ad una eletta schiera d’artisti e dell’alta società. Dicesi che la signorina Nevada ha cantato con tanto brio, tanta bravura da suscitare un vero entusiasmo. Il Ménestrel soggiunge, che, da quindici anni non s’è più sentito cantare in quel modo a Parigi! La splendida serata di’ rue de Phalsbourg ha fatto epoca. La Marchesi, è la... marchesa della Rajata de Castrone. I giornali locali, fra cui l’Impresario, si dilungano in entrefilets d’altissimo elogio.
- A Nizza (Hôtel de la Méditerranée) il compositore Luigi
Denza ha dato, giovedì scorso, il suo concerto annuale. Programma sceltissimo ed eseguito a meraviglia. Il Monde Elégant d Nice ne parla diffusamente ed accenna ad un particolare che valse a rendere il concerto brillante ed originale: una profusione eccezionale di mazzolini di fiori alle gentili artiste che vi presero parte. Una folla di distinti personaggi vi assisteva festeggiando il bravo e simpatico concertista. A festa finita si son fatti anche i soliti quattro salti.
- Un Pimpinelli, pseudonimo nel Progrès Artistique di Parigi,
intitola un suo articolo di fondo Mort au concerto! Non si può capire se l’abbia scritto in un momento di buono o di malo umore; trova che le sommità artistiche solo possono fare l’eccezione del Soleil en plein midi, concertando, ed a forza di bisticci, di colmi, e magari di spirito bistratta tutti quanti i derivativi di «concerto» e cita l’umoristico distico: Le meilleur Concerto Est le rôt qu’on sert tôt!... Cervellotici, quei nostri cari vicini!
- EI Mùndo Artistico di Buenos-Ayres, annunciando il 39.0 anno
di vita della nostra Gaietta Musicale, ne fa lusinghieri elogi, menzionando le innovazioni apportatevi. — Ringraziamo l’egregio confratello.
- Anche l’America inglese si strugge in delizie per le cantate
nazionali (ballate) e per la musica indigena in generale, la quale accenna a prender molta voga e dominio. Nessuno certo discuterà un gusto tanto legittimo e logico; ma sorprende non poco il leggere su giornali inglesi ed americani che di musica italiana, di arie fine, ecc., la gente non vuol più saperne. Meno male che, per un impresario male in gambe, ce ne sono nove che fanno quattrini colla ritrita musica del bel paese... Del resto, long live thè Ballad Concerts! ¥ Col 25 marzo corrente, si compirà il centenario della nascita di Francesco Giuseppe Fétis, di Mons, celebre compositore e musicologo, che fu per molti anni direttore del Conservatorio di Bruxelles. Nella città natale e nella capitale del Belgio si è disposto di celebrarne il centenario con grande solennità ad hoc. Il Musical World di Londra annuncia che il maestro Gariboldi si presenterà presto in quella città per farvi conoscere la sua opera comica in tre atti, I tre Gobbi (The three Hunchbacks), che vuoisi piena di brio e di vena, combinando lo slancio dell’antica opera buffa italiana colle innovate esigenze delle opere moderne.
- Il tenore Talazac è stato riconfermato per due anni all’Opéra
Comique di Parigi, col piccolo stipendio di 8000 franchi al mese. Egli non canterà che tre volte la settimana. Altro che sine cura!... 4 A Montreal (America), e precisamente nella Nordheimer’s Hall, s’è tenuto un concerto... indiano per cura del Canghanawaga Glee Club — ed in lingua prettamente iroquese. Si ammirava il costume dell’indiano guerriero di cento anni or sono. Originalità, e diligente esecuzione, specie nei cori. Bello è poi il sentire i Yankees augurare a’ loro amici indiani successi crescenti per l’avvenire. Oh, la favola del lupo!... 4 Florilegio giornalistico americano (è il Freund’s Weekly che parla): «Le critiche drammatiche del Herald peggiorano ogni volta più. Quella sul nuovo lavoro di Barrimore, era un oltraggio — era sciocca, insulsa, stupida e falsa. Quell’altra su Lady Clare, è un modello di futilità, di vanita e di pessimo inglese. Oh, perchè il signor Bennett non accaparra in quella vece decenti e competenti critici di musica e drammatica?...» Eccetera. È parlar chiaro. ¥ Sua Altezza la Principessa Pignatelli di Cerchierà canta, a Londra, al Royal Music Hall di Holborn. Un Music Hall, per quanto distinto, è un café chantant. Ora, un’Altezza che canta in un Music Hall, per denaro, fa arricciare il naso ai conservatori della magna Babilonia. ¥ Anche l’America, il paese prototipo delle esagerazioni, trova da fustigare il malvezzo di coprir d’oro la fortunata gente che ha un’ugola da usignuolo. Per dirne una, ecco qui un «Programma dell’avvenire» ideato dal Musical Courier di Nuova-York: «Considerando i prezzi che si pagano alle celebrità del giorno, possiamo ben aspettarci di vedere un programmino, qui in Nuova-York — e fra non molto — il quale dica press’a poco cosi: TEATRO DELLA STRAVAGANZA CONCERTO. Ouverture. — Il fìgliuol Prodigo Auber. «Oui, l’or est une chimère» Robert. (Cantato dalla sig.na B... che riceve per questo pezzo dollari 60,000). Aria... pel signor M... (gran tenore, che riceverà dollari 20,000). Aria... signor Q... (per dollari 5,000). Quartetto, ecc.;.; tutt’insieme dollari 45,000. AFFISO. — Il signor F... gran buffo, ha gentilmente acconsentito di cantare parte del «Largo al factotum» (Barbiere di Rossini) per dollari 375,000. Great attraction tutta speciale. — Si lamenta l’assenza di K... F... ma, questo signore ha chiesto 80,000,000, pronti contanti, e birra ad libitum per cantare un’aria. Pregai d’ammissione: Dollari 500, 700 e 1000, a seconda dei posti. Per una famiglia, mezzo milione. Nella burletta, c’è pur tanto di vero!... ¥ In Francia hanno scoperto un fenomeno musicale, certo Glorion, nativo di Brest, che ha 21 anno, e fa parte della musica dell’82.0 di linea di guarnigione a Courbevoie, dove suona il corno. Questo Glorion possiede una voce che passa di due toni la celebre estensione della signora Alboni. Nelle note basse dà con grande facilità il do basso, e nelle note acute tocca il si bemolle del tenore. Ha tutte e tre le ottave piene e uguali tanto da sbalordire, ma pure preferisce le sue note gravi. Il signor Jacob, capo-musica dell’82.0 di linea, si incarica di sgrossare Glorion negli elementi della musica. Caron dell’Accademia nazionale, udito e giudicato il cantante, lo conduce al Conservatorio e lo affida alle cure del professore Tioy. Dunque aspettiamoci un Lablache o un Rubini. 4» Le idee dei nostri abbonati Non è un’idea nuova la mia, ma una semplice domanda. Sulla musica dolcissima del Fergiss mein nicht di Mozart, Alfred de Musset ha scritto le appassionate strofe del suo Rappelle-toi. Abbiamo noi, in italiano, una versione ritmica di quella spiritualissima creazione? Una Lettrice. Un bel giorno della vita di Lablache DIJna giovinetta di diciassette anni era seduta davanti alla finestra ââ/di una soffitta, il cui cattivo aspetto dimostrava la più spaventevole miseria. Era una bella creatura, dai capelli neri lucenti, dagli occhioni neri; la sua fisionomia dolce e melanconica ispirava interesse e compassione. Faceva freddo; la neve alta copriva tutta la città di Milano; la giovinetta guardava ora l’ampio lenzuolo che si stendeva sulla campagna, ora sua madre che vicina a lei leggeva un libro di preghiere, ora suo padre che seduto sopra uno sgabello coi gomiti sopra una tavola zoppa, guardava fisso il muro di faccia a lui e pareva non s’accorgesse che le lagrime gli bagnavano le guance. Passò così una mezz’ora. Alla fine la giovinetta si alzò e andò a gittate le braccia intorno al collo di suo padre, dicendogli con voce tremula: — Oh lascia ch’io cerchi un mestiere, padre mio! Son già due mesi che non ho più lavoro; son due mesi che noi vendiamo i nostri mobili, i nostri abiti e ormai non abbiamo più risorse. È quasi notte, abbiamo freddo, abbiamo fame, e se tu non consenti a quanto sto per domandarti, morremo tutti e tre. — No, figlia mia, rispose il vecchio, con voce quasi spenta; tu non discenderai a tale bassezza, ’e noi non morremo di fame; abbiamo ancora un’ancora di salvezza. Ed egli andò a staccare dal muro un vecchio violino, soggiungendo: — Esso mi ha fatto guadagnare la vita per più di quarant’anni; con esso la guadagnerò ancora. Questa sera ritornerò a casa con del pane. — E cosa farai? esclamò sua figlia, mentre sua moglie si gettava in ginocchio. — Ciò che ho fatto per quarant’anni: sonerò il violino. — Ma per quarant’anni, Luigi, tu hai avuto un’orchestra da dirigere; per quarant’anni la tua voce diede degli ordini... Ma ora... — Ora che i miei occhi non possono più leggere la musica, sonerò a memoria. — Ma dove, in nome di Dio? esclamò la donna. — Coraggio, Francesca! preferisci che nostra figlia si sottometta alla brutalità di quelli che credono di comprare una schiava per trenta o quaranta lire il mese, o che io guadagni onestamente un pezzo di pane? E stata aperta la galleria De-Cristoforis: vi è colà un magnifico caffè che per qualche tempo sarà il ritrovo della buona società... — Luigi, tu non lo farai! esclamò la donna smarrita. — Volete dunque che io sia il vostro e il mio carnefice? Noi abbiamo fame! E quando la fame strazia i visceri di un uomo, egli è colpevole se non adopera tutti i mezzi che stanno in lui per conservare un’esistenza di cui deve render conto a Dio! Il vecchio s’incamminò verso la Corsia dei Servi. Ma fu bentosto costretto ad accelerare il passo perchè cominciava a sentire il freddo irrigidirgli le membra e arrestargli la circolazione del sangue. Egli attinse forza nella santità della missione che compiva, e pochi momenti dopo arrivò davanti al caffè. Colà si arrestò e rivolse a Dio una breve preghiera prima di aprir la porta, giacché sentiva il suo coraggio venirgli meno. Poi richiamò alla mente l’immagine di sua figlia e di sua moglie morenti di fame e di freddo, e, girando la maniglia, entrò nella sala. Depose il suo cappello sopra uno sgabello di velluto, e cominciò ad accordare il suo strumento. Un cameriere passò vicino a lui, guardò alternativamente il vecchio ed il suo cappello, e gli disse: — Ehi! amico, credete voi che si mettano qua gli sgabelli per servire di appoggio ai ciarlatani? Luigi ingoiò in silenzio l’insulto, mise il cappello sul pavimento e continuò ad accordare il suo violino. Finalmente passò l’archetto sopra le corde del suo vecchio compagno; il suo cuore palpitò di gioia ed egli ebbe ben presto dimenticato il luogo in cui si trovava e lo scopo pel quale vi era venuto. Erano cinque anni ch’egli non aveva toccato il suo strumento, e gli accordi che ne trasse, non potevano che ridestargli il ricordo d’una disgrazia. Ora ascoltava la voce d’un vecchio amico, caro al suo cuore, ed egli si isolava e si creava un mondo a sè in mezzo alla folla ed al rumore. Aveva appena sonato alcune note del giuramento del Guglielmo Teli con una precisione ed una espressione meravigliosa, quando un uomo grande e grosso, dalla fisionomia aperta e piena d’aflabilità, spinse col piede il tavolino che gli stava davanti, e si precipitò incontro al vecchio. Era Lablache che aveva riconosciuto l’antico direttore d’orchestra. — Luigi! esclamò egli. — Signor Lablache, disse il suonatore confuso, mentre un rossore subitaneo coloriva le sue guance. — Come! siete ridotto a questi estremi? — Io non ei vedo più, e la miseria... — Basta, basta, interruppe il celebre artista. Povero Luigi! accompagnami il mio rondo della Semiramide. 11 vecchio obbedì. Dopo l’introduzione una voce sonora, magnifica, una voce tale da intronare qualunque sala da teatro, una voce conosciuta da tutti, si alzò nel caffè, e l’effetto ch’essa produsse fu magico. Si fece quasi per incanto un profondo silenzio. Quelli che giocavano al biliardo, smisero; quelli che passeggiavano nella galleria si radunarono davanti alla porta del caffè. Quando l’aria fu terminata, Lablache prese in mano il suo cappello e fece il giro della sala e della galleria, sporgendolo a tutti gli astanti; e quando lo vide pieno di monete fino all’orlo, ritornò a Luigi, e glielo diede dicendogli: — Andate, divideremo un’altra volta. Ed egli se ne fuggì prontamente per togliersi alla riconoscenza del vecchio. Da quel momento la condizione di Luigi fu intieramente cangiata. Egli maritò sua figlia ad un distinto musicista, e morì poco tempo dopo colla consolazione di vedere assicurata la sorte di sua figlia e di lasciare a sua moglie una somma sufficiente perchè non avesse più a temere la povertà. — F. V. Corrispondenze NAPOLI, 26 Febbraio (ritardata). La Gioconda sostegno del S. Carlo — Fine delle stagioni al Sannazaro ed ai Fiorentini — Promesse al Bellini — Saggi della scuola di violino del professore Pianeta — Un desiderio già soddisfatto. S. Carlo anche la Lucia è passata per gli abbonati; non più Traviata, non più Lucia, resta solamente la Gioconda a sostenere con onore le armi. Intanto del Mefistofele, tanto aspettato, si promettono le rappresentazioni dopo il 4 marzo. Il maestro Boito è venuto ed è ripartito per ritornare qui ai primi dell’entrante mese. Il Sannazaro ha chiuso le porte agli spettacoli musicali: della Valle d’Andorra due sole rappresentazioni si sono date, ma, come il Toreador, la musica, nuova per noi, non è piaciuta. Ha melodie facili, non nuove, indecise, ondeggianti, che danno all’opera intera una languidezza ineffabile. Credo che difficilmente quest’opera piacerà altrove; qui non si è elevata nemmeno al successo di stima. Tutta la stagione musicale al Sannazaro si è ridotta dunque ad una Mignon, interpretata meno bene di quello che già fu al Bellini, e a qualche rappresentazione del Lampo. Tutto il resto fu al disotto della critica. Anche ai Fiorentini si è compiuto il corso delle rappresentazioni: le opere nuove sono restate un desiderio, e, delle promesse, furono preferite quelle maggiormente udite. Il Bellini solamente continuerà con nuova compagnia. Si promettono rappresentazioni della Carmen colla Galli-Marié, della Matilde di Chabran col Vincentelli ed altri buoni spettacoli. E circa un anno che vi parlai d’un saggio che gli alunni d’un egregio professore di violino avevano dato. Ora ne abbiamo avuto un secondo, e più importante ancora, per lo che il professore Anseimo Pianeta merita maggiori encomi. Gli alunni si son prodotti a soli e collettivamente, sonando pezzi non facili, con precisione, con gusto, con accento castigato. Lodando per tutti il valoroso insegnante ed il Calverio, fra’ più provetti alunni, altro non avrei da aggiungere. Ma al Pianeta balenò alla mente un’idea anche più pratica ed utile, fondando un’orchestra tra’ suoi alunni ed altri professori. Quest’orchestra non ha soltanto per fine l’esecuzione dei lavori classici, ma anche quella dei componimenti di giovani maestri. Il primo concerto pubblico ha ottenuto un grande e meritato successo. Un bravo di cuore al Pianeta per la bella iniziativa. L’idea venuta al vecchio abbonato fu già soddisfatta. Duoimi che per poco debba intrattenervi del mio signor io. Dodici anni or sono, in una pubblica adunanza della Società degli Scienziati, Letterati ed Artisti, io discorsi trattando la necessità di musicare versi d’illustri poeti, additai luoghi dell’Alighieri, dell’Ariosto, del Tasso, e lessi agli astanti (in buon numero vi erano maestri di musica) la poesia del Leopardi: A sè stesso, ed un’altra, pur breve, dell’infelice poeta. Ebbi piacere che le mie parole facessero frutto. Dopo alcuni giorni quell’egregio compositore, che fu Claudio Conti, aveva posto in musica VA sè stesso, e bene assai; il Carelli, il d’Arienzo, il Viceconte, passato pur egli nel numero dei più, altri luoghi da me additati. Claudio Conti continuò e vestì di note l’altra poesia del Leopardi, e i terzetti divini dell’Inferno di Dante, canto V, Amor, che a cor gentil ratto s’apprende. Tutti questi lavori sono già da molti anni pubblicati. Ho voluto ricordare ciò, non già per rivendicare un’iniziativa, e non sarebbe nè pure il caso, chè celebri compositori avevano già attuato questo disegno, ma per dire che il desiderio del vecchio abbonato era già soddisfatto. — Acuto. M FIRENZE, 5 Marzo. Collaudo solenne d’un organo — Norma e Saffo alla Pergola e un’opera nuova del maestro A. Baci per la quaresima — La Muta di Portici al Pagliano — Nuovi Concerti dell’Orchestrale — Morte del maestro A. Biagi — Altri concerti — Ricordo del flautista Briccialdi — Tobia di Gounod. irò, come promisi, poche parole del collaudo che si fece la mattina del 7 febbraio, del grand’organo della bellissima e vastissima chiesa di S. Spirito, appartenente agli Agostiniani, famosa per la elegante architettura del Brunellesco, e di memorabile ricordanza per avervi celebrato la messa Martino Lutero, prima della sua riforma che sconvolse mezzo il mondo. L’organo di S. Spirito usci, fin dal suo nascere, dalla accreditata fabbrica Tronci di Pistoja, e gli ultimi notevoli miglioramenti son pure della fabbrica stessa: consistono principalmente nell’averlo arricchito e meglio adeguato di fiato, nell’avervi aggiunto da un 500 canne, meglio collocate e distribuite nella postura e nei registri, talché ne risulta un pieno semplice benissimo equilibrato, dolce, uguale e pastoso, e di cui partecipano gli altri registri di concerto. Il suono esce sempre pieno, rotondo e senza tremiti nè scosse, e si diffonde uguale per tutte le navate e sotto le vòlte del vasto tempio. Fecero a gara prova della loro abilità gli organisti Barsanti di Pisa, Pratesi di Livorno, Meliani di Firenze e organista della chiesa, nonché il giovane V. Cappelli che molto promette di sè in vari rami dell’arte. Il signor Tronci può esser contento davvero del suo lavoro che fa onore al suo nome, contento può chiamarsene il Municipio nostro che glielo affidò, come soddisfatti ne rimasero i valenti Giurati invitati al collaudo e i non pochi maestri e amatori che v’intervennero. Lasciando la chiesa ed entrando nei teatri, dirò che le due recite della Norma alla Pergola, vennero più che raddoppiate, e che alla signora Urban vennero fatte grandissime feste da un pubblico copioso che più non si sarebbe potuto, quantunque, a parer mio, la mole della Norma schiacci le forze di quella artista, che son pur poderose, non altrimenti che l’Etna al favoloso Encelado. Applausi calorosi toccarono alla Casaglia e al tenore Cioci. Colla Norma si chiuse il carnevale, ma la serata d’addio della Urban, che ebbe luogo in quaresima, fu solenizzata colla Saffo, e in quella sera la Urban cantò da grande artista, meritandosi lunghi applausi ed eleganti canestri di fiori, dono che s’ebbe pure la Casaglia. Il tenore di quella sera fu il Manfrini, che riscosse spontanee ovazioni, ed il baritono fu il sempre accetto Carbonell-Villar, che le riscosse clamorose. Per la quaresima è già fuori il manifesto d’un’opera nuova dell’egregio m.° A. Baci, Rosilde di Saluto, e la stima che gode il Baci, e come pianista egregio e come uomo di molta dottrina e coltura, e come buon compositore, ei danno diritto a bene sperare di questo suo lavoro che certo dev’essere di pregio e non alieno dalle sane ragioni dell’odierno melodramma. Al Pagliano comparve la Muta di Portici. Se l’esito non fu clamoroso, non fu neanche infelice. In questo lavoro d’Auber scorre sempre fluida la vena melodica, abbonda snella e sicura la orchestrazione coi convenevoli colori del dramma, e nei pezzi d’insieme, che ne fan parte principalissima, ei scorgi la mano maestra, ma risente però un po’ del vieto per certe forme di preludi e di ritornelli che raffreddano l’azione o impacciano la scena, e non di rado anche per la parte del canto. La Muta fu montata non solo con decoro di vestiario, di scene e di comparse, ma piuttosto con lusso, e l’impresa Marchetti nulla omise per renderla accetta al pubblico. Agli altri teatri prevale l’operetta, forse con predominio soverchio e scambievolmente nocevole all’introito della cassetta. La Società Orchestrale in unione a quella del Trio darà altri tre concerti, e ne sono già affissi gli avvisi; forse la stagione quaresimale ha vinto la prima renitenza; nel secondo udremo una nuova importante Sinfonia dell’egregio violinista e maestro cav. F. Consolo. La mattina del 28 febbraio morì il maestro cav. A. Biagi. Con lui si spense una vita cara e preziosa: fu un ottimo uomo, un vero cavaliere, un eccellente maestro di pianoforte, ed un elegante scrittore. Egli è l’autore dell’opera buffa la Congiura, eseguita qualche tempo fa al Niccolini. La morte di questo valentuomo dispiacque a tutti, ed i molti suoi allievi di pianoforte, di cui fu anche maestro all’Istituto Musicale, lo rimpiangeranno per molto. Povero Biagi! Era impossibile non amarlo, tanto egli era buono e garbato con tutti! Avrei da far parola di vari concerti, ma se di tutti non si può dire distesamente, ve n’ha di quelli che non si possono tralasciare. Fortuna che di questi 96 — basta la nuda menzione, attesa la eccellenza dei nomi, che ne formano l’elogio di per sè soli! E in questo numero entra quello dato alla Filarmonica la sera del 28 febbraio dal giovane Edgardo Dal Valle de Paz col gentile concorso del suo maestro B. Cesi. Che dirne? Tutti conoscono il valore di quel valente pianista che è il Cesi, e ad encomio del Valle basti annunziare che egli è degno alunno di tanto maestro. Grazia e vigore, espressione giusta, esecuzione facile nel difficilissimo, tocco sicuro senza smarcerie di contorsioni, interpretazione convenevole di stili diversi; ecco le doti del giovane concertista.
Le sorelle Ciarlone dettero un concerto d’arpa la sera del 3 marzo, ma non potei assistervi. Altro concerto l’aveva preceduto, la sera del 29 febbraio, d’una bella schiera di mandolinisti e altri dilettanti di canto e di pianoforte, raccolti dalla giovane Maria Bianchini, flautista, e che dava in suo nome quel trattenimento artistico. La Bianchini è un’allieva dell’illustre e compianto Briccialdi, e sonò col flauto dal nome di quell’egregio, riconosciuto pel migliore sugli altri, e adottato in vari istituti di pubblico insegnamento. Anche il Del Lungo, artista di molto valore e che ogni grande orchestra vorrebbe possedere, col flauto Briccialdi cava dei suoni pastosi, intonati e dolcissimi. I vantaggi di quel meccanismo e il suono che se ne ottiene, doti assicurate da persone competenti e riscontrate pure in occasione di pubblici concerti, danno a credere che il flauto Briccialdi vincerà la ritrosia di starsene al vecchio, e renderà giustizia al nome ed all’ingegno del suo compianto inventore. Ed altrettanto spero del suo clarinetto riformato che, sebbene di un solo taglio, si presta a suonare qualunque musica, e in tutti i toni, del quale dichiararono i vantaggi incontestabili, il dottissimo Presidente Casamorata nella Gaietta Musicale di Firenze, e il nostro buon amico, il valentissimo A. Biaggi nella Nasone (1880), e che ora è messo in mostra nella vetrina del negozio di musica Brizzi e Niccolai. La società per la esecuzione della musica religiosa sta preparando il Tobia di Gounod, che ei si dice una modesta ma elegante creazione di quel severamente grazioso ingegno dell’autore del Faust. E, in questa buona compagnia, prendo per questa volta il mio commiato. — V. M. PS. E annunziato un concerto del notissimo pianista Rendano. GENOVA, 5 Marzo. Gli spettacoli al Carlo Felice — La Favorita — Crispino e la Comare. Don Sebastiano — Feste da ballo. on crediate che il carnevale e i divertimenti biano trattenuto dallo scrivervi sulle vicende che vi sono annessi mi abdei nostri teatri; tutt’altro, sarebbe stato anzi quello uno sprone di più a farmi vivo sulle colonne della Gaietta. Ma pel contrario fu appunto alla scarsità di notizie e di spettacoli che dovete attribuire il mio silenzio. Nessuno crederà che al nostro massimo teatro, sussidiato dal Municipio con 125 mila lire di dote, non si sono avute che tre opere, in due mesi e più, ed un ballo; s’aggiunga che di queste tre opere una (La Contessa D’Amalfi) fu dovuta levare di scena dopo poche rappresentazioni, ed un’altra (il Nabucco’) fu data più volte a mozziconi! E, ciò che più sorprenderà i lettori, ad onta di questo il teatro fu sempre pieno di spettatori; l’impresa ha fatto tesori, e il pubblico ha applaudito e se l’è goduta, allegro come una pasqua! Ma, si dirà, che razza di pubblico è divenuto dunque il genovese, già in tanta fama di severo e giusto? Ecco, il segreto sta in questo: l’impresa ha avuta la gran fortuna di non avere che pochissimi abbonati, e questi pochissimi sono i palchettisti, i quali vanno a teatro una o due volte alla settimana, nei loro palchi, più a fare conversazione che ad udire gli spettacoli, quindi alieni dal disapprovare e contenti che il teatro sia aperto. L’altro è pubblico pagante seralmente, e si sa che questo a dargli anche delle cipolle invece di tartufi vuole godersele fino alla scorza. Ergo?... ergo, felice quell’impresa che avendo dei capitali onde poter far fronte alle spese d’impianto, può impiparsene degli abbonati, genìa irrequieta, nervosa, mai soddisfatta e fatale agli impresari e agli artisti. Dei tre spettacoli dati, il migliore fu sempre il Mefistofele, di cui si fecero ben ventidue rappresentazioni coi soliti applausi ai punti principali e con crescente successo per la stupenda musica del Boito. Col primo del corrente marzo la fortunata impresa ei regalò un quarto spartito: La Favorita di Donizetti, della quale non si sentiva davvero un prepotente bisogno, essendo da alcuni anni continuamente in campo, ma che è tuttavia un capolavoro che sempre si ode volontieri e che in questo caso serviva all’impresa onde presentare al pubblico due nuovi artisti: la signora Siila De Sparta e il baritono Rubirato (questi però aveva già cantato alcune sere nel Nabucco dopo che l’impresa aveva sciolto il Boleioni). Sabato dunque prima rappresentazione; teatro pieno, biglietto alto ad usum première, molta paura negli artisti e pubblico tirato. Ad onta di ciò successo felice; molti applausi e molte chiamate. lersera poi seconda rappresentazione, ed anche iersera teatro bellissimo e successo più completo. La signora Siila De Sparta, protagonista, trepidante la prima sera per la difficile prova, fu invece ieri franca e disinvolta; sfoggiò bellissimi acuti, fraseggiò con arte e cantò l’adagio e la cabaletta della cavatina con uno slancio ed un sentimento che le valsero unanimi applausi e due belle chiamate. Anche dopo i duetti col tenore Filippi-Bresciani ebbe numerose chiamate al proscenio. Il Filippi-Bresciani ebbe pure momenti assai felici e dopo la romanza Spirto gentil fu assai applaudito, nonché ai duetti colla De Sparta. Anche il baritono Rubirato e il basso Monti ebbero a loro volta applausi e chiamate; ed applaudita fu pure la signoriua Zerega che gentilmente si prestò alla breve parte della dama di Leonora. Le altre parti, i cori e l’orchestra, diretta dal cav. Gianelli, fecero anch’essi lodevolmente il cómpito loro. Questa è la storia genuina delle due serate, che mi pare basti a dimostrare il successo del nuovo spettacolo, destinato a far attendere con pazienza l’andata in scena della Gioconda di cui già sono cominciate le prove e che è attesa con vivo desiderio dal pubblico. Negli altri teatri abbiamo: in vista al Paganini il Don Sebastiano di Donizetti di cui sono pure cominciate le prove; all’Apollo il Crispino e la Comare, in cui si distinguono la prima donna De Rossi-Trauner e il basso comico Reitano. Abbiamo avuto molte e ben riuscite feste da ballo al Circolo Artistico e in case private, un ballo di bambini nello storico palazzo degli antichi Dogi e bellissimi veglioni al Carlo Felice, dove un’eccellente orchestra, sotto l’abile direzione del maestro cav. Corradi, eseguì scelti Ballabili di Fahrbach, Waldteufel ed altri compreso un graziosissimo valzer del nostro concittadino, maestro Gio. Elia, dal titolo: Sulle rive del Tevere. che ebbe un pieno successo e venne più volte ripetuto. Ed ora siamo in penitenza; speriamo però che l’impresa Tati non ce la faccia far troppo lunga nei due mesi che ancora terrà il teatro aperto. — Minimus. MODENA, 4 Marzo. Chiusura della stagione di carnevale al nostro teatro massimo. 3® ’ ultimo giorno di carnevale ebbe fine la fortunata stagione del nostro $ ~ ™ nOSlTO ^^1 maggior teatro, colla serata d’onore della signorina Giulietta Rey. In tale occasione la gentile e brava attrice ei rappresentò nuovamente la difficile parte di Gioconda nell’opera omonima del bravo Ponchielli ed il pubblico gradì assai di risentire un’altra volta la bella musica del maestro cremonese. Troppo lungo sarebbe il dire delle feste entusiastiche fatte alla signora Rey; noterò soltanto che al quarto atto dopo la grande aria sua, Suicidio! il palcoscenico come per incanto si coprì di fiori, corone, canestri, stelle, ecc., nè mancarono doni di valore. Alla fine del quarto atto la seratante unitamente ai principali artisti ed al bravissimo maestro concertatore Vincenzo Fornari s’ebbero ripetute ovazioni, calorosissime e prolungate. Oltre l’intera opera La Gioconda dalla sullodata signorina Rey c dal bravo tenore Frappili venne eseguito in fine di spettacolo il gran duetto degli Ugonotti, che come al solito entusiasmò. E così ebbe termine anche questa lunga stagione che lascierà — credo — un ricordo gradito ai modenesi, avvegnacchè l’ora finito spettacolo sia stato uno dei migliori che siansi dati quest’anno in teatri di provincia, grazie all’intelligente ed ardito impresario Toni. — V. T. CAGLIARI, 3 Marzo. Teatro Cerniti — Napoli di carnevale — Chiusura della stagione — Varia. MHUONA accoglienza, malgrado la complessiva infelice esecuzione, ebbe, al teatro Cerruti, l’opera Napoli di carnevale la sera del 16 febbraio. L’opera del De Giosa qui piace molto. Degli esecutori, il più accurato e coscienzioso fra tutti è stato il buffo signor Augusto Cappelli nella comica parte di Trebellio. Pur degna di lode, nella parte di Candida, si è rivelata la brava signorina Aurelia Cataneo. Gli altri si addimostrarono più o meno inferiori al loro cómpito. Va, tuttavia, encomiato il buffo signor Tomaso Paterno che, sebbene con voce anfibia, seppe interpretare a modo il carattere di Don Gasperone. Il numeroso pubblico ha sempre, meritamente, applaudito il bel terzetto fra tenore baritono e buffo, il rondoletto di Candida, il magnifico finale primo, il classico terzetto delle vedove e il racconto di Trebellio, e chiesto il bis del duettino buffo Bel mascherili, non che della canzone di Pulcinella. I cori mediocri, buona l’orchestra diretta dal prof. Raimondo Rachele, indecente (come sempre!) la messa in scena. Con la stessa opera venne chiusa la stagione la sera del 26 febbraio, e vi furono applausi e grida d’un pubblico nervoso! Del duettino suaccennato si fece il tei e il solito bis della suddetta canzone. La stagione è stata tutt’altro che passiva, non ostante tutti gli sbagli commessi dall’impresa. Si attende fra non molto il trasporto della salma di Mario per cui venne eretta apposita cappella nel nostro cimitero. — Draghignazzo. ■ VIENNA, 28 Febbraio. A. Rubinstein La Gioconda di Ponchielli e il Matrimonio segreto di Cimarosa. L più grande avvenimento della stagione musicale di questo inverno sono stati sinora i concerti di A. Rubinstein, reduce dai trionfi di Pietroburgo, concerti i quali da due sono diventati cinque, tanto fu grande la ricerca di posti da parte della società più elegante e più intelligente della nostra capitale. Mai, a memoria di vecchi dilettanti, il successo ha raggiunto proporzioni simili, tanto da poter rivaleggiare con quelli creduti sin qui insuperabili, dati da F. Liszt, quarantanni or sono. E ne sia una piova laver toccati oltre cinquantamila lire d’introito, una cifra che rappresenta una media di diecimila lire per sera. A ero si è che dopo il ritiro di Liszt, il solo grande competitore del pianista russo, rimasto nella palestia dell arte, è il Biìlow; ma, malgrado qualità eminenti comuni ai due illustri rivali, qualità di memoria, di meccanismo, di resistenza, di tocco, è pur d’uopo convenire che quest’ultimo non ha saputo mai destare gli entusiasmi che caratterizzano i concerti di Rubinstein. La differenza, a nostro avviso, sta in ciò che il Bùlow, vero filosofo del cembalo, riproduce bensì con stupenda fedeltà obbiettiva i pensieri dell’autore che interpreta, ma non associa a questa riproduzione il lampo della propria individualità Rubinstein invece, più soggettivo del Bùlow, trasfonde nella sua interpretazione 1 tutto sè stesso, onde all’intenderlo eseguire Schumann, Chopin ed altri della grande scuola romantica, si crederebbe, a non saperlo, di assistere ad una meravigliosa improvvisazione anziché ad una pura e semplice esecuzione di cose altrui. L’impressione sul pubblico ne risulta quindi più viva, più irridente e, se per avventura nella interpretazione, per esempio, del Beethoven, possono avvertirsi alcune leggerissime infrazioni alla tradizione, codeste lievissime libertà di stile non possono che accrescere il fascino di romanticismo poetico, di delicatezza ineffabile nelle interpretazioni anche dei brani meno celebri di Mozart, di Chopin ed altri. In una parola la sua interpretazione è una seconda creazione. Non possiamo dare notizie altrettanto piacevoli intorno agli spettacoli dati o promessi all’Opera Imperiale. Il direttore attuale, signor Jahn, con un eccesso di concessioni da un lato e di rigori dall’altro, ha talmente scosso la disciplina e il buon ordine necessari in una amministrazione così varia e importante, da aver determinato il convincimento in ogni persona seria che, a metter riparo a tanti guai, sia necessaria la sua dimissione. Corre per le bocche di tutti la storiella di una guerricciuola di prime donne, la cui unica vittima sarebbe per il momento la Gioconda del vostro Ponchielli. Un’attrice cantante più celebre per la vaghezza delle sue forme che pel suo talento artistico viene di solito, per troppo benigna condiscendenza del direttore, proposta per la creazione delle parti più importanti nelle nuove produzioni. Le proteste concordi degli abbonati, nonché le severe rimostranze della critica più autorevole obbligarono finalmente l’incauto mecenate a relegare la sua protetta ai secondi posti. Quell’esimio uomo che è il barone Hofman, soprintendente generale dei teatri imperiali, affidò la parte della protagonista alla celebre Paolina Lucca, la quale dà, come è stile in Germania, frequenti rappresentazioni straordinarie (Gasi) sulle nostre massime scene. La gelosia provocata da questo incidente si manifestò in modo tragico-comico alcune settimane fa. In occasione di una rappresentazione del Tributo di Zamora di Gounod, il signor Jahn proibì che venissero offerte alcune corone alla signora Lucca, e ciò perchè non era fatta segno di simile ovazione l’altra artista che pur rappresentava una parte meno importante nell’opera suddetta. Non appena venne calata la tela, fu uno scoppio d’ingiurie da parte della Paolina Lucca contro il direttore e la sua protetta. Costei svenne, e la irata diva partì la notte istessa per Mentone, donde è ritornata appena ieri, ma non in tempo di prodursi colla Gioconda, la stagione volgendo ora al suo termine. Ecco perchè la bella e simpatica opera del valoroso maestro lombardo, che io ebbi occasione di udire e di apprezzare a Londra con un’ottima interpretazione, viene rimandata al prossimo novembre. Ci vien promessa una ripresa del Matrimonio segreto di Cimarosa. Ma con questo direttore è il caso, ad ogni notizia che fa correre su pei giornali, di ripetere l’adagio spagnuolo: «Quien lo sabe?» O. B. PARIGI, 4 Marzo. Le tre Salomé al teatro Italiano — Nuovi progetti — Rubinstein ed il suo concerto. rigides de Vries-Adler, la prima Salomé dell’Erodia.de di Massenet essendo partita, madama De Reszké la surrogò; ma fin dalla prima sera, non essendo perfettamente padrona dei suoi mezzi vocali, perchè raffreddata, fece domandare l’indulgenza del pubblico, che gliela concesse largamente col non mercanteggiarle gli applausi. La sua indisposizione persistendo, fu forza interrompere le rappresentazioni deWErodiade dopo la prima, o piuttosto dopo l’unica, con la De Reszké. Venne annunziata la Lucrezia Borgia. Questa volta fu la signora De Cepeda che si trovò subitamente indisposta. Una striscia trasversale sul cartello con la parola Relâche, indicò solo la sera quando il pubblico si presentò per assistere alla rappresentazione dell’opera di Donizetti, con Gayarre, che doveva tornarsene a casa! E debbo aggiungere che, più ancora della signora De Cepeda e di madama De Reszké, ma in un altro senso, il pubblico fu indisposto. Finalmente, questa sera sarà data YErodiade con la signora Garbini nella parte di Salomé... a meno che, nell’andare al teatro non troveremo un avviso che ei mandi via. Il che non sia! — Ed ecco le tre Salomé. Numero Deus impare gaudet. Intanto, venerdì scorso, 29 febbraio, fu tenuta una riunione d’azionisti per cercare di porre un termine ad alcuni dissentimenti sorti in seno della direzione. Fu risoluto di nominare tre amministratori o delegati, per esaminare la contabilità, salvo a riunirsi di nuovo, per udire la lettura del loro rapporto e prendere una determinazione — che tutti gli amici della direzione e tutti i partigiani del teatro Italiano sperano sia conciliatrice. Amen! Ma, giacché parlo del teatro Italiano, vi dirò che si studia un gran disegno: quello cioè di costruirne un altro, non in un luogo un po’ eccentrico, come lo è quello della piazza dello Châtelet, ma in piena Parigi, in via La Fayette, su d’una porzione dei giardini del palazzo Rothschild. La nuova sala sarebbe destinata esclusivamente alle opere italiane ed alle opere tedesche. Una parte dell’anno alla prima, l’altra parte alla seconda. Questa sala, a quanto mi si assicura, sarebbe costruita dalla famiglia Rothschild, la quale riserverebbe per sè i palchetti d’avantscène a destra, che comunicherebbero col palazzo, ed abbandonerebbe il resto al pubblico. L’idea è troppo bella per non far nascere in me qualche dubbio sulla sua attuazione. Rammento che un giorno, parlando col fu barone di Rothschild di cose teatrali, gl’intesi dire: «Non darei mai del danaro per un teatro o per un giornale.» Vero è che egli poteva pensar cosi, gli altri Rothschild diversamente. Aspettiamo. Rubinstein diè iersera, alla sala Erard, la prima delle due serate musicali promesse; la seconda avrà luogo domani. Giovedì egli partirà per Londra e tornerà qui il 28 marzo per restarvi un po’ più. Dirvi che la sala era zeppa, benché il biglietto fosse a 20 franchi, è superfluo. Aggiungere che destò fanatismo lo è anche di più. Ma se non avessi fatto menzione nella mia lettera d’oggi dell’arrivo di Rubinstein a Parigi e della sua serata musicale di iersera, avrei mancato al dovere di esatto corrispondente. Non vorrei imitare quel famoso segretario d’ambasciata d’un paese che non nomino, il quale scrivendo al suo ministro degli affari esteri, gli dava notizia della famosa giornata di luglio e della caduta di Carlo X, terminando così: «Vedrete da ciò che vi do conto anche delle più piccole inezie.» — A. A. BRUSSELLE, 29 Febbraio. Albani — Sigurd — Concerti. ■ e rappresentazioni della signora Albani sono state l’avvenimento musicale più saliente di questo mese. Da cinque anni essa compariva la terza volta a Brusselle, e potevasi dubitare che l’accoglienza del pubblico scemasse un tantino dell’entusiasmo clamoroso; ma, il potere di un vero talento è tale, che la folla non ha potuto a meno d’affluire costantemente al teatro della Monnaie per udire e calorosamente applaudire la grande artista. Certo, la parte della Margherita nel Faust, non è gran che favorevole all’Albani, ma nell’omonima del Mefistofele di Boito essa seppe usufruire di tale talento, di tanto efficace sentimento da fare di quella parte una vera rivelazione ai dilettanti brussellesi. Identico gran successo per l’Albani si è pure riscontrato nel Rigoletto, nella Traviata e nella Lucia, il che prova quanto la musica italiana eserciti sempre quell’antico prestigio su di noi, a patto però d’essere interpretata da artisti che possiedano le belle tradizioni dell’arte del canto. Prima di lasciare Brusselle, la signora Albani ha prestato il suo disinteressato concorso al concerto di beneficenza dato a favore della Cassa di Soccorso per gli Artistes-musiciens. Ci ha fatto gustare la deliziosa cavatina della Norma, Casta diva, un’aria della Creazione di Haydn e la romanza del Pré-aux-clercs, servendosi, volta a volta, della lingua italiana, dell’inglese e della francese. Un insieme d’interesse vivo, di curiosità e di bellissimo effetto. Quanto al Sigurd di Reyer continua ad attirar gente, ma senza suscitare grande entusiasmo. La preoccupazione delle tendenze wagneriane ha fatto torto al compositore: la sua opera, poco fertile di idee melodiche, è troppo prolissa, troppo declamata e mediocremente scritta per le voci di sovente soffocate sotto un’istrumentazione complicata fino all’eccesso. Il buon esito del lavoro è dovuto in parte al lusso della messa in scena, ed ai meriti dell’esecuzione oltre ogni dire accurata. Sopratutto madame Caron, la stella della compagnia della Monnaie, rappresenta con nobiltà somma il personaggio di Brunehilde, la Walkire scacciata dal cielo. Malgrado la sapiente fattura del Sigurd e la finezza di talune pagine, dubitiamo che quest’opera abbia a far parte del repertorio. Pel marzo sono annunciate le rappresentazioni del baritono Lassalle, dell’Opéra di Parigi, e la prima di Manon, la nuova opera comica del Massenet; per dire il vero è un lavoro di mezzo carattere. I concerti, di cui poco s’è parlato in queste ultime settimane, promettono di offrire un serio interesse. E mentre il signor Joseph Dupont, direttore dei Concerti popolari, ha messo a far parte del programma, per la terza seduta, il Déluge, poema sinfonico di Camillo Saint-Saéns, il Conservatorio prepara l’audizione d&WIfigenia in Aulide di Gluck. Son parecchi anni che le opere di questo illustre compositore del secolo scorso non vengono rappresentate sulle nostre scene principali, e non si potrebbe mai ringraziare abbastanza il signor Gevaert d’aver risuscitato queste opere grandiose e forti, che, sotto la sua eminente direzione vengono rese con una perfezione che sfida qualsiasi critica. Le principali parti saranno interpretate dal signor Henri Henschling, baritono (Oreste) e signorina Marie Battu, soprano (Clitennestra), la nota cantante francese che, da parecchi anni, pare siasi consacrata esclusivamente all’interpretazione della musica di Gluck. — P. Z. MADRID, 4 Marzo. Confiteor — Musicalia. ffljiCEVO la vostra filippica!... ed abbasso il capo, perchè so di meritarmela: infatti il mio lungo silenzio giustifica i vostri rimproveri. Trovo però un motivo di qualche consolazione nel fatto che ve ne siete accorti. — Fui assente da Madrid per più di due mesi, ed ecco la causa per cui non avete avuto dirette notizie di tutti gli avvenimenti interessanti verificatisi nella capitale madrilena. E ve ne furono parecchi!... Fra questi, le feste date in onore del Principe Imperiale Germanico, nelle quali ebbe larga parte la musica, e larghissima la musica italiana. Serate di gala al Reale, concerto a Corte, cui presero parte i principali artisti del teatro; è poi inutile dirvi che brillarono ovunque i due astri maggiori, la Teodorini e Masini, che sovra gli altri com’aquile volano. Non mancarono gli aneddoti piccanti a proposito del Concerto a Palazzo!!... ma ora si tratta di cose che furono, nè vale la pena parlarne. Le LL. MM. in segno del loro gradimento, inviarono ricchissimi doni agli artisti, fra i quali è assai notevole uno stupendo monile che la Regina diede particolarmente alla signora Teodorini. Al Teatro Reale la stagione camminò regolarmente, con successi più o meno grandi: Aida, Semiramide, Mefistofele, ecc. ecc., furono le opere di repertorio. Come novità si diede la Gioconda di Ponchielli: in causa della mia assenza, non ho potuto assistere che alla terza rappresentazione di questa bell’opera. Esecutori sono: le signore Teodorini, Mazzoli, Borghi, ed i signori Masini, Bianchi e Vecchioni. Come accade sempre per le opere nuove, il pubblico madrileno aveva assunto la severità delle grandi occasioni, e come San Tomaso, voleva vedere (e forse avrebbe desiderato anche toccare) prima di credere. Notate che qualche giorno prima veniva pubblicato uno sciocco, insulso opuscolo, per non dir di peggio, in cui si avvertiva il pubblico che Ponchielli non sapeva neppure l’a b c della musica!!... E ciò che è ancora più grazioso, senza saper come, nè quando, si trovò in ogni spartito in vendita, copia di detto opuscolo, con grande meraviglia di quell’ottimo ed egregio editore ch’è don Antonio Romero, il quale così si faceva innocente distributore del libello ai propri clienti... Ciò riesci ad un bello zero, e la Gioconda trionfò di tutto e di tutti, per merito principalissimo della signora Teodorini e di Masini. Accennerò con lode alla signora Borghi (la Cieca): il baritono Bianchi, che probabilmente voi conoscete, dotato di bella voce, non è certamente il Barnaba del dramma: anzi dirò francamente che a me pare abbia interpretato questo personaggio tutto alla rovescia: benissimo invece il Vecchioni: altrettanto non si può dire della signora Mazzoli (Laura). L’orchestra, sotto la direzione del maestro Goula, bene, ma non benissimo; so che nella Gioconda vi sono vari brani orchestrali che in tutti gli altri teatri hanno sollevato entusiasmo, a dire il vero qui non li ho uditi e mi sfuggirono. Ma questi sono i nei: venendo all’esito, vi dirò che nel primo atto furono vivamente applauditi, dopo il preludio, il duetto fra tenore e baritono, la romanza della Cieca, il finale, con due chiamate; nel secondo atto, entusiasmo alla romanza del tenore, che Masini canta come un usignuolo del paradiso: venne replicata: alla fine dell’atto, una chiamata alla Teodorini ed a Masini. Grandissima impressione l’ormai famoso finale terzo, con tre chiamate agli esecutori. Il quarto atto ha immenso successo da cima a fondo: la signora Teodorini si è rilevata anco una volta una cantante ed un’attrice di primissimo ordine, e le ovazioni, le approvazioni di tutto il pubblico, si succedevano, non solo ad ogni pezzo, ma ad ogni frase. Il Masini le fu degno compagno, e come sempre giudicato grande, inarrivabile artista. Alla fine dell’atto le grida, le acclamazioni, furono infinite; non ho contato quante volte si vollero al proscenio gli artisti, ma al certo non meno di sette od otto volte, e di tre o quattro volte la sola Teodorini, la quale, come protagonista, nell’ultimo atto ha la parte più importante e faticosa. Così anche a Madrid il Ponchielli ha fatto il suo ingresso trionfale, tanto più notevole, in quanto che gli si era preparato un terreno pericoloso e difficile. Strana cosa a rimarcare; perchè si vuole ad ogni opera nuova, pararle innanzi difficoltà?... Si trattava qui di un ignoto debuttante?... No, davvero; e la Gioconda da parecchi anni non ha suscitato l’entusiasmo di tutti i pubblici del vecchio e del nuovo mondo?... Volevasi proprio che il pubblico di Madrid restasse solo del parer contrario?... Notate che si susurrava persino che contrari a quest’opera vi erano anche taluni dipendenti dell’Impresa!... Davvero non credo ciò possibile, altrimenti avrebbero servito per bene gli interessi dell’impresa stessa. Ma: de minimis non curât prætor. Lasciate che mi congratuli col vostro Ponchielli per questo nuovo ed importante successo, e che faccia la miglior conclusione possibile: a quando un’altra opera?... Spero, dopo questo lungo resoconto, d’aver diritto al perdono della direzione ed a quello delle amabili lettrici e benigni lettori... seppure essi rimarcarono il prolungato mio silenzio. — B. Per abbondanza di materia rimandiamo al prossimo numero un’altra corrispondenza da Napoli. o qui sul tavolino — cioè no, sbaglio — ho sul leggìo del mio pianoforte IIÆ&Iun fascio di musica giuntami da Milano, dallo Stabilimento Ricordi. In parola d’onore i miei occhi ne sono abbarbagliati. Curiosa — nevvero — questa musica che abbarbaglia gli occhi? Sembra un controsenso, eppure non lo è. E per dimostrarlo non ho bisogno di ricorrere a quella splendida stramberia che scrisse tempo fa Ugo Fleres col titolo: La musica dell’occhio; mi basta prendere in mano Le livre des sérénades di J. Burgmein, edito dal Ricordi, ed aprirlo ad una qualunque delle sue numerose pagine, illustrate in cromolitografia dall’Edel. Davvero non saprei qual altra pubblicazione musicale si possa paragonare a questa, per eleganza di edizione, per splendore, novità e felicità di illustrazioni. La Francia, che è maestra di tutto ciò che è lusso ed eleganza, non ha saputo mai produrre, in fatto di edizioni musicali, nulla che possa stare a confronto di questo Livre des Sérénades. C’è proprio da restarne incantati, non solo per i frontispizi di ciascuna serenata, eseguiti in cromolitografia, con tanta fantasia ed imaginazione da essere, uno per uno, un bel quadro pieno di carattere, ma anche per i piccoli schizzi sparsi, profusi largamente in quelle pagine, con un lusso sardanapalesco. Se gli occhi sono soddisfatti, non lo sono meno gli orecchi. Le 15 serenate contenute in questo Livre sono veri gioielli, pieni di carattere e di novità. Non una frase, non un accordo, non una modulazione banale. Una quantità di ritmi bizzarri che a lettura finita vi turbinano il cervello, lasciandovi una gratissima e strana fantasmagoria. Ognuna delle serenate è scritta con uno stile rigorosissimo, scrupolosamente improntato al carattere a cui si è ispirata. Vorrei poter analizzare tutte le singole serenate; ma siccome andrei troppo per le lunghe, mi limito ad accennare, come quelle che mi paiono più indovinate, V Araba, la Francese, Pulcinella, VAlemanna, specialmente nell’introduzione e nel primo tempo di valzer, e la Moresca, che per me è un vero capolavoro. Bella pure, sebbene meno facilmente intelligibile delle altre, la serenata Chinese, una vera stranezza musicale. Ogni serenata è preceduta da pochi versi del Solanges — versi delicati, armoniosi, profumati, che illustrano benissimo il concetto musicale del Burgmein. In questo volume abbiamo quindi tre diversi linguaggi che ei parlano alla fantasia: musica, pittura e poesia. Non si può desiderar di più. — L’unica cosa che si rimpianga è di non essere dotati di un sesto senso che possa percepire in un medesimo istante la sensazione complessiva di queste tre manifestazioni artistiche, fuse in una sola. Un augurio faccio di cuore all’arte, ed è che le si regalino spesso dei lavori come questo del Burgmein; al quale auguro di dire al suo amico intimo, anzi al suo alter ego, Ricordi, di conservarsi sempre così splendido nel pubblicarne i lavori. E poi che sono fra gli auguri, finisco coll’augurare al Ricordi di aver sempre per le sue edizioni, un illustratore artista come l’Edel, che proprio è delizioso. Il Libro delle serenate costa otto lire, vai bene la pena di dirlo, perchè il prezzo, relativamente al valore intrinseco dell’edizione, è mitissimo. (La Gaietta del Popolo della. Domenica’). Notizie Italiane TORINO. — Leggiamo nella Gaietta del Popolo della. Domenica: «Voglio mandare un bravo di cuore al maestro cav. Giulio Roberti, direttore della nostra Accademia di canto corale, che domenica scorsa ei diede, in unione ai valenti dilettanti da lui capitanati, il cinquantesimo saggio. «L’Accademia Stefano Tempia è un’istituzione che torna a tutto decoro della nostra città, facendo vedere chiaramente che da noi si capisce che cos’è la grand’arte musicale, la si apprezza e la si sostiene. Ed è consolante davvero il vedere il resoconto dell’ultima annata dell’Accademia, da cui risulta — dedotte tutte le spese ordinarie e straordinarie, fra cui quella pei premi di concorsi banditi dall’Accademia — un bell’attivo, che, impiegato convenientemente, assicura la vita florida dell’istituzione. E di questo ormai non si può più dubitare, grazie all’attività e dottrina del maestro Roberti, all’abnegazione dei maestri Capitani, Dalbesio e Rossi, che fanno la modesta quanto difficile parte di accompagnatori, all’intelligenza e buona volontà dei soci effettivi, che vi portano il concorso dell’opera loro, e finalmente allo slancio dei soci aggregati, che pagano la loro quota annuale, facendosi ogni anno più numerosi. «Nell’ultimo saggio — il cinquantesimo — fu eseguito, con felice e gentile pensiero, lo stesso programma con cui l’Accademia esordi davanti il pubblico. E questo ch’io vidi allora scarso, un po’ diffidente e freddo perchè non avvezzo a tal genere di musica, domenica scorsa era numeroso, elegante, animato, espansivo; ed applaudiva di cuore, con convinzione, perchè oramai l’Accademia ha preso il suo posto nelle abitudini della nostra città.» PESARO, 2 Marzo. — L’altro ieri, 29 febbraio, 92.0 anniversario della nascita del sommo Rossini, il Liceo che s’intitola al suo nome lo solennizzò con un secondo saggio pubblico dato dagli allievi. Riuscì sorprendente sia per la scelta del programma, che fu tolto per intiero dalle opere del divino maestro, sia per la esecuzione. Non poteva esservi in Pesaro un modo migliore di questo per onorare la memoria del sommo fondatore del nostro Istituto musicale e per dimostrare che non con le vane pompe, ma coi fatti, la città che gli ha dato i natali ha saputo rispondere alla sua ultima volontà, al suo grande beneficio. La vasta sala illuminata a gas era gremita di gente e presentava essa sola uno spettacolo imponente. Le autorità, gl’invitati, il pubblico sceltissimo, assistevano al saggio, ed alle ore otto in punto si schieravano gli alunni e le alunne sul vasto palco. 99 Il direttore faceva dar principio con la sinfonia della Gag^a ladra a due pianoforti ed a quattro mani, ciascuno abilmente suonato. Seguirono poi pezzi vocali e istrumentali tolti dal Guglielmo Teli, dalla Semiramide, dal Mos’e, dalla Messa da requiem ed altri. E difficile poter descrivere l’impressione provata nell’ascoltare così perfetta esecuzione musicale, pensando al pochissimo tempo dacché ha vita l’Istituto Rossini. Le allieve di canto di classe superiore, Ciferri, Mancini, Vincenzi e lo Zonghi che presero parte al concerto speciale, eseguirono con metodo squisito di canto e con un sentimento che raramente s’incontra negli artisti di oggidì, La promessa, il duetto del Mos’e, il Crucifixus. L’invocazione e il coro dell’Imeneo del Guglielmo Teli, il pezzo concertato del finale del primo atto della Semiramide, il coro della Carità, il Sanctus a quattro voci e coro, entusiasmarono per la perfetta interpretazione. Tutto il merito lo dobbiamo al maestro Pedrotti che miracolosamente ei ha condotti, in soli pochi mesi, a così invidiabili risultati, coadiuvato, per la scuola di canto, da insegnanti che nell’arte tengono un posto elevatissimo, quali la signora Virginia Boccabadati ed il cav. Bercanovich. Rara sorte che ha avuto la nostra città di iniziare così validamente la istituzione Rossini! La scuola di violino, del cav. Ferni, ha dato egregio saggio con due allievi, il Vannucci di seconda ed il Botticelli di quarta classe. Anche il giovane violinista Vogogna, già allievo del Liceo di Torino, ha con molta maestria eseguito un pezzo concertato col pianoforte su motivi del Guglielmo Teli. L’accoglienza del pubblico è stata entusiastica. Non è un giudizio derivante da soverchia tenerezza ad una patria istituzione, poiché i fatti ei danno e ei daranno ragione, ma ormai si può dire, con sicuro affidamento, che il Liceo Rossini in Italia porterà il vanto sulle altre scuole di questo genere, perchè libero da pastoie che le disorganizzano, e vivo in un ambiente più nuovo ed ai tranquilli studi propizio. Il 29 febbraio 1884 ha segnato nella vita dell’arte una data della quale il nostro Rossini stesso si feliciterebbe. Come altrimenti onorarlo e dimostrargli la nostra riconoscenza? Oggi il saggio è stato ripetuto pei moltissimi che non poterono intervenire venerdì. (U Ordine, Corriere delle Marche). PIACENZA. — Venerdì della precedente settimana il nostro pubblico assistette ad una vera festa artistica, grazie al maestro Bolzoni, il quale diresse un grande concerto strumentale, riportando un trionfo completo e quale direttore e quale compositore. Tutti i pezzi del ben composto programma ebbero applausi: gli onori della replica toccarono al famoso Minuetto di Boccherini, al Preludio della Traviata, ad alcune Variazioni dello stesso Bolzoni, già applaudite ed apprezzate ai concerti della Scala. Ebbero pieno successo due nuovi pezzi del Bolzoni, intitolati: Dolce sogno e Danga capricciosa, e non mancarono approvazioni ad un Preludio del maestro Vailini. La Sinfonia dello Smareglia, altro fra i nuovi pezzi, venne accolta freddamente: è elaboratissima, se vuoisi, ma di idee poco chiare, e con istromentale pesante e senza varietà. I giornali piacentini sono unanimi nel tributare elogi grandissimi al maestro Bolzoni ed ai professori dell’orchestra. 4» PALERMO. — Alla Filarmonica Bellini ebbe luogo il terzo ed ultimo concerto (3 corrente) del pianista Romani elio che gentilmente prestavasi. Gli elogi che la stampa locale prodiga al distinto pianista sono caldissimi ed unanimi. 4» Teatri TORINO, 6 marzo. — Teatro Regio. — Crescit eundo: è la frase che si può applicare al successo dell’opera Gli Ugonotti al nostro Regio, poiché lo splendido risultato di ieri l’altro venne, si può dire, eclissato dal successo di ieri sera. Le signore Gabbi e De-Vère ebbero delle continue ovazioni; la signora Flora Mariani-De Angelis fu festeggiatissima alle due arie, che canta a perfezione. Il tenore G. Sani ebbe una quindicina di chiamate al proscenio: al duetto del quarto atto in unione alla signora Gabbi si guadagnò un applauso entusiastico di parecchi minuti. Il bravo Tamburiini (Marcello) applaudito sempre, destò un vero fanatismo alla famosa aria guerriera Piff, puff, puff dell’atto primo; e così l’elegante baritono Vaselli che fu chiamato alla ribalta buon numero di volte. Gli altri artisti Silfidi, Coda, ecc., i numerosi comprimari, le masse si disimpegnarono con onore e furono ricompensati di molti applausi. Il teatro era animatissimo; le stesse eleganti signore dei palchi di seconda e terza fila davano il buon esempio nel battere le mani. Ripetiamo al maestro Pome ed all’impresario Borioli il nostro bravo per averci saputo allestire un complesso di spettacolo, quale da lunghi anni non si era più avuto al nostro Regio. (Gaietta del Popolo). CHI AVARI. — Ci scrivono in data del 3 marzo: Ecco finite le rappresentazioni al nostro teatro Civico. Dopo Ruy Blas e Norma si rappresentò la Contessa d’Amalfi, la cui esecuzione fu ottima per parte di tutti gli artisti, ma in particolar modo per parte della signora Carolina Caselli, soprano, e del signor Dal Passo, tenore. La prima, in tutti i suoi pezzi, riscosse applausi grandissimi: nè minori vennero fatti al Dal Passo, come pure piacquero il baritono Berenzoni e la signora Prampolini, contralto. Tutto sommato, spettacoli ed esecutori appagarono pienamente il nostro pubblico, non solo, ma furono benanco trovati superiori alle ordinarie esigenze del nostro teatro. Ci auguriamo quindi d’avere nelle venture stagioni uno spettacolo simile a quello datosi nello scorso carnevale: e l’impresa vi riescirà, se metterà in pratica il verso dantesco: Larga promessa con l’attender corto. Conte di Lara. BARCELLONA. — Ci scrivono in data 28 febbraio scorso: L’egregio tenore Barbacini ha lasciato la nostra città, diretto a Napoli, ove canterà al S. Carlo nel Mefistofele di Boito. In occasione della di lui serata, il nostro pubblico fece al simpatico artista ovazioni entusiastiche. L’impresa, fra altri, donò al Barbacini una ricca corona d’argento, riconfermandolo per là prossima “primavera ancora pel Mefistofele. E E E E E E fi ROMA ai ROMA Quattro fra gli abbonati che invieranno l’esatta spiegazione, estratti a sorte, avranno in dono un pezzo di musica da scegliersi fra le Edi fiori Ricordi, non eccedente il prezzo marcato di lordi Fr. 4 o netti Fr. 2. Nell’inviare la soluzione si deve in pari tempo indicare quale è il pezzo che si desidera in dono. SPIEGAZIONE DEL REBUS DEL N. 8: Al suo paterno suol l’esule anela. Fu spiegato dai signori: F. Ghini, Gabinetto di Lettura Brescia, C. Perodi, B. Pirogalli, G. Orrù, D. Nava, V. Milella, A. Baldo, I. Mazzon, R. Cardellini, E. Centelli, M. Tornielli Bellini, E. Reviglio, C. Romanoni, V. Baravalle, F. Agnolucci, D. Cicognani, N. Tufari, A. Danini, Anna Paccanoni, V. Bianchi, Giuseppina Da Ponte, Luigia Palli, N. Secondo, E. Balsamo, G. B. Pagini, A. Cocco, P. Contù, G. Piacenza, E. Ramperti, Valeria Faccanoni, B. Palmieri, G. Platania, B. De Pascale, T. Piccoli, N. Fiore, G. Seola, E. Del Prete, E. Ferrario, E. Rcviglio, R. Bagnoli, V. Montalban, P. B. Marconi, C. Ruvioli, Ernestina Benda, G. B. Bianchi, C. Fanciulli, dott. F. Chioffi. Estratti a sorte quattro nomi, riuscirono premiati i sigìiori: N. Tufari, G. B. Pagini, G. Orrù, D. Cicognani. Omessi dal Rebus del N. 7; P. Contù, A. Cocco, Casino Pedrocchi a Padova, E. Balsamo, E. Benda, F. Caffarelli. Editore-Proprietario TITO DI GIO. RICORDI Oggioni Giuseppe, gerente. R. Stabilimento Ricordi.