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Gazzetta Musicale di Milano, 1884/N. 40

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[p. 379 modifica]ÉMÎSSnSSSSS DIRETTORE REDATTORE GIULIO RICORDI SALVATORE FARINA ANNO XXXIX. — N. 40. 5 OTTOBRE 1884 SI PUBBLICA OGNI DOMENICA ★ Sommario: La questione corale: Giulio Roberti. — Ciro Pinsuti. — Di alcuni fenomeni prodotti dai suoni musicali sull’organismo umano. (Memoria letta nell’Adunanza Solenne del dì 20 gennaio 1884 dall’accademico onorario cavaliere prof. A. Filippi. — Alla rinfusa. — Corrispondente: Torino, Verona, Livorno, Parigi. — R. Istituto Musicale di Firenze. — Necrologie. — Telegrammi. ■ * Illustrazioni: Ciro Pinsuti, disegno di A. Baronchelli. LA QUESTIONE CORALE (Continuazione e fine. Vedi N. 39). a A lasciamo le recriminazioni oziose e siamo logici, non foss’altro che per avere il diritto di fare altrui l’appunto di non esserlo. Adunque, questa seconda iniziativa del De Sanctis ebbe i medesimi risultati ultra-negativi della prima. Quanto all’insegnamento, Sartine, Rataplan e tutto il resto più in vigore che mai. Quanto all’esame, ogni cosa abbandonata all’alta sapienza delle direzioni locali: un solo ed unico esaminatore-omw’Zws (preso fra i maestri o le maestre elementari) per la ginnastica, il disegno, i lavori femminili ed il canto: materia d’esame, esecuzione di un canto con parole, di quelli stati imparati lungo l’anno scolastico, ed in qualche scuola fra le più meritorie, d’un solfeggio già prima imparato, esecuzione sempre, o quasi sempre, all’unisono da cinque o sei alunni contemporaneamente: votazione a casaccio, ma invariabilmente ottimistica all’eccesso. Viene per ultimo l’onorevole Baccelli col decreto 21 giugno 1883, nel programma annesso al quale leggiamo quanto segue: Il maestro di canto ordinerà il suo insegnamento in modo de gli alunni della seconda classe normale sieno capaci di interpretare ed eseguire da sè stessi quei canti popolari e quelle melodie che portate poi nelle scuole elementari, ecc., come nel programma De Sanctis. «Interpretare ed eseguire da sé soli» sta benissimo, ma come, leggendo le note oppure ad orecchio? Questo il ministro non lo dice, e neppure dice con quale criterio debbono giudicare del grado sufficiente di esattezza nello a interpretare ed eseguire da sé soli.» Siamo sempre alla medesima: la legge suprema sta nell’arbitrio dei direttori locali. Questi, salve poche onorevolissime eccezioni, subiscono di pessima voglia e rodendo il freno queste, a loro scusa, ingiustificabili fìsime del Governo. La prima vittima di uno stato di cose talmente paradossale, é lo insegnamento; ma i degnissimi direttori — salve sempre onorevoli eccezioni — non si privano di sfogarsi sulle spalle dei poveri incaricati, e non li trattano come veri e propri membri del corpo insegnante, ma solo appena un grado al disopra del custode e dello spazzino. Eppure questi modesti professori, o per lo meno un buon numero di essi, sarebbero capacissimi d’insegnare con un sufficiente grado di serietà, se solo l’autorità centrale governativa avesse finito per capire dopo tanti e tanti anni, che i regolamenti ed i programmi, tanto più quando sono incompleti e monchi, per non voler dir peggio, come quelli da me sopra citati, saranno sempre lettera morta fintantoché non vi si applicheranno le norme, indispensabili per tradurli efficacemente in atto, od anche, a peggio andare, se, caso raro ma pur vero, come dimostrerò in seguito, un qualche direttore non solo non mettesse dei bastoni nelle ruote all’insegnante, ma lo appoggiasse in faccia agli alunni, quando egli volesse tentare un progetto di programma e per il corso e per l’esame. Per l’onore dell’arte italiana, voglio credere che più d’uno di simili casi siensi prodotti, unanime dopo le ultime disposizioni dell’onorevole Baccelli, le quali, ad onta di essenziali deficienze, pure accennano inquestionabilmente a voler dare al canto una finora inusitata importanza nei cori e, quel che più monta, negli esami di patente delle scuole normali. Io so, per esempio, d’una scuola normale femminile pareggiata, nella quale l’ottima direttrice — che sta sulla breccia da oltre un quarto di secolo e tanti e cosi segnalati e duraturi servigi ha resi alla istruzione in Italia — pur non avendo mai attese le disposizioni governative per tenere il canto nel posto che gli spetta, dopo il regolamento Baccelli, approvato dal già citato decreto del 21 giugno 1883, cioè durante l’ora spirato anno scolastico, seppe e volle più ancora che per lo passato costringere le alunne a prendere realmente sul serio il corso e sopratutto l’esame finale di canto del terzo anno. Lasciando da parte il corso e limitandomi a parlare dell’esame di patente, osserverò che, non so bene se per effetto di ordini emanati dall’autorità centrale, o solo per disposizioni pure dall’autorità scolastica provinciale, 359 [p. 380 modifica]Iddio glie ne renda merito, ad ogni modo — quest’anno si rinunciò a quell’ibrido sistema di esame per il canto che aveva fatto cosi mala prova nei due trascorsi anni, e venne incaricato dell’esame l’insegnante stesso del corso. Nella scuola sopra citata, furono presenti all’esame N. 51 alunne del terzo anno, le quali vennero individualmente esaminate per lo spazio di 15 minuti ciascuna, cioè: N. 1, y minuti. Interrogazioni sopra la teoria, astrazione fatta dalla intonazione e dalla durata, non però a domande e risposte prestabilite a uso Asioli. N. 2, a) esercizi di intonazione astrazione fatta dalla durata; l’esaminatore nominando senza cantarle varie note consecutive, e ad ognuna di esse l’alunno rispondendo subito colle note intonate: ESEMPIO

  • alunno al. al. al. ai. al. al.

Es.DO E.LA E. FA E.SI E.RE E.SOL E.E4| b) Questioni a memoria di divisione di durata, l’esaminatore dicendo, per esempio: Fatemi due battute di quattro tempi così concepite: un Do di due tempi, un Re di un tempo e mezzo ed un Mi di mezzo tempo per la prima battuta, un Fa di un tempo, Mi Re due crome Do di un tempo e pausa d’un tempo per la seconda battuta. L’alunna eseguisce battendo la misura e cosi di seguito. N. 3, j minuti. Lettura all’improvviso e senza preparazione veruna, battendo la misura ed intuonando le note, di un breve solfeggio improvvisato li per li dall’esaminatore e scritto sotto la di lui dettatura dall’alunna. ESEMPIO NB. I] tutto, bene inteso, senza l’aiuto del pianoforte o dell’harmonium, non esistenti nemmeno nella sala. Nel N. 1 tutte le alunne risposero bene, perchè, grazie all’insistenza dell’egregia direttrice, nei giorni precedenti l’esame avevano riletto attentamente e studiato a fondo il libro di testo. Nel N. 2 si fece in generale meglio l’a) che il b), massime dalle alunne dotate di buon orecchio. Nel N. 3, infine, talune delle alunne fecero ottimamente nella intonazione, trovando una grande difficoltà, nell’unirvi all’improvviso la battuta. Tutte le 51 esaminate vennero promosse, cioè: 15 col maximum dei punti (una delle quali ebbe in più la lode), la maggior parte molto al disopra della media e pochissime col minimum dei punti. Non dubito che si sarà forse fatto altrettanto e meglio anche altrove. Sta del resto nelle mani dell’autorità il far si che cosi accada in ogni scuola normale; basterebbe la volontà bene determinata di dare alcune norme agli insegnanti, e sopratutto sottrarre i medesimi in quanto concerne il programma, all’arbitrio dei direttori locali. Tuttoció non presenta ombra di difficoltà e potrebbe quasi improvvisarsi in pochi giorni. Si voglia, adunque, e si voglia logicamente «.... colà dove si puote» e la patria nostra non sarà più oltre per rimanere alla coda delle civili nazioni d’Europa e di America per quanto riguarda la educazione musicale popolare, la quale, come ogni di più vittoriosamente lo provano i fatti luminosi che vediamo verificarsi in quelle contrade, è una delle più altamente benefiche e più onestamente democratiche istituzioni del nostro tempo. Non posso deporre la penna senza rammentare che dalle idee di due abbonati alla Gaietta Musicale io presi le mosse, e vorrei perciò nello accomiatarmi da essi, indicare loro un argomento di grande peso per il caso che tornar volessero alla carica verso le case editrici d’Italia onde eccitarle a curare la pubblicazione di musica corale. Una ventina d’anni circa addietro, a Londra io mi trovavo in frequenti, anzi diuturne relazioni artistiche e pecuniarie — in Inghilterra la trita massima «ogni fatica merita premio» suona cosi: «ogni fatica ha premio» — con M.r Henry Littleton, attuale proprietario della colossale ditta Novello Eves & C.; egli era a quel tempo semplicemente modesto ed umile commesso dell’editore Alfred Novello; (dicevasi avesse cominciato da più basso), quando questi volle ritirarsi in Italia, innalzò il fedele suo commesso al grado di agente principale e diedegli un interesse nella ditta; alcuni anni dopo, il Novello cedette la casa intiera al Littleson, il quale allargando di giorno in giorno più considerevolmente la sua sfera d’azione, acquistò la celebre ed importantissima casa Ewer, facendone una sola coll’antica ditta Novello e si accinse alla costruzione di quell’immenso e sontuoso palazzo di Berner s Street, sede attuale della casa mentre gli affari dello stabilimento crescevano a cento doppi in prosperità, ed una grande casa filiale si stabiliva a Nuova-York, la fortuna privata dell’antico fattorino-commesso-agente andava di pari passo, talché da alcuni anni in qua, la famiglia Littleson figura come una delle più doviziose e tiene un treno dei più splendidi frammezzo all’aristocrazia del sangue e del danaro nella grande metropoli britannica. Si aggiunga a tutto ciò una intiera ed assoluta padronanza del mondo musicale in Inghilterra, come lo prova più di qualunque altra cosa, l’incredibile Tour de force di costringere non solo l’Inghilterra, ma ancora le colonie e gli Stati Uniti a ritenere ed a proclamare come un gran capolavoro degno di essere messo a paro cogli oratori di Handel e di Mendelssohn, la Rédemption di Gounod, per cui il Littleson sborsò anticipatamente e prima che si eseguisse a Birmingham la somma di centomila franchi — che a quest’ora è già rientrata in cassa col benefizio netto di almeno tre 0 quattro cento per cento. — Vi saranno forse, mi parrebbe anzi impossibile che non vi fossero, musicisti scrii a Londra, che stimano la Rédemption per quello che vale, ma nessuno osa parlare a viso aperto, talché per avere un giudizio veridico ed imparziale, bisogna andare a Vienna od a Berlino e sino ad un certo punto anche a Parigi, dove il chauvinisme non impedisce ai corifei della giovine scuola francese di parlare chiaro a proposito di quel preteso capolavoro, di cui, d’altronde, col tatto e col buon senso che la distingue, già fece giustizia la platea della Scala. Ora: se M.r Henry Littleton, che sempre si vantò di non essere artista, ma semplicemente bottegaio — quante volte non ebbe egli a dirmi, quando gli parlavo in senso artistico: ’t’is all vens well for you, sir, but we keep a shop, and... — potè sollevarsi tanto alto in ricchezze ed in potenza, ciò si fu quasi unicamente grazie allo smercio sempre crescente per milioni e milioni di copie, di composizioni di musica corale, al prezzo di pochi centesimi! — Giulio Roberti.

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C

iro Pinsuti nacque in Sinalunga, una grossa terra di Val di Chiana, sul Senese, nel maggio 1829. Fanciullo prodigio, dopo aver appresi i primi rudimenti della musica col padre, egregio dilettante, e col Cerracchini, di Lucignano, veniva a soli 11 anni ascritto tra

i Soci onorari di Merito della Filarmonica Romana. Accolto, come figlio, da Lord Drummond, passò col suo generoso mecenate in Inghilterra, perfezionandosi nel pianoforte, ov’era già valentissimo, col Cipriani Foster, e iniziandosi in pari tempo, sotto alla sua guida, alle severe discipline dell’arte; onde nel 1845, sedicenne appena, dopo lo splendido successo di una sua Messa a 3 voci ed organo, eseguita nella Collegiata di Sinalunga, venne accolto dall’immortale Rossini, come suo allievo speciale, a Bologna, nella classe di contrappunto. Sorvoliamo, per brevità, ai trionfi giovanili del valoroso senese, per trovarlo nel 1848 maestro di bel canto a Londra, in primavera e in inverno, a ove fonda Filarmonica fiorente. / 4’ Newcastle, la Società ivi tuttora La fama meritamente acquistata lo fa eleggere nel 1856, all’unanimità, professore di perfezionamento nel bel (Disegno di A. Baronchelli). canto alla Royal Academy of Music e poco appresso Membro di quel Consiglio direttivo e Professore di lettura a vista. Da allora in poi le Principesse della Reai Casa, le più cospicue famiglie del patriziato britannico e le maggiori celebrità della scena lo vogliono a loro consigliere e maestro. Concerti pubblici e privati reclamano la sua direzione e tutto quanto ha un nome nell’arte fa tesoro dei suoi savi consigli. Le onorificenze non mancano. Fregiato nel 1859 con medaglia d’oro dal Re d’Italia, nel 1860, riceve la Croce dei SS. Maurizio e Lazzaro, per motu proprio, dello stesso Vittorio Emanuele. Se non che onori e fortuna non bastano a far paghi gli impeti generosi della sua Musa; onde, dal 1866 in poi, lasciate le nebbie britanniche, ripara costantemente nel verno nella sua diletta Italia, e fruisce nobilmente dell’acquistata agiatezza, dedicandosi in quei mesi all’alta composizione. Splendidissimo fu il successo ottenuto nel maggio *1871 col gran Inno, scritto d’incarico della Commissione Reale per la inaugurazione dell’Esposizione Universale di Londra, inno all’Albert Hall voci, innanzi mila auditori. eseguito da 1200 a dodici la Scala di Milano (marzo Commissione questa, quanto altra mai onorifica, ove si sappia che la musica francese vi era rappresentata da C. Gounod, la tedesca da F. Hiller e l’inglese da A. Sullivan. Le composizioni per sala del Pinsuti salgono dal 1841 ai giorni nostri a circa seicento, la maggior parte sopra parole inglesi ed abbracciano tutti i generi della musica vocale. I suoi canti a quattro voci, senza accompagnamento, sono popolarissimi tanto in Inghilterra, quanto nelle numerose colonie inglesi e nell’America del Nord. Frequente é il caso che vengano scelti come pezzo d’obbligo nei concerti delle Società corali. Il Comunale di Bologna (novembre 1873), 1877), e la Fenice di Venezia (marzo 1882), ebbero rispettivamente le primizie del Mercante di Venezia, del Mattia Corvino e della Margherita. In ognuna di queste opere, applauditissime tutte, si sono notate quella rara spontaneità, quella dolcezza melodica, e quella stupenda disposizione delle voci, che sono il titolo maggiore del maestro senese alle palme dell’arte. Questi successi gli valsero nel 1878 la nomina ’ di Uffiziale della Corona d’Italia e nel 1883 quella di Commendatore dell’Ordine stesso. Il Pinsuti, non lasciandosi vincere dall’andazzo delle nuove scuole, ha voluto e saputo restare eminentemente italiano, e di ciò solo gli andrebbe data la massima lode. [p. 382 modifica]D’indole mite, di modi squisiti, incapace d’ignobili invidie o di latenti rancori, l’egregio maestro può dire di avere meritato sotto ogni riguardo la stima degli onesti e l’amicizia delle anime veramente gentili. Di alcuni fenomeni prodotti dai suoni musicali SULL’ORGANISMO UMANO MEMORIA letta nell’Adunanza Solenne del dì 20 Gennaio 1884 dall’accademico onorario Cav. Prof. A. FILIPPI (Continuazione e fine, vedi N. 39). ■ el resto, e in Rossini, e più ancora in Donizetti e nello stesso.Verdi e in altri eletti ingegni musicali, si è continuata e si continua questa scuola, la quale é del tutto psicologica, e tende a buttar via quella vuotissima massima scritta da molti e troppo sazievolmente ripetuta, e cioè: che la musica o debba dilettare o debba commuovere: — il che parrebbe volesse dire: che non dovesse neppur far pensare, per cui porterebbe a questa tristissima conseguenza, e cioè: che basterebbe che la musica o facesse ballare o destasse impressioni fuggevoli... e chi s’è visto s’è visto! Esagerazione dannosissima, dottrina falsissima, la quale isterilisce lo indagare novità di sensazioni, di armonie e di melodie; — e tanto esagerata, da toccare l’estremo punto di quell’altra dottrina che vorrebbe far passare per musica o per melodia un continuo declamare armonizzato ad uso antico. No! — Noi vogliamo che i cuori, o meglio, i cervelli dei nostri giovani compositori s’ispirino alle sublimi rivelazioni di una parola, storica o rimata, feconda di pensieri, d’immagini, di nobili entusiasmi, di nobili, schietti, sentiti affetti: noi vogliamo che il giovane compositore senta e calcoli tutto il gruppo delle idee che una parola può suscitargli nell’animo caldo di vocazione artistica! Vi sono parole le quali, o nelle pagine della storia, o nei poemi immortali, o nella descrizione viva dell’umane passioni, comprendono tutto un commovimento sociale, tutta una epopea nazionale, e costano sangue umano, atti di valore, giogo e libertà, speranza, odio, vendetta, amore! Noi vogliamo che da questi segni rivelatori un atto, un fremito di sentimento naturale, l’artista tragga fuori l’armonia che in sè stessi contengono, e legati insieme, come li può legare chi sente l’amore per l’arte, dipinga cantando e quelle umane passioni e quei commovimenti sociali, e quegli eroismi e quegli odii, e quelle vendette e quegli amori, e quelle speranze e quella fede, e quella gioia e quei dolori! Ecco cosa intendiamo, quando vogliamo che si studi prima e bene il colore d’una parola! Ma allora come va che se noi in Italia sappiamo di avere tanta fama di stupenda manifestazione di genio melodrammatico, scaturente dalla esatta corrispondenza tra il colore della parola e la nota musicale, s’ha a frustare chi nel musicare il dramma si attiene molto alla parola stessa? Ma siamo giusti! e dirò anche, siamo coerenti! Si strepita che lo istrumentale deve essere un adiuvamento della parola cantata, che questo non deve sostituirla o soffocarla, che deve solo rinforzare o completare la espressione del sentimento melodico e della poesia... ma, e sfido allora!... che cosa ei resta se almeno non si salva il colore e il valore della parola rimata? Si dice: ma noi vogliamo melodia, melodia, ispirazione, ispirazione sempre, continua, di getto, commovente, limpida, chiara!... non vogliamo nè melopee filosofiche, nè imitazioni o declamazioni più o meno cantate in sostituzione del vero canto melodico, non vogliamo insomma tornare alla declamazione musicata del Gluck! E va bene!... o Signori, siamo d’accordo! Ma questa melodia, questa ispirazione di dove mai l’ha a scappar fuori se non dall’anima commossa dalla parola? E se questa parola la non mi si analizza, la non mi si studia in ogni sua pertinenza di colore, di suono, di ritmo, di valore psicologico, come volete voi fare che il talento musicale v’incastri dentro quella nota più appropriata, che unita alle altre formino una melodia e vi dipingano un sentimento? Per me se non vi fosse altra riprova che la seguente, basterebbe per persuadermi della verità di questo fatto, e cioè: immaginate che una delle menti le più elevate, le più immaginose, le più potenti dell’Alemagna, vi concepisca una leggenda, una di quelle stupende ideazioni fantastiche per le quali hanno un pezzettino di cervello fatto a posta i tedeschi! Ebbene: questo poeta che sente in sè vivissima l’immagine, direi quasi la realtà della cosa ideata, per renderla sensibile, cerca nella propria e ricchissima lingua tutte le parole le più opportune e le più belle che dipingano e rendano con il colore ed il suono del verso il suo pensiero. Questo vestire di linguaggio parlato la ideazione fantastica è già un inizio di strumentazione. Supponiamo che uno di noialtri italiani avesse a musicare quel pezzo, e ammettiamo che chi l’ha a istrumentare intenda il tedesco! Ma credete Voi, o Signori, che leggendo con il nostro suono italiano quelle parole adoperate dal poeta tedesco vi desterebbero per la stessa loro pronunzia quella sensazione di colore istrumentale che potrebbero destare in un maestro tedesco? Io penso che no. Rovesciate una tale supposizione; cioè, date pure a musicare una delle più belle e armoniose poesie italiane a un tedesco, e ditemi se proprio sareste sicuri che le tinte di strumentale adoperate dal maestro tedesco corrisponderebbero a quell’armonia di colore che già possiede in sé la parola italiana. Scrisse bene chi scrisse che forse un italiano non scriverebbe mai il Freischütz, né un tedesco la Norma... eppure io ammetto pienamente che l’italiano possa comprendere bene il Freischiitz, come il tedesco possa comprendere benissimo il libretto della Norma. Io in questo sono pienamente d’accordo con l’opinione dell’ottimo e valentissimo prof. Gandolfì, quando qui, in questo recinto, dimostrò dottamente, che come differenti sono le lingue parlate, differente sia il linguaggio musicale... e per me, oltre a tutte le altre ragioni di questo parallelismo tra linguaggio musicale e lingua parlata, prima ragione fondamentale, essenziale, si é il colore e l’armonia propria di ciascuna parola in sé stessa. Sento dire spesso: no: in questa composizione da chiesa non v’é il carattere religioso? Ma vi domando io: gli alunni che escono dagli Istituti musicali delle diverse scuole italiane di composizione sanno il latino? In generale no; e come volete allora pretendere che vestano di sentimento e di color religioso gli inni della chiesa, la passione del Cristo e tutti i più sublimi accenti della poesia ecclesiastica, quando non sapendo la lingua latina non possono sentire né il colore della parola, né il suono del verso! Eppure, miserando controsenso e frequentemente verificabile, é appunto quello di vedere alunni di fresco usciti dai collegi o dagli istituti... si, o Signori, o scrivere una Messa, o musicare un Inno ecclesiastico, o un Salmo! Spesso, come primo saggio di composizione ho veduto alunni musicare delle cantate, delle scene drammatiche di diverso genere, in alcune delle quali rimarca362 [p. 383 modifica]vansi (parlo senza allusioni personali), fiacchezza e slavatura di concetto e di verso, o a volte buoni versi e stile poetico, ma elevato tanto da ammettere che quel povero giovanotto fosse assai avanti, ma molto avanti, negli studi di letteratura classica per capire il senso di quei traslati, di quelle figure rettoriche adoperate in quelle composizioni letterarie! Ma, ditemi di grazia? come volete fare sul serio a sostenere che quel povero alunno trovi melodie originali, o ispirazioni in quei due generi di poesia propostagli a cimentare il suo ingegno nel primo passo nella difficile arte del comporre? Ditemelo Voi, che sapete proprio quanto sia difficile trovare un canto che nell’anima si senta, come deve fare a trovarlo un povero giovane che per lo più, digiuno di studi letterari, non ha sentito ancora in sè quel commovimento, quello splendore di luce intelletlettuale, quella passione che scende dalle parole del poeta, dello storico, insomma dalle opere di coloro i quali furono i più potenti commovitori del cuore umano? Mi direte: c’è l’estro! c’è lo spunto! Bella ragione! E perché appunto in quel giovane c’é fortunatamente l’attitudine favorevole, volete sciupargliela di primo acchito a fargli musicare parole o che non può intendere, o che non sa analizzare, o dalle quali non sa cavare di dentro la nota che vi può essere incastrata?! Eh via!... non ei facciamo velo all’intelletto: riconduciamo le cose ed i principi dell’arte ai loro veri e naturali fonti, e tra questo, per me potentissimo, lo studio, l’analisi della parola, la quale ha un colore, ha un’armonia che prepara naturalmente il passaggio all’armonia della parola cantata e quindi alla melodia. So bene che si canta il solito ritornello, e cioè: che in fin dei conti i più grandi ingegni melodici musicali non sono stati mai, salve rare eccezioni, letterati di vaglia! Intendiamoci! Con una istruzione scarsa e anco imperfetta, quando v’é la vocazione artistica si può sempre ammettere che la bellezza della parola e l’armonia dei versi e la passionata situazione d’un dramma le si possano intendere. Esempio calzante lo stesso Vincenzo Bellini, il quale benché né molto istruito, né molto profondo nelle cose letterarie (com’egli lo dimostra evidentemente nelle sue lettere), pure fu Colui che dié alla musica italiana le più belle e nuove melodie. Ma — v’é un ma! — Vincenzo Bellini, sentiva, studiava e ricercava ansiosamente, sempre, la bellezza della parola, l’armonia dei versi, tanto che a volte (com’Egli dice) non era contento neppure dello stesso Romani; e quando a Puteaux musicava il libretto dei Puritani, scrittogli da un altro poeta, soleva dire: cc Questo non è il mio poeta, questi non sono i miei versi.» Eppure se vi fu nel mondo artista che avesse potuto fare poco conto del libretto si era certamente Lui, sovranamente melodico e originalmente melodico; e intanto se vi fu genio (dico genio) che ad ogni momento dichiarasse aver bisogno della parola e del libretto, si fu Lui per il quale musica e libretto dovevano nascere insieme! Dunque, nel suono stesso della parola v’é un colore, v’é un’armonia, v’é una sorgente d’ispirazione o d’eccitazione melodica; dunque anche in questo fatto cosi semplice vi é una dimostrazione biologica o fisiopsichica di questo intimo rapporto tra colore e suono. Io non voglio più noiarvi, o Signori, e concludo: i.° Alcuni fatti insoliti di visione di colore contemporanea e corrispondente all’audizione di suoni diversi, in individui d’altra parte sani, ei pongono sulla via di ammettere nel substrato organico una relazione intima tra i centri di percezione auditiva e colorata. 2.0 Questo avvenimento ei dà diritto di studiarlo in rapporto all’arte musicale in quanto concerne gli effetti fisiopsichici dello istrumentale nel suo potere descrittivo. 3/ Molto probabilmente nello stato ordinario, fisiologico, per dato e fatto del diverso timbro e intensità dei suoni musicali avviene in noi una trasformazione di sensazione determinante un’associazione di sensazioni presentite (idea). 4-° Per la parola stessa parlata, o per la voce cantata, si hanno simili effetti; il che conduce- a studiare il fenomeno per le applicazioni all’arte musicale, in quanto é molto fondato credere che dallo stesso colore della parola parlata, si possano cavar fuori sensazioni preparative una successione di suoni costituenti una melodia. Io non credo di dovere per ora andar più oltre su questo argomento difficilissimo, e solo vi ringrazio, o Signori, della vostra benevola pazienza, pregandovi caldamente di raccomandare ai vostri alunni lo studio profondo, attento di questi fatti psichici, perché in verità quest’arte divina della musica é quella che deve collegare il mondo fisico con le supreme sfere dell’idealismo, al quale non si può giungere mai sublimi se non si parte dallo studio del vero, del bello che cade sotto i nostri sensi commossi nella contemplazione dell’armonia del creato. — Prof. A. Filippi. ★ Napoleone Corbella, il ben conosciuto fabbricante di ornamenti teatrali, ecc., ha traslocato in via Monforte 17. ★ Il nostro egregio collaboratore Corrado Ricci, ha pubblicato un breve ma interessante opuscolo, dal titolo: Per la storia del Teatro Comunale di Bologna. ir I concerti di beneficenza dati in Torino dal Corpo di musica Municipale hanno prodotto una somma netta di L. 1183 — destinata da quel Municipio a favore delle vittime del colera in Italia. La Direzione ed i professori addetti al Corpo di musica, nel partecipare il suddetto esito, esprimono la loro profonda riconoscenza per le infinite gentilezze di cui vennero fatti segno da quell’ili.™ signor sindaco conte Sambuy, dal signor conte E. ’Di Villanova, presidente della Commissione dei festeggiamenti, dai signori cav. Roggero e cav. Ferraris della Commissione operaia e dal signor cav. prof. Rossi, capo-musica Municipale e dai signori professori tutti del Corpo di musica Municipale stesso, non che alla stampa locale che fu loro larga di appoggio e di incoraggiamento. Nel negozio Ricordi in Galleria Vittorio Emanuele venne esposta per alcuni giorni la magnifica corona offerta in questa occasione al Corpo di musica Municipale dalla città di Torino. ★ Si è suicidato il pianista e compositore russo Giuseppe Rubinstein; non sappiamo se realmente sia parente del celebre Rubinstein, come fu annunciato. Il suicida aveva 3 5 anni e dicesi abbia così violentemente troncata la vita perchè non si era peranco procacciata quella fama a cui i suoi incessanti sforzi tendevano. Distinto pianista, ma compositore mediocre, lascia poco di sè. ★ Dice il Ménestrel: «Vedere una sacerdotessa di Tersicore, celebrare cor am populo «il cinquantesimo anniversario della sua carriera coreografica, è «un fatto abbastanza raro perchè venga notato.» E noi lo notiamo. La signorina Carolina Barthold, dell’Opera di Berlino, ha celebrato testé, in quel teatro, le sue «nozze d’oro» artistiche, davanti ad un pubblico entusiasta. Poi che siamo sui fenomeni, non avverrà quello delle «nozze di diamante?» ★ Dicesi che il colonnello Mapleson — l’ormai celebre. impresario americano — abbia scritturato, per la sua stagione d’America, la signorina Adorno, una cantante di bravura e stia contrattando con un tenore tedesco dal nome soave: si chiama Candidus. [p. 384 modifica]TORINO, 25 Settembre (ritardata). se le dise... in Francia. Ma, dubitiamo forte di un rimama e per uso e conitaliano. Probabilmente, i Precisamente sproposito. Standard, di dal Musical «Le opere di Wagner pare si facciano popolari in Italia. La quistione dell’unificazione del diapason, sollevata in Gerdiscussa nel Belgio, è all’ordine del giorno in Austria. Guarneri Flotow Marengo Donizetti Strauss Ponchielli Burgmein di Riccardo von all’Opera Reale Quon sultato. Canterà in che è uno giudizi, riportiamo 1. Marcia: Milano

2. Sinfonia dell’Opera Alessandro Stradella.. 3. Mazurka nel Ballo Excelsior

4. Duetto e finale secondo nell’Opera Poliuto.. 5. Polka: Vita cittadina

6. Preludio del Ballo Le Due Gemelle.... 7. Galop: Hop!

Il lato un’opera in tre atti dal titolo Irmela, su libretto Hartwig. Il lavoro venne mandato per ispezione di Berlino. ★ Le rappresentazioni «private» del Parsifal timi E ★ Il teatro Eslava di Madrid, riaperto il 13 settembre, ha infilato una sequela di farguelas prettamente nazionali. Tutto vi è di color locale, fino allo scrupolo. Fra le novità, sono segnalate: EI angel guardian, parole di Pina Dominguez, musica di Nieto; Rosa y Margarita, parole di Lastra, Ruesga e Rieto, musica di Hernandez; Los tiempos de la Nanita, musica di Rubio; Caramelo, parole di Burges, musica di Chueca; EI Bergantin Adelante, parole di Burges, musica di Nieto. Auguriamo successi luminosi. ★ A Finale di Modena verrà costruito un nuovo teatro a spese del Municipio. Il vecchio teatro fu trovato inservibile, non più adatto alle moderne esigenze, e, sopratutto, irriducibile secondo le prescrizioni vigenti contro gli incendi. ★ Il Ménestrel, di Parigi, pubblica un brano della nostra corrispondenza da Napoli, nella quale è descritta la spaventevole situazione creata ai musicisti napoletani dal terribile morbo. ★ Audace e saggia innovazione. Il signor Jahn, direttore deifi Opera Imperiale di Vienna, invita gli artisti della sua compagnia a rinunciare, per fi avvenire, alla claque, ed a vigilare la distribuzione dei biglietti di favore loro accordati. Il signor Jahn, così conclude: «Gli artisti debbono ricordarsi, che la loro forza risulta dall’approvazione del pubblico, non già dagli applausi di cui l’origine è conosciuta, e che spesso provocano delle proteste da parte degli spettatori.» Per incitamento del Ministero della pubblica istruzione, il Ministero della guerra ha intavolato trattative col Conservatorio di Vienna, allo scopo di adottare un diapason uniforme per tutti gl’istrumenti d’orchestra militari. Tale diapason sarebbe di poi introdotto in tutte le scuole di musica. ★ La Direzione di Belle Arti in Berlino ha deciso che l’illuminazione elettrica venga introdotta, nel prossimo anno, nei teatri sovvenzionati di quella città. ★ Il celebre violinista Wilhelm] aprirà quanto prima una scuola di violino nella sua proprietà di Biebrich, sul Reno. All’uopo egli ha fatto costruire un edificio ove i suoi allievi potranno avervi alloggio e vitto. Il fabbricato è stato condotto a termine — e si aprirà col i.° maggio prossimo. ★ L’opera di Saint-Saëns, Etienne Marcel, rappresentata a Lione nel 1879, verrà data all’Opera Popolare di Parigi, nei primi del corrente ottobre. ★ Il compositore Franz Raumann, di Berlino, ha completato stimo del Re di Baviera, quest’anno verranno date a Monaco, non già a Bayreuth, come fu erroneamente annunciato. Avranno luogo il 3, 5 e 7 del prossimo novembre. ★ Il Vascello Fantasma di Wagner, fu rappresentato il 7 del passato mese di settembre, al teatro Reale di Copenaghen, per la prima volta, e con libretto in danese. ★ La parte scelta dal tenore Mierswinski, per la sua prima comnel prossimo dicembre, è quella di parsa all’Opera di Berlino, Arnoldo nel Guglielmo Teli. giornali d’America diranno come avviene di molti loro ★ Quest’è curiosa e la Londra: Fenice di Venezia si aprirà col Vascello Fantasma — ed è probabile che il Lohengrin verrà dato all’Apollo di Roma.» Per ciò solo le opere di Wagner si fanno popolari fra noi?... Ne informi il verdetto del pubblico — anche alla rappresentazione del Riengi... e susseguente fuga di impresari!... ★ L’ex-basso Mivai, venne nominato professore di canto al Conservatorio di musica di Madrid. ★ La Libertad, di Barcellona (Spagna), così parla del nostro concittadino signor Emilio Porrini, professore al Conservatorio: «Non meno degno di attenzione è l’eccellente professore Emilio Porrini, al quale è affidata la classe di clarinetto. Nel breve spazio di otto mesi ei presentò un alunno nel giovine Pietro Iglesias, eseguendo l’8.° Motivo variato di Klosé. Il Porrini, allievo del Conservatorio di Milano e scolaro del celebre Cavallini, che studiò oltre il clarinetto, il pianoforte e la composizione, seppe trasmettere al suo discepolo, il tono, la modulazione e l’esecuzione che lo distingue.» ★ Domenica, 5 ottobre, alle ore 2 3/t, il Corpo di Musica Municipale eseguirà, ai Giardini Pubblici, i seguenti pezzi: Guglielmo Teli e la Divina Commedia — Dante e Rossini — Un trionfo al Regio — Esecuzioni ottime — 16.0 Concerto sinfonico all’Esposizione. A cronaca del teatro Regio e del Guglielmo Teli potrebbe riassumersi in una strofa sola d’inno entusiastico per tutto e per tutti. Orchestra, scenografo, Faccio, Moreschi, istruttore dei cori, Vicinelli, vestiarista, cori, artisti, tutti hanno fatto il dovere loro, e ei hanno dato uno spettacolo completo, perfetto quale da molti anni non si era avuto, e quale si augurerebbe a qualunque teatro di primissimo ordine. Non vi paia soverchiamente ottimista il giudizio. Mi trovo ad essere d’accordo col pubblico, colla stampa e persino colla non esigua falange dei soliti incontentabili. Non dirò nulla dell’opera. Dirla un monumento, un colosso... un capolavoro è troppo poco ed è usare frase di cui si abusa assai nelle cronache teatrali. Rossini sta a Dante come Guglielmo Teli sta alla Divina Commedia. In questo spartito gigantesco il grande genio italiano si manifestò in tutta la potenza enorme della creazione non solo ma della forma eziandio. Ivi è tutto: la sintesi e l’analisi; la passione e la forza, la dolcezza e il sentimento; il recitativo efficace e la melodia facile, spontanea, inspirata; ristrumentale largo, magistrale, gli assieme potentissimi, il fraseggio musicale classico, perfetto. Dinanzi al Guglielmo Teli bisogna convenire che è impossibile al genio creatore Più vasta orma stampar... 3^? Fu dell’opera degna veramente l’esecuzione. Non parlo di Faccio, che se fosse possibile il dirlo superò sè stesso. La sinfonia fu ed è ogni sera bissata fra un diluvio di grida ed applausi. Egli è là attento, vigile, inspirato, efficacissimo nella dirczióne delle masse corali, degli artisti collo sguardo, dell’orchestra colla magica bacchetta. Decisamente Faccio è proprio un mago! Gli artisti secondarono e secondano l’esecuzione orchestrale a meraviglia. Mierszwinski (Arnoldo) è uno dei tenori-fenomeni di che va perdendosi il tipo. Voce fortissima, facile, sonora: gesto appassionato corrispondente all’azione; mezze voci, sfumature anche se non perfettissime, belle però e corrette. Non è possibile dire come fu ed è applaudito. La Bellincioni (Matilde) è ottima esecutrice: dotata di voce fresca, modulata, facile nella agilità, ha preso di primo acchito un bel posto nelle simpatie di tutti. In Delfino Menotti (Guglielmo) tutto è a lodare, ed è a lodare sopratutto l’anima che pone nell’esecuzione della sua parte. Nell’atto terzo, nella grande scena drammatica, oso dire che non ha rivali. Uno dei migliori attori nostri drammatici non potrebbe rendere meglio la posizione straziante del padre, del patriota che si ribella imperterrito, soffre, supplica, piange, cade a ginocchio dinanzi al tiranno. Benissimo le due altre donne: la signorina Buti (Jemmy) e la signora Adele Fiorio Poli, una comprimaria che, come dice Valletta, vale qualche prima donna assoluta; benissimo l’Arimondi (Melchtkal-Farst) e bene pure il secondo tenore Paroli nella romanza del pescatore. Finalmente, ottimi i cori... In conclusione, ottutti. perchè non dirlo, se è la verità? && pubblico al Regio, se non è affollatissimo, è però sempre discretamente affole scelto; come fu scelto ed affollato pure al ió.° concerto sinfonico datosi oggi nel gran salone dell’Esposizione. Vi si eseguirono i seguenti pezzi: Beethoven — Sinfonia in Re (op. 36); Wagner — Marcia funebre di Siegfried nell’opera II Crepuscolo degli Dei; Saint-Saëns — Preludio dell’atto secondo dell’Henry Vili; Foroni — Duvet ture in Mi minore. Inutile dire che l’orchestra fu festeggiatissima come al solito: che a Faccio si fece una nuova ovazione: come una ovazione fu pure fatta dall’orchestra Torinese al Pedrotti presente al concerto. — C. 364 [p. 385 modifica]VERONA, 2"Ottobre. PISA, i Ottobre. La Fernanda di Ferruccio Ferrari al teatro Ristori. ° v’st0 Ugo Capetti girellare per le gallerie del popolare teatro; non at&ÌÌL3I tenterò dunque un «cenno critico» dell’opera, qual’è, e come fu data, e mi limiterò alla «cronaca» della serata lasciando l’alto compito del giudizio ad altro di me assai più competente. Del resto, questa Fernanda ha già ricevuto il battesimo in due teatri: a Lucca ed a Bologna, e quel che se n’è detto lo sapete meglio di me. Preme a me, invece, rilevare — con spassionato giudizio di orecchiante, e quale eco del pubblico che capisce — come F opera del giovane Ferrari meriti senza dubbio un teatro assai più adatto del Ristori. Il Ristori è, lo sapete, il teatro sans gêne per eccellenza, colla seconda galleria chiassosa, inquieta, esigente, e che, all’ora prefissa dall’avviso, se non vede alzarsi il sipario strepita con un unisono da bolgia dantesca. Il pubblico, accorso ieri sera, numeroso e promiscuo, non era punto tale da addimostrare partigianeria, o lasciarsi imporre da claque qualsiasi. Udì in perfetto silenzio il preludio, applaudì senza contrasti. Il primo atto, passa senza infamia e senza lode, ma al calar della tela il maestro Ferrari è chiamato due volte al proscenio. Gli artisti parevano sotto a quell’inevitabile trepidanza che di solito accompagna la prima di un’opera nuova — e così hanno continuato tutta la sera, venendo meno ne’ più belli e gustati pezzi dell’opera. Tuttavia hanno fatto del loro meglio, specie il baritono Emilio De Bernis (Barone Gusmano di Sandoval) e la signora Elisa Bassi (Fernanda); il tenore Papeschi (Don Rodrigo Gomes) così, così — ed il mezzo-soprano signora Francesca Barri (contessa Maria d’Alvarez) parecchio infelice — anche nella voluminosa maestà del suo portamento drammatico: essa andava dalle note di contralto a quelle di soprano e viceversa, senza colorire, senza accentuare, e con una disinvoltura molto discutibile. Il secondo atto, ha due bellissimi duetti, e sopratutto un finale (coro e quartetto) degno di un maestro finito: i duetti provocano chiamate all’autore, il finale è bissato con insistente richiesta, e a tela calata, altre due chiamate al Ferrari. Se c’è un difetto in questo finale, come in tutto il resto dell’opera, è il fragore degli ottoni che coprono addirittura le voci, e sciupano l’effetto di armonie veramente fine e spesso delicate. Il terzo atto, piace — da cima a fondo. — Nella romanza del baritono, al bel primo aprirsi dell’atto, detta bene dal De Bernis, che ha voce forte e piena, l’autore è chiamato con vero scoppio d’entusiasmo sulla scena. E così se ne va il breve ed ultimo atto, salutato alla fine da nuovi applausi al maestro. Una seconda audizione di quest’opera, son certo varrà a lasciare nel pubblico una impressione più nettamente disegnata; essa è di natura fine, e qua e là rivela scatti e pensieri e idee che fanno del giovane Ferrari sperare molto. Della messa in scena, va lode al signor Romiti, che ha fatto quel che si dice l’impossibile, sobbarcandosi a sacrifici non indifferenti; la scenografia dell’ultimo atto, specialmente, impressionò grandemente. Una cosa curiosa, per altro — e la noto per finire. L’azione del libretto, la si fa succedere in Ispagna nel secolo XVII — ed il baritono s’è vestito addirittura da Filippo II, con tanto di colletto, barba e cappello — caratteristici. — Giulio A. M. LIVORNO, 24 Settembre (ritardata). Penuria di spettacoli musicali — Progetti per l’avvenire. Concerto dell’Agenzia del Guitarrero. E da qualche tempo che, causa l’assoluta mancanza di spettacoli musicali sono stato costretto al silenzio. Per il prossimo ottobre erano annunciate opere semiserie al R. Teatro Goldoni; dovevasi cominciare con la Regina e Contadina del Sarria, ma sembra che questo progetto sia andato a monte. Ora si parla di dare in novembre il Guglielmo Teli; speriamo che tale notizia si avveri e speriamo ancora che i signori Accademici dei RR. Teatri Rossini e Avvalorati, che da qualche tempo dormono la grossa, si sveglino dal loro lungo letargo e ei ammanniscano buoni spettacoli. Caso contrario, domando io, a quale scopo possedere teatri? Giovedì sera, gentilmente invitato, assistei ad un concerto vocale e istrumentale che veniva dato dalla Società corale La Concordia, in unione all’Agenzia del giornale il Guitarrero, per inaugurare la loro nuova residenza. Le sale erano addobbate con molta eleganza, e moltissimi erano gli invitati, fra i quali notavansi non poche signore. La rappresentanza della Società e dell’Agenzia fece ogni sforzo perchè tutti restassero contenti, ed oltre alla buona musica non mancarono i rinfreschi serviti in gran copia. Aprì la serata il coro del Loren^ino dei Medici, benissimo eseguito dall’intero corpo corale che fu applauditissimo. Furono inoltre cantate romanze, duetti, e terzetti che sarebbe troppo lungo se volessi enumerarli. Solo dirò che le filarmoniche signore Bindi e Pozzi e gli egregi artisti signori Giovannetti e Camarlinghi furono applauditissimi. Anche al dilettante Castagnoli, al violinista Cianetti, al flautista Burello e al Rossi (viola) non mancarono gli applausi. Terminò il concerto il terzetto della Borgia cantato dalla signora Bindi e dai signori Giovannetti e Camarlinghi, e l’uditorio ne chiese con insistenza la replica. Diresse il concerto con molta avvedutezza il maestro Silvio Barbini, cui il gentile uditorio fece una bella ovazione. Era presente al concerto la signora Lopez-Matteini col suo consorte, che è presidente onorario della Società La Concordia. Come era naturale, fu pregata di cantare e la gentile signora accondiscese di buon grado alle insistenti preghiere e cantò una Romania del Denza e uno Stornello del Tosti, facendosi calorosasamente applaudire. — A. R. Accademia vocale, istrumentale e di declamazione a benefizio dei colerosi. 11^0 A sera di domenica, 28 settembre, ebbe luogo al R. Teatro Nuovo una.Olili grande accademia vocale, strumentale e di declamazione a beneficio dei colerosi in Italia, data dalla nuova Società del Buonumore, di cui è presidente il conte Alfredo Agostini Della Seta. Vi presero parte i seguenti artisti: signorina Corucci, comm. Ernesto Rossi, cav. prof. Giovacchino Bimboni, Gaetano Monti, Emilio Barbieri e Francesco Baldini, coll’intervento della Filarmonica degli Alfei diretta dal maestro Benvenuti. Tutti si prestarono gentilmente, come pure le case editrici Ricordi e Lucca per i pezzi di loro proprietà e la ditta Zanetti e Lani per i pianoforti. Dette principio la Filarmonica degli Alfei eseguendo una marcia militare del maestro Simi, che piacque molto. Quindi il prof. Bimboni suonò col bimbonifono una Fantasia originale, che venne molto applaudita, ed un’altra sull’opera Africana. Il bravo basso signor Gaetano Monti ebbe dai suoi concittadini una bella dimostrazione di simpatia e gli applausi e le chiamate che esso ebbe furono innumerevoli. Egli cantò colla sua ben nota valentia la romanza nell’opera di Verdi i Vespri e quella dell’Attila, di quest’ultima volevasi il bis, invece il Monti cantò l’aria deWErnani. Un altro bravo artista e parimenti nostro concittadino, è il baritono Emilio Barbieri; essendo arrivato la stessa mattina in Pisa e avendo saputo di questa serata, si mise subito a disposizione del Comitato. Egli cantò stupendamente la romanza della Dinorah, che fu costretto a replicare in mezzo agli applausi. Quindi i signori Monti e Barbieri si unirono per cantare il duetto nell’opera i Puritani, ed anche questo fu applauditissimo. La bella ed elegante signorina Corucci, allieva della brava artista signora Ronzi-Checchi, cantò con molto sentimento l’aria nell’Africana e dovè bissare quella del Ballo in maschera. Il signor Francesco Baldini, già studente in legge di questa Università, cantò con simpatica voce e bel metodo, lo Spirto gentil della Favorita e la Mia biondina; queste due romanze vennero replicate. Il comm. Rossi declamò il canto XXV dell’Inferno di Dante e le Ultime ore di Cristoforo Colombo. Al Rossi fu fatta una vera ovazione. Il teatro era pienissimo e l’incasso fu ragguardevole. Una parola di ringraziamento a tutti. — Arnaldo. PARIGI, 30 Settembre. La successione di V. Massé all’Istituto — I signori Delibes e Guiraud — I signori Joncières, Pessard, Salvayre, ecc. — Il monumento a V. Massé. ’ Istituto di Francia si compone di cinque accademie diverse e speciali: O Accademia francese, ove seggono i quaranta Immortali, nè mai uno di più; essa non ha soci stranier? come le altre; Accademia di scienze, d’iscrizioni e belle lettere; di scienze morali e politiche; e di belle arti. Quest’ultima è suddivisa in varie sezioni, e naturalmente una di queste sezioni è quella della musica. Il numero dei membri della sezione di musica è di sei; parlo dei nazionali. Vi sono inoltre soci corrispondenti o stranieri. I sei sono ridotti attualmente a cinque per la morte di V. Massé. Essi, come v’è noto, sono: Ambrogio Thomas, Carlo Gounod, Massenet, E. Reyer e Saint-Saèns. Ma, come nella Lucrezia Borgia, Non bastan cinque; avvi mestier del sesto. Chi sarà questo sesto? L’Accademia che ha il dritto di proporre i candidati, ha proposto ex aquo Léo Delibes e Guiraud. Il primo ha fatto rappresentare un numero maggiore di lavori scenici, tra operette, opere comiche e balli. I più noti sono: Jean de Nivelle e Lakmé, eseguiti all’Opéra-Comique; Coppella e Silvia (balli) all’Opéra. L’altro, Guiraud, ha al suo attivo due opere comiche, una intitolata Madama Turlupin, l’altra Piccolino, ed un ballo, il Fabbro di GretnaGreen; ma è un distinto professore d’armonia. Forse, troppo modesto; a Parigi la modestia è una virtù nociva a chi vuol conquistare onori o fortuna. Il 9 novembre prossimo sarà dichiarata aperta dalle cinque accademie, riunite in tornata generale, la successione di V. Massé. La decisione avrà luogo il 29 dello stesso mese. Altri candidati (non proposti dall’Accademia) brigheranno le palme dell’Istituto, ma è più che probabile che là scelta cadrà su d’uno dei due già nominati: Delibes e Guiraud. Non vi dirò i nomi dei candidati platonici, i quali annunziano la loro candidatura, meno perchè sperano essere eletti, che per prendere data, come suol dirsi, per le future elezioni. Ma rischiano d’aspettare qualche tempo, poiché se una novella vacanza avrà luogo (vale a dire se muore uno dei cinque, o piuttosto dei sei; e ciò sia lontano!) sarà eletto, più che probabilmente, quello dei due candidati attuali dell’Accademia delle belle arti che resterà di fuori nella prossima elezione di novembre. Il dì verrà — un po’ più presto, un po’ più tardi — che i signori Joncières, Pessard, ed altri ancora, i quali contenderanno con Delibes e Guiraud per la successione di V. Massé, sederanno anch’essi all’Istituto. Gli attuali accademici, sopratutto Thomas e Gounod, che sono i più anziani, non domandano loro che un po’ di pazienza. Li lascino vivere! Certamente è un grande onore di appartenere all’Istituto di Francia, di essere uno dei sei, d’avere le palme verdi ricamate sull’uniforme, di venire invitato di dritto a tutte le grandi solennità dello Stato, ecc., ecc., ma non bisogna credere che la qualità di membro dell’Istituto apra anche di dritto le porte dell’Opéra (benché essa s’intitoli un po’ troppo pomposamente Accademia di musica) a tutti coloro che ne sono possessori. L’esempio di Ernesto Reyer ne è la prova. Quando non era ancora membro dell’Istituto, fece rappresentare all’Opéra il suo Erostrato che ebbe solo due o tre rappresentazioni. Dopo che fu eletto, e sono già vari anni, membro del dotto areopago, non potè arrivare a farvi eseguire il suo Sigurd... quasi si temesse, all’Opéra, che questo Sigurd- non avesse ad ottenere che le due o tre rappresentazioni dell’Erostrato!... Anche V. Joncières, senza essere membro dell’Istituto, diè all’Opéra una Reine Berthe che, neppure essa, — 365 [p. 386 modifica]oltrepassò la terza rappresentazione! Vero è che egli ha fatto eseguire al teatro Lirico un Dlmitri che ebbe molto bel successo, e che vari anni prima vi aveva dato due altre opere in tre o quattro atti, Sardauapalo e l’Ultimo giorno di Pompei, oggi dimenticate. Salvayre, per portare un altro esempio, non è dell’Istituto, ed ha già scritto per l’Opéra la musica d’un ballo; vi farà eseguire il suo Conte d’Egmont nel prossimo inverno, dopo il Tabarin di Pessard, che neanche egli ha le palme degli accademici. In mancanza di novità teatrali ho creduto che non sarebbe del tutto senza interesse l’intrattenervi della successione di V. Massé. Intanto si pensa al monumento che dovrà elevarsi a Lorient all’autore di Galatea, di Paolo e Virginia, di Cleopatra, ecc. Un Comitato d’onore è stato riunito sotto la presidenza di Ambrogio Thomas. E la sottoscrizione è aperta. — A. A. R. Istituto Musicale di Firenze ACCADEMIA MUSICALE PROGRAMMA È aperto nel suddetto Istituto un Concorso di composizione, sopra il tema seguente: Exsurgat Deus, et dissipentur inimici eju’s, et fugiant qui oderunt eum afacie ejus. Sicut deficit fumus, deficiant; sicut fluii cera a face ignis, sicut pereant peccatores a facie- Dei. Et fusti epulentur et exsultent in cospectu Dei: et delectentur in lœtitia. (Versetti tratti dal Salmo LXVII). Corale a quattro parti per Soprano, Contralto, Tenore e Basso con basso continuo. Con le parole del 2.° versetto: Sicut deficit, ecc., sarà sviluppato un Canone finito a quattro parti alla 4? che non sia minore di 32 battute. È lasciata facoltà al concorrente di riprodurre il Corale sulle parole del 3.0 versetto: Et justi, ecc., purché ne sia variato dalla i.a proposta il basso continuo. La composizione sarà scritta nelle respettive chiavi. L’autore della composizione che conseguirà il premio, riscuoterà dalla cassa del R. Istituto la somma di L. 200. In questo Concorso dovrà osservarsi quanto è disposto negli articoli 125 e seguenti del Regolamento delli 11 agosto 1861, e quanto in questo Programma è stabilito: vale a dire i.° I soli scrittori italiani, o che abbiano fatto in Italia i loro studi, vi sono ammessi. 2.° Il giudizio del Concorso è affidato all’Accademia Musicale del R. Istituto, che giudicherà secondo le norme stabilite dagli articoli 124, 12$, 126 e 127 del Regolamento summentovato. 3.° Il resultato del Concorso sarà fatto noto per mezzo della stampa; il verbale concernente il giudizio sarà sempre ostensibile agli interessi presso la Segreteria dell’Istituto. 4.0 Le composizioni da presentarsi al Concorso dovranno essere scritte intelligibilmente in partitura e recapitate franche di ogni spesa alla Segreteria dell’Istituto effettivamente ed impreteribilmente prima delle ore 4 pomeridiane del dì 30 giugno 1885. La Segreteria ne rilascierà ricevuta a chi le presenti. 5.° Le composizioni presentate al Concorso non porteranno il nome dell’autore, ma saranno distinte con una epigrafe, ripetuta sulla soprascritta di un biglietto sigillato, dentro’ il quale saranno registrati il nome, il cognome, il luogo di nascita e quello di dimora del concorrente: nel biglietto dovrà pure indicarsi dove e con chi abbia fatto il concorrente i suoi studi di composizione. 6.° Soltanto i biglietti relativi alla composizione premiata o distinta sia con l’accessit, sia con menzione onorevole ai termini del seguente N. io, saranno aperti: gli altri, risoluto il Concorso, saranno restituiti sigillati, insieme alle relative composizioni, a chi riporterà la ricevuta di consegna di che nel precedente N. 4. Colui che in tal modo vorrà ritirare una composizione dovrà sulla ricevuta stessa notare l’avvenuta restituzione. 7.0 Fermo in ogni restante quanto è disposto nel numero precedente, le composizioni che fossero trasmesse direttamente alla Segreteria dell’Istituto con mezzo postale non saranno restituite, fuorché il richiedente constati di essere esso l’autore o uno speciale delegato dell’autore. 8.° Il R. Istituto noi! risponde della conservazione delle composizioni che dentro un mese dalla pubblicazione del risultato del Concorso non saranno ritirate: trascorso un anno dalla pubblicazione, non saranno ulteriormente ricevute domande di restituzione. 9.0 Il premio s’intenderà conseguito a titolo soltanto onorifico da quel concorrente che sia stato già due volte vittorioso nei precedenti Concorsi aperti dall’Accademia. Avvenendo un tal caso, il Collegio Accademico con nuova partitazione secondo il disposto dell’art. 125 e seguenti del suddetto Regolamento, deciderà se il premio effettivo debba aggiudicarsi ad altro dei concorrenti. io.0 L’Accademia terrà fuori del Concorso le composizioni nelle quali le condizioni del programma non fossero rigorosamente osservate, riservandosi per altro di rimeritarle con menzione onorevole quando le creda meritevoli di tal distinzione. II.0 Si rammenta che a forma del disposto dell’art. 129 del surrammentato Regolamento le composizioni premiate o distinte con l’accessit restano in proprietà del R. Istituto, ma soltanto per l’uso delle proprie scuole o concerti, rimanendone intero per ogni altro rispetto agli autori il diritto di proprietà; e che a forma del disposto dell’art. 128 dello stesso Regolamento, ai Concorsi di composizione del R. Istituto non possono prender parte coinè concorrenti i membri sia residenti, sia corrispondenti dell’Accademia Musicale che vi è annessa, cui di questi Concorsi è deferito il giudizio. Firenze, dal R. Istituto Musicale, li 18 settembre 1884. Visto; Il Presidente II Segretario. F. Torrigiani. E. C I a n c hi. Parigi. — Ci giunge la triste nuova della morte di Ferdinando Nicoli a soli 37 anni. Ne facciamo cenno non solo perchè era intelligente ed appassionato dilettante di musica, ma perchè proviamo il bisogno di pagare un doloroso tributo di affetto ad un amico perduto e la cui vita fu, ingiustamente, infelicissima. Ai funerali di Ferdinando Nicoli, intervenne la parte più eletta della colonia italiana. Vienna. — È morto un simpatico musicista nell’età di soli 52 anni. È il C. F. Couradin, antico direttore d’orchestra al Karl-Theater della capitale austriaca, e pel quale aveva scritto molte operette, notevolmente: Goliath (l’864) 1 Un giovane candidato (1866); Turandot (1866), ecc. Gli furono rese degne onoranze. BOLOGNA, 2 Ottobre. — Teatro Comunale. — Isora di Luigi Mancinelli ebbe successo grandissimo, meritato. Il pubblico, mantenendosi imparziale, applaudi trascinato dalle bellezze della musica, non da personali simpatie. Primo atto: molto applaudita la sortita di Isora, cantata divinamente dalla Ferni, i ballabili nuovi nella forma e di effetto; l’adagio concertato finale suscitò entusiasmo e venne fatto replicare. Nel secondo atto i pezzi acclamati furono la romanza del tenore (della quale pure volevasi la replica), la preghiera del soprano ed il duetto d’amore. Dopo uno stupendo finale, il maestro vivamente acclamato dovette presentarsi tre volte al proscenio cogli artisti. Tutto il terzo atto produsse grande sensazione per potenza e colorito e pel dramma efficace nelle situazioni nuovissime. Venne replicato il preludio. Grandi ovazioni alla fine dell’opera. La musica venne giudicata personale, spesso ispirata. L’esecuzione fu magnifica. La Ferni perfetta; Signoretti cantò.con moltissimo accento; Broggi stupendo nell’ultimo atto. Benissimo la Cortini e Visconti. POSTA DELLA GAZZETTA Signor L. Leonello — Ferrara. Sì. Quattro fra gli.abbonati che invieranno l’esatta spiegazione, estratti a sorte, avranno in dono un pèzzo di musica da scegliersi fra le Edizioni Ricordi, non eccedente il prezzo marcato di lordi Fr. 4 o netti Fr. 2. Nell’inviare la soluzione si deve in pari tempo indicare quale è il pezzo che sjdesidera in dono. SPIEGAZIONE DEL REBUS DEL N. 38: Ognuno comprende il dovere; pochi lo compiono Fu spiegato dai signori: V. Faccanoni, C. Perodi, E. Reviglio, V. Bianchi, F. Bianchi, dott. F. Chioffi. Estratti a sorte quattro nomi, riuscirono premiati i signori: E. Reviglio, F. Bianchi, C. Perodi, V. Faccanoni. Omesso della Sciarada del N. 37: T. Cesarano. Editore-Proprietario TITO DI GIO. RICORDI Oggioni Giuseppe, gerente. R- Stabilimento Ricordi, 366