Giambi ed epodi/Libro II/Alla morte di Giuseppe Mazzini

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XXIV.

ALLA MORTE DI GIUSEPPE MAZZINI


Quando — Egli è morto — dissero,
Io, che qui sola eterna
3Credo la morte, un fremito
Correr sentii l’interna
Vita ed al cuore assiderarmi un gel.
Immortal lui credeva. E gli occhi torbidi
7Volsi, chiedendo e dubitando, al ciel.

Ei che d’Italia a l’anime
Fu quel ch’a i corpi il sole,
Del quale udiva io parvolo
11Mirabili parole
Sí come d’un fatidico
Spirito tra il passato e l’avvenir,
Egli il cui nome appresermi
15Con quel d’Italia, ei non potea morir.

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Guardai. D’Italia stavano
Le ville i templi i fòri,
Da le sue torri a l’aure
19Splendeano i tre colori,
Fremeano i fiumi i popoli
Ed i pensier con onda alterna, il sol
Rideva a l’alpi al doppio mare a l’isole
23Come pur ieri.... Ed era morto ei sol.

Passato era de i secoli
Nel dí trasfigurante,
A i mondi onde riguardano
27Camillo e Gracco e Dante,
Grandi ombre con immobili
Occhi di stelle a le fluenti età,
E riposa Cristoforo
31Colombo e Galileo contempla e sta.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .


12 marzo 1872.