Guida della montagna pistoiese/Vegetazione dell’Appennino pistoiese. La Flora e le piante d’alto fusto

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Vegetazione dell’Appennino pistoiese. La Flora e le piante d’alto fusto

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Vegetazione dell’Appennino pistoiese. La Flora e le piante d’alto fusto
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VEGETAZIONE DELL’APPENNINO PISTOIESE.


La Flora e le piante d’alto fusto. — Le alpi o montagne pistoiesi sono così ricche di piante non comuni, che meritarono le dotte escursioni botaniche dello Scheuzero, del Vallisnieri, del Micheli, del Targioni, del Manetti, del Witman, del Piccioli, del Raddi, del Bubani, del Parlatore e di altri. A noi è grato di pubblicare il seguente lavoro speciale sulle piante d’alto fusto e sulla flora della montagna, favoritoci dal suo autore il ch. professor Pietro Savi.

«L’Appennino pistoiese, come qualunque altro tratto di questa lunga catena di monti, osservata la vegetazione che lo ricuopre, può considerarsi come diviso in tre regioni o zone, le quali succedendosi dal basso all’alto, sono limitate da linee più o meno orizzontali. Avuto riguardo alla pianta che, e per l’abbondanza, e per l’utilità in ciascheduna di esse primeggia, possono con ragione indicarsi col nome di Zona degli ulivi, Zona dei castagni, e Zona dei faggi.

La Zona degli ulivi si estende sulla pendice meridionale e occidentale, giungendo ad un’altezza intermedia fra i 406 e i 644 metri al di sopra del [p. 36 modifica] livello del mare. Essa è pur caratterizzata dalla vite che utilmente vi si coltiva: vi resistono gli agrumi purchè tenuti a spalliera e coperti nell’occasione dei rigorosissimi freddi. Le parti incolte di questa zona sono occupate da cerri e da querci; e vi scende ancora il castagno. Il ginestrone (Ulex europaeus Lin.), la ginestra da processioni, Spartium junceum, Lin., il Cistus salvifolius, Lin., il Cytisus triflorus, Herit. sono i frutici che la caratterizzano; essendole proprie ancora le seguenti piante erbacee: Anthemis Triumfetti, All. Crepis setosa, Hall. Caucalis grandiflora, Lin. Silene italica, Pers. Andryala sinuata, Lin. Cynoglossum pictum, Ait. Crepis foetida, Lin., mentre che vi si trovano ancora (per quanto possano ascendere nella limitrofa zona dei castagni) le seguenti: — Calluna vulgaris, Salisb. Genista germanica, Lin. Campanula Trachelium, Lin. Hypericum dubium, Leers. Jasione montana, Lin. Linaria pelisseriana, Mill. Verbascum nigrum, Lin. Valerianella dentata, Poll. Verbascum floccosum, W. et K. Erica scoparia, Lin. Lathyrus sylvestris, Lin. Erythraea Centaurium. Pers. Orobus tuberosus, Lin. — Vedesi adunque che questa vegetazione altro non è che una continuazione di quella, la quale occupa il fondo delle ampie valli, ove risiedono le più ubertose coltivazioni della Toscana.

La Zona dei castagni, che ascende sino ad una altezza fra gli 812 e gli 870 metri sopra il livello del mare, si svolge per la maggiore estensione del vero Appennino. In essa si accolgono, a preferenza [p. 37 modifica] della superiore, le abitazioni e le coltivazioni.

La sua maggiore elevazione, l’ombra che le folte fronde degli alberi vi proiettano, le copiose sorgenti di fresca e pura acqua che vi scaturiscono o che l’attraversano, vi mantengono una freschezza favorevole allo sviluppo di non poche piante che la caratterizzano; tali sono le seguenti. — Helleborus foetidus, Lin. Ranunculus lanuginosus, Lin. Anemone Hepatica, Lin. Geranium pyrenaicum, Lin. Geranium pusillum, Lin. Thlaspi arvense, Lin. Corydalis ochroleuca, Koch. Astragalas purpureus, Lamk. Cytisus nigricans, Lin. Chrysosplenium alternifolium, Lin. Saxifraga rutundifolia, Lin. Saxifraga cuneifolia, Lin. Saxifraga lingulata, Bell. Carlina acaulis, Lin. Hieracium murorum, Lin. Carum Bulbocastanum, Koch, (Pian dei termini). Peucedanum Chabraei, Rich. (Pupiglio). Tommasinia verticillaris, Bert. (Casotti di Cutigliano). Physospermum aquilegifolium, Koch. (Pupiglio). Cornus Mascula, Lin. (Macereti). Verbascum floccosum, Waldst et Kit. Verbascum nigrum, Lin. Verbascum montanum, Schrad. Gentiana ciliata, Lin. (Salita dell’Oppio). Gentiana asclepiadea, Lin. (Cartiera della Lima). Phyteuma Michelii, Bert. (Macereti). Digitalis lutea, Lin. Melampyrum cristatum, Lin. Orobanche Rapum. Thuill. Salvia glutinosa, Lin. Calamintha Acinos, Clairv. Plantago media, Lin. Populus tremula, Lin. Asarum europaeum, Lin. Leucojum vernum, Lin. Koeleria cristata, Pers.; ed oltre ad esse, frequentemente si trovano le appresso notate, le quali bensì possono [p. 38 modifica] scendere ancora nella zona inferiore: — Helleborus viridis, Lin. Lepidium campestre, R. Br. Dianthus Seguierii, Vill. Dianthus prolifer, Lin. Hypericum montanum, Lin. Sedum album, Lin. Hieracium florentinum. Willd. Sonchus arvensis, Lin. Scabiosa columbaria, Lin. Dorycnium erbaceum, Vil. Orobus tuberosus, Lin. Sarothamus vulgaris, Winm. Ononis Natrix, Lamk. Trifolium scabrum, Lin. Rosa arvensis, Huds. Potentilla Tormentilla, Sibth. Bryonia dioica, Jacq. (Cavinana). Illecebrum verticillatum, Lin. (Lari). Scleranthus annuus, Lin. Sedum maximum, Suter. (Cutigliano). Sedum cepaea, Lin. Sedum acre, Lin. Sedum sexangulare, Lin. Galium vernum, Scop. Salvia pratensis, Lin. Orchis Mascula, Lin. Orchis maculata, Lin. Crocus vernus, Allion. Iris pumila, Lin. Galanthus nivalis, Lin. Colchicum autumnale, Lin. Lurula pedemontana, Boiss. Sesleria coerulea, Ard. Avena flavescens, Lin. Danthonia provincialis, H. Melica uniflora, Retz. Poa compressa, Lin. Juncus conglomeratus, Lin. Juncus effusus, Lin. Le summentovate piante s’incontrano nella zona dei castagni ovunque l’ossatura dell’Appennino è macigno; nelle località poi ove a questo si sostituisce il calcareo, come a Lucchio, Giumeglio, e lungo il corso della Lima, dalla Tana dei Termini in giù, compariscono ancora le seguenti specie: — Moehringia muscosa, Lin. Mespilus amelanchier, Lin. Ferula Ferulago, Lin. Galium purpureum, Lin. Lithospermum graminifolium, Viv. Satureja montana, Lin. Erica multiflora, Lin. Asplenium septentrionale, Swprtz. [p. 39 modifica]

Alla regione dei castagni succede immediatamente la Zona dei faggi e degli abeti; la qual regione così vien da me chiamata, non già perchè sia tutta occupata da quest’albero, ma perchè esso è quello che vi domina, e che meglio di qualunque altro ovunque ivi potrebbe venire. Questa regione giunge fino alle più elevate vette dell’Appennino, fra le quali primeggia quella del Corno alle scale, alta sopra il livello del mare metri 1937,667, cui succede l’altra delle Tre Potenze, ed infine quella del Cupolino del lago, per non mentovare le minori.

Sul limite inferiore di questa regione dei faggi che durante l’inverno è quasi per totalità coperta di neve, trovansi le più elevate case, abitate da famiglie coloniche, povere d’ordinario per la scarsità dei raccolti che la rigidità della stagione rende sempre incompleti. Estesissimi vi sono i pascoli, a luogo a luogo interrotti da lunghe e profonde frane di quell’alto materasso terroso che suol rivestire le pendici tutte, e segnatamente le superiori dell’Appennino pistoiese; frequenti vi sono le faggete; che nei luoghi più prossimi all’abitato sono tenute a macchia cedua, mentre che restano intatte nelle valli recondite o di difficile accesso; ove per l’invecchiare ed il crescere giganti degli alberi, si formano quelle magnifiche ed imponenti boscaglie, che con la maestà e severa bellezza del loro aspetto, sono oggetto di continua ammirazione per il visitatore di quelle silenziose ed alpestri regioni.

Meglio caratterizzata ancora di quella delle [p. 40 modifica] inferiori è la vegetazione di quella zona, noverando una quantità di specie ad essa esclusive, infinitamente più grande di quella propria alle altre; perchè sia che questa vegetazione spetti alle praterie, o alle boscaglie, o ai dirupi, sempre essa per la maggior parte componesi di piante che al di fuori di questa zona non s’incontrano.

Di fatto il crinale dell’Appennino che in questa regione si comprende, e cui si dà il nome di Alpe, insieme con le più elevate pendici è ricoperto da un tappeto di erbe, composto principalmente del Nardus stricta, Lin., cui s’aggiungono la Luzula nivea, DC., la Festuca duriuscula, Lin., il Phleum Alpinum, Lin., la Poa alpina, Lin., la Carex leporina, Lin., l’Alchemilla alpina, Lin. e la Vulgaris, l’Agrostis alpina, Scop., il Vaccinium Myrtillus, Lin.1, il Vitis idea, Lin. e l’Uliginosum, Lin., formanti [p. 41 modifica] tutti con la loro riunione un manto di verzura più o meno vivace, entro cui è infeltrata gran quantità di Lichene islandico (Cetraria islandica, Achar), e su del quale risaltano i fiori blù e celesti della Gentiana verna, Lin., Acaulis, Lin. e Utriculosa, Lin., i gialli della Potentilla aurea, Lin., Viola calcarata, Lin., Ranunculus montanus, Wild., Geum montanum, Lin., i bianchi dell’Anemone millefoliata, Bert., i carnei dell’Homogyne alpina, Cass., del Polygonum Bistorta, Lin., i rossi del Dianthus deltoides, Lin.; e laddove i prati sono solcati da serpeggianti e limpidi rivi di neve liquefatta, ivi si affollano le fiorite piante della Cardamine asarifolia, Lin., dell’Epilobium origanifolium, Lamk., della Caltha palustris, Lin. e della Soldanella alpina, Lin.; essendo i luoghi più sassosi di queste praterie occupati dal Carduus defloratus, Lin., dal Cirsium Bertolonii, Spreng., dall’Imperatoria Ostruthium, Lin., dalla Bartramia calcarea, Bruch. et Schiap. e dal Phyteuma hemiephaericum, Lin., non che dalle seguenti; le quali non così spesso, ma pur nemmeno raramente trovansi in questa stazione: — Pedicularis tuberosa, Lin. Bellidiastrum Michelii, Cass. Solidago Virga aurea, Cass., Var pumila. Gnaphalium dioicum, Lin. Crepis aurea, Cass. Hieracium Auricula, Lin. Phyteuma orbiculare, Lin. Orchis ustulata, Lin. Gymnadenia albida, Rich.

Nelle boscaglie di questa zona domina quasi esclusivamente il faggio, che annosissimo arriva, come già si è detto, ad enormi dimensioni, accennando [p. 42 modifica] la decrepitezza sua, o dei suoi rami inferiori, con le pendenti chiome dell’Usnea barbata, Hoffm., della Borrera furfuracea, Ach., e con i turgidi e voluminosi funghi da esca (Boletus igniarius, Lin.) che rendono bernoccoluto il tronco per l’innanzi liscio ed intatto.

Rarissime si mescolano ai faggi le betule (Betula alba, Lin.) e i pini (Pinus sylvestris, Mill.) Più frequenti vi appariscono gli ontani (Alnus incana, DC.), i sorbi selvatici (Sorbus Aucuparia, Lin.), l’Acero fico (Acer pseudoplatanus, Lin.) e gli abeti (Pinus Picea, Lin.) che pure a questa zona appartengono, e che quando compariscono, formano, al pari del faggio, foreste estese e di essi unicamente composte.


Note

  1. «Il mirtillo (Vaccinium Myrtillus) nasce spontaneo nell’Appennino; e se fra i castagni e i faggi non vi fosse la cultura de’ cereali, esso occuperebbe certamente questa zona, col tenersi per altro sempre più vicino ai secondi che ai primi. Preferisce i terreni magri in cui predomina la sabbia silicea, ed esposti al nord. È pianta perenne di un colore verde cupo: fiorisce in primavera e dà per frutto alcune bacche vinate, dette Piuri o Baggioli. Se n’è fatto nel 1853 e 54 vari barili di vino in montagna.» — Così l’agronomo Michelangiolo Petrucci del Melo.