Guida di Castiglione dei Pepoli/III
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III.
Etnografia.
La popolazione è avida d’imparare: l’istruzione si va sempre più estendendo e con questa le cognizioni intese a migliorare i sistemi dell’agricoltura, della boschicoltura e della pastorizia.
Il linguaggio, che parlano le persone un po’ colte s’avvicina al puro toscano, o meglio al nazionale. Ma siamo in paese di confine, dove il nero non ancora è nero, e il bianco muore. Qui si comincia a sentire il dialetto aspro, ma vigoroso, così ricco di consonanti degli Emiliani e dei Romagnoli in ispecie. Taluni vogliono che in molti dei vocaboli e più nella pronunzia, vi sia del Celtico, e ciò può esser, benissimo, conforme al vero. In una regione ove s’incontrarono e si fusero svariati elementi etnici, bisogna in realtà distinguere il vocabolario dalla fonetica; le parole dalle abitudini pronunciative e dal timbro dei suoni vocali[1].
Tutti però, o quasi del Comune, per le frequenti comunicazioni colla Toscana, ne conoscono abbastanza le forme del parlare e sanno farsi bene intendere, il che avviene in tutti i luoghi, ove i linguaggi e i dialetti s’incrociano.
Bella e robusta gente, questi montanini — anime salde in salde membra — semplici e schietti i costumi, come le foggie di vestire delle gagliarde e formose abitatrici di questi luoghi alpestri[2].
Aman la fede dei padri ardentemente; il loro luogo natio; la patria italiana: costanti nei loro sentimenti, nei loro propositi, come gli scogli che fiancheggiano il Setta e il Brasimone sonanti; ospitali, cortesi, degni figli d’Emilia. Sono aspri anzichenò, come i loro monti, nel primo incontro. Il profumo della mammola silvestre, quando l’abbiamo conosciuto, si apprezza e si ama.
La statura non è generalmente troppo alta[3], come avviene in quasi tutti gli abitanti dei nostri appennini[4], ma abbiamo, in compenso, la vigoria, l’abitudine di sfidare molti pericoli, la resistenza alle fatiche, la sobrietà, che fanno di questa gente, operai instancabili e forti soldati.
Alla salute pubblica, che in generale è ottima, altre alle condizioni delle acque potabili, che sono eccellenti; all’aria, che è purissima, giova anche la lindezza della persona, lindezza, che è, qui, convenientemente curata. Se vogliamo farci un’idea del come abbia a cuore la decente pulizia una popolazione, basta visitare le scuole e qui — riguardo a questo — possiamo rimaner sodisfatti. Saranno poveri e rozzi i vestiti, anche rappezzati, ma netti: abbronzate le faccie dal sole, ma non mostranti la mancanza dell’opportuno lavacro. Qui non vi ha inimicizia personale coll’acqua pura. E ciò è cosa ottima, perchè la nettezza personale è un gran coefficiente per l’igiene e per la civiltà.
Note
- ↑ Mussafia Prof. Leopoldo. Dacherlung der Roma gnolischen musidart. Vienna, Archivio glottologico, 1876.
- ↑
A cui si puro e schietto
Aere ondeggiar fa il petto.
Parini, la salubrità dell’aria. Ode. - ↑ Anche di quanto riguarda gli abitanti delle Alpi e degli Appennini, parla, egregiamente, il Prof. Giovanni Marinelli nella sua — Terra — lavoro poderosissimo, compiuto da lui, colla cooperazione di altri grandi, tra i quali cito a titolo d’onore, Antonio Stoppani. Per l’opera di Marinelli, l’Italia non può invidiare alla Francia Eliseo Reclus.
Giovanni Marinelli nato a Udine ai 23 Febbraio 1846, si spense per morbo inesorato, in Firenze, il 13 Maggio 1900. Qual perdita irreparabile per le discipline geografiche! - ↑ La provincia Lucchese ha stature elevatissime.