Guida di Castiglione dei Pepoli/IV

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IV — L’Emigrazione

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III V

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IV.

L’Emigrazione.

Non è certamente questa, in generale, una popolazione molto ricca. L’industria vi è ben meschina, sebben che, dopo l’apertura della strada interprovinciale, vi si noti un vero risveglio. I piccoli possidenti son numerosi, e questo è generalmente indizio di una minore disagiatezza1. Ma... la raccolta delle castagne, le cui piante si levano maestose, fino alla zona del faggio, quasi agli 800 m. e forniscono il mezzo alimentare maggiore della popolazione, per una serie non breve di anni è stata scarsa. Anche il castagno, che pure è così gagliardo, è insidiato da mille nemici: l’oidium, la peronospera, la melolontha volgaris (maggiolino) ne danneggian le foglie, polmoni della pianta, il tronco ed i teneri frutti. Anche le altre derrate per vario volger di tempo non sono state abbondanti.

La popolazione è esuberante rispetto alla rendita del suolo, e per questa e per le anzidette cause, ne consegue la necessità dell’emigrazione periodica. Una buona parte degli uomini validi abbandona la [p. 21 modifica]famiglia caramente diletta, per recarsi nella maremma toscana, o in quella romana, o in Sardegna e vi si trattiene sei, sette, fino alcuni, otto mesi e più.

Poveretti! Abbandonano l’alpestre casupola, onde guadagnare un tozzo di pane per i genitori, per la moglie, pei teneri figli! talora, anzi spesso, non ritornano ai monti nativi, o se vi ritornano, vi rimangono, molte volte per poco, a respirarne le aure vitali, emaciati, terrei, cachettici, come dicono i medici; gli occhi febbricitanti. L’infezione malarica apre loro, non equa, anticipata sepoltura, su cui debbon piangere, vittime anch’essi i superstiti2.

Non possono, a questo proposito, non ricordarsi i bei versi di Bartolomeo Sestini, l’improvvisatore pistoiese, nella Pia dei Tolomei: fanno piangere!3.

Il maremmano — così chiamasi comunemente [p. 22 modifica]colui che si recò nelle maremme, o in altri luoghi malsani, per lavoro,

«Ritorna ai monti e colla famigliola
» Spera il frutto goder di sua fatica,
» Ma gonfio e smorto, dall’asciutta gola,
» Mentre esala l’accolta aria nemica,
» Muore, e piange la moglie sbigottita
» Sul pan ch’è prezzo di sì cara vita».

Da alcun tempo, l’emigrazione si spinge anche più lontano: ha per mèta, la Svizzera, la Grecia; non pochi preferiscono la Germania, ove trovano lavoro rimunerativo, accoglienza, quasi sempre, ospitale, e dove raramente corrono il rischio delle febbri malariche. Taluni affrontano anche i viaggi oceanici per le due Americhe, ma, non sono che un piccolissimo manipolo. L’emigrazione poi riman temporanea: non prende quasi mai l’aspetto di permanente o definitiva.

Sventuratamente, gli emigranti per le maremme tornano di là, riunti di borsa, smunti di salute, e talora4 intaccati dai vizi, che lassù, in quei luoghi lontani dai serbatoi della corruttela, ti dànno nell’occhio, tanto più, quanto meno te lo aspetti; come la virtù nelle città grandi.

Certamente l’emigrazione diminuirà senza danno, anzi con vantaggio di queste genti, quando esse [p. 23 modifica]potranno e sapranno coll’aiuto di saggi cooperatori, ripopolare, pienamente le vette e i fianchi dei monti di gagliarde foreste; migliorare i sistemi di cultura e di metodi d’allevamento del bestiame. Questo è già iniziato, ed è a sperare che si continui su tal via.

E di quanto sarà avvantaggiata la condizione di queste popolazioni, se potranno in buon modo usufruire della ricchezza immensa di forza, che si può ritrarre dalle onde cadenti spumeggiando, dai loro dirupi, per le gole e per le valli! Si potranno animare opifìci, ove, senza bisogno di carbon fossile, tributo pagato allo straniero, si lavorino le materie prime, di cui l’Italia è pur ricca, ed anche quelle, che possan farsi venire, a modico prezzo, dall’estero.

Tal questione, però è intimamente connessa colla viabilità e colla facilità delle comunicazioni. Così possa e presto tradursi in atto lo splendido disegno della ferrovia direttissima tra Firenze e Bologna. Oltrechè alla patria comune, ne deriverebbero grandissimi vantaggi alle vallate del Bisenzio, del Sètta e del Brasimone5.

Che cosa poi non possiamo aspettarci dai progressi dell’Elettrotecnica, quando per essi possano usufruirsi le forze dei corsi fluviali? [p. 24 modifica]

A Galvani ritrovatore, a Volta, il primo applicatore dell’elettricità, ai continuatori di lui, fino a Pacinotti, all’ingiustamente dimenticato Caselli, a Edison, al venerando Fiorini, al maraviglioso Marconi, a coloro che viemeglio la faranno progredire, il monumento più solenne saranno i benefici recati all’Umanità.

Note

  1. O beato colui, che in pace vive
    Dei propri campi suoi proprio cultore.
                                  Alamanni. La Coltivazione.

  2. Nec pietas moram — Rugis et instanti senectae Afferet, indomitaeque morti. — Orazio, Libro II. Ode 14.
  3. Bartolomeo Sestini nacque a S. Mato presso Pistoia, il dì 14 Ottobre del 1792; morì a Parigi l’11 Novembre del 1825. Ingegno prontissimo e fecondo, attinse dal cuore le sue migliori armonie. Si può dire di lui quello che la celebre Giannina Milli, da Teramo, cantava di se stessa.

    Non vo’ che il poco giovanile ingegno
    Di studiate bellezze i carmi vesta;
    Il cuor favella, la mia musa è questa.

    Troppo presto il Sestini fu rapito alle lettere ed alla patria! Avea studiato nel Seminario di Pistoia, che godea già bella fama e che, non molto appresso, dovea essere illustrato da Giuseppe Silvestri, — l’Amico della studiosa gioventù — e dalla sua scuola gloriosa.

  4. Giuseppe Giusti. Un viaggio ne’ monti pistoiesi. Lettera a N. N. — Il Giusti invece di talora, dice — spesso, e questo, mi par troppo.
  5. L’ing. Giovanni Ciardi, di compianta memoria, Deputato al Parlamento per più legislature, uomo di vasto ingegno e di cuore ancora più grande, propugnò, con esito però infelice, una linea ferroviaria che congiungesse Firenze con Bologna per le valli del Sètta e del Bisenzio. L’idea non fu abbandonata, e più che mai risorse quando per l’insufficenza della ferrovia Porrettana, per ragioni commerciali, tecniche, militari si trattò d’una direttiva Roma, Bologna. L’ing. Protche, competentissima persona, presentò al pubblico un suo progetto, che fu caldeggiato da moltissimi, tra i quali ricordo tra i più valenti l’Abati, Pratese e Capitano di Stato Maggiore. Quanto vantaggio alla patria comune, ma più specialmente alle valli bagnate dal Bisenzio e dal Sètta, ove questo progetto, venga posto in esecuzione!... Molte conferenze sono state tenute, e molti opuscoli e studi pubblicati in proposito...