I medaglisti a Mantova: Pier Jacopo Alari-Bonacolsi detto l’Antico

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Umberto Rossi

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I medaglisti a Mantova: Pier Jacopo Alari-Bonacolsi detto l’Antico Intestazione 25 novembre 2011 75% Numismatica

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I MEDAGLISTI DEL RINASCIMENTO

ALLA CORTE DI MANTOVA

II.


PIER JACOPO ALARI-BONACOLSI

detto l'Antico.


I.


Fra i molti artisti che fiorirono in Mantova sul cadere del secolo XV, gli scultori furono fino a questi ultimi tempi poco studiati: ciò forse dipende dal non esservene stato alcuno che si sia levato a grande altezza, e fors’anche la gloriosa figura di Andrea Mantegna che tiene il campo fino ai primi anni del cinquecento, distrasse l’attenzione degli studiosi da questi artefici, che, a giudicarne dai pochi lavori che ci rimangono, non occupano certo l’ultimo posto fra quanti in tutta Italia resero splendido il periodo del rinascimento.

Uno di questi fu Pier Jacopo Alari-Bonacolsi, detto l’Antico; rammentato per la prima volta dal Gaye, che ne pubblicò una lettera, 1 fu poi menzionato [p. 162 modifica]ancora dal conte d’Arco2 e ultimamente dall’Armand3 e dal Molinier,4 ma le notizie che questi autori ne danno si riducono a così poco che non credo inutile pubblicare quanto mi venne dato di trovare nell’Archivio Gonzaga di Mantova e nell’Archivio di Stato di Parma.

Pier Jacopo nacque da Antonio Alari, probabilmente in Mantova, dove suo padre aveva casa e dimora; ci è ignoto l’anno preciso della sua nascita, ma si può congetturare che egli abbia veduto la luce verso il 1460, o poco dopo, perchè nel 1480 lo troviamo a lavorare alle medaglie di Gian Francesco Gonzaga e Antonia del Balzo e nel 1499 era già ammogliato e con parecchi figli, tutti però di giovane età.5 Dove apprendesse i rudimenti dell’arte in cui doveva poi riuscire così eccellente, non si può dire con sicurezza: ma siccome nelle sue medaglie si fa molto sentire l’influenza della scuola mantegnesca, bisogna credere che abbia cominciato a Mantova, e probabilmente [p. 163 modifica]presso un orefice. Infatti i suoi primi lavori sono medaglie, vasi d’argento, cinture ed altri simili oggetti minuti d’oreficeria; ed anche più tardi, quando era all’apogeo della fama e la marchesa di Mantova ricorreva a lui, quale intelligente conoscitore d’antichità e critico di buon gusto, egli non isdegnava occuparsi ancora in lavori d’oro per compiacere alla sua gentile protettrice.

Le medaglie di Gian Francesco Gonzaga, signore di Bozzolo e di Antonia del Balzo, sua moglie, sono le prime cose che di lui conosciamo. Secondo l’Armand, esse furono eseguite poco dopo le nozze del Gonzaga (1479) e quindi nel 1480 circa. Descriverò più oltre questi bei prodotti dell’arte mantovana nel rinascimento, i soli che possano attribuirsi con sicurezza al nostro maestro; qui tuttavia non tralascierò di accennare come fin d’allora esse venissero conosciute ed apprezzate, perchè il rovescio di una di esse venne riprodotto in uno dei bassorilievi della porta Stanga di Cremona, ora al Louvre. Contemporaneamente alle medaglie sono forse state eseguite le due placchette che il Molinier attribuisce all’Antico,6 delle quali una è la riproduzione fedele, meno la leggenda, del citato rovescio, l’altra rappresenta un trionfatore in quadriga, colla leggenda do: he: fides: qvam: fecit.

Disgraziatamente su questi lavori noi non abbiamo alcun documento che valga a fissarne la data: furono forse essi che aprirono al nostro artefice la via al favore dei principi di Bozzolo, al servigio dei quali rimase quasi sempre finché ebbe vita; fors’anche fu raccomandato a Gian Francesco dal fratello Federico, [p. 164 modifica]marchese di Mantova, il quale aveva donato all’Antico un banco nella beccheria grande, probabilmente in compenso di lavori eseguiti. La prima notizia che di lui ho trovato sta in una lettera che Antonia del Balzo così scriveva da Bozzolo al marchese Francesco Gonzaga:

“Ill.me et ex.me D.ne nepos et dne. hon. — Per lo Antixi mio famiglio mando ala Ex. V. uno cinto a presentargli, pregando quella me perdoni se fin hora ho tardato mandarlo ala predicta, la qual prego che de quanto esso Antixi per parte mia gli exponerà, la Ex. V. dagi fede quanto se io personalmente gli parlassi sopra questo facto, et a la sua bona gratia continue me rioomando.

Datum Bozuli, 16 augusti 14S7.”

“Antonia de Bautio
“de Gonzaga marchionissa
“Rotingique comitissa” 7.

Più avanti, nel 1490, l’Antico era qualificato scultore dalla stessa Antonia del Balzo, che interveniva presso il marchese Francesco a favore di Francesco Alari e gli scriveva in questi termini:

“Ill.mo S.r mio. — Essendo familiare de lo lllu. S. nostro Consorte Francesco, fratello de lo Antiquo et suo scultore, et per essere stato infermo già tre anni se n’è stato a Mantua a casa de Antonio de Halari suo padre per resanarse. Hora pare che dicto Francesco habia havuto certa differentia cum uno suo vicino, et venendo a parole, minacciandogli de baterlo esso Francesco gli ruppe la testa. [p. 165 modifica]Dove gli è stato dato la denunctia et sera condennato, non havendo la gratia de V. Ex.tis Non posso fare, per esser pure stato servitore de casa et è insieme cum l’Antiquo suo fratello, che non lo raccomandi ala predicta, supplicandola non consenta per amor mio che dali offtiali sia punito, anci che a me la facia questa gratia et comitta che non sia molestato, come sono etiam li nostri altri familiari. Di che ne remarrò obligata a V. Ex.tis a la cui gratia me raccomando. Bozuli, xxx Julij 1490.

Ill.me D. V.

“Antonia de Bautio
de Gonzaga Marchio.
Botingique Co....8”.

Il marchese, che si trovava a Marcarla, concesse la grazia richiesta, ma così non la intese il podestà di Mantova, che tornò a procedere contro il Francesco Alari, motivando per tal modo nuove proteste dell’Antico e della sua protettrice. Questa volta Antonia del Balzo si rivolse alla nipote marchesa Isabella, la quale seppe appianare le cose di guisa, che del commesso reato non si parlò più.9 In seguito l’Antico si recò ancora a Mantova e fu raccomandato al marchese da Gian Francesco Gonzaga stesso, che lo chiama mio servitore, et subdito et servitore de V. Ex.cia10 Ciò prova che, pur rimanendo al servizio del signore di Bozzolo, l’Alari non aveva rinunciato [p. 166 modifica]nunciato alla sudditanza mantovana; tuttavia egli ritornò quasi subito presso Gian Francesco e continuò a lavorare per lui.

Del 1494 abbiamo una lettera dell’Antico al marchese Francesco, che per essere la prima in data, credo opportuno riportare:

“Illustrissimo signor mio. — Mando ala Celentia vostra un fero ritrato che io ho dal vostro de fatione non dicho de bontade, ma di fineza tanto duro ch’io credo chel farìa un grandisimo pasare, perchè io lo temperato molto duro e con bon modo. Io l’ò sgranito in ponta a ciò chel non ge bisogna altro per farlo atachare. Ma bono o tristo come el se sia, io ve lo apresento voluntiera et prego la signoria vostra si degni aceptar la bona voluntade et siate certo che s’io sapese a che modo poter far cosa che vi fuse a grato ch’io non me vedria mai stanche, perchè esendo vostro sudito vi tegno per mio signore e patrone.”

“Anticho 11.„

È il primo lavoro che ci consti egli abbia eseguito pel marchese di Mantova e non è opera da orefice o da scultore, ma piuttosto da fabbro-ferraio: di maggior interesse sono quelli che fece per Gian Francesco e che sono menzionati nell’inventario generale de’ suoi beni, cominciato il 29 agosto 1496 per cura della vedova Antonia del Balzo e di Lodovico Gonzaga, vescovo eletto di Mantova, tutori dei figli minorenni12. Ivi fra le molte argenterie e gli oggetti d’arte raccolti da quel munificente signore [p. 167 modifica]son notati due vaseti de argento dorati; de man de lo Anticho; e più oltre vi è un elenco di statue, delle quali alcune forse furono antiche, ma altre sono certamente riproduzioni dall’antico, fatte dal nostro artista.

E qui mi pare utile riportare questo elenco:

„ Una testa cum mezo el busto, de ramo.

„ Uno Hercules de bronzo.

„ La nuda del speghio, de bronzo.

„ Lo Hercules dal bastono, de bronzo.

„ Lo Hercules assetato, de bronzo.

„ Una testa de uno putino de metalo cum li capelli d’oro.

„ Una testa de uno zovene de mattale, cum capelli d’oro.

„ Una figura de mettale ghiamata el villanelle.

„ Una testa de uno putino che pianze de mettale.

„ Una testa de Cesare de metale.

„ Uno putino de metale ghiamato pastorello.

„ Uno Gigante da Monte a cavallo.

„ Uno cavallo de Montecavallo de bronzo.

„ El cavalo de Sancto Jani cum Antonino suso.

„ Una testa de Pompeo de bronzo.

„ Uno beccho che excusa candelero.

„ Una dona cum uno corno de abondantia.

„ Una figura de metale che ha uno serpo in mano.

„ Dui fauni cum due lumere.

„ Una dona vestita de longo senza uno brazo.

„ Una testa cum la barba cum uno pezo de petto.

„ Un’altra testa minore cum uno pezo de petto cum una tavola de sotto.

„ Uno sancto de bronzo.

„ Una figura de argento cum uno mantello dorato sul brazo; pesa onzi cinque et mezo quarto.

„ Una figura de una dona cum uno speghio in mane et uno corno de abondantia. [p. 168 modifica]„ Una figura cum le gambe incrosate, de metale.

„ Una figurina de metale che ha schavezo uno brazo.

„ Uno homo che par ad una simia, de mettalo.

„ Una testa de metale cum mezo el busto, cum una tavoleta per pede.

„ Una figurina de metale che ha uno fiore in mane.

„ Uno dio damor de metalo cum el carchasso.

„ Dui che zochano ale braze de metalo.

„ Una femina che ge mancha le gambe.

„ Una figurina vestita ge mancha uno pede et una mane.

„ Una testa de cavallo de metale.

„ Una mane de metalo carga de rane et bisse schudellare.

„ Una figurina de metalo vestita che ha rota una man et le gambe.

„ Uno hercules piedino che ha una pelle de leon al brazo et rota una gamba.

„ Una Minerva picolina.

„ Una figurina che ha una taceta in man.

„ Una figura de metalo che ha rotto li brazi et il naso.

„ Una Victoria de metalo.

„ Uno cavallo senza gambe.

„ Una testa de putino de metale.

„ Uno asino de bronzo.

„ Una figura de metalo senza una gamba et uno brazo.

„ Uno calamaro de bronzo cum l’arma de Gonzaga „ 13. [p. 169 modifica]Morto nel 1496 il suo protettore Gian Francesco Gonzaga, l’Antico si recò per qualche tempo a Mantova, ove probabilmente lavorò pel marchese: infatti ottenne da lui sulla fine di quell’anno una lettera di famigliarità e sul principio del susseguente 1497 venne inviato a Roma con uno speciale incarico. Il marchese Francesco lo aveva provvisto di parecchie raccomandazioni e in modo particolare ne aveva scritto al protonotario apostolico Lodovico Agnelli; ed essendo questi noto, come appassionato raccoglitore di antichità,14 si può credere che il nostro artista si sia recato colà a comperare o fors’anche soltanto a esaminare oggetti antichi.

Da Roma l’Antico scrisse al marchese, pieno di entusiasmo per le belle cose che vi aveva veduto15: [p. 170 modifica]quindi esaurita la sua missione tornò verso la fine di maggio a Mantova.16

L’anno seguente l’Alari era ancora a Bozzolo, dove lavorava per il vescovo Lodovico Gonzaga alla fusione di statue di bronzo imitanti originali antichi: la sua presenza colà ci è rivelata da due lettere del vescovo suddetto dirette al vicario episcopale di Mantova, con cui gli ordinava di far imprigionare un don Alberto Vassalli suo cappellano, e soggiungeva:

„ Li domandareti se l’ha improntato, oscia chi altri l’habii facto, alcuna cosa de quelle de l’Antiquo qui, che lui ve intenderà bene, facendovi dir tutto quello ha facto et scià circa questo et cum qual mezo. Et de quanto cavareti da lui ce avisareti senza dimora, ita che per questo correrò habiamo zobia matina vostra risposta de tale executione «17.

Pare tuttavia che le risposte del Vassalli18 non fossero soddisfacenti, per cui il vescovo che ci teneva [p. 171 modifica]a che altri non avesse copia delle sue sculture, tornò a scrivere al vicario:

“Non è a satisfactione nostra quanto vi ha dicto don Alberto, et di novo replicateli che vi voglia dir la verità, cioè se l’ha improntato l’Apollo e la Nuda della bissa scudelara che sonno suso la rocha a Bozulo in lo studiolo de lo Antiquo, e chel sia certo che lo volerne saper e lo intenderemo ogni modo; e dicendone liberamente la verità, e dandone le forme, se le ha facto fondere, perdonaremoti, ma che non la dicendo, la intenderemo ogni modo e lo castigaremo e puniremo talmente che -se ne pentirà, quando possiamo mai poi intendere lo habii facto: e non manchareti de ogni minatie per intendere la verità, avisandone del tutto presto” 19.

Stavolta il cappellano, messo alle strette, confessò la colpa commessa e fu mandato a confine in Castelgoffredo, dove restò due mesi: il 29 gennaio del 1499 il vescovo scriveva al commissario di quel paese: a don Alberto direti che ritorni a nui, e nel marzo dello stesso anno lo raccomandava caldamente al suo segretario Gabriele Bossi, detto il Poetino, dimostrando così di averne completamente dimenticato la scappata20.

Intanto Pier Iacopo continuava a lavorare pel vescovo Lodovico, nella rocca di Bozzolo, dove aveva [p. 172 modifica]lo studio: e pare che si occupasse anche in opere di marmo, perchè il prelato mandava a Venezia a provvedergli la materia prima, come risulta dalla lettera seguente diretta a Pietro Albano:

„Spectabilis et prestans vir, amice honorande. — Vi prego vogliati far afatichare un poco Thadeo vostro in trovar et comperare un pezo de marmo de la sorte se contiene in la inclusa police et operare ch’io sia benserito, mandandomelo poi per la prima nave ohe vi occorrerà venire a Mantua, che me fareti piacer assai, offrendomi a vui sempre et raccomandandomi. Riparoli, 4 decembris a 1498.

Un pezo de marmo grande, per diamitro braccio uno et un quarto, el pezo sia tondo et sia grosso ad minus quatro dita, se più, meglio è, et sopratutto sia bianche senza vene et saldo che non sia cotto, perchè tal marmo ha a servire per fare figure; et sera bene informarsi da maestro Piero Lombardo o da altro maestro sculptore di figure di marmo: el sopradicto marmo sia da Carrara gentile et in tutta boutade et belleza“ 21.

Contemporaneamente al bassorilievo di marmo, l’Alari lavorava attorno a un Ercole di bronzo: e appunto perchè l’artista indugiava alquanto a compire questa statua, Lodovico immaginò un curioso espediente per costringerlo a far presto. A Tommaso Pasqualino, suo agente in Venezia, ingiunse di comperare un anello del prezzo di circa dieci ducati22 e quando l’agente, venuto a Bozzolo, lo avvertì di aver portato l’oggetto richiesto, il prelato gli rispose: [p. 173 modifica]„Quando quello anello col diamante non sia in maggior pretio de 8 ducati, io lo pagarò, e vui lo dareti alla mogliera de lo Antiquo in nome mio, pregandola che la non vegli dare di quelle cose che la scià a suo marito, sino che habbi fornito lo mio Hercule“ 23.

Nullameno nel maggio susseguente l’Ercole non era finito ancora e Lodovico scriveva al suo scultore:

„Expeditene cum più presto de l’Hercule, ad ciò possiamo attendere ad altro et non vi mancharemo“ 24.

In questo tempo Pier Iacopo si recava di frequente a Gazzuolo: i figliuoli di Gian Francesco Gonzaga e la di lui vedova Antonia del Balzo avevano fissata dimora in questo paesello la cui rocca era stata abbellita con artistici lavori, di guisa che Gazzuolo rimase poi per lungo tempo residenza dei signori di Bozzolo. L’Antico non segui subito la piccola corte a cui era addetto, ma cominciò a fabbricarsi nel paese una casa, chiedendone in dono i materiali alla marchesa Antonia25. Non tralasciò per altro di attendere a lavori d’arte pel vescovo, il quale ordinava al suo agente in Gazzuolo di provvedergli bronzo e

............

[p. 176 modifica]„alcune forme ch’io ho fate di novo e non fornendole perderia tanta fadicha e per el certo Iohan Cristofalo ha visto el tuto, lui ne è bon testimonio. Ancora siate certa che quando havese intese prima, più presto me seria disiolto che no haver satisfate al desiderio vostro, per tenirve e havervi tenuto per mia signora, al qual di continuo me recomando. — Bozolo, xxviiij martii, 1600.“

„Antiquo“ 26.


Isabella d’Este non si offese punto di questo rifiuto; anzi l’anno seguente diede allo scultore una nuova commissione, di cui troviamo cenno in una lettera che essa gli indirizzava:

„Del puttino del spino non ne reputarne solo obligate al R.mo Monsignore nostro barba, ma etiam a vuy che lo haveti facto, et però ve ne ringratiamo quanto possiamo. Per dimostratione del grato animo nostro, non per premio, vi mandiamo una de le nostre veste de veluto alistata perchè ne faciati un dono a vostra moglie, quale avemo già inteso da vuy che la amati più che vuy stesso et persuadendone che ancora siati de la medesima dispositione, havemo voluto gratificarla più presto che vuy, attento che non ne ritroviamo cosa che fussi secundo il merito vostro“ 27.

Questa statuetta, copia ridotta della celebre statua antica, venne dalla marchesa posta sopra un uscio del suo appartamento. Qualche tempo dopo, essendovi un’altro uscio, a cui per simmetria doveva essere sovrapposto un altro bronzo, la marchesa Isabella [p. 177 modifica]pregò il vescovo Lodovico che gli volesse far fare dall’Antico una statuetta che potesse armonizzare col puttino dal spino; ma la commissione fu eseguita malamente da Cesare da Gonzaga che ne era stato incaricato, e che aveva detto desiderare la marchesa una riproduzione del cavaspino. Il vescovo e l’Antico chiesero quindi schiarimenti alla committente28, che mandò loro istruzioni precise cosi:

„Mons.r R.mo — Lo Antiquo et R.ma V. Sig.ia hamio meglio comprch.so el concepto nostro che non gli ha saputo exponere Cesar da Gonzaga, al quale lo exprimetti: però oh’io voria una figuretta de bronzo de la grandeza del putino dal spine et non un altro proprio a quello: la quale voria mettere sopra una cornice da uscio al incontro de quello putino per darli conformità, essendo li ussi de una proportione, siche prego V. S. vogli farla far et più presto che la può, lassando la electione de la figura in arbitrio de l’Antiquo: che da lei l’haverò gratissimo: et di cuore me gli raccomando. — Mantue, xxix Januarii 150329.“

L’esecuzione della statuina, che probabilmente rappresentava una donna, fu tirata in lungo, perchè [p. 178 modifica]tanto il vescovo che l’artista erano stati ammalati: finalmente, il 9 settembre 1503, Lodovico spediva a Mantova la statua desiderata, accompagnandola con questa lettera:

„Ill.ma et ex.ma Domina mea observan.ma — Mando ala Ex.tia V.ra una figura de mettallo per Iacobo di Lecti mio mastro di casa, comò li promissi et se sonno stato tardi ad mandarla, quella ne incolpi lo male mio et quello de lo Antiche. Credo bene de mandarli una bona cosa: et tanto più voluntiera la mando, quanto che la Ex.tia vostra cognoscha che anchora io ho de le donne per casa; dignandossi de acceptarla con quello bono animo ch’io gliela mando. — Gazoli, die viiii septembris 1503. Ill.me et Ex. D. V.“

„Servitor Lo. de Gonzagha
Electus Mant. Marchio“30.

Fin dal 1501 l’Antico aveva trasportato definitivamente la sua dimora da Bozzolo a Gazzuolo: e pel vescovo aveva anche eseguito in quell’anno una statua d’Apollo31. Inoltre era stato nominato cameriere


[p. 179 modifica]di Lodovico, carica che gli fruttava 18 ducati d’oro all’anno32.

La marchesa Isabella intanto non cessava di farlo lavorare; è interessante la storia di una figurina d’oro di San Giovanni Battista, che essa gli commise, ed il carteggio che vi si riferisce merita di essere conosciuto per le diverse modificazioni che vennero portate alla statuina e perchè serve a provare una volta di più quanto la colta marchesa di Mantova si curasse dell’arte anche in ogni più piccolo particolare. La prima lettera è diretta al vescovo Lodovico:

„R.mo Mons. — L’amore ch’io porto a V. R.ma S. me fa esser pocha respectiva ad operarla si come voria che lei facesse cum me. Bisogna adunque che la me aiutti a pagar un debito: voria far fare una figuretta picola d’oro de santo Zoanne Baptista che non fosse de la magiore grandeza de la carta inclusa. Pregola vogli ordinare allo Antico che facci una forma de cera in tutta perfectione, advertendo che voria che fusse nudo cum tale vestimento che la persona fusse scoperta, et come meglio gli parerà convenire, adaptando le mane in forma che in una habbi la croce et in l’altra un breve, da potersegli scrivere dentro que Agnus Dei: quando non potese di cera fare la croce et lo breve predicti, facia le mane apte a metergli poi in quel d’oro, et quanto più presto me servirà, tanto più me serà grato, mandandomelo cossi facto de cera, ch’io puoi lo farò far qua d’oro et serene obligata a V. S. alla quale me raccomando. Questa figuretta voria metter in una filza de la corona portatila. — Mantue, xxviii martii mdiiii.“

[p. 180 modifica]„Postsc. Voria che el dimostrasse la età de uno putino de tri anni, et benché habbi dicto che voria che l’havesse in mane la croce, me ne pento, ma voria che cum la mane dritta tenesse el dito de indicar et in la sinistra il breve. Iterum me raccomando a V. S.“ 33.

Contemporaneamente scriveva a Pier Iacopo:

„Antise. — Intendereti da Mons. R.mo el desyderio nostro ch’è che ne faciati una forma de cera de una figuretta de Santo Zoane Baptista. Parne superfluo confortarvi a farla bona, perchè un bono maestro non saperia farla trista, ma vi pregamo a farla a vostro modo et presto, perchè sapeti che siamo appetitosa. Serimovene obligate, offerendone alli vostri piaceri. — Mantue, xxviii martii, 1504“ 34.

Il vescovo ingiunse subito al suo scultore che, lasciato da banda ogni altro lavoro, soddisfacesse al desiderio della marchesa; e le scriveva:

„ Recevuto la lettera di la Ex.tia V.ra, fui col nostro Antico et li commissi lo desiderio de quella: il quale, como suo buon servitore, acceptò voluntiera de servirla: como farà sempre mai in ciaschuna cosa che li comandarà: cossì domane se ponerà a lavorare per la Ex.tia vostra: né abbandonarà la impresa insino ohe l’opera non sarà perfecta “ 35.

Tre giorni dopo il piccolo san Giovanni era finito in cera e spedito a Mantova, come appare dalla lettera seguente:


[p. 181 modifica]„Ill.ma Signora. — Mando ala Celentia vostra lo Santo Iohani, fato non già come saria el desiderio mio, perchè non mi potria trovar più infredato di quel ch’io sono, per aver il dì propio che la S. V. me scrisse, zetato una figura de metalo, la qual hame fatichato asai, dove prego la signoria vostra non satisfando questo, si degni quella darmi un pocho di miglior comodità, perchè sforzaromi de satisfar meglio ancora, esendo questo per voi et contentarvi chel sia fato a Gazolo, mandatillo chel reverendissimo nostro arà di gratia, non de così pocha suma, ma d’ogni sua facultà spensarli in vostro benefitio. Prego la Signoria vostra si degni arrecordarsi dela mia domanda, de la quala n’aveti intese ne la mia litera a la qui gratia di continuo merrecomando. — Gazollo, adì 30 martii (1504).

Le mane et i piedi non sono finiti per eserge dentro filo de fero, perchè non se porla far altramente: bisognarà satisfar, in quel d’oro farasi ogni cosa più delichato.“

„Antiquo servo“ 36.


La marchesa, appena ricevuto il modellino di cera rispondeva allo scultore:

„Restamo satisfacte della forma de Santo Zoan Baptista che haveti facta et ve ne ringratiamo“ 37.

[p. 182 modifica]Ma dopo alcune ore, pentita dell’approvazione plenaria, mandava a Gazzuolo una seconda lettera:

„Antiquo. — Doppo che ve scrivessimo questa mattina, havendo meglio considerato el sancto Zoan Baptista che tene el dito indicante dritto, dubitamo che da qualcuno saria reputato uno Dio patre che se dipinge col dito a quel modo: ma che meglio staria a stare che lo tenesse non cossi dritto, ma ben volto verso il cielo, comò saria ad indicar il sole, et a quella via volgesse etiam gli ochii, quando cossi ricercha l’arte: si comò questo ch’haveti facto ne pare volgere al loco dove era driciato il dito, adaptando poi et cum ragione l’altra mane dove va il breve: et perchè non lo poteressimo ogni modo far zetare de qua de Pascha, n’è parso mandarvelo, pregandovi che cum vostra comodità lo vogliati reformare, finire et netare: quando vui havesti la commodità de farlo zetare li per farlo a vostro modo, ve mandaressimo l’oro et non ne pigliaressimo altra cura, sapendo che vui ne faresti servire bene. Se anche vi paresse che qua fussimo meglio servite, consiliatine senza rispecto, che noi desideramo haverlo bono, se acostarimo al consiglio vostro. — Mantue, secunda aprillis, mdiiii38.

Lo scultore, che per certo suo interesse particolare, non voleva scontentare la marchesa, le rispondeva cosi:

„Illu. Madama. — Non mancharò de satisfar a ogni mio mio potere al desiderio vostro et siate certa, se non sarete così ben servita come voresti, incolpate me non saper più usare ogni delgentia, non mancharò de rifarlo come havete scrito, avisandovi che prima non avea inteso, perchè legende la litera me parìa chel dicesi dover tener el dito in alto, adeso farò chel mostrarà el dito verso el breve, [p. 183 modifica]„mostrando non tropo alto, ancora voltarà la testa verso el breve: farò un aneleto in cima la testa, sei par a vostra signoria, per atacharlo e sei vi parese che non avese ben inteso, fatene far un pocho de disegno, aciò non habiate tanto fastidio a la cui gratia de continuo me recomando: d’oro ge ne sarà per farlo tanto quanto a me piace.“

„Antiquo servo“ 39.


E la marchesa, che desiderava il lavoro perfetto, gli replicava:

„Antiquo. — Non accade replicare altro circa el santo Zoan Baptista, perchè ne pare che habiati ben inteso, ma adverteti perhò che anchora chel dito e li ochii voltano verso il breve che l’haverà in la mane sinistra, voleno perhò guardare verso il cielo: cossi gli fareti lo aneleto in cima la testa per poterlo infilzare. — Mantue, iiij aprilis, M°D°iiij40.

Il 15 d’aprile il san Giovannino era finito in oro e spedito a Mantova; il vescovo Lodovico e Pier Iacopo lo accompagnavano con due lettere 41 e Isabella [p. 184 modifica]d’Este rispondeva all’invio con queste parole che, scritte dalla principessa più colta ed intelligente del rinascimento, formano il più bell’elogio del nostro artista:

„Antiquo. — La imagine del santo Zoanne Baptista è in tanta bontà, che ben dimostra ohe l’habiati fatto vaj. A noi non potria satisfare più né vi poteressimo rendere tante lande et gratie che più, non meritasti. Reservaremo ad satisfare cam effecti: non bisognava che facesti scusa di tardità, perchè non credevamo pure chel fusse anchor facto di cera: ma in questo ha veti voluto dimostrare la perfectione de l’arte vostra: offeremone alli vostri piaceri. — Mantue, xvi aprilis mdiiij42.

Fu certo in seguito alla premura e all’impegno con cui l’Antico eseguì questo lavoro, che Isabella d’Este gli ottenne la riconferma del banco in beccheria, donatogli dal marchese Federico. Francesco Gonzaga aveva voluto che tutti i banchi fossero messi all’incanto, e lo scultore si rivolse subito alla sua protettrice per non perdere quella piccola proprietà [p. 185 modifica]43; anche il vescovo Lodovico lo raccomandò caldamente44, sicché la marchesa rispondeva così all’artista:

„De quella vostra bancha havemo ordinato che la sii descripta a vostro fratello nel modo che se fanno le altre perchè el signore le ha levate ad ognuno, et vole che siano incantate, che per non rompere questo ordine S. Ex. non ha voluto conmpiacervi adesso, ma noi volemo parlargene, et stati securo cho non pagareti el fitto, né vi sera levata, se ben noi dovessimo pagare, che per amor vostro voressimo fare magior cosa, richiedendo cossi le virtù vostre»45.“

Finalmente nel settembre successivo, per decreto della marchesa46, il banco veniva confermato in perpetuo all’Antico ed a’ suoi discendenti.

La perdita dei copialettere di Lodovico Gonzaga ci toglie di sapere quali lavori il nostro scultore abbia [p. 186 modifica]ancora fatto pel vescovo, ohe fu grande amatore di belle arti e d’antichità; però nell’archivio mantovano vi sono molti documenti posteriori ai fin qui citati, che ci permettono di segnalare parecchi lavori dell’Antico, quasi tutti eseguiti per la marchesa di Mantova. Cosi nel 1505 egli le mandava i modelli di una testa di cavallo e di un’aquila che dovevano essere gettati in argento 47. Nel 1506 acconciava per lei due teste antiche di marmo, una delle quali rappresentava Minerva 48; e la marchesa gli rispondeva colla lettera seguente, che ci dà un’idea di quanto essa lo avesse in istima, anche come conoscitore di antichità:

„Antiquo. — Havessimo le teste, quale haveti tanto [p. 187 modifica]bene aconzie, che credemo il proprio sculptore non haverle di prima forma si ben formate et sculpite. In questo si cognosce la perfectione di l’arte vostra. Tenerimole più chare che non facevamo, essendoni da vai tanto laudate. Vi ringraciamo assai et quando le vorimo reponere in loco firmo, vi chiameremo: vegliatine avisare quando havereti tempo di venire ad conciare il Cupidine. Benevalete. — Sachette, die xiix Maii 1506“ 49.

Qualche tempo dopo Isabella d’Este voleva acquistare da Andrea Mantegna un busto di Faustina che era stimato la cosa più preziosa che il grande pittore possedesse nella sua collezione di oggetti antichi. Il Mantegna, che si trovava alle strette, ne voleva cento ducati, ma la marchesa diceva che il prezzo le pareva ingordo50 e non voleva dargliene che venticinque. Tuttavia temendo che la preziosa scultura le sfuggisse, essa deliberò di consultare l’Antico, del cui giudizio faceva gran conto, e gli scrìsse:

„Antiquo. — Havemo gran desiderio di comparare la Faustina de m. Andrea Mantegna, el quale ha adesso animo di venderla et perchà el ne dimanda cento ducati et noi non sapimo quello che gli potemo spendere. Però ni è parso driciarvi il lator presente a fine che liberamente ne vogliati far intendere l’animo vostro di quanto fin a un quadrante gli potemo spendere, che vi promettemo sopra la fede nostra che may ne farimo motto cum [p. 188 modifica]alcuno et vi tenerimo secretissimo. — Sachette, xv Iulii 1506“ 51.

Pier Iacopo le rispose in tal guisa:

„Illu. Madama. — Quando la testa de miser Andrea non fuse consumata dal tempo in molti lochi la precerea ancora più di cento duchati, dove la signoria vostra, piacendovi, poteria aspetar alquanto perchè se poterà veder a Roma in alchun locho e tramar de alchuna, questa non mancharà: in questo mezo la signoria vostra darà principio al desiderio vostro, pure di questo la signoria vostra ne farà quanto li pare: non starò tropo a dar opera in alcuna cosa per la S. vostra, a la quale di continuo me reoomando. — Gazoli, xv Iulii 1506.“

„Antiquo servo“ 52.

Negli anni seguenti TAntioo lavorò per la marchesa a ristaurare statue antiche e fu anche spesso chiamato a dare il suo giudizio su oggetti d’arte, sulla cui autenticità poteva nascer dubbio: così nel 1507 la marchesa gli mandò a Gazzuolo un Zoanne di Aruschoni milanese che voleva venderle alcune cose antiche, pregandolo che le dicesse il suo parere e ne stimasse il valore53; nel 1514 l’Alari le racconciò una statua di Marte54; nel 1515 dava il suo giudizio su [p. 189 modifica]di un bassorilievo 55 e su altri oggetti antichi, che provenivano da Pesaro ed erano stati di Galeazzo Sforza 56; e nello stesso anno ristaurava per lei dei busti in marmo, che erano piaciuti assai ai signori di Gazzuolo57.

Per tutte queste cose l’Antico, oltre all’essere pagato, riceveva spesso altri favori dalla marchesa; così nel 1609 veniva esentato dal dazio per sette pesi di [p. 190 modifica]carne salata e tre pesi di formaggio 58 e nel 1516 otteneva il condono di una multa inflittagli, perchè un suo famigliare, a Mantova, aveva contravvenuto al regolamento di polizia urbana della città59.

Trovo ancora memoria di lavori suoi, che egli si proponeva di eseguire per Isabella d’Este, in una interessantissima lettera che egli le scrisse nell’aprile del 1519 e che riporto testualmente:

„Ill. Signora. — I dì pasati vostra signoria mi dimandò se el si trovava de quelle antichità che altra volta fece per il veschovo: ò cercho et trovato la nuta che inenochata in su la hisa schudelara, quella che fu robata a vostra signoria, ancora il satiro che la chareza, che bella cossa, il se pria farli la bracha de fogli per honestade, ancora io ho trovata la forma de l’Ercule che amaza Anteo, che la più bella antiquità che li fusse, anchora il chaullo de Santo Iani Laterano, zoè Auellio Antonino, circha oto cose de le migliore. Ancora io ho parlato come il maestro che laurava al veschovo, et dice dagandoli de cera netizate, chel faria per vinticinque ducati il paro dele figure di longeza di mezo brazo, dove seria grandissimo merchato, che l’Ercule vai cum l’Anteo duchati cinquanta, la nuda inzenochiata non vai manco de vinticinque, dove se aria per la mità manche de la valuta. Io li darla li chose per amor de la signoria vostra voluntera per eservi obligato ancora quando vostra signoria volesse adomar qualche loco de alchuna testa di bronzo, io ho il modo e fame fare che sera più belle che non è quelle del vescho. Il dito maestro lohan ma ha dito chel starla al modo et lavoreria a mese chome faceva col [p. 191 modifica]veschovo, a sei ducati il mese et le spese per bechi tre et voria li dese le figure zetate di metalo, dove volendo vostra signoria ohel lavora il faremo lavorar a dodese duchati e mezo dil p perchè sei starà el dopio meglio. Prego la signoria V. non li dispiatia la risposta; de aprilo 1619.“

„Anticho servo“ 60.


La marchesa, occupata in affari politici gli rispose:

„Havemo visto quanto ni scrivete di quelle antichità, ma perchè siamo al presente tanto occupate in altro che non possemo pensare bene a simile fantasia, vi pregamo vogliati soprasedere cossi circa questo per vinti giorni o uno mese et alhora venendo vol.a Mantua parlaremo diffusamente insieme et intenderete l’animo nostro“61.

Non si sa quindi se le riproduzioni di quelle sculture siano state eseguite: forse si riferisce ad esse un’altra lettera della marchesa, di due anni dopo, nella quale essa diceva di non voler fare altre spese62.

Queste sono le ultime notizie di lavori eseguiti dal nostro artefice: già avanti negli anni, egli si godette in pace nel tranquillo Gazzuolo l’agiatezza che si era procurata co’ suoi lavori, richiesto talora di consiglio da quei principi che riconoscevano in lui un gusto squisito insieme ad una non comune sapienza archeologica [p. 192 modifica]63. A Gazzuolo Pier Iacopo si era fabbricata una casa, a cui era annesso un vasto frutteto; e alle sue piante appunto egli dedicava amorose cure, tanto da averne frutti copiosi e di scelta qualità64.

Verso la metà di luglio del 1528 moriva il nostro scultore e Ippolito Calandra ne dava così avviso al marchese Federico Gonzaga:

„Ill.mo et Ecc.mo S.r mio sing.mo — Perchè è seguito il caso della morte di quello homo da bene di Mes.r Antiquo, quale veramente era homo ingenioso et gran servitore di V. S., dove lei se ne poteva prevalere assai, il quale è morto a Gazolo di bona morte et è confessato et comunicato come da vero cristiano. Pertanto havendo lassato dui filioli e tra gli altri Federico suo filiolo, [p. 193 modifica]quale ancora lui è vero et fidele servitore, di V. S. et V. S. se ne po’ prevalere di lui in molte cose et maxime in questi lavoreri de ogni sorte, V. S. potrà fare di lui quello li parerà perchè suficientissimo et bene se intende et ha bon disegno, si che prego V. S. a non il voler abandonare per amore di quello poverino di suo padre et di lui et fare ohe li resta quel poco officio che soleva bavere suo patre sotto al ponte di Molini, quale dava 60 ducati, ma V. S. se ne valerà di più di 400 in farlo lavorare, perchè non è mai per mancare di servitù con V, S. siche commetterà V. S. che dito loco sia di esso Federico et tanto più che lui il sa fare et lo faciva la magior parte, et mi ha pregato il voglia racomandare a V. S. si che il facio, per amor mio V. S. velia fare che habia ditto officio et non lassar partire questo giovane, perchè se bavera questo loco mai si partirà da V. S... — Mantue, xviiij Iulii 1528.

D. V. Ill. S.

fid. serv. Hipp.to Calandra“ 65.


All’elogio che faceva dell’Antico il segretario mantovano, si può aggiungere che egli fu amantissimo della sua famiglia: per la moglie nutriva un affetto sviscerato, e, cosa singolare fra gli artisti di quell’epoca, non si vergognava di confessarlo; e pei figli fu padre amoroso e pieno di core66.

Come appare dalla lettera più sopra riportata Pier Iacopo lasciò due figliuoli maschi, Federico e un altro di cui non ho trovato il nome, e una femmina, [p. 194 modifica]Delia, che fin dal 1518 aveva sposato Galeotto Nuvoloni, gentiluomo mantovano67; quest’ultima era la prediletta del padre, che la raccomandava spesso con calde parole alla marchesa Isabella68. Federico addestrato nell’arte paterna, risiedette in Mantova: e fu al servizio di Federico Gonzaga, che gli confermava nel 1535 il possesso del banco in beccheria, già donato all’Antico da Isabella d’Este69; il banco venne poi comperato dalla Camera Ducale ed atterrato in occasione di una riforma edilizia, nel 164370.

(Continua)




Note

  1. Gaye. Carteggio inedito d’artisti, I, 887, n. CLXVI.
  2. D’Arco. Delle arti e degli artefici di Mantova, II, 40, n. 60.
  3. Armand. Les médailleurs italiens I, 61.
  4. Molinier È. Les plaquettes, I, 68.
  5. In quest’anno l’Antico ricercò un beneficio in S. Andrea di Mantova per uno dei suoi figli al vescovo Lodovico Gonzaga, e qnesti gli rispose colla lettera seguente:

    “Antiquo. — Havemo visto quanto ne scrive per lo beneficio de Sancto Andrea, di che ne havereti excusato se non vi compiacemo, havendolo etiam negato non solum a molti nostri servitori che ce l’hanno ricerchato, ma etiam a Pyrrho nostro nepote: perchè seben qualche volta spendemo assai et usciamo de’ nostri denari, non volemo però uscire de alcuna de nostre intrate, cum quale quando volemo possemo remettere nostri denari insieme, et se designati fare prete alcun de vostri fioli, ve offeremo, come sieno in età de provederli de beneficiis. Benevalete. Quingentulis. 29 maij 1499.” (Archivio di Stato in Parma; Carteggio Gonzaga).
  6. Molinier. Op. cit, I, 68.
  7. Archivio Gonzaga di Mantova; Carteggio di Bozzolo. — Giova notare che il nome dell’Antico è spesso storpiato nei documenti che a lai si riferiscono, trovandosi scritto Antixi, Antixe, Antise, Antiquo e Antico.
  8. Arch. sudd. Cart sudd.
  9. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera di Antonia del Balzo ad Isabella d’Este: da Bozzolo, 1 marzo 1491. — “Lo Antiquo scultore de lo Illu. S.re mio consorte, et servitore, me fa intendere corno questo potestate impedisse Francisco de Hilarii suo fratello, etc.”
  10. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera di Gian Francesco Gonzaga al marchese Francesco Gonzaga, da Bozzolo, 2 novembre 1498.
  11. Arch. sudd. Carteggio interno. — Dietro la lettera vi è una nota della segreteria marchionale: “Antiqui, 1494, 25 Junii.„
  12. Biblioteca Maldotti in Guastalla. Carte Gonzaga.
  13. Evidentemente la maggior parte di queste statue sono antiche: però chi compilò l’inventario non usò indifferentemente le espressioni bronzo e metallo, talché si potrebbe credere che le statue di bronzo fossero di fattura recente, mentre le antiche erano dette di metallo perchè il color della patina non lasciava distinguere precisamente di quale metallo fossero composte. Infatti tutte le statuette frammentate e guaste, che si possono credere antiche, si dicono di metallo, e altri oggetti che sono senza contrasto moderni, come un santo e un calamaio coll’arme Gonzaga, vengon qualificati di bronzo.
  14. Il protonotario Agnelli si incaricava anche di trovare oggetti d’arte per la marchesa Isabella, alla quale Tolomeo Spagnoli scriveva da Boma in data 22 febbraio 1497:
    br/> „ Ho visitato in nome di la S. V. il prothonotario Agnello et factoli la ambasiata sua: lui mi risponde che di continuo pensa in adornare il camerino de la S. V. et che l’ha per la mane certa cosa, che è de le belle, non solum di Roma, ma del mondo. „ — (Arch. Gonz.; Carteggio di Roma).
    br/> Non ho trovato che cosa fosse questa rarità; ma l’anno successivo in una lettera della marchesa Isabella si fa menzione dell’invio di un braccio di bronzo:
    br/> „ Dno Electo Cosentino. — M. Hanibale vostro fratello ne ha presentato el brazo di bronzo, qual per desiderare nuy molto copia de antiquità per ornare uno studio principiato, non poteressimo bavere hauto cosa più grata et se non l’havevimo richiesto liberamente alla S. V. restassimo per modestia, existimando che quello piaceva a nui dovesse etiam piacere al compagno, ma havendocelo sua sponte mandato, tanto più lo gratificamo et gli restamo cum magiore obligo. Mantue, 7 martii 1498 „. — (Arch. Gonz.; Copialettere della marchesa).
  15. Vedi la lettera pubblicata dal Gaye e dal D’Arco, loc. cit.; questo ultimo la suppone erroneamente scritta da Cosenza.
  16. Lettera del protonotario Agnelli alla marchesa Isabella:
    „ Ill.ma et Ex.ma Domina Dña singul. Humili cum premissa. — Retornando lo Antiquo presente exhibitor, in satisfactione del debito mio m’è parso per questa mia visitar V.ra Ex.tia cum significarli se ad predicto Antiquo non ho facto tutto quello che seria suto mio desiderio. Almancho de quanto ho potuto non li sono mancato in exequtione de quanto era venuto per expedire de qua: si per respecto de V.ra Ex.tia come per le digne et copiose sue virtù. Come più diffusamente quella intenderà dal predicto. Ala quale sempre me raccomando. Rome xv maij 1497. — Ill.me D. V. servitor L. Agnellus protonot. „ — (Arch. Gonz.; Carteggio di Roma)»
  17. Archivio di stato in Parma; Carteggio Gonzaga. — Lettera al Vicario episcopale di Mantova, da Bozzolo, 27 ottobre 1498.
  18. Don Alberto Vassalli di Cremona fu frate carmelitano e, al pari di Ermes Flavio, amatore ed intelligente di cose d’arte.
  19. Arch. sudd. Cart sudd. — Lettera al vicario episcopale di Mantova Bozzolo da 29 novembre 1498.
  20. Il Vassalli aveva una causa a Mantova per una casa di coi era stato spogliato, e Lodovico ne scriveva così al Poetino:

    „Havendo noi grato et charo don Alberto nostro capellano.... desiderosi di adiutarlo, né mancarli di qaello favore e protectione debbo un buon patrone al suo benemerito servitore, etc“ — (Arch. sudd. Cart sudd.).
  21. Arch. sudd. Cart sudd.
  22. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera a Tommaso Pasqualino, da Rivarolo, 18 febbraio 1499.
  23. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera a Tommaso Pasqualino, da Rivarolo, 10 aprile 1499.
  24. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettera all’Antico, da Quingentole, 22 maggio 1499.
  25. Arch. sudd. Cart. sudd. — Lettere all’Antico e a Giorgio Raineri da Quingentole, 22 maggio 1499; a maestro Ruggero, da Quingentole, 26 maggio 1499.
  26. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo.
  27. Arch. sudd. Copialettere della Marchesa. — Lettera all’Antico, da Mantova, 26 marzo 1501,
  28. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo.
    „Ill.ma et ex.ma Dña Dña mea colendiss.a — Cesar da Gonzaga l’altro giorno in nome de l’Ex.tia vostra me recercÒ ch’io gli volessi far fare al Antiquo uno de quelli putini dal spine: ed io parlandone con epso aciò el metesse ad ordine de farlo, me rispose chel desiderio suo seria d’havere una cosa simile e non el putino proprio dal spine: cosa che mi fa star dnbioso: prego adunque quella, aciò ch’io la possi satisfare secundo el desiderio suo et voluntà mia, me voglia avisar che cosa et di che sorte la me ricerche, che la farò fSare quanto più presto mi sera possibile. Ala bona gratia sua me raccomando: que felix sit. — Gazoli xxvii Januarii 1503. — Ill.ma».» D. V. — Ser.or Lo: de Gonzaga, Ellectus Mantuanus, Marchio etc.“
  29. Arch. sudd. Copialettere della marchesa.
  30. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo.
  31. Arch. di stato in Parma. Cart. Gonz.
    „Georgio Rainerio. Rengratiamovi delli avisi ce dati che ce sonno gratissimi: et una buona nova circha lo Apolline: diti a m. Thomaso che per hora non è possibile lo possiamo far fornire per dui rispetti: l’uno perchè lo Antiquo lavora malvolentieri le feste: e magistro Zoan è occupato circha una testa e non può attender ad altro. L’altro se ritrovarne talmente exhausti de denari cum le nostre mensuale provisioni avilupato, ch’el non è possibile puotiamo valersi d’uno soldo. E questo dicemo perchè lo Antiquo non ce dona simile cose ma ce le mette 25 o 80 ducati e non vole lavorare senza il quatrino. Mai si che se li expecta sino abbiamo francata la provision nostra che sarà fra pochi zorni, faremo fornir lo Apolline et de le altre chose anchora. Benevalete. Gazoli, 7 decembre 1501.“
  32. Il nome dell’Antico compare nella lista della famiglia di Lodovico Gonzaga fatta il 29 maggio 1501, collo stipendio di diciotto ducati e coll’appellativo di camarero; i camerieri erano sei, tre a diciotto ducati e tre a quindici ducati.
  33. Arch. Gonzaga. Copialettere della marchesa.
  34. Arch. sudd. Copial. sudd.
  35. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo. — Lettera di Lodovico Gonzaga ad Isabella d’Este, da Gazzuolo, 29 marzo 1604.
  36. Arch. sudd. Cart sudd. — Il vescovo Lodovico accompagnava anch’agli l’invio del modellino con una lettera:
    „Ill.ma et ex.ma D.na obser.ma — Mando per questo mio corriere a V. Ill.ma Si. la figurina ha fatto a quella l’Antiquo: qual se gli offerisse, non piacendogla, de refarla tante volte quanto lei vorrà per satisfare a sua Ill.ma Si.: ala qual me ricomando. Gazoli: ultimo martii 1504. — S.tor Lo. de Gonzaga, Electus Mantuan. Marchio.“
  37. Arch. sudd. Copialettere della marchesa. — Lettera all’Antico, da Mantova, 2 aprile 1604.
  38. Arch. sudd. Copial. sudd.
  39. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo. — La lettera è senza data, ma è scritta certamente da Gazzuolo il 8 aprile 1504.
  40. Arch. sudd. Copialettere della marchesa.
  41. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo.
    Ill.ma et ex. domina mea observand.ma — Se la Ex.tia vostra non ha così presto havuto lo san Zoanne che ha gettato lo Antiche nostro como forsi haveria desiderato, lo voglia havere excusato, che invero non ha perduto tempo alcuno: et ha usato ogni sua arte et diligentia per condurlo meglio sia stato possibile. Io lo mando hora ala Ex.tia vostra et haverò piacere che satisfactia ad quella comò desidero de satisfarli in ciaschuna cosa. Il san Zoanne è facto per le mano di lo Antiche. Il cordono per quelle di la Margarita Gambacurta: la quale dice che qua ad Gazolo non scia fare altro ohe cordono et se raccomanda con me in bona gratia di la Ex.tia vostra, che Dio la conservi et feliciti. Gazoli die xv aprilis 1504. — Ill.me et ex. D. V. servitor, Lo. de Gonzagha. Electus Mant. Marchio. — (fuori) Ill.me et Ex.me Domine, Dñe Colen.me Dñe Isabelle Marchionisse Mantue, etc. “
    „Ill. Madama. — S’io non ho satisfate la S. V. como seria il desiderio mio, pregovi me abbiate per excuso perchò mi trovo assai tristo e come amalato: siate certa quel poco che ho potato l’ò fato volentiera: non è manchato Monsignor reverendissimo de solicitarmi per aver gran piacere che siate servita, ancora de oro non me a manohato, se bene ge ne avese bisognato dece volte tanto, perchè la S. sua faria asai per’qaella ala quale me oferisco de continuo servo. In Gazolo, adi 15 de aprilo 1504. — Antiquo servo. — (fuori) Diva Isabella Augusta, Mantue Marchionissa.“
  42. Arch. sudd. Copialettere della marchesa.
  43. Arch. sudd. Carteggio interno. — Lettera dell’Antico alla marchesa Isabella, senza data, ma nel marzo del 1504.
  44. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo. — Lettera del Vescovo Lodovico Gonzaga alla marchesa Isabella, da Gazzuolo, 29 marzo 1504.
  45. Arch. sudd. Copialettere della marchesa. — Lettera all’Antico, da Mantova, 2 aprile 1504.
  46. Arch. sudd. Registri dei decreti. — „Isabella Marchionissa Mantue &. — Virtute qua plurimum pollere perspexsimns nobilem et egregium sculptorem, dilectum civem nostrum Petram Jacobum Illarium, cognomine Antiquum, nec non et innumerabilibus obsequiis per eum in nos hactenus collatis ellectum ipsum manere, favore ac gratia nostra complectendum duximus et ideo presentium vigore, tenore etc. eiusdem Petri Jacobi filiis ac descendentibus quibuscumque suis masculis, scilicet tantum ex legiptimo matrimonio natis et nascituris et in perpetuum damus tradimus et concedimus banchum primum manu sinistra in ordine ceterorum in macello seu ut vulgo dicitur beccharia maiori, etc. Datum Mantue, xii septembris mdiiii. Egidius Spaniolus, Cancellarius etc.“
  47. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo.
    „Illu. Madama. Se son stato tardo a mandar la testa del chavallo come l’aquilla, non incolpate altro chel malie et iterum non son ben fora per esere inferdato. Ancora prego mi perdonate se non è così ben servita la S. V. come quella desidera. Sel maestro non sera pratico a zetarlli d’arzente, li insignarò di gratia e potendo altro, pregni me comandate. — Antiquo servo. — (fuori) Diva Isabella Augusta Mantue Marchionissa.“
    La lettera porta posteriormente la data 1505.
  48. Arch. sudd. Cart. sudd. „Illu. signora. — Mando le due teste ala Signoria vostra le qualle conzai già molti giorni, ancora ricordo ala S. V. che li fazia aver diligentia nel manezarle, perchè la bontà sua merita tal fatica: ala prima ho giunto el naso di marmoro ancora uno ochio, alcuni peci nel pano. L’altra ge gionto quel che vedete de una compositione de durar mile anni: el nome suo è Minerva, avisando che qui a Gazolo non ge ne è niuna più bella, ogni volta quando la sia in opera un poche lontan da l’echio, non se porà dir se non ben de lei. Ancora s’io posso alcuna cossa per la ecelentia vostra, vi suplico di gratia me comandate e al signor vostro achadendovi li recordate il suo servo Antiche, e ancora se ricorda de comandarmi. Prego quando le vorrete metere in opera, non vi sia grave a farmi scrivere. — Antico servo. — (fuori) Diva Isabella Augusta.“ La lettera porta posteriormente la data 1506, ed è anteriore al 18 maggio.
  49. Arch. sudd. Copialettere della marchesa. — Non so che cosa sia questa statua di Cupidine che la marchesa voleva far ristaurare: il non avergliela mandata a Gazzuolo, come fece di tante altre, fa credere che essa la tenesse come cosa preziosa assai.
  50. Arch. sudd. Copial. sudd. — Lettera a Gian Giacomo Calandra, 15 luglio 1506.
  51. Arch. sudd. Copial. sudd.
  52. Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo.
  53. Arch. sudd. Copialettere della marchesa.
    „Antiquo. — Zoanne di Aruschoni milanese presente ostensore ne ha presentato alcune cose le quale lui dice essere antique. Perhò ne è parso, nanti che facciamo altra spesa, driciarvilo a fine che le vediati et che poi per lettere vostre ce avisati se vero è che siano buone et antique. Apresso expectamo anche intendere da voi quello che gli potressimo spendere particularmente. — Mantue, xv Nobr. 1507.“
  54. Arch. sudd. Carteggio interno. — Lettera di Giovan Battista Cattaneo alla marchesa, da Mantova, 20 giugno 1614. — El Marte mandai a Gazolo al Antiquo, che gli fu molto caro, dicendo non poter havere magiore piacere che servire la S. V. in bona gratia di la quale basandogli la mano, si raccomanda.»
  55. Arch. sudd. Copialettere della marchesa.
    „Antico. — Essendone stato messo alli mani questo quadro de marmoro che vi mandamo per una cosa antica da vedere, perchè non compraressimo simile cosa senza il parer vostro, havemo voluto prima farvelo vedere: haveremo piacere che ne scriviati quel che ve ne pare et quanto pensati che si vi possi spendere: veduto che l’abbiati, subito ce lo remandareti insieme con la risposta. Benevalete. — Mantue ix maij, mdxv.“
  56. Arch. sudd. Copial. sudd.
    „Antiquo. — Essendone sta’ donate alcune belle antiquità ch’erano del q. s. Galeacio da Pesaro di bona memoria, haveremo piacere che domane vogliate trasferirvi qua da noi a vederle. — Mantue, 26 Maii 1515.“
  57. Arch. sudd. Copial. sudd.
    „Antico. — Ci è stato molto caro che le teste siano piaciute tanto quanto ni scriveti a quelli Ill. Signori et madonne: et siamo contentissime che le lore signorie le habbino viste; et reviste et godute a suo modo. Nui anchor le goderemo la parte nostra et tanto più quanto sono ben acconcie parendoni tutte equalmente antique. Dil che laudamo la diligente opera vostra et vi ne ringratiamo assai, offerendonì a tutti li comodi et piaceri vostri dispositissime. — Mantue, xiii novembris mdxv.“

    „Antiche. — Vi mandiamo in una cassa una testa quale volemo far metere in uno de li nostri camerini, loco molto più bello che non è è quello dove stata sin bora. Volemo ohe con la solita arte et industria vostra vediati de cavarli via un zerto signo che ha el naso et poi ce la remandiati recontia, et alli piaceri vostri ce offerimo. — Mantue, xi Xbris mdxv.“ „Antiche. — Hora che non è più freddo, mandiamovi la testa per accontiarli il naso, come anche vi scrivessimo: retenetela mo’ voi et acconciatela remandando indreto il mulatero. Et alli piaceri et comodi vostri ni offerimo. — Mantue, primo Martii, mdxvi.“
  58. Arch. sudd. Registri dei mandati: 15 Aprile 1609.
  59. Arch. sudd. Carteggio interno. — Lettera dell’Antico alla marchesa Isabella, ottobre, 1516.
    Copialettere della marchesa. — Lettera all’Antico, da Mantova, 21 ottobre 1516.
  60. Arch. sudd. Carteggio interno.
  61. Arch. sudd. Copialettere della marchesa. — Lettera all’Antico, da Mantova, 2 maggio 1519.
  62. Arch. sudd. Copial. sudd. „Antiquo. — Havemo havuta la vostra et intesala ve risponderne che mandammo il nostro thesoriero, poi aspetammo gran peza quello che doveva venir per mostrar quelle cose, tardando tanto como ha facto, noi havemo dato ordine che se facciano alcuni che per nostri lochi desideramo et datovi principio, siche non ne pare de far per hora altra spesa. State sano. — Da Mantova, x di febraio 1521.“
  63. In occasione di lavori al palazzo Gonzaga in Gazzuolo, l’Antico fu chiamato da Camilla Bentivoglio Gonzaga a vigilare le nuove fabbriche di cui si fa cenno nella lettera seguente diretta alla marchesa di Mantova.
    Ill.ma et ex.ma D.na D.na mia obser.ma — In questi di passati maestro Antonio mio tagliaprete fu destenuto a Bozolo et poi per ordine del magnifico sindico suo conduto in pregione a Mantua per la causa che V. S. Ill.ma intenderà da messer Antiquo: et perchè in verità epso Antonio non ha comesso manchamento alchuno, anci ha facto quello ha facto fedelmente verso li suoi principali che gli haveano ordinato il spazo dele navi che scaricavano qui a questa ripa li mercanti, supplico lei se digna farmi gratia d’epso maestro Antonio, come glie ne supplicare etiam da parte mia el dicto messer Antiquo, che ne ho grandissimo bisogno qua al mio lavorerò del pallazo che tutti li altri maestri stano indarno per l’absentia sua, et lui poveretto el patise grave incomodo et danno che quella farà opera pia et a me gratia grandissima: ala qual mi raccomando sempre in bona gratia. — Gazoli, die xxv februarii mdxxiij. — Serva Camilla Ben.a de Gonzaga, — (Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo).
  64. Isabella d’Este gli scriveva per avere da lui piante fruttifere:
    „Antiquo. — Desideramo havere sei o octo cazoni delle vostre lazarole et a questo effecto mandarne il presente cavallaro, ve pregamo mandarne et bene ancor con la sua terra che vengano salvi. — De Mantua, xxiiii di febr, 1521.“ — (Arch. sudd. Copial. sudd).
  65. Arch. sudd. Carteggio interno.
  66. La moglie dell’Antico serviva la marchesa Isabella di saponi profumati, che fabbricava essa stessa a Gazzuolo. — (Arch. sudd. Carteggio di Bozzolo. Lettera dell’Antico ad Isabella d’Este, da Gazzuolo, 15 luglio 1606. — Copialettere della marchesa. Lettera all’Antico, da Mantova, 12 aprile 1610).
  67. Il matrimonio fa combinato dalla marchesa Isabella, al cui servizio si trovava la Delia. — (Arch. sudd. Copial. sudd. — Lettera all’Antico da Mantova, 8 gennaio 1518).
  68. Arch. sudd. Carteggio interno. — Lettera dell’Antico alla marchesa Isabella, settembre 1519.
  69. Arch. sudd. Registri dei decreti 1535, 3 dicembre. — II decreto comincia cosi:
    „Federicus dux, etc — Eis libenter gratificari solemus ut optimam decet principem quos aut maiorum aut sua in nos observantia aut aliqua virtute dignos iudicamus, qualis est nobilis civis et familiaris noster Federicus Bonacolsius, cuius pater Petrus Jacobus Bonacolsius, cognomino Antiquus, servitute fidelique obsequio ac virtute sua Ill.mo Q. D. patri nostro nobisque dum vixit gratissimus fit, quique optima patris vestigia secatas in gratiam amoremque nostram sese insinuavit, cum igitur etc.“
  70. Arch. sudd. Magistrato camerale antico. — 1543, 12 gennaio. Emptio Ill.mi Dñi, Dñi Ducis Mantae a sp. D. Federico de Bonacolsis, unius banchi, etc.

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