I monumenti e le opere d'arte della città di Benevento/Dell'arco trionfale a Traiano/Notizie intorno al nostro arco e degli scrittori che ne hanno parlato

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II. Notizie intorno al nostro arco e degli scrittori che ne hanno parlato

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II. Notizie intorno al nostro arco e degli scrittori che ne hanno parlato
Dell'arco trionfale a Traiano - Degli archi onorarii e trionfali Dell'arco trionfale a Traiano - Descrizione dell'arco di Benevento

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ii. notizie intorno al nostro arco
e degli scrittori che ne hanno parlato


Quatrèmere de Quincy,1 parlando del nostro arco, melanconicamente asserisce che «Per mala sorte questo monumento è poco conosciuto, perchè non trovasi sulla strada principale che percorrono in Italia gli artisti e gli amatori delle belle arti.» [p. 12 modifica]

Io, accettando completamente questo giudizio, aggiungo che l’Arco di Benevento non solo è poco conosciuto, ma è malamente conosciuto. Mi ingegnerò di trovarne le ragioni, perchè quella del prelodato scrittore non è la sola.

Egli è vero che la fama maggiore alle opere d’arte ed ai monumenti la fanno i viaggiatori, artisti o amatori che sieno; e che la persuasione della bellezza e del pregio di quelli nasce dal ribadire che essi fanno nei loro libri, nelle loro memorie delle impressioni riportate dai luoghi visitati. Ma ciò che non han praticato i forestieri, l’avrebbero potuto quei del luogo; se non che è avvenuto che essi per i primi, per servirmi di una espressione di Wey,2 a forza di incontrare ogni giorno il loro monumento, come ornamento di un quadro troppo sorprendente perchè si discenda all’analisi, a forza di passarvi sotto e di vederlo, si son dimenticati quasi di guardarlo. Così si spiega che gli scrittori patrii, pur lodando a Cielo l’opera, si hanno risparmiata la cura di un esame critico, paghi di essersi affidati all’autorità di Sebastiano Serlio, il quale, come dimostrerò, non colse neppure nel segno, e studiò il monumento sotto il solo aspetto architettonico, trascurando l’altro della scultura.

E poichè ho già accennato a lui, dirò che il primo, fra gli autori pervenutici, che abbia scritto intorno all’Arco Traiano di Benevento, fu Sebastiano Serlio, Bolognese, uno dei restauratori dell’Architettura Greco-Romana,3 il quale analizzò i dettagli del nostro Arco come studiò tutti gli altri monumenti, secondo gli altri Architetti del rinascimento praticarono, col precipuo scopo di desumerne i rapporti delle varie parti e di paragonarli ai precetti rigorosi di Vitruvio. Quale specie di lavoro analitico, se valse a far rintracciare le buone regole smarrite dell’architettura, non destò alcun entusiasmo, perchè fu piuttosto l’opera di un grammatico che di un letterato. Le corde dell’arte, pertanto, non vibrarono suoni delicati d’entusiasmo.

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Col compasso alla mano, freddamente scrive Serlio: «per esser quest’Arco cosa assai nota, e anco intero e in veduta grande, mi è parso metterlo nel numero degli altri archi fatti dai Romani.»

Però Egli non aveva veduto il nostro Arco, altri glie ne aveva forniti gli schizzi; altrimenti non sarebbe caduto in un errore grossolano, di credere, cioè, che la cornice maggiore, non avesse i dentelli intagliati; e davvero nei suoi disegni della trabeazione non figura intagliata la membratura dei dentelli.

Non avendo Egli veduto con i suoi occhi il nostro Arco, ma avendo scritto su falsi schizzi esibitigli, come è a supporre legittimamente, non si può stare in tutto al giudizio suo, per quanto di uomo sì illustre.

Si trae però un lume dalle sue riferite parole, che, cioè, fosse il nostro Arco cosa assai nota ai suoi tempi; o dunque, e perchè altri non ne ha scritto pria di lui? Bisogna convenire che sulla relazione verbale di qualche personaggio nelle relazioni fra Benevento e Roma, ivi, dove era il centro artistico, ne fosse pervenuta notizia.

Giordano de Nicastro, autore patrio4 ne parlò brevemente, senza dirne alcun che di importante.

Giovanni de Nicastro, fratello del precedente, di tutto parlò nella sua operetta5 fuorchè dell’Arco, errando nei dati storici, e non facendo alcun lavoro critico, contrariamente all’aspettativa che col titolo del libro suscita nel lettore; onde a ragione ne lo redarguisce Rossi.6

Asserisce il sudetto de Nicastro7 che Pedrusi riporti una medaglia di Traiano nel cui rovescio è figurato un arco trionfale ad un fornice, che Pedrusi stimi essere quello di Ancona. Io non [p. 16 modifica]so come Giovanni de Nicastro se l’abbia sognato, quando il Pedrusi8 dimostra solo che quello è semplicemente un arco trionfale, non la basilica Ulpia, come altri avrebbe voluto ritenere; ma non dice affatto che sia l’Arco di Ancona. E non avrebbe potuto dire ciò il dotto Pedrusi, ponendo mente che quello effigiato nella riferita medaglia è un Arco trionfale, non onorario quale è quello di Ancona, e che le decorazioni e la forma non vi corrispondono.

Dal disegno della medaglia risulta che quell’Arco effigiatovi aveva il frontone innanzi l’attico, sulla trabeazione, e molti quadri in bassorilievo sui pilastri, tra i quali due tondi sull’alto, come quelli che sono nell’Arco di Costantino in Roma, cose che mancano affatto a quello di Ancona. Tanto meno può rappresentare il nostro Arco, che non ha neppure nè il frontone, nè i quadri tondi fra i bassorilievi. Piuttosto il Pedrusi, citando un passo di Sifilino, pare avesse voluto ritenere che fosse l’Arco di Traiano in Roma, quello delle cui spoglie vi fregiato ora l’Arco di Costantino.

Quest’ultima opinione si accorderebbe con quella di Wey, che ritiene esser l’Arco di Costantino proprio quello di Traiano, col cambiamento di alcuni dettagli e della iscrizione dedicatoria.

L’eruditissimo Giovanni de Vita di Benevento aveva in mente dare dell’Arco alle stampe un’opera a parte; forse il tempo gli mancò, e si soffermò a quello che nella sua classica opera, Thesaurus antiquitatum Beneventanarum9 si contiene, e che neppure suffraga.

Rilevo però da Garrucci10 che presso la famiglia de Vita si conserva un manoscritto di Giovanni de Vita sull’Arco Traiano; forse dovrà essere quello che menziona il Rossi, perchè con rara modestia asserisce aver disteso il suo lavoro sulle tracce rimaste in abbozzo dal de Vita. [p. 17 modifica] [p. 18 modifica] [p. 19 modifica]

A gran distanza dalla precedente viene l’opera di Parziale11, piena di inutili divagazioni.

Ne ha parlato di recente Isernia nella sua Istoria di Benevento, ma sommariamente come ad uno storico si conveniva.

L’unico autore che ne abbia trattato di proposito con erudizione somma è il Rossi12, il quale per il primo ha cercato di spiegare, con copia inesauribile di raffronti e di citazioni di antichi scrittori, i soggetti di tutti i quadri scultorii che decorano l’insigne monumento. Il suo è uno stupendo lavoro, che meriterebbe di esser più conosciuto.

Ma anche questo di Rossi è un lavoro che riflette un lato solo del monumento, la significazione delle molteplici sculture. Ei si ha attribuito solo il compito dell’erudito, e ha tralasciato quello di artista, sia per la parte scultoria che architettonica, per quest’ultima contentandosi pure dell’autorità di Serlio. Non entro nelle intenzioni dell’autore. Siccome egli, sempre diligentissimo a citare le fonti, ha messo fuori il nome di Briezio13 dicendo aver questi data una informe notizia del nostro Arco, mi son tolta la curiosità di consultar questo autore; e con mia meraviglia ho notato che non ne parli affatto, e solo accenni a quello di Roma e alla colonna Traiana.14 Penso che il Rossi sia stato tratto in inganno da altro autore, giacchè non riporta neppur la pagina dell’opera, nè il volume.

Egli corredò la sua classica opera di tante tavole quanti sono i quadri scolpiti nell’insigne monumento; ma lasciano non poco a desiderare come lavoro d’arte; donde la difficoltà che lo studioso ha trovata nel concepire da esse il pregio artistico di quelle sculture. Per contrario sono bellissime le tavole che vi unisce dei dettagli Architettonici, delineate dall’Architetto Giuseppe Piermarini e incise da Carlo Nolli.15 Queste, oltre ad essere nitidissime, [p. 20 modifica] sono un prezioso ricordo della permanenza che fece in Benevento l’illustre Vanvitelli, quando vi si portò per «ordinare qualche necessario riparo al rovinoso ponte sul fiume Calore» accosto la città; nella quale occasione egli fece prendere le dimensioni del nostro Arco dal nominato Piermarini e da suo figlio Carlo Vanvitelli. Poi gentilmente permise che i disegni rilevati fossero incisi dal Nolli, come questi per riconoscenza dichiara nella sua opera.16

Da Giovanni de Nicastro17 apprendo che il pittore Giacopo del Po, nell’anno 1684, per incarico dello Abate Giovanni Giordani Beneventano, rilevò i disegni del nostro monumento, e li fece incidere in parte dalla sorella Teresa del Po; quando, sorpreso dalla morte il Giordani, il lavoro rimase interrotto. Come fa intravedere il de Nicastro, questo del Po menò poi a compimento l’opera per suo conto. Ma a mia conoscenza non è venuto tal lavoro.

Aggiungo che il De Vita nella riferita opera riporta una bella incisione del Gaultier su disegno di G. B. Natale della veduta prospettica interna dell’Arco.

Queste sono le opere dove più particolarmente si è trattato di proposito del nostro Arco. Gli altri scrittori, a parer mio, non han fatto che prendere da esse il materiale, per darne qualche cenno nelle loro opere che andrò citando man mano il bisogno lo richiederà.

Note

  1. Op. cit. pag. 134.
  2. Op. cit. pag. 71.
  3. Tutte le opere di Architettura e prospettiva di Sebastiano Serlio, Bolognese, Venezia, eredi di Franc. dei Franceschi MDC, pag. 103 e 104 a tergo.
  4. Memorie storiche della città di Benevento, opera lasciata inedita al 1684 e che si conserva in questa Biblioteca Arcivescovile.
  5. Descrizione del celebre Arco eretto in Benevento a Marco Ulpio Traiano — Benevento 1723.
  6. L’Arco Traiano di Benevento illustrato da Monsignor Giovan Camillo Rossi, Vescovo dei Marsi, Napoli, Stamperia Simoniana, 1816, pag. XXI.
  7. Op. cit. pag. 60.
  8. I Cesari in metallo grande, Parma 1714, vol. VI. tavola XXIV., e pag. 233.
  9. Romae ex typographia Palladis, 1754.
  10. Le antiche iscrizioni di Benevento, Roma, tip. polig. 1875, pag. 47.
  11. Dell’Avv. Dom. Parziale — Stampata non so quando, poichè vi manca il frontespizio — Biblioteca Arciv. di Benevento.
  12. Op. cit.
  13. Annales Mundi (nella vita di Traiano) Venetiis, 1692.
  14. Tom. II. pag. 115.
  15. Op. cit.
  16. Op. cit, pag. I.
  17. Op. cit. pag. 79 e 80.