Il Baretti - Anno II, n. 16/Per la morte di Goethe

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Per la morte di Goethe

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Per la morte di Goethe

Comparve, e il gran vecchio chiuse
gli aquilini occhi in pace;
si spense tranquillo, chè aveva compiuto
nei confini terreni ogni cosa terrena!
Si fa mirabile tomba non piangere, non lamentare
che del genio il teschio sia retaggio dei vermi!

Si spense! ma nulla fu lasciato da lui
sotto il sol fervido senza saluto;
a tutto ci rispose col proprio cuore,
a tutto che chiede al cuore risposta:
con l’alato pensiero ci fà il giro del mondo,
nell’infinito soltanto gli trovò un confine.

Tutto lo spirto suo nutriva: le fatiche dei saggi
dell’arti ispirato le creazioni,
le tradizioni, i legati degli scorsi secoli,
dei floridi tempi le speranze;
col sogno a sua posta penetrare ci poteva
nella misera capanna e nel regale palazzo.

Con la natura un’unica vita ci respirava:
del rivo intendeva il balbettio,
e il linguaggio delle fronde comprendeva,
e sentiva dell’erbe il germinare;
a lui delle stelle il libro era chiaro,
e con lui conversavo l’onda marina.

Indagato, scrutato fu da lui tutto l’uomo!
E se alla vita terrena
il Creator limitò la fugace nostra esistenza,
e se al di là del sepolcro,
oltre il mondo dei fenomeni, nulla ci attende,
la tomba sua il Creatore giustifica.

E se d’oltretomba una vita ci è data;
egli, questa vita avendo appieno vissuta
e in sonori, profondi echi pienamente
dato alla terra ogni cosa terrena,
all’Estero con lieve anima volerà,
ed in ciel niuna cosa mortale lo turberà.