Il Catilinario/XXVI

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Capitolo XXVI

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Gaio Sallustio Crispo - Il Catilinario (I secolo a.C.)
Traduzione dal latino di Bartolomeo da San Concordio (XIV secolo)
Capitolo XXVI
XXV XXVII
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CAPITOLO XXVI.


Come Catilina fu giudicato per nimico; e come molta gente era in Soma che sentia per lui1.


Poi Catilina andò nel contado di Rieti, e dimorovvi alquanti giorni appo G. Flaminio, tanto che molti di quella contrada, li quali erano suti prima sollicitati da lui, fece essere apparecchiati ad arme e a battaglia; e poi con onori e segni di signoria e d’imperio andò all’oste di Manlio. Quando questo fu saputo in Roma, lo senato giudicò Catilina e Manlio siccome nimici del comune; e di tutta l’altra lor moltitudine ordinarono2 che a uno certo dì si potesse partire e lasciar l’arme senza niuno

[p. 40 modifica]pericolo, eccetto quegli che fossono stati condannati e sbanditi della persona. Anche ordinarono che i consoli avessono l’officio dipartito in questo modo: che Antonio vada con oste tostamente contra Catilina, e Cicerone rimanga per guardia della città. In quel tempo (a)3 lo imperio di Roma parmi che fosse molto misero, e da parerne peccato4. Il quale conciossiacosachè tutto il mondo da oriente infino a occidente avesse per arme domato e soggetto, e a casa avesse riposo e ricchezza in abbondanza5, le quali sono principali cose che gli uomini reputano6; nientemeno furono cittadini, li quali con animo indurato in male andarono, e brigarono di distruggere il loro comune. Onde nè per li due decreti del senato, nè per guiderdone che n’era promesso, non era stato niuno che manifestato avesse la congiurazione, nè che si partisse dell’oste di Catilina: tanta era la potenzia di quella infermità, la quale siccome grande macula e sozzura nelli loro animi era venuta. E non solamente era così alienata la mente di coloro7 che erano suti della congiurazione, ma eziandio tutto il popolazzo8, per istudio e desiderio di novità, sì approvava quello che Catilina avea cominciato. E questo facea il popolo così, perocch’è suo usato: chè sempre nelle città quegli che non hanno niente portano invidia a’ buoni, e lodano e esaltano li rei, e le cose antiche hanno in odio, e le nuove desiderano; perchè, avendo in odio lor poco avere, studiansi ch’ogni cosa si rimuti: de’ turbamenti e de’ rumori vivono senza curarne, perocchè la povertà leggermente si possiede senza da9nno. Ma i popolari romani erano caduti e stramazzati per molte cagioni10: prima perocchè, là unque11 fossono, trapassavano e avanzavano gli altri di lussuria e d’infamia; appresso perocchè molti altri di loro, li quali per mal vivere aveano [p. 41 modifica]consumati li loro patrimonii, e anche tutt’altri sbanditi per loro gran malvagità, erano venuti a Roma siccome acqua in sentina.12. Anche molti, che si ricordavano della vittoria di Silla, per la quale vedeano che alcuni di bassa mano erano senatori13, alcuni v’erano sì arricchiti, che viveano e vestiano a guisa reale, speravano egli, se prendessono arme, d’avere per vittoria somiglianti cose. Anche certi uomini giovani, li quali erano usati lavorar ne’ campi per povertà che sosteneano, sollicitati per doni fatti loro di nascosto e in palese, innanzi posono e presono per migliore lo cittadinesco riposo, che quella sgraziata fatica14. Costoro, e tutti altri che detti sono, quasi si notricavano del male comune15. Della qual cosa non mi pare da molto maravigliare: ch’egli erano uomini poveri e bisognosi, di rei costumi e di grandissima speranza; e però altresì male disponeano e ordinavano alla repubblica, come a lor medesimi. Anche tutti quegli ch’erano figliuoli di coloro, li quali per la vittoria di Silla erano stati condannati ne’ lor beni16, ed erano loro in tutto tolti, e la ragione di lor libertà menomata; questi cotali altresì con grande animo e gran volontà aspettavano che battaglia fosse. Anche qualunque uomo era d’altra parte, che di quella de’ senatori, voleano piuttosto che si sturbasse la repubblica, che non voleano eglino essere minori.

Note

    degli altri verbi, come, per modo d’esempio, andare chiedendo, andare leggendo, andare cantando, vale fare quelle tali operazioni, come chiedere, leggere, cantare; ed esprime non un solo atto, ma il continuare a fare un’azione, ed aggiunge precisione ed evidenza al dettato. Così il Boccaccio nella Nov. 66 disse: Domandollo quello che egli andasse facendo: dove, se, in luogo di andasse facendo, avesse egli detto facesse, ognun vede quanto di grazia ed evidenza sarebbe così venuto a perder questo concetto. Così ancora il Firenzuola: La miserella con amare lagrime tutto ’l seguente giorno si andò consumando.

  1. che sentia per lui) Sentire per alcuno o con alcuno, che dicesi anche tenere da o con alcuno, vale seguire la credenza, la parte di alcuno; ed è bel modo di nostra lingua.
  2. ordinarono, cioè stabilirono.
  3. ( dice Sallustio ).
  4. parmi che fosse molto misero, e da parerne peccato) Essere o parere peccato a far checchessia, essere un gran peccato, o simili, oltre al sentimento proprio, si usa anche per dinotare sconvenienza e disordine in fare alcuna cosa. Ma qui parerne peccato è adoperato assolutamente, e si vuole intendere per far compassione, far pietà: e questo modo è stato aggiunto al Vocabolario della Crusca da’ compilatori napoletani con solo questo esempio, il quale ci sembra ben dichiarato.
  5. e a casa avesse riposo e ricchezze in abbondanza) Casa, non altrimenti che il latino domus, si prende nel significato di patria; e così è da intendere in questo luogo.
  6. principali cose che gli uomini reputano) Reputare, che vale propriamente giudicare, stimare, credere, elegantemente viene anche usato, come in questo luogo, per tenere in pregio, in onore.
  7. era così alienata la mente di coloro) Alienato qui sta per distolto dal proposito, o forsennato, uscito del senno.
  8. ma eziandio tutto il popolazzo) Popolazzo è lo stesso che plebe, cioè la parte ignobile del popolo. Leggiamo nel Villani: Per certi scardassieri e popolazzo minuto.
  9. Vogliamo qui riferire le parole del testo, perchè tutta si ammiri la forza con che è stato tradotto questo luogo. Id adeo more suo videbatur (plebs) facere. Nam semper in civitate quis opes nullae sunt, bonis invident, malos extollunt; velera odere, nova exoptant; odio suarum rerum mutari omnia student; turba atque seditionibus si ne cura aluntur, quoniam egestas facile habetur sine damno.
  10. ma i popolari romani erano caduti e stramazzali per molle cagioni) Popolare, che dicesi anche popolano, qui vale della setta e fazione del popolo; di che vedi la nota 1 a pag. 28. Stramazzare, come definisce la Crusca, è, attivam. gettare impetuosamente a terra in maniera che il gettato resti sbalordito e quasi privo di sentimento; e neut. cader senta sentimento a terra; ma qui è figuratamente adoperato, non altrimenti che il verbo cadere; e così traduce il latino: Sed urbana plebes ea vero praeceps ierat mullis de caussis.
  11. là unque è modo antico da non adoperare, e val lo stesso che dovunque. Qui, per altro, notiamo poca esattezza nel volgarizzamento.
  12. Essendo questo luogo molto scorretto, e tacendo ancora i codici manoscritti, non abbiam creduto di nulla doverci alterare. Il testo latino ha: Primum omnium qui ubique probro atque petulanti a maxume praestabant; item alii per dedecora patrimoniis omissis; postremo omnes quos flagitium aut facinus domo expulerat; ii Roman, sicuti in sentinam, confluxerant.
  13. alcuni di bassa mano erano senatori) Mano, oltre a’ tanti modi e significati che si possono vedere nel Vocabolario, vale ancora condizione, legnaggio. Onde qui di bassa mano hassi ad intendere di bassa, d’umil condizione; ed elegantemente si adopera in questo modo. Cosi il Gelli nella commedia la Sporta: Se tu metti una fanciulla di bassa mano in una casa nobile, e’ non è mai, per roba ch’ella vi porti, tenutone conto alcuno. Non però di meno facciamo qui notare che non bene con alcuni di bassa mano ha tradotto frate Bartolomeo il latino exgregariis militibus; e forse che vi si avrà a rimettere, come osserva il Betti, la voce soldati, dicendo, cioè, alcuni soldati ec.
  14. innanzi posono e presono per migliore lo cittadinesco riposo, che quella sgraziata fatica) Porre innanzi val quanto anteporre, preferire; e prendere è qui adoperato per eleggere, scegliere. Sgraziato, che propriamente vale senza grazia, senza avvenentezza, qui vale misgradito, spiacente; e così traduce l'ingrato labori del latino.
  15. si notricavano del male comune) Notricare è voce antica, ed è lo stesso che nutricare; ma oggi è meglio adoperare nutrire o nudrire.
  16. erano stati condannali ne’ lor beni) Si noti questo bel modo in che si usa il verbo condannare: chè dicesi condannare nell’avere, nella persona, o simili, e vale imporre una pena sull’avere, sulla persona, ec. Ecco come Dino Compagni bellamente adopera l’uno e l’altro modo: E chi non si difendea era accusato, e per contumace era condannato nell’avere o nella persona. Ed il Boccaccio disse condannare nella testa per condannare a morte: Egli medesimo.... il condannò nella testa.